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"Nella gran parte di queste ultime cene si nota sempre la presenza di una donna di fianco a Gesù, evidentemente la Maddalena, che spesso si ritrova abbandonata tra le braccia del Messia".

Se avessi letto questa frase in un forum di argomento misterico, o se l'avessi sentita pronunciare da uno dei tanti gnostici della domenica che trovano indizi di complotti (per non parlare degli UFO) nell'arte rinascimentale, non mi sarei stupito. Quando invece l'ho trovata a pagina 81 di un libro intitolato Lezione sul Cenacolo di Leonardo da Vinci scritto dal premio Nobel Dario Fo (Franco Cosimo Panini Editore, 2007), ho sentito un gran rumore di cocci rotti e detriti che crollavano a terra: era quel che rimaneva della mia considerazione per questo grande uomo di cultura e spettacolo, vittima dell'ultima tendenza esoterica che ogni mese ci propone un nuovo mistero à la page legato alle opere di Leonardo. In seguito al successo del Codice Da Vinci è diventato infatti quasi uno sport popolare trovare delle maddalene un po' dappertutto. La prima ovviamente è l'apostolo Giovanni dipinto da Leonardo nell'Ultima cena. Appare come un giovane con i capelli lunghi, dall'aspetto che oggi a molti appare eccessivamente effeminato tanto che molti arrivano ad affermare senza ombra di dubbio che "è una donna". Dario Fo, in una recente intervista in cui presenta il libro sul Cenacolo, ha ribadito la sua convinzione affermando che «Dan Brown c’ha azzeccato su una cosa: tra i partecipanti alla cena c’è una donna, ed è Maddalena. Leonardo avrà usato magari un modello maschile, all’epoca era normale. Però le forme, i capelli, il collo, l’attitudine del personaggio è perfettamente femminile.» Secondo Fo l'apostolo Giovanni sarebbe stato «sacrificato apposta per inserire Maddalena.»

Purtroppo anche Dario Fo, invece di cercare le ragioni di questa precisa scelta iconografica nelle usanze dell'epoca, e soprattutto nei testi religiosi, si lascia suggestionare dalla trama di uno sgangherato thriller fantastorico di successo. Proviamo a pensare se davvero Leonardo e tutti i suoi contemporanei avessero raffigurato sulle pareti dei conventi (quasi tutte le ultime cene rinascimentali si trovano infatti nei refettori delle congregazioni religiose) qualcosa di non canonico e di non approvato dalla Chiesa come una Maddalena al tavolo dell'ultima cena di Gesù ... L'avrebbero passata liscia? Tutti quei frati e suore che ogni santo giorno, per secoli, si sono trovati ad osservare una donna invece di Giovanni non si sarebbero mai accorti di niente? Tutti fessi loro e tutti furbi i moderni scopritori di Maddalene? Non credo, probabilmente sarebbe successo quello che avvenne con l'Ultima Cena del Veronese, destinata al refettorio del convento domenicano dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia e che l'artista ha popolato con nani, animali, saltimbanchi, come se fosse uno spettacolo a palazzo. Il dipinto venne rifiutato e l'artista processato dall'Inquisizione. Alla fine non venne incarcerato ma obbligato a cancellare gli elementi meno rispettosi e a cambiare il titolo del dipinto, non più l'Ultima cena ma Cena a casa di Levi, quindi un diverso episodio del vangelo che poteva anche essere inteso come una festa privata nella sfarzosa residenza di un ricco esattore delle tasse come era il pubblicano Levi.

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Forse sembrerà una considerazione banale, ma a questo punto bisogna ribadirla: l'arte sacra cristiana si basa sui testi della religione cristiana. Con ciò non sto dicendo che quei testi siano "veri", che contengano fatti storici documentati e provati, ma più semplicemente che da lì gli artisti (ma soprattutto i loro committenti religiosi) traevano i soggetti da dipingere.
Anche Leonardo dunque, in questo tipo di rappresentazione di Giovanni, non va controcorrente. Nel suo e in quasi tutti i dipinti medievali e rinascimentali che hanno come soggetto l'Ultima cena, l'apostolo è rappresentato come un giovane dall'aria efebica e dal viso glabro, a differenza dagli altri che hanno l'aspetto di adulti spesso con barba, e s
pesso l'apostolo ha il capo reclinato sulla spalla o sul petto di Gesù. Ma quello che quei pittori raffiguravano era Giovanni non la Maddalena, tanto che in diversi casi troviamo il nome degli apostoli scritto a chiare lettere (ad esempio nel Cenacolo di San Giusto del Franciabigio, o in quello di Pietro Vannucci detto il Perugino, dipinto nel Convento di Fuligno nel quale ci sono altri giovani apostoli dai lineamenti che oggi possono apparire femminili). Se non si trattasse di Giovanni i misteriosofi dovrebbero poi spiegare dove costui si sarebbe nascosto. infatti proprio nel vangelo a lui attribuito, dal quale è tratta la scena raffigurata da Leonardo, Giovanni è descritto come il discepolo prediletto («quem diligebat Iesus»):

Annunzio del tradimento di Giuda
[21]Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà». [22]I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. [23]Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. [24] Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?». [25]Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». [26]Rispose allora Gesù: «E' colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone.

Nella Vulgata di San Gerolamo, il testo evangelico in latino più diffuso all'epoca di Leonardo, il gesto dell'"adagiarsi sul petto" è più evidente che nelle traduzioni moderne. Così si legge nel capitolo 13 di Giovanni :

«(21) cum haec dixisset Iesus turbatus est spiritu et protestatus est et dixit amen amen dico vobis quia unus ex vobis tradet me (22) aspiciebant ergo ad invicem discipuli haesitantes de quo diceret (23) erat ergo recumbens unus ex discipulis eius in sinu Iesu quem diligebat Iesus (24) innuit ergo huic Simon Petrus et dicit ei quis est de quo dicit (25) itaque cum recubuisset ille supra pectus Iesu dicit ei Domine quis est ». Nella versione in italiano di Antonio Martini, del 1771, tratta dalla Vulgata: «stava però uno de' discepoli, che era amato da Gesù, posando nel seno di lui. A questo perciò fece cenno Simon Pietro e dissegli: Di ci parla egli?. Quegli pertanto, posando sul petto di Gesù gli disse: Signore chi è mai? ».

In un "manuale di iconografia" bizantino, datato attorno al XI secolo troviamo indicazioni molto precise su come gli artisti dovevano dipingere l'Ultima cena: «Una casa. Al suo interno c'è una tavola con focacce e piatti colmi di cibo; c'è una coppa e un grande recipiente per il vino. Cristo è seduto a questa tavola con gli apostoli. Sul lato sinistro, Giovanni è disteso sul suo grembo; a destra, Giuda allunga la mano nel piatto e guarda Cristo.» (I segreti dell'iconografia bizantina, a cura di Pierluigi Zuccatelli, ed. Arkeios, pag.137).
A proposito dell'iconografia di Giovanni ecco cosa scrive James Hall nel Dizionario dei soggetti e dei simboli nell'arte:
«Nelle figurazioni dell'Ultima Cena appoggia il capo sul petto di Cristo, in base alla tradizione secondo cui era il discepolo prediletto. (...) è un giovane aggraziato, a volte quasi femmineo, sbarbato, con lunghi capelli a boccoli».

Una raffigurazione di Giovanni con i capelli a boccoli molto simile a quella di Leonardo, ma che la anticipa di due secoli, è visibile nel calice di Guccio di Mannaia, datato attorno al 1290 e conservato ad Assisi nel Museo del Tesoro.

Sia la posa della testa che quella delle mani sono quasi identiche.

La vera diversità nella figura di Giovanni dipinta da Leonardo rispetto alle altre ultime cene dell'epoca, la possiamo notare nel fatto che il pittore raffigura l'apostolo mentre si volta verso Pietro che gli ha fatto un cenno con la mano, per ascoltare la domanda «Dì, chi è colui a cui si riferisce?» e non nel momento in cui reclina il capo sul petto di Gesù. Leonardo dunque, a differenza di tanti suoi contemporanei, rappresenta Gesù solo, isolato al centro della scena.

Ma oltre alla tipica posa del capo, anche l'aspetto "virginale" di Giovanni ha una origine molto precisa. Uno dei testi fondamentali per capire i soggetti dell'arte sacra dal XIII al XVI secolo è la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. Si tratta di un voluminoso repertorio scritto intorno al 1280 che comprende di vite di santi e scene tratte dai vangeli, sia "canonici" che "apocrifi" . Questi ultimi non erano considerati tutti eretici o proibiti come molti credono. Molti apocrifi (ad esempio quelli dell'infanzia) erano testi abbastanza diffusi e ne circolavano anche versioni in lingua volgare. Lo stesso Jacopo da Varazze, vescovo di Genova, ne utilizzo diversi come fonti dei suoi scritti, dichiarandolo apertamente.

Nel capitolo dedicato a Giovanni, nella Legenda Aurea leggiamo che «Dio lo volle vergine, e perciò il suo nome significa che in lui fu la grazia: in lui infatti ci fu la grazia della castità del suo stato virginale, ed è per questo che il Signore lo chiamò durante le nozze, mentre lui voleva sposarsi.» Ecco dunque che l'aspetto di Giovanni visto come un "giovane vergine" al contrario di altri apostoli raffigurati come uomini maturi, spesso barbuti, si spiega senza ricorrere a fantomatiche Maddalene nascoste.

Un particolare curioso: nella Legenda Aurea Jacopo da Varazze aggiunge che «Alcuni sostengono che Maria Maddalena fosse la sposa di Giovanni Evangelista, che stava per prenderla in moglie quando Gesù chiamandolo lo distolse dalle nozze. Per questo, cioè per il fatto che le aveva portato via lo sposo, offesa se ne andò e si dette ad ogni tipo di dissolutezza», ma aggiunge che «tutte queste cose sembrano essere false e prive di fondamento». Dunque le leggende-gossip su Maddalena, Gesù e Giovanni non le ha inventate sicuramente Dan Brown.

Ai lettori di Dario Fo propongo qui alcuni altri esempi di come Giovanni veniva raffigurato nell' Ultima cena, ma moltissimi altri esempi simili sono reperibili nel voluminoso catalogo della mostra "Il Genio e le passioni" dedicata al Cenacolo (ed. Skira, 2001) . Ai lettori del Codice da Vinci, ma soprattutto dei libri di Picknett e Prince (La sindone da Vinci e La rivelazione dei Templari) dai quali Dan Brown ha tratto tutto quanto riguarda Leonardo, faccio invece notare Pietro, quasi sempre col coltello in mano (vedi: De-Codificare Leonardo tratto da Dietro il Codice da Vinci). Anche questa caratteristica iconografica, che ritroviamo puntualmente nel cenacolo leonardesco, non ha niente di misterioso (Pietro non sta minacciando di tagliare la gola alla Maddalena) ma deriva da un brano del vangelo di Giovanni. Si tratta della scena successiva all'ultima cena, quella in cui Pietro nel momento dell'arresto di Gesù taglia l'orecchio al servo del Gran Sacerdote. Nella traduzione italiana si legge che usa una "spada", nella Vulgata è scritto "gladium", ma nell'originale greco troviamo "machaira", ovvero un grosso coltello con la lama ricurva.

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Andrea Del Castagno, Cenacolo di Santa Apollonia, Firenze

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Domenico Ghirlandaio, Cenacolo di Ognissanti, Firenze

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Domenico Ghirlandaio, Cenacolo di San Marco, Firenze

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Luca Signorelli, l'Ultima cena (predella del Compianto sul Cristo morto), Museo Diocesano, Cortona.


Pietro Vannucci detto il Perugino, Cenacolo di Fuligno, Firenze


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Ultima cena (circa 1470)


Affresco di Giovanni Canavesio, nella cappella di Notre Dame des Fontaines, Briga

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Jacopo Bassano, Ultima cena


Franciabigio, Cenacolo di San Giusto della Calza, Firenze


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Affresco del XIII secolo, Chiesa di El Tormillo, Spagna.

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Albrecht Durer

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Duccio di Boninsegna


Ignoto, Ultima Cena, Varallo Sesia (circa 1500)

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Valentin De Boulogne

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Michiel van der Borch
Master of the Housebook

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Jean Penicaud Beato Angelico

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Ari Sheaffer


Tre statue lignee tedesche del XV secolo


L' immagine a sinistra si riferisce ad una presunta Maddalena della Val Venosta recentemente individuata dalla studiosa Anna Giacomini. Come si può vedere, non è assolutamente diversa da tante altre raffigurazioni di Giovanni chinato su Gesù.

Uno degli ultimi casi di interpretazione insensata di un dipinto raffigurante l'Ultima cena è quella che riguarda la chiesa di San Benedetto a Celarda, nel bellunese. In seguito alla segnalazione di un iscritto a Italia Nostra (!) e ad articoli pubblicati sul Gazzettino (28/10/2005, 3/11/2005 e 25/5/2006) la chiesa è stata presa d'assalto da frotte di turisti del mistero, ansiosi di poter vedere un affresco che confermerebbe la tesi esposta nel Codice da Vinci, ovvero la presenza di Maddalena di fianco a Gesù nell'ultima cena. A causa di questo il parroco è stato costretto a chiudere la chiesa e ad aprirla solo per le funzioni.

E' davvero sconcertante vedere come la posa più diffusa e canonica di Giovanni, quella col capo reclinato sul petto di Gesù come descritto dal quarto vangelo, sia diventata improvvisamente "eretica" e "scandalosa" a causa di un thriller i cui argomenti artistici sono stati presi sul serio da tanti lettori.

In queste altre raffigurazioni Giovanni non ha il capo reclinato ma ha sempre l'aspetto efebico, diverso dagli altri apostoli barbuti ma non per questo eretico o rivelatore di chissà quali misteri e complotti:

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Philippe de Champaigne

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Filippo Sassetta


Hans Holbein (notare il gesto di Pietro che interroga Giovanni, come nell'Ultima cena di Leonardo)

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Dieric Bouts

Javier Serra, uno scrittore spagnolo di misteri, sostiene che Leonardo fu il primo a eliminare le aureole nei soggetti di arte sacra. Questo dipinto di Dieric Bouts risale a vent'anni prima dell'Ultima cena di Leonardo. Le aureole infatti non compaiono quasi mai nell'arte dei paesi del nord, e anche in Italia mancano spesso in opere in artisti precedenti a Leonardo come Giovanni Bellini o Antonello da Messina, entrambi influenzati più dall'arte del nord che da quella dell'Italia centrale. Lo stesso Serra ha sostenuto addirittura che Leonardo nell'Ultima cena avrebbe rappresentato un rituale cataro, perché «Gesù è situato proprio sopra la porta del refettorio, vediamo che sembra imporre la mano sul capo di chiunque passi dalla porta». Serra non sa neppure che la porta in origine non esisteva, venne aperta due secoli dopo e per questo una parte del dipinto di Leonardo venne distrutta. E quella non è nemmeno un' entrata del refettorio, ma la porta di servizio che comunicava con le cucine!

Una miniatura che raffigura Giovanni mentre nell'isola di Patmos scrive il vangelo, tratta dal Libro delle Preghiere di Renée de France (1517 circa)

San Giovanni Evangelista, di Piero di Cosimo
Il calice dal quale esce il serpente è riferito ad una leggenda secondo la quale Giovanni avrebbe miracolosamente sventato un tentativo di avvelenamento.

L'apostolo Giovanni in una Crocifissione di Sano di Pietro

San Giovanni Evangelista, del Giampietrino.

 


San Giovanni Evangelista di Antonio Allegri, detto il Correggio.


Ecco come Raffaello raffigura Giovanni ai piedi della croce. Giovanni è quello a destra, Maddalena è inginocchiata. Da notare il gesto delle mani intrecciate di Giovanni, uguale a quello dipinto da Leonardo.

> Parte 2: chi fu il modello di Leonardo?