Giovanni Paolo II: il ruolo distruttivo delle unioni di fatto ed omosessuali

(sintesi del discorso del Papa ai partecipanti alla XIV Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia

Da qualche tempo si stanno reiterando gli attacchi contro l'istituzione familiare. Si tratta di attentati tanto più pericolosi ed insidiosi in quanto disconoscono il valore insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio. > Si giunge a proporre false alternative ad essa e se ne sollecita il riconoscimento legislativo. Ma quando le leggi, che dovrebbero essere al servizio della famiglia, bene fondamentale per la società, si rivolgono contro di essa, acquistano un'allarmante capacità distruttiva. Così in alcuni Paesi si vogliono imporre alla società le cosiddette "unioni di fatto", rafforzate da una serie di effetti legali che erodono il senso stesso dell'istituzione familiare. Le "unioni di fatto" sono caratterizzate dalla precarietà e dall'assenza di un impegno irreversibile, che generi diritti e doveri e rispetti la dignità dell'uomo e della donna. Si vuole dare, invece, valore giuridico ad una volontà lontana da ogni forma di vincolo definitivo.
Con tali premesse, come si può sperare in una procreazione veramente responsabile, > che non si limiti a dare la vita, ma comprenda anche quella formazione ed educazione che solo la famiglia può garantire in tutte le sue dimensioni? Simili impostazioni finiscono per porre in grave pericolo il senso della paternità umana, della paternità nella famiglia. Quando la Chiesa espone la verità sul matrimonio e la famiglia non lo fa solo in base ai dati della Rivelazione, ma anche tenendo conto dei postulati del diritto naturale, che stanno a fondamento del vero bene della società stessa e dei suoi membri. Infatti, non è insignificante per i bambini nascere ed essere educati in un focolare costituito da genitori uniti in un'alleanza fedele. È ben possibile immaginare altre forme di relazione e di convivenza tra i sessi, ma nessuna di esse costituisce, nonostante il contrario parere di alcuni, un'autentica alternativa giuridica al matrimonio, quanto piuttosto un suo depotenziamento. Nelle cosiddette "unioni di fatto" si registra una più o meno grave carenza di impegno reciproco, un paradossale desiderio di mantenere intatta l'autonomia della propria volontà all'interno di un rapporto che pur dovrebbe essere relazionale. Ciò che nelle convivenze non matrimoniali manca è, insomma, l'apertura fiduciosa a un futuro da vivere insieme, che spetta all'amore attivare e fondare e che è specifico compito del diritto garantire. Manca, in altre parole, proprio il diritto, non nella sua dimensione estrinseca di mero insieme di norme, ma nella sua più autentica dimensione antropologica di garanzia della coesistenza umana e della sua dignità. Inoltre, quando le "unioni di fatto" rivendicano il diritto all'adozione, mostrano chiaramente di ignorare il bene superiore del bambino e le condizioni minime a lui dovute per un'adeguata formazione.
Le "unioni di fatto" tra omosessuali, poi, costituiscono una deplorevole distorsione di ciò che dovrebbe essere la comunione di amore e di vita tra un uomo e una donna, in una reciproca donazione aperta alla vita. Viene così affermato un presunto diritto alla paternità-maternità ad ogni costo, di cui si cerca l'attuazione attraverso mediazioni di carattere tecnico, che comportano una serie di manipolazioni non moralmente lecite.
Un'ulteriore caratteristica del contesto culturale in cui viviamo è la propensione di non pochi genitori a rinunciare al loro ruolo per assumere quello di semplici amici dei figli, astenendosi da richiami e correzioni, anche quando ciò sarebbe necessario per educare nella verità, pur con ogni affetto e tenerezza.
[...] Paternità e maternità, per volere di Dio stesso, si pongono in un rapporto di intima partecipazione al suo potere creatore ed hanno, di conseguenza, un'intrinseca relazione reciproca. Ho scritto, al riguardo, nella Lettera alle Famiglie: "La maternità implica la paternità e, reciprocamente, la paternità implica la maternità: è questo il frutto della dualità elargita dal Creatore all'essere umano sin dal principio" (Gratissimam sane, 7). È anche per questo motivo che il rapporto tra l'uomo e la donna costituisce il fulcro dei legami sociali: esso, mentre è la sorgente di nuovi esseri umani, collega strettamente tra loro i coniugi, divenuti una sola carne e, per mezzo di essi, le rispettive famiglie.
[...] La Madonna, Madre della Vita e Regina della Famiglia, renda ogni focolare domestico, ad immagine della Famiglia di Nazaret, luogo di pace e di amore. [...]
(C) L'OSSERVATORE ROMANO

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