Giovanni Paolo II: Unioni di fatto portano una cultura di morte
UDIENZA AL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA IN OCCASIONE DELL'INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO
DISCORSO DEL SANTO PADRE [Sintesi]
Tra le più ardue sfide che attendono
oggi la Chiesa vi è quella di un'invadente
cultura individualista, tendente,[...] a
circoscrivere e confinare il matrimonio e
la famiglia nel mondo del privato.
Ritengo, pertanto, opportuno riprendere questa
mattina alcune tematiche su cui mi sono soffermato
in precedenti nostri incontri (cfr Allocuzioni
alla Rota del 28 gennaio 1991: AAS, 83, pp.
947-953; e del 21 gennaio 1999: AAS, 91,
pp. 622-627), per ribadire l'insegnamento
tradizionale sulla dimensione naturale del
matrimonio e della famiglia.
Il Magistero ecclesiastico e la legislazione
canonica contengono abbondanti riferimenti
all'indole naturale del matrimonio. Il Concilio
Vaticano II, nella Gaudium et spes, premesso
che "Dio stesso è l'autore del matrimonio,
dotato di molteplici beni e fini" (n. 48),
affronta alcuni problemi di moralità coniugale rifacendosi
a "criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa
della persona umana e dei suoi atti" (n. 51).
A loro volta, entrambi i Codici da me promulgati, formulando la definizione del matrimonio,
affermano che il "consortium totius vitae" è
"per sua indole naturale ordinato al bene dei coniugi e alla generazione
ed educazione dei figli" (CIC, can. 1055; CCEO,
can. 776 § 1). Questa verità, nel clima creato da
una sempre più marcata secolarizzazione e da una impostazione del
tutto privatistica del matrimonio e della famiglia,
è non solo disattesa, ma apertamente contestata. Si sono accumulati molti equivoci attorno
alla stessa nozione di "natura". Soprattutto se ne è dimenticato il
concetto metafisico, che è proprio quello a cui si rifanno
i citati documenti della Chiesa.
Si tende poi a ridurre ciò che è
specificamente umano all'ambito della cultura, rivendicando alla
persona unacreatività ed operatività completamente
autonome sul piano sia individuale che sociale. In quest'ottica, il naturale sarebbe puro
dato fisico,biologico e sociologico, da manipolare mediante
la tecnica a seconda dei propri interessi. Questa contrapposizione tra cultura e natura
lascia la cultura senza nessun fondamento oggettivo,
in balia dell'arbitrio e del potere.Ciò si osserva in modo molto chiaro
nei tentativi attuali di presentare le unioni di fatto, comprese
quelle omosessuali, come equiparabili al matrimonio,
di cui si nega per l'appunto il carattere naturale.
Questa concezione meramente empirica della
natura impedisce radicalmente di comprendere che il corpo
umano non è un qualcosa di estrinseco alla persona, ma costituisce
insieme con l'anima spirituale ed immortale un principio
intrinseco di quell'essere unitario che è la
persona umana. [...]
Quando la Chiesa insegna che il matrimonio
è una realtà naturale, essa propone una verità
evidenziata dalla ragione per il bene dei coniugi e della società
e confermata dalla rivelazione di Nostro Signore, che mette
esplicitamente in stretta connessione l'unione coniugale con
il "principio" (Mt 19,4-8), di cui parla il Libro della
Genesi: "li creò maschio e femmina" (Gn 1,27), e "i due saranno
una carne sola" (Gn 2,24).
Il fatto però che il dato naturale
sia autoritativamente confermato ed elevato a sacramento da nostro
Signore non giustifica affatto la tendenza, oggi purtroppo
largamente presente, a ideologizzare la nozione del
matrimonio - natura, essenziali proprietà e finalità
-, rivendicando una diversa valida concezione da parte di un
credente o di un non credente, di un cattolico o di un non
cattolico, quasi che il sacramento fosse una realtà
successiva ed estrinseca al dato naturale e non lo stesso dato naturale,
evidenziato dalla ragione, assunto ed elevato da Cristo
a segno e mezzo di salvezza. Il matrimonio non è una qualsiasi
unione tra persone umane, suscettibile di essere configurata secondo
una pluralità di modelli culturali.
L'uomo e la donna trovano in se stessi l'inclinazione naturale ad unirsi coniugalmente. Ma il matrimonio, come ben precisa San Tommaso
d'Aquino, è naturale non perché "causato per necessità
dai principi naturali", bensì in quanto è
una realtà "a cui la natura inclina, ma che è compiuta mediante
il libero arbitrio" Summa Theol. Suppl., q. 41, a. 1, in c.).
E', pertanto, altamente fuorviante ogni contrapposizione tra natura e libertà, tra natura e
cultura. Nell'esaminare la realtà storica ed
attuale della famiglia non di rado si tende ad enfatizzare le differenze,
per relativizzare l'esistenza stessa di un disegno
naturale sull'unione tra uomo e donna. Più realistico risulta invece constatare
che, insieme alle difficoltà, ai limiti e alle deviazioni,
nell'uomo e nella donna è sempre presente un'inclinazione
profonda del loro essere, che non è frutto della loro
inventiva, e che, nei tratti fondamentali, trascende ampiamente
le diversità storico-culturali.
L'unica via, infatti, attraverso cui può
manifestarsi l'autentica ricchezza e varietà di
tutto ciò che èessenzialmente umano è la fedeltà
alle esigenze della propria natura. Ed anche nel matrimonio l'auspicabile armonia
tra diversità di realizzazioni ed unità essenziale
non solo è ipotizzabile, ma garantita dalla vissuta
fedeltà alle naturali esigenze della persona. [...]
L'ordinazione alle finalità naturali
del matrimonio - il bene dei coniugi e la procreazione ed educazione
della prole - è intrinsecamente presente
nella mascolinità e nella femminilità. Quest'indole teleologica è decisiva
per comprendere la dimensione naturale dell'unione. In questo senso, l'indole naturale del matrimonio
si comprende meglio quando non la si separa
dalla famiglia. Matrimonio e famiglia sono inseparabili,
perché la mascolinità e la femminilità
delle persone sposate sono costitutivamente aperte al dono dei figli. Senza tale apertura nemmeno ci potrebbe essere
un bene dei coniugi degno di tal nome. Anche le proprietà essenziali, l'unità
e l'indissolubilità, s'iscrivono nell'essere stesso del matrimonio,
non essendo in alcun modo leggi ad esso estrinseche. Solo se è visto quale unione che coinvolge
la personanell'attuazione della sua struttura relazionale
naturale, che rimane essenzialmente la stessa attraverso
la vita personale, il matrimonio può porsi
al di là dei mutamenti della vita, degli sforzi, e perfino delle
crisi attraverso cui passa non di rado la libertà umana
nel vivere i suoi impegni. Se invece l'unione matrimoniale si considera
come unicamente basata su qualità personali,
interessi o attrazioni, è evidente che essa non
appare più come una realtà naturale, ma come situazione
dipendente dall'attuale perseveranza della volontà in funzione
della persistenza di fatti e sentimenti contingenti. Certo, il vincolo è causato dal consenso,
cioè da un atto di volontà dell'uomo e della donna;
ma tale consenso attualizza una potenza già esistente
nella natura dell'uomo e della donna. Così la stessa forza indissolubile
del vincolo si fondasull'essere naturale dell'unione liberamente
stabilita tra l'uomo e la donna. [...]
Per una certa mentalità oggi assai
diffusa questa visione può sembrare in contrasto con le esigenze
dellarealizzazione personale. Ciò che per questa mentalità
risulta difficile da comprendere è la stessa possibilità
di un vero matrimonio che non sia riuscito. La spiegazione s'inserisce nel contesto di
una integrale visione umana e cristiana dell'esistenza. Non è certo questo il momento per
approfondire le veritàche illuminano questa questione: in particolare,
le verità sulla libertà umana nella situazione
presente di natura caduta ma redenta, sul peccato, sul perdono
e sulla grazia. Sarà sufficiente ricordare che anche
il matrimonio non sfugge alla logica della Croce di Cristo,
che esige sì sforzo e sacrificio e comporta anche dolore
e sofferenza, ma non impedisce, nell'accettazione della
volontà di Dio, una piena e autentica realizzazione personale,
nella pace e serenità dello spirito. Lo stesso atto del consenso matrimoniale
si comprende meglio in rapporto alla dimensione naturale
dell'unione. Questo infatti è l'oggettivo punto
di riferimento rispetto al quale la persona vive la sua naturale
inclinazione. Da qui la normalità e semplicità
del vero consenso. Rappresentare il consenso quale adesione
ad uno schema culturale o di legge positiva non è
realistico, e rischia di complicare inutilmente l'accertamento
della validità del matrimonio. Si tratta di vedere se le persone, oltre
ad identificare la persona dell'altro, hanno veramente colto
l'essenzialedimensione naturale della loro coniugalità,
la quale implica per esigenza intrinseca la fedeltà,l'indissolubilità e la potenziale
paternità/maternità, quali beni che integrano una relazione di
giustizia."Anche la più profonda o più
sottile scienza del diritto - ammoniva il Papa Pio XII di venerata memoria
- non potrebbe additare altro criterio per distinguere le
leggi ingiuste dalle giuste, il semplice diritto legale
dal diritto vero, che quello percepibile già col solo
lume della ragione dalla natura delle cose e dell'uomo stesso,
quello della legge scritta dal Creatore nel cuore dell'uomo
ed espressamente confermata dalla rivelazione. Se il diritto e la scienza giuridica non
vogliono rinunziare alla sola guida capace di mantenerli
nel retto cammino, debbono riconoscere gli "obblighi
etici" come norme oggettive valide anche per l'ordine
giuridico" (Allocuzione alla Rota, 13 novembre 1949:
AAS, 41, p. 607).[...]
Su ciascuno di voi, sul vostro quotidiano
lavoro invoco la particolare protezione di MARIA SANTISSIMA,
"Speculum iustitiae", e vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, che ben volentieri estendo ai
vostri familiari ed agli alunni dello Studio Rotale.
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