Giovanni Paolo II: La sfida di una mentalità sempre più materialistica

Discorso del Santo Padre per la VISITA AD LIMINA APOSTOLORUM DEI PRESULI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLA COREA [sintesi]- 26 marzo 2001

Cari fratelli nell'Episcopato,
E' con grande affetto nel Signore che accolgo voi, Vescovi della Corea, in occasione della vostra visita 'ad limina Apostolorum'. Siete già venuti una volta in pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, per confessare la Fede apostolica e pregare per il vostro ministero episcopale e per i bisogni della Chiesa nel vostro paese. In questo incontro, noi celebriamo insieme i legami di verità e comunione che uniscono le vostre Chiese locali al seggio di Pietro. Contemplando la testimonianza resa dagli Apostoli 'usque ad effusionem sanguinis', voi riuscite a riflettere sul vostro ministero alla luce del loro insegnamento ed esempio, ed a trarne nuova ispirazione per il vostro impegno al servizio del Vangelo e nella costruzione della Chiesa, corpo di Cristo. La mia mente ritorna alle mie due visite al vostro paese,quando vidi di persona quanto la Chiesa sia cresciuta e fiorita da quando il seme del Vangelo vi fu per a prima volta seminato più di due secoli fa. Quest'anno voi commemorate infatti il duecentesimo anniversario della prima grande ondata di persecuzione in Corea, che portò al martirio di più di trecento tra i fedeli. Questi santi uomini e donne presero a cuore le parole dell'Apostolo delle genti: [segue citazione di Filippesi 3,8]. Il primo sacerdote coreano di nascita, sant'Andrew Kim Tae-Gon, che io ho avuto la gioia dicanonizzare nel 1984, incitava i fedeli ad accettare le persecuzioni poiché la Chiesa coreana non poteva restare estranea alle sofferenze di Cristo e degli Apostoli. Il sacrificio dei vostri martiri, volontariamente patito per il bene del Signore Gesù Cristo che li aveva fatti suoi così come san Paolo (cfr. Filippesi 3,12), ha veramente reso un ricco raccolto, e noi dobbiamo pregare che continui ad essere fonte di orgoglio, speranza, forza ed ispirazione per i Cristiani di tutta la penisola.[...]
E' per mandato di Cristo che il Vescovo ha l'incarico di insegnare, in occasione opportuna e non opportuna;(2 Timoteo 4,2), l'immutabile fede della Chiesa, così come essa va esercitata e vissuta oggi.
4. Nella vostra patria vi trovate di fronte alla sfida di una mentalità sempre più materialistica, che sta compromettendo molti dei sinceri valori umani su cui si basa tradizionalmente la società coreana. Questo richiede nuovi sforzi per fronteggiare una crisi dei valori ampiamente percepita e rafforzare il senso del trascendente nella vita dei fedeli. Le vostre recenti iniziative volte a promovere il Vangelo della vita attraverso
l'istituzione di una sottocommissione apposita all'interno della Commissione per la dottrina della Fede della vostra Conferenza Episcopale, è meritevole; altrettanto lo è la vostra pronta opposizione all'aborto, non solo in quanto terribile offesa contro il dono divino della vita, ma ancheperché esso; introduce nella società una mentalità relativistica su tutti i fondamentali principi etici e morali. In questa, come in molte altre aree della vitadi Chiesa, è indispensabile il ruolo dei fedeli laici. E' altamente significativo che la fede sia stata portata alla vostra patria alla fine del XVIII secolo dai tenacisforzi di laici responsabili. Tra coloro che morirono nelle persecuzioni del 1801 vi fu la prima catechista donna della Corea, Columba Kang Wan-Suk, che diffuse intrepidamente il Vangelo a Seul e per tutto il paese prima della sua esecuzione, insieme con quattro suoi compagni convertitisi

grazie a lei. Dei > 103 martiri canonizzati

nel 1984, principalmente vittime delle persecuzioni

> del 1839 e del 1866, 92 erano laici.

Quale ispirazione migliore di questa >

testimonianza ed eredità, per i fedeli laici

della Corea nel loro generoso > sforzo

per evangelizzare, catechizzare, promovere

la dottrina sociale > cattolica e le opere

di carità! A voi spetta il compito di discernere

i doni > del mondo laico, di promovere

in esso una più profonda consapevolezza della

> missione che condividono nella comunione

della Chiesa, e di incoraggiarlo a > fare

buon uso dei propri talenti per il rinnovamento

della società e la > diffusione di una

cultura basata sul rispetto per ogni persona

umana. > > [...] > > 7. Cari

fratelli Vescovi, la vostra terra natia è

spesso nelle mie > preghiere. Mi rallegro

ogni volta che apprendo di progressi nella

crescente > riconciliazione, nella comprensione

reciproca e nella cooperazione tra tutti

> i membri della famiglia coreana. E',

questo, un campo d'azione e di servizio >

che la Chiesa che voi presiedete dovrebbe

ricercare con energia giorno dopo > giorno,

riconoscendo e seguendo i segni offerti dalla

Provvidenza. Offrire > solidarietà materiale

oltre che spirituale alla comunità cattolica

ed alla > popolazione tutta della Corea

del Nord, nei modi appropriati e con carità

> pastorale, senza dubbio si dimostrerà

un passo positivo verso la > riconciliazione.

Prego che Iddio Onnipotente continui a benedire

lo sforzo > di coloro che lavorano per

il bene di tutte le persone della penisola.

> > [...] > > Con questi sentimenti

vi affido tutti a Maria, Madre del Redentore,

e a lei > offro le necessità della Chiesa

coreana assieme alle gioie ed alle > difficoltà

del vostro ministero. > > (si ringrazia

A. Salomone per la traduzione)


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