Biografia 

Dino Crosara è nato a Pellestrina, un'isola della laguna di Venezia, il 1 Luglio 1950 ;  fin da ragazzino rivela una predisposizione per il disegno e la pittura.
A 14 anni si è trasferito a Venezia, dove vive e lavora.
Dal 1976 al 1980 frequenta la "Libera Accademia Belle Arti", patrocinata dal Centro Europeo per la diffusione dell'Arte; è stato socio dell'Associazione d'Arte e Cultura "La Schola".
La tecnica utilizzata principalmente è quella ad olio, non disdegnando l'acquerello e i pastelli.
Coerenza e uniformità di linguaggio caratterizzano le sue opere, dove il protagonista è il colore:
Lagune , scorci e muri di Venezia , nature morte, fiori e nudi.

                    

di Dino Crosara hanno scritto:

Mara Campaner  

Nelle opere di Dino Crosara si nota immediatamente la sua pittura dal vero, donando alle immagini armonia e luminescenza quasi impressionistiche. La sua esperienza visiva sul tema del paesaggio, in particolare sul paesaggio veneziano, porta alla nostra visione l’assimilazione della vitalità dei suoi soggetti, soprattutto quelli naturalistici, riportandoci a percorrere i secoli dell’arte figurativa. Proprio la scansione degli spazi, le figure e le loro passioni, l’architettura e la vegetazione, ci portano al luogo della realtà dei pittori dell’Ottocento, anche se Dino ci fa scorgere la presenza del suo stato d’animo e la visione dei suoi occhi contemporanei. I paesaggi cercano prima di tutto di rendere l’anima della natura e spingere l’osservatore a fondersi emotivamente con essa. Il suo è assolutamente un realismo, derivato da un’osservazione rigorosa della natura e quella concomitante del primato tutto soggettivo dell’espressione dei sentimenti e dell’immaginazione.

In lui è chiara l’incondizionata padronanza della vera essenza del paesaggio, padronanza che gli permette di comprendere, e poi di rendere a livello pittorico, le emozioni che essa racchiude e i sentimenti che suggerisce. “Bisogna che il paesaggio parli, anche, e attraverso la rêverie (fantasticheria) o i sentimenti che siti diversi fanno nascere”. Queste parole di François-Renè de Chateaubriand, il principale sostenitore della dottrina neoclassica, ci portano a descrivere i paesaggi di Dino.

Quando opera sulla tela ponendosi di fronte allo scorcio paesaggistico che vuole riprodurre, riporta la realtà che vede sottolineandola di un tratto veristico di grande efficacia. Crosara non si ferma solamente alla veduta paesaggistica della laguna veneziana, ma si trasforma in un attento osservatore del quotidiano che lo circonda, lasciando trasparire il tracciato contemplativo di un memoria nostalgica, ma anche contribuendo alla partecipazione emotiva al mondo veneziano, inserendo edifici, personaggi che caratterizzano la sua Venezia: i pescatori, le maschere, i ponti, i quartieri e i campi. I soggetti che celebra ci portano a conoscere da vicino le origini di questo artista, chi meglio di un veneziano stesso avrebbe potuto farci scorgere i luoghi più nascosti della cittadina veneziana, donandoci non solo un semplice paesaggio ma impregnarlo di una così carica emozione compositiva. Il sentimento che si precisa in queste opere si comunica all’osservatore attraverso la forma, il colore, la ricchezza veristica della rappresentazione. Proprio per Dino la natura e i suoi paesaggi sono un confronto dialettico e continuo fra i colori, che mescola e non usa mai puri nella sua tavolozza, facendo ogni volta una scoperta per la raffigurazione del cielo, della luce, dell’ombra, sapendo cogliere l’inquietudine o la splendente atmosfera, traducendola graficamente in un’immediata squisitezza. Attraverso il colore definisce il paesaggio esaltando la coerenza e la maturazione di un linguaggio interpretativo delicato che avvolge lo spettatore con questa leggera nebbiolina che avvolge le figure, gli edifici la natura stessa. La nebbia assolutamente realistica che molte volte avvolge la sua laguna.

Nella sua visione la natura e la cultura si fondono in un tutto omogeneo, agli uomini presenti in alcune sue rappresentazioni è affidata l’incombenza di portare il loro contributo di fatica nel portare le imbarcazioni, in questo modo la laguna elargisce il suo aspetto quotidiano di essere vissuta giorno dopo giorno.

Nelle forme e nei colori di questa laguna, appunto “la mia laguna”, persiste un senso ineffabile di amore per la sua Venezia, dove trova posto sia la consapevolezza del vivere sia l’illusione del paradiso più ospitale.

La prerogativa di questo paesaggista è di far comprendere che il primo merito della pittura è restituire la più fedele espressione della natura, essa prima di tutto deve commuovere. In merito a questo il critico francese Jean-Baptiste Boutard assiduo frequentatore del Salon scriveva “le arti che si dicono arti d’imitazione non hanno soltanto per oggetto il riprodurre le apparenze degli esseri reali, hanno anche e soprattutto come scopo quello di rinnovare nello spirito e nell’animo dello spettatore le impressioni, i ricordi, le emozioni che sono state o che dovevano essere l’effetto della cosa rappresentata”.

Nell’opera di Dino Crosara è chiara la relazione tra l’innovazione di un uomo contemporaneo e la tradizione dell’arte paesaggistica.  

 

Giulio Gasparotti  

La tematica è varia: dal nudo al paesaggio, dalla natura morta alla veduta. La realtà è colta secondo una riflessione espressiva imperniata in un preciso nesso stilistico affidato alla disposizione  delle forme e dei colori..

L’aderenza alla tradizione non condiziona la pittura e Crosara riesce a muoversi con sicurezza alla ricerca di determinati valori, nella misura in cui ogni “scoperta”, ogni sua scoperta, diviene  patrimonio che amplia lo slancio libero e schietto del suo discorso pittorico.

 

Mario Stefani  

Barene, nature morte, paesaggi legati al prezioso mondo veneto come Burano, la stessa Venezia, sono vissute con molta sensibilità.  

La ricerca così di Crosara giunge attraverso il colore a momenti di precisa decantazione, di chiarificazione.

Ricordiamo così i nudi che hanno una capacità espressiva dovuta alla ben realizzata possibilità volumetrica.

 

Orfango Campigli 

…si intuisce l’espressione di infinite possibilità emozionanti e di stimoli che sulla tela trovano perfetto riscontro di sicurezza e di inconfondibile certezze creative.

Citiamo alcune opere di Crosara, al fine di evidenziare splendide bellezze di scorci veneziani e delle sue isole, di meravigliose lagune di barche, di nature morte e di nudi femminili; sono

quadri che impressionano sulla ricerca della qualità, dove il protagonista è il colore.

   

Piero Barbieri  

Quando un pittore si mette di fronte ad una tela bianca è come se, sul cavalletto, si aprisse una finestra, una finestra mentale dove l’onda dei ricordi fa visualizzare una miscela di sogni e realtà.

Ecco, Dino Crosara è uno di questi artisti, lui vive i suoi quadri attraverso input della memoria, ogni paesaggio è una  sua passeggiata, ogni scorcio di laguna è un giro in barca … lontano dal caos quotidiano, immerso nei silenzi, direi anzi dentro il suo silenzio…nel tentativo di cogliere il succo di un’armonia visiva da trasportare poi su una tela bianca che lo chiama…che lo cerca. 

Coerenza e uniformità di linguaggio caratterizzano le Sue lagune, le Sue nature morte; marcando il Sue perché in lui non è possibile trovare agganci a modelli e a Maestri passati e presenti, in quanto tutto è strutturato a stabilire un rapporto di spontaneità tra natura, ambiente e soggetto variati nello scorrere del tempo.  

Felice e innamorato come  potrebbe esserlo solo un sognatore, scevro da schemi intellettualistici, conserva invece le conoscenze     grafiche e cromatiche per riuscire      a controllare le emozioni ed   immettere così, nel quadro solo, e forse    esclusivamente, la bellezza     di un attimo    vissuto intensamente.

Lasciamo che l’occhio scorra             atmosfere luminose, nature morte viste         attraverso un occhio indagatore e             sognatore, muri pieni di luce ed il colore       la fa da padrone, pennellata dopo pennellata a trasfondere la Sua interiorità        come atto d’amore e forse come        speranza