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PAPA GIOVANNI PAOLO II
"Dio disgustato dall'umanità"
Città del Vaticano, 11 dicembre 2002 - La siccità e la fame: un dramma naturale cui si aggiunge la tragedia della guerra. Ed è una realtà «purtroppo tragicamente attuale in tante regioni del nostro pianeta». Un dramma terribile al quale però si somma una tragedia maggiore: «Il silenzio di Dio, che non si rivela più e sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dall'agire dell'umanità». Sono le parole molto forti pronunciate questa mattina dal Papa nel corso dell'udienza generale tenuta nell'Aula Paolo VI, in Vaticano.
Il Pontefice ha tratto spunto dal Cantico di Geremia «Lamento del popolo in tempo di fame e di guerra» per parlare ancora una volta dei drammi di oggi dell'umanità. La spada e la fame, cioè la guerra e la carestia, sono i due eventi tragici all'origine dell'invocazione lacerante del profeta: «Se esco in aperta campagna, ecco i trafitti di spada; se percorro la città, ecco gli orrori della fame», recita un versetto del Cantico di Geremia. E Giovanni Paolo Secondo, spiegando quell'invocazione del profeta ma guardando in realtà ad oggi, ha parlato di situazione storica travagliata. Ed è significativo - ha aggiunto - il ritratto del profeta e del sacerdote, i custodi della Parola del Signore, i quali - come riporta il Cantico - «si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare».
Ma oltre alla guerra e alla fame - ha detto ancora Papa Wojtyla - c'è una tragedia maggiore, rappresentata nel Cantico attraverso la supplica collettiva rivolta a Dio: «Perchè ci hai colpito, e non c'è rimedio per noi?». Per il Pontefice è questa una tragedia maggiore, quel «silenzio di Dio, quasi disgustato dal'agire dell'umanità».
E in questa situazione, «ci si sente soli e abbandonati, privi di pace, di salvezza, di speranza. Il popolo, lasciato a se stesso, si trova sperduto e invaso dal terrore». E - ha detto ancora il Santo Padre - «non è forse questa solitudine esistenziale la sorgente di tanta insoddisfazione, che cogliamo ai giorni nostri? Tanta insicurezza e tante reazioni sconsiderate hanno la loro origine nell'aver abbandonato Dio, roccia di salvezza».
Nel Cantico di Geremia c'è comunque la svolta, rappresentata dal riconoscimento da parte del popolo del proprio peccato e confessione di colpa, e alla fine il profeta usa le parole che il Papa ha definito fondamentali: il «ricordo» e l'«alleanza». Dio viene cioè invitato dal suo popolo a «ricordarsi», a riprendere il filo della sua benevolenza, a ristabilire una alleanza di fedeltà e di amore.
Il Pontefice, apparso in buona forma, ha concluso accostando alla supplica del profeta anche l'esortazione di San Cipriano, vescovo di Cartagine nel terzo secolo, che a differenza della prima non contiene una confessione di peccati ma una partecipazione alla passione di Cristo: «Chiediamo che ci venga presto restituita la pace, che ci si dia aiuto nei nostri nascondigli e nei pericolo».
All'udienza generale di oggi, costellata da numerosi canti augurali e popolari all'indirizzo del Papa, hanno preso parte anche i militari della Scuola del Genio della Cecchignola di Roma, il Consiglio direttivo della sezione femminile della Croce rossa italiana. Un saluto particolare è stato rivolto dal Pontefice ai pellegrini polacchi giunti da Zakopane che, come di consueto, hanno portato diversi piccoli alberi di Natale come dono. «Grazie per questi alberi - ha detto Papa Wojtyla - mi ricorderanno la terra della patria e la polacca atmosfera del Natale».
Un saluto particolare anche per il gruppo di genitori della diocesi di Roma che hanno perso un figlio o una figlia in maniera tragica: «Vi esorto a trovare il coraggio e la serenità per superare queste dure prove in un camino di fede compiuto con fiducia nella comunità ecclesiale».
Presente all'udienza anche Gino Strada, il medico chirurgo fondatore di Emergency, l'associazione impegnata nella cura delle vittime civili delle guerre e nella diffusione di una cultura di pace. Nei giorni scorsi Strada, che era accompagnato dalla moglie e da Padre Venanzio Milani, Vicario generale dei Comboniani e presidente di Misna, l'agenzia dei missionari, aveva scritto al Pontefice dicendo di non poterne più di tutte le guerre, «sento che abbiamo il dovere di vincere questo cancro che divora il pianeta». Una lettera scritta «per chiedere aiuto» al Papa, affinchè «faccia sentire ancora una volta, con la sua autorità morale, la voce della pace e l'imperativo cristiano e umano a non uccidere».
Il fondatore di Emergency aveva inoltre chiesto al Papa - «con qualche imbarazzo ma con fiducia» - che si unisse con un segno di pace dalla finestra «alla quale tutto il mondo guarda» all'appello delle organizzazioni del volontariato cattolico e laico contro le guerre oggi e in futuro lanciato in occasione del 54mo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, celebrato ieri con fiaccolate in oltre 200 città italiane
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