Giovanni Paolo II: la modernità è
segnata dal volere manipolare il creato
Discorso del Papa alla IV Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita [sintesi] - 1 giugno 2001
Illustri Signori, Gentili Signore!
Sono lieto che abbiate posto all'attenzione della vostra quarta Assemblea Generale il tema: ";Genoma umano: personalità umana e società del futuro" [...]
Il genoma umano è come l'ultimo continente che ora viene esplorato. [...] Nell'epoca moderna, tuttavia, è viva la tendenza a ricercare il sapere non tanto per ammirare e contemplare, quanto piuttosto per aumentare il potere sulle cose. Sapere e potere si intrecciano sempre di più in una logica che può imprigionare l'uomo stesso. Nel caso della conoscenza del genoma umano, questa logica potrebbe portare ad intervenire nella struttura interna della vita stessa dell'uomo con la prospettiva di sottomettere, selezionare e manipolare il corpo e, in definitiva, la persona e le generazioni future.
Il genoma appare come l'elemento strutturante e costruttivo del corpo nelle sue caratteristiche sia individuali che ereditarie: esso segna e condiziona l'appartenenza alla specie umana, il legame ereditario e le note biologiche e somatiche dell'individualità. La sua influenza nella struttura dell'essere corporeo è determinante dal primo albore del concepimento fino alla morte naturale. È in base a questa interna verità del genoma, già presente nel momento della p procreazione in cui i patrimoni genetici del padre e della madre si uniscono, che la Chiesa s'è assunta il compito di difendere la dignità umana di ogni individuofin dal primo suo sorgere. L'approfondimento antropologico, infatti, porta a riconoscere che, in forza dell'unità sostanziale del corpo con lo spirito, il genoma umano non ha soltanto un significato biologico; esso è portatore di una dignità antropologica, che ha il suo fondamento nell'anima spirituale che lo pervade e lo vivifica. Non è, pertanto, lecito porre in atto alcun intervento sul genoma che non sia rivolto al bene della persona, intesa come unità di corpo e spirito; cosìcome non è lecito discriminare i soggetti umani in base agli eventuali difetti genetici rilevati prima o dopo la nascita.
La Chiesa Cattolica, che riconosce nell'uomo redento da Cristo la sua via (cfr. Lett. enc. Redemptor hominis, 14), insiste perché venga assicurato anche per legge il riconoscimento della dignità dell'essere umano come persona fin dal "momento del concepimento." Essa invita, inoltre, tutti i responsabili politici e gli scienziati a promuovere il bene della persona attraverso la ricerca scientifica volta a mettere a punto opportune terapie anche in ambito genetico, qualora risultino praticabili ed esenti da rischi sproporzionati. Ciò è possibile, per riconoscimento degli stessi scienziati, negli interventi terapeutici sul genoma delle cellule somatiche, non però su quello delle cellule germinali e dell'embrione precoce. Sento il dovere di esprimere qui la mia preoccupazione per l'instaurarsi di un clima culturale che favorisce la deriva della diagnosi prenatale verso una direzione che non è più quella della terapia, in ordine alla migliore accoglienzadella vita del nascituro, ma piuttosto quella della discriminazione di quanti non risultino sani all'esame prenatale. Nel momento attuale c'è una grave sproporzione tra le possibilità diagnostiche, che sono in fase di espansione progressiva, e le scarse possibilità terapeutiche: questo fatto pone gravi problemi etici alle famiglie, che hanno bisogno di essere sostenute nell'accoglienza della vita nascente anche quando risultasse affetta da qualche difetto o malformazione.
Sotto questo profilo, è doveroso denunciare l'insorgere e il diffondersi di un nuovo eugenismo selettivo, che provoca la soppressione di embrioni e di feti affetti da qualche malattia. Talora ci si avvale per tale selezione di teorie infondate sulla differenza antropologica ed etica dei vari gradi di sviluppo della vita prenatale:il cosiddetto "gradualismo della umanizzazione del feto" Talvolta si fa appello ad una concezione sbagliata della qualità della vita, che dovrebbe- si dice - prevalere sulla sacralità della vita. In proposito, non si può non chiedere che i diritti proclamati dalle Convenzioni e dalle Dichiarazioni Internazionali sullatutela del genoma umano ed in generale sul diritto alla vita abbiano come titolare ogni essere; umano fin dal momento della fecondazione, senza discriminazioni, sia che tali discriminazioni vengano collegate alle imperfezioni genetiche o a difetti fisici sia che riguardino i diversi periodi di sviluppo dell'essere umano.
È urgente perciò rinforzare i baluardi giuridici di fronte alle immense possibilità diagnostiche che vengono dischiuse dal progetto di sequenziamento del genoma umano. ; [...] Si eviterà così un'ulteriore fonte di disuguaglianza, atteso anche il fatto che per tali ricerche vengono investite enormi risorse finanziarieche potrebbero essere, secondo taluni, prioritariamente devolute a sollievo delle malattie curabili e delle persistenti miserie economiche di tanta parte dell'umanità. Quello che appare certo fin da ora è che la società del futuro sarà a misura della dignità della persona umana e della uguaglianza fra i popoli, se le scoperte scientifiche verranno indirizzate al bene comune, che si realizza sempre attraverso il bene di ogni singola persona e richiede la cooperazione di tutti, oggi in special modo quella degli scienziati.