Giovanni Paolo II: Discorso sulla Globalizzazione alla Pontificia Accademiadelle Scienze

Signori e Signore della Pontificia Accademia delle Scienze,
1. Il vostro Presidente ha or ora espresso la vostra gioia di trovarsi qui in Vaticano a rivolgere un argomento importante sia per le scienze sociali, sia per il Magistero della Chiesa. E ringrazio lei, professor Malinvaud, delle sue parole cordiali, e ringrazio tutti voi dell'aiuto che generosamente date alla Chiesa nei vostri campi di competenza.
In occasione della settima Seduta Plenaria dell'Accademia voi decidete di discutere approfonditamente il tema della globalizzazione, con particolare attenzione a quanto esso implica dal punto di vista etico.
E' dal collasso del sistema collettivistico nell'Europa centrale ed orientale, con i susseguenti rilevanti effetti sul Terzo mondo, che l'umanità è entrata in una nuova fase ove l'economia di mercato sembra averconquistato virtualmente tutto il mondo. Ciò ha portato con sé non solo un'aumentata interdipenenza dei sistemi economici e sociali, ma anche una varietà di nuovi concetti filosofici ed etici, basati sulle nuovecondizioni di vita e di lavoro che si stanno instaurando oggi in ogni parte del mondo.
La Chiesa esamina con attenzione questi nuovi eventi alla luce dei principi della propria dottrina morale. A tale fine, le occorre approfondire la sua conoscenza obiettiva di questi fenomeni emergenti. E' per questo che la Chiesa cerca nel vostro lavoro l'ottica che renda possibile un miglior discernimento delle istanze etiche che il processo di globalizzazione implica.
2. La globalizzazione dei commerci è un fenomeno complesso, in rapida evoluzione. La sua principale caratteristica è l'eliminazione via via delle barriere al movimento di persone, capitali, merci. Mette sull'altare [letterale, NdTrad] una sorta di trionfo del mercato e della sua logica, che a sua volta porta rapidi cambiamenti nelle culture, nei sistemi sociali. Molte persone, specie se in situazione di svantaggio, subiscono questo come loro imposto piuttosto che vedervi un evento cui possono partecipare da persone attive. Nella mia Enciclica "Centesimus Annus", annotavo che l'economia di mercato è un modo di rispondere adeguatamente alle necessita' economiche delle persone pur rispettando la loro libera iniziativa; ma anche che deve essere controllata dalle comunità, corpo sociale che ha i suoi valori comuni (cfr Nos. 34, 58). Oggi, che le comunicazioni ed il commercio non sono più vincolati da confini, è il bene comune, universale ad esigere che ci siano meccanismi di controllo i quali accompagnino la stretta logica di mercato.Questo è essenziale, perché si scongiuri la riduzione di ogni relazione sociale a parametri economici e perché siano protetti coloro che si trovassero colti in nuove forme di esclusione od emarginazione.La globalizzazione non è né buona né cattiva "a priori". Sarà quello che le persone la renderanno. Nessun sistema è fine a sé stesso, ed è necessario ribadire che la globalizzazione, come qualsiasi altro sistema, deve essere al servizio della persona umana: deve servire alla solidarietà, al bene comune.

3. Una delle preoccupazioni della Chiesa sulla globalizzazione è il fatto che essa è diventata in breve tempo un fenomeno culturale. Il mercato, come meccanismo di scambio, è divenuto "medium" di una cultura nuova. Molti osservatori hanno constatato il carattere invadente o anche invasivo della logica di mercato, che riduce sempre più l'area disponibile alla comunità umana per azioni pubbliche di volontariato, ad ogni livello. Il mercatoimpone il suo proprio modo di pensare, di agire, e ricalca la sua propria scala di valori sui comportamenti. Chi vi è soggetto, spesso vede la globalizzazione come una piena distruttiva che minaccia le norme sociali cheli avevano tutelati insieme ai punti di riferimento culturali che li avevano guidati attraverso la vita.
Cosa accade? Che i mutamenti nella tecnologia e nei rapporti di lavoro si evolvono troppo in fretta perché le culture diano risposta. I capisaldi sociali, legali e culturali, risultato degli sforzi delle persone chedesiderano difendere il bene comune, sono estremamente necessari se gli individui e i gruppi intermedi debbono mantenere la propria centralità. Ma spesso la globalizzazione rischia di distruggere quelle strutturediligentemente costruite, pretendendo che si adottino nuovi stili di lavoro, di vita e nuovi modi di organizzare le comunità. Allo stesso modo ma su altro livello, l'uso che si fa delle scoperte in campo biomedico rischiano di cogliere impreparati i legislatori. La ricerca in sé è spesso finanziata da gruppi privati, ed i risultati ne sono commercializzati anche prima che il normale controllo sociale abbia avuto una possibilità di dire la sua. Noi siamo qui di fronte ad un aumento prometejano di potere sulla naturaumana, al punto che lo stesso codice genetico umano viene soppesato in termine di costi e profitti. Tutti i livelli sociali riconoscono che occorre controllare tali sviluppi ed accertare che le nuove tecniche rispettino i valori umani fondamentali ed il bene comune.
4. L'affermazione della priorità dell'etica corrisponde ad una necessità essenziale della persona umana, della comunità umana. Ma non tutte le forme di etica sono degne di tale nome. Noi vediamo affiorare schemi di pensiero etico che sono prodotti collaterali della globalizzazione stessa... e che portano la qualifica d'essere umanitari. Ma i valori etici non possono venire imposti dall'innovazione tecnologica, dall'ingegneria o dall'efficienza: hanno radici nella natura stessa della persona umana. L'etica non può essere giustificazione o legittimazione di un sistema, ma piuttosto la sentinella di tutto quanto vi sia di umano, in qualsiasi ambito. L'etica richiede che gli schemi siano focalizzati sulle necessità dell'uomo, non che si sacrifichi l'uomo per il bene del sistema. Almeno una palese conseguenza ne è che i comitati etici, che ormai sono d'uso quasi in ogni materia, dovrebbero essere totalmente indipendenti da interessi finanziari, ideologie e faziosità politiche. Da parte sua, la Chiesa continua ad affermare che il discernimento etico nel contesto della globalizzazione si deve basare su due principi inscindibili:

a - Il valore inalienabile della persona umana, fonte di tutti i diritti umani, di ogni ordine sociale. L'essere umano deve essere sempre un fine, non un mezzo; un soggetto, non un oggetto e nemmeno una merce di scambio.
b - Il valore delle culture umane, che nessun potere esteriore ha il
diritto di sminuire e tanto meno di distruggere. La globalizzazione non deve essere una nuova versione del colonialismo. Deve rispettare la diversità delle culture le quali, entro l'armonia universale dei popoli, sono le chiavi per interpretare la vita. In particolare, [la globalizzazione] non deve privare i poveri di quanto resta loro più prezioso, incluse le loro credenze e pratiche religiose: visto che le convinzioni religiose sincere sono la più evidente manifestazione della libertà umana.
Se l'umanità s'impegna nel processo della globalizzazione, non può più oltre fare a meno di un codice etico comune. Ma questo non significa un singolo sistema socioeconomico o una singola cultura che vuole imporre i propri valori e criteri al di sopra del ragionamento etico. Le norme della vita sociale vanno cercate dentro l'uomo in sé, entro l'umanità universale sorta dalle mani del Creatore. E' indispensabile una tale ricerca, se non vogliamo che la globalizzazione sia solo un nome diverso alla relativizzazionetotale dei valori, all'omogeneizzazione di culture e stili di vita. Esistono valori umani universali, in tutte le possibili varietà di forme suggerite dalle culture: e devono essere espresse e poste in risalto, come motore di sviluppo e progresso.
5. La Chiesa continua ad operare con le persone di buona volontà per assicurare che in questo cammino la vincitrice sia l'umanità nel suo insieme, non solo un'élite benestante che ha il controllo di scienza,tecnologia, comunicazione e risorse planetarie a svantaggio della vasta maggioranza della popolazione. Spera ferventemente la Chiesa che tutti gli elementi creativi nella società vogliano cooperare alla promozione di una globalizzazione al servizio della persona umana tutta, e di tutte le persone.E
' con queste riflessioni che vi incoraggio a continuare a cercare una visione ancor più approfondita sulla realtà della globalizzazione, e come testimonianza del mio esservi spiritualmente vicino caldamente invoco sudi voi la benedizione di Dio Onnipotente.[traduzione di Andrea Salomone]


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