Giovanni Paolo II: poteri forti e falsa democrazia

Discorso del Santo Padre a vescovi degli Stati Uniti d'America > [sintesi]

Cari Fratelli Vescovi,

[...]In che modo dovremmo definire questa crisi della cultura morale? Possiamo intravedere un suo primo barlume in ciò che il Cardinale John Henry Newman scrisse nella sua Letter to the Duke of Norfolk: "In questo secolo (la coscienza) è stata sostituita da una contraffazione che i diciotto secoli precedenti non hanno mai conosciuto e che comunque non avrebbero potuto confondere neanche se l'avessero conosciuta. È la pretesa dell'autodeterminazione".[...]
In quanto Vescovi dovete insegnare che la libertà di coscienza non è mai libertà dalla verità, ma sempre e solo libertà nella verità.[...] Nell'insegnare la verità sulla coscienza e il suo intrinseco rapporto con la verità morale, dovrete sfidare una delle forze più potenti del mondo moderno. Tuttavia, al contempo, renderete al mondo moderno un grande servizio, poiché gli ricorderete qual è l'unico fondamento in grado di sostenere una cultura di libertà: ciò che i fondatori della vostra nazione definirono verità "auto-evidenti". [...] Una società o una cultura che desidera sopravvivere non può dichiarare che la dimensione spirituale della persona umana è irrilevante per la vita pubblica.[...] Ciò che era vero nel XIX secolo di Newman è ancor più vero oggi. Forze culturalmente potenti insistono sul fatto che i diritti di coscienzavengono violati da qualsiasi idea che richiami l'esistenza di una legge morale iscritta nella nostra umanità, che possiamo giungere a conoscere riflettendo sulla nostra natura e sulle nostre azioni e che ci pone degli obblighi in quanto li riconosciamo come universalmente veri e vincolanti. Ciò, si dice spesso, è un'abrogazione della libertà. Tuttavia, in questo caso di quale concetto di "libertà" si tratta? La libertà non è forse soltanto l'asserzione della mia volontà: "Mi dovrebbe essere permesso di fare questo perché ho scelto di farlo?" Oppure la libertà è il diritto di fare ciò che dovrei fare, di aderire liberamente a ciò che è buono e vero (cfr Omelia a Baltimora, 8 ottobre 1995)?
La nozione di libertà quale autonomia personale è attraente solo in
superficie; promossa dagli intellettuali, dai mezzi di comunicazione sociale, dalle legislature e dalle corti, diviene una forza culturale potente. Tuttavia, essa alla fine distrugge il bene personale degli individui e il bene comune della società. [...] Ciò, come il ventesimo secolo dovrebbe averci insegnato, è una sicura premessa alla tirannia.
La nostra intrinseca dignità e i nostri diritti fondamentali e
inalienabili non sono il risultato di una convenzione sociale: essi precedono tutte le convenzioni sociali e offrono le norme che determinano la loro validità. La storia del XX secolo è un deciso ammonimento contro i mali che scaturiscono dal ridurre gli esseri umani allo stato di oggetti che i potenti manipolano per un egoistico ritorno o per motivi ideologici. [...]
Il futuro della democrazia infatti dipende da una cultura in grado
di formare uomini e donne che siano preparati a difendere certe verità ecerti valori. Esso è in pericolo quando la politica e il diritto vengono privati di qualsiasi connessione con la legge morale iscritta nel cuore dell'uomo. Se non c'è un modello oggettivo che aiuta a discernere fra diverse concezioni di bene personale e di bene comune, allora la politica democratica viene ridotta a una mera corsa al potere. Se il diritto costituzionale e quello legislativo non tengono conto della legge morale oggettiva, le prime vittime sono la giustizia e l'equità, perché divengono questioni di opinione personale. [...]
Un clima di relativismo morale è incompatibile con la democrazia.
Tale cultura non può rispondere a interrogativi fondamentali per unacomunità politica democratica: "Perché mai dovrei considerare il mio concittadino uguale a me?"; "Perché mai dovrei difendere i diritti di qualcun altro?"; "Perché mai dovrei operare per il bene comune?". Se le verità morali non possono essere pubblicamente riconosciute come tali, la democrazia è impossibile (cfr Veritatis splendor, n. 101). [...]
Affidando il vostro ministero, i sacerdoti, i religiosi e i laici delle
vostre Diocesi alla protezione di Maria, Patrona degli Stati Uniti con l'alto titolo della sua Immacolata Concezione, imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.
© L'OSSERVATORE ROMANO 25 APRILE 2001


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