GIORNATA DI FORMAZIONE REGIONALE MINISTERIALE R.n.S.
"Chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti" (Mc 10,43)
Margifaraci, 10 GIUGNO 2001 – Centro Gesù Liberatore
LA FONTE DEL MINISTERO - FRATERNITA’ (Cfr.
1 Pt 2,22)
Relatore: Pippo Viola
Occorrebbe uno spazio di tempo maggiore per poter parlare della fraternità, ma diremo poche cose semplici, senza la pretesa di fare alta teologia, così… tra fratelli, anche perché ritengo che tra noi dobbiamo imparare ad esortarci in maniera molto pratica e semplice affinché troviamo un cammino non ipotetico, non ideale ma un cammino vero, reale, un cammino che si esplicita poi nella vita.
Guardando questa assemblea stamattina ho gioito tanto perché l’amore tra di noi traspare anche se, non essendo della stessa diocesi e dello stesso gruppo, non ci conosciamo ed è una cosa bellissima e stupenda che noi dobbiamo esaltare perché l’amore nasce unicamente da Dio, quindi questo significa che Dio è presente in noi. Alleluia!
Se cerchiamo la parola "fraternità" in qualsiasi vocabolario della lingua italiana scopriremo che si parla di affetto fraterno, di accordo tra persone; si attribuisce implicitamente alla fraternità una pace profonda ed una buona disponibilità di prestare la propria opera.
Da queste poche cose si capisce che la fraternità è un bisogno universale di tutti gli uomini; non è cosa che tocca solo alcuni perché sono più sensibili, tutti abbiamo bisogno di sentirci fratelli. La fraternità è quindi una esigenza intima di tutti noi, nessuno escluso.
Non so se avete notato che quando gli altri ci accolgono ci sentiamo fratelli; quando veniamo considerati fratelli il nostro cuore si allarga, ci sentiamo veramente vivi, sentiamo il senso della nostra vita, avvertiamo il legame che c’è tra di noi e questo ci dà tanta pace e tanta gioia; allo stesso modo quando veniamo esclusi, cioè non trattati da fratelli, maturiamo sentimenti di risentimento e rimaniamo proprio turbati, non restiamo indifferenti.
Questo ci fa capire che ogni uomo, di ogni razza, di ogni lingua, di ogni nazione ha bisogno di questo affetto fraterno.
La fraternità assume diverse forme e naturalmente è commisurata alla sensibilità di ognuno di noi; c’è chi è più sensibile e c’è chi è meno sensibile allora in questo senso si matura un grado, a livello di fraternità, diverso (stiamo parlando ovviamente di fraternità a livello umano).
La fraternità di cui si parla nei nostri Gruppi, invece, è una cosa ben diversa, è qualcosa di più profondo, qualcosa così forte che a volte ne abbiamo persino paura. La fraternità di cui ci parla il Signore
è la capacità, che lo Spirito
Santo suscita dentro di noi, di eliminare
il senso di estraneità tra tutti quanti
noi. Infatti, se uno è fratello, non
è estraneo, se uno è fratello
è parte di me.
E come posso sentirmi fratello? Con l’azione
dello Spirito, che ci fa riconoscere fratelli
perché figli dello stesso Padre e
perché tutti quanti abbiamo un’unica
origine, un’unica radice, un’unica matrice.
Noi siamo figli di Dio e ne siamo fieri e
orgogliosi!
Vogliamo vivere da figli di Dio e scoprire
che cosa nostro Padre vuole che facciamo
e come dobbiamo vivere il rapporto di figliolanza
con Dio e dunque questo rapporto tra fratelli.
La Parola di Dio ci interpella in un modo
inequivocabile; noi sappiamo tutti quanti
(ce l’ha ribadito P. Enzo) che la Trinità
abita in noi; noi abbiamo ricevuto lo Spirito
Santo nel Battesimo e là dove è
lo Spirito, è Gesù e il Padre
e non possiamo inchinarci davanti al Tabernacolo
e poi nello stesso tempo non tenere in grande
considerazione i nostri fratelli che sono
e siamo tabernacoli viventi.
Non dobbiamo mai dimenticare che in ognuno
di noi Dio è presente; Gesù
vive in ognuno di noi ed è questo
appello fondamentale che vorrei che ognuno
accogliesse per vivere nella propria vita
e maturare un maggiore rispetto, una maggiore
attenzione, una maggiore considerazione verso
tutti i fratelli, non soltanto verso i primi,
non soltanto verso coloro che ci sono simpatici,
non soltanto verso coloro che si comportano
in maniera graziosa e che stimolano la nostra
accoglienza.
Gesù ci indica due segni distintivi per essere suoi discepoli: "Da come vi amerete vi riconosceranno" e "Padre, fa che siano una cosa sola come io con te.." Quindi la vera fraternità si discerne in maniera così semplice attraverso l’amore che viene profuso e attraverso l’unità che noi manifestiamo. La vera fraternità è appunto il frutto visibile di quello che noi chiamiamo comunione cioè questo amore e questa unione, che ognuno di noi deve vivere intensamente danno come frutto visibile la fraternità.
Chi è il Maestro, chi può insegnarci queste cose? Soltanto lo Spirito Santo. Non abbiamo altra strada. Così ci ha detto il Signore: Egli vi insegnerà quello che io vi ho già detto.
Ecco perché P. Enzo raccomandava così
tanto la preghiera. Se noi dobbiamo fare
una riunione tra fratelli, allora prima preghiamo!
Altrimenti non saremo veramente fratelli,
ma rimarranno tra di noi barriere di estraneità
e finiremo col non fare unità ed essere
concordi nel Signore e finiremo col vivere
qualche momento di divisione.
Dobbiamo essere molto attenti, fratelli miei,
non dimenticando mai che c’è qualcuno
che questa fraternità vorrebbe distruggerla,
c’è qualcuno a cui dà fastidio
che noi ci amiamo e che è sempre all’attacco
e ci incita allo scoraggiamento ed ecco perché
a volte ci disperiamo e litighiamo; teniamolo
sempre presente questo nemico, non temendolo
perché non può nulla contro
di noi perché noi siamo di Gesù
e là dove è Gesù lui
non può nulla.
Dobbiamo avere il coraggio di scegliere Gesù, il coraggio di scegliere nella nostra vita di rinnovamento la sua Parola. Cominciamo da oggi a riflettere su ciò che significa chiamarci fratelli perché di solito lo diciamo troppo a buon mercato, dobbiamo veramente comprendere che questa è una chiamata del Signore ad essere fratelli in tutto e per tutto.
Ecco, allora che, se noi accogliamo la voce dello Spirito, faremo le stesse cose che ha fatto Gesù anzi il Signore ci dice che ne faremo di più grandi perché "Io sono andato presso il Padre e si sono aperti i cieli per voi", quindi ciò che il Signore ci ha detto noi dobbiamo meditarlo nel nostro cuore perché se Egli, che senza colpa e senza macchia si è fatto figlio anche nella carne per diventare fratello nostro e patì per noi, morì e risuscitò per ognuno di noi, sentì un così grande amore che lo portò a dare persino la vita, oggi noi dobbiamo fare un po’ di pausa nel nostro cammino. Il Signore vuole che non corriamo sempre ma che riflettiamo e rivediamo il nostro modo di essere in Cristo; Lui si è fatto come noi perché noi lo potessimo conoscere meglio e affinché sentissimo veramente questa fraternità e ci sentissimo eredi come lui del suo Regno.
Se il ministero di Cristo scaturisce dal suo amore fraterno per tutti gli uomini, allora ci può essere un ministero che nasca da una sorgente diversa?
Che cosa sono i ministeri se non servizio amoroso verso i fratelli? Di quali ministeri parliamo se non di un servizio affettuoso, amoroso, premuroso, devoto verso tutti i fratelli? Non esiste un altro tipo di ministero, non possiamo avere un’altra spinta interiore, un altro motore che ci spinge verso l’azione se non l’amore di Cristo che non è fondato sulle sublimazioni (A volte accogliamo un fratello con entusiasmo ma, passato quel momento, siamo capaci di dir male).
Prima, quindi, di mettere in comune: averi, abilità, tutto quello che siamo capaci di dare e di fare, il Signore ci chiede un rischio più grande: quello di sapere mettere in comune noi stessi; questa è la parte più difficile! Mi viene facile mettere le mani in tasca e tirare fuori qualche cosa, mi viene facile dare un poco del mio tempo, mi viene facile dare qualsiasi cosa, ma la cosa più difficile che mi viene da fare è mettere me stesso in comune e donare me stesso.
Dobbiamo vincere la diffidenza che noi nutriamo soprattutto verso la Parola di Dio; diciamolo francamente e nessuno si scandalizzi perché quello che ci comanda il Signore noi non lo mettiamo in pratica. E chi vi parla, queste cose li vive nella propria carne e non vorrei che mi consideraste un maestro; vi dico con tutta sincerità che anche io mi sforzo di crescere, come tutti e non mi vanto di 20 anni di cammino perché so che non ho fatto che un piccolo passettino; nessuno si vanti di essere un veterano del Rinnovamento; è una cosa penosa sentir dire "Io ho vent’anni di cammino nel Rinnovamento! C’è da chiedersi "Ma dove sei andato?"
Concludendo, se abbiamo realizzato un po’
di quanto abbiamo detto sentiremo il desiderio
di donarci, di impegnarci veramente e di
accogliere il fratello così com’è,
con i suoi limiti, con i difetti; di accoglierci
in maniera semplice senza giudicare, senza
giudicare la fede soprattutto perché
lì è il primo giudizio che
ognuno di noi fa .
Il Signore ha dato dei tempi a tutti e chi
siamo noi per cambiare i tempi del Signore?
Accogliamo tutti i fratelli nel nostro cuore
aiutandoci reciprocamente a sopportare le
intemperie della vita e le avversità.
Si diceva una volta: " Aiutiamoci a
portare i pesi gli uni degli altri, sostenendoci
in tutti i bisogni" Questo aiuto è
fondamentale ed è il segno che lo
Spirito agisce.
In questo modo possiamo condividere il nostro
cammino e per cammino s’intende che quello
che ho vissuto io passa anche al mio fratello
e quello che ha vissuto il fratello passa
anche a me e insieme cresciamo.
Se opereremo così vedremo che la Comunità
crescerà così tanto che sentiremo
il bisogno di uscire dal nostro piccolo,
dal nostro chiuso, dalla nostra pochezza
e di annunziare a tutti che Gesù è
il Signore; e la nostra parola avrà
certamente un seguito perché parleremo
per la sovrabbondanza del cuore, non perché
abbiamo sentito parlare; le nostre parole
affascineranno il nostro prossimo perché
la nostra vita è quella che prima
di tutto li ha illuminato e li affascina.
Questo era il parlare di Gesù "con autorità", è necessario che facciamo morire l’uomo vecchio, forse oggi lo stiamo comprendendo meglio, cioè il nostro egoismo, il nostro comodismo, il nostro quietismo, il nostro individualismo; ricordiamoci che se il chicco di grano non muore rimane solo; il chicco di grano è un seme che diventa inutile se è lasciato in un luogo sterile, deve essere immerso nella terra, nel fango e qui germoglierà e darà frutto.
Anche noi abbiamo bisogno di rinnegare noi stessi e scegliere l’uomo interiore.
Alleluia!
Pippo Viola