Il mio angelo custode

 

SFIDA TRA AMICI

Era l’ultima di campionato, già per altro in mano al Bayern da almeno due giornate. Ma la partita è la partita, nulla a che vedere con l’allenamento.
Com’erano diversi i ragazzi. Adrenalina alle stelle, visi tirati, sguardi tesi. Niente battute, non un sorriso, solo concentrazione.
In quella situazione Karl era veramente “L ‘Imperatore”. Non il ragazzo ironico e pronto a ribattere alle battute degli amici, ma un dio indiscusso dai propri compagni. Impassibile, un controllo del gioco invidiabile, sempre nel posto giusto al momento giusto, pronto a ricevere la palla ma anche a passarla a chi era in posizione migliore della sua. Un vero leader.
Anche in porta tirava un’altra aria: Price era se possibile ancora più puntiglioso con la difesa che non in allenamento, ed è tutto dire... Seguiva il gioco con attenzione, non si faceva sfuggire nulla, neanche il minimo dettaglio e interagiva alla grande anche col centrocampo.Il tono della voce perentorio, deciso. A fine partita cavoli di chi avesse sbagliato! Calmo, distaccato, impenetrabile eppure… era come se emanasse calore. Nello sguardo la stessa voglia di vincere di Karl, gli occhi scuri in fiamme, mentre quelli azzurri del tedesco avevano assunto il colore dell’acciaio.
Difesa e attacco… complementari, indispensabili l’uno all’altro. Ragionavano come una cosa sola e gli altri non ribattevano mai. Era come se il ruolo del capitano fosse sdoppiato ma la squadra non ne risentiva, anzi! La loro forza era quella di essere “squadra”. Certo erano tutti campioni, militavano praticamente tutti nelle rispettive nazionali, ma la loro vera forza era che sapevano giocare insieme e si fidavano ciecamente di quei due che lavoravano come un unico cervello.
Bayern–Stoccarda 3-0! I nostri avversari le provarono tutte ma già dopo tre minuti erano sotto di un goal.
Price era un muro di cemento, sembrava non fare nessunissima fatica ad intercettare i tiri degli avversari ma si vedeva che non li sottovalutava per nulla. L’esperienza, forse, gli aveva insegnato a mettere da parte un po’ l’orgoglio se voleva mantenere integra la sua porta!
Dal canto suo Karl era un martello: non perdeva l’occasione di lanciare in avanti la squadra palla al piede, deciso a segnare ad ogni costo.

Quella sera mi divertii tantissimo, veramente!
I colleghi che mi circondavano mi presero un po’ in giro perché si vedeva chiaramente che non seguivo la partita come chi ne capisce di calcio. Uno di loro, anch’egli assunto dal Monaco, cercò di spiegarmi qualcosa di quello sport che conoscevo solo perché in Italia non si parla d’altro… Paul fu gentilissimo, ma capì anche subito che io non ero lì per la partita in se ma per i giocatori, per fare a loro quello per cui gli abitanti dell’Africa centrale sono terrorizzati dalle macchine fotografiche: dovevo “rubare l’anima” dei calciatori!
“Ti hanno assunta per fare un bel lavoretto! Con alcuni sarà semplice,non c’è nulla da rubare, ma con altri non avrai vita facile!” – mi disse facendo cenno con la testa verso la nostra porta – “ Certi soggetti non amano essere esaminati troppo nel profondo!”
“Mmm, perché tu pensi che là dentro ci sia qualcosa?” – risposi con una smorfia.
“Ti credevo più osservatrice! Però,effettivamente, lo frequenti da pochi giorni e non puoi conoscerlo molto… Ti assicuro che,se sarai brava, troverai parecchio da “dire” su Benji Price!”


“Però, Ben!Non male questa foto sul tiro di Bauer!”
La foto che appariva nell’ home page del sito della squadra mi ritraeva a terra, il pallone tra le braccia e l’attaccante dello Stoccarda , che per poco non mi aveva travolto, dentro la rete che mi guardava con rabbia.
“Non male, effettivamente…”
In quella foto c’era tutto quello che avevo provato nei brevi istanti di quell’azione…Era come se chi l’ aveva scattata mi avesse letto dentro.
.

“Belle!Proprio proprio belle!” - Marj stava ancora pensando alle foto della partita che le avevo mostrato poc’anzi sul pc. Eravamo in maneggio dopo l’ultima lezione della giornata con Kri e stavamo passeggiando l’una accanto all’altra mentre aspettavamo che il sudore dei nostri cavalli si asciugasse un po’.
“Ok, ammetto che la partita è mooolto più divertente degli allenamenti. Niente a che vedere però con una bella gara di equitazione, meglio se di drex!” – e così dicendo rimisi a posto una ciocca ribelle della criniera del mio “topo gigante”, Zingaro, stallone murgese di otto anni, che se non fosse stato per me sarebbe finito in scatolette…
“Niente a che vedere coi nostri bimbi, certo!” – e anche Marj accarezzò con affetto il suo grigio – “ Ma vedrai mercoledì in finale! Ci saranno i fuochi d’artificio!”
“Addirittura?!” – la guardai un po’ interdetta ( per un momento l’avevo presa in senso letterale e la mia amica mi aveva guardata con compassione)
“Cretina! Volevo dire che mercoledì si ripeterà la sfida Hutton-Price!”
“Hutton?Who is?”
“Sei una frana! Oliver Hutton, capitano della squadra giapponese, è l’avversario che Benji teme di più!Fu il primo a segnargli un goal ancora quand’ erano ragazzini! E’ la sua bestia nera! Eppure è anche il suo più grande amico!”
“Wow, che telenovela!”

“Sera, lo stadio è in delirio.
Eccoti lì, incurante di quello che ti accade intorno, il piede destro sul pallone in attesa che l’arbitro dia il via alla partita…
L’ultima volta che ci scontrammo, ormai due anni fa, vincesti tu.
Come sempre..
Ma stasera no, non sarà così, non violerai la mia porta.
Vincerò io… devo…l’ho promesso…”


“ ‘cidenti che casino! Molto peggio della partita di campionato! Stasera ci sarà da divertirsi!”
I ragazzi erano tesissimi, Karl sembrava un generale prussiano in battaglia, Price non l’avevo mai visto così.. Una maschera di ghiaccio nella quale brillavano occhi ardenti di.. vendetta? Hutton doveva essere veramente un osso duro!
E Oliver si dimostrò veramente una brutta gatta da pelare! Lui e Karl si dettero battaglia a centro campo con risultati alterni. Price dovette sfoggiare tutta la sua bravura, fece miracoli e non permise al compatriota di segnare. Dalla sua espressione ne stava facendo più che una questione di principio, era questione di vita o di morte!
Novanta minuti. Novanta lunghi minuti di battaglia estenuante.
Causa la troppa tensione uno dei nostri, Schieffer, si fece buttare fuori lasciandoci in dieci. Non so se si infuriò di più Karl col suo compagno per la cretinata che aveva fatto, o Price. Al quale toccò salvare la situazione in extremis una volta di più quasi allo scadere del secondo tempo supplementare. Hutton aveva infilato un tunnel a Coleman, dribblato agilmente due dei nostri difensori e fatto scivolare con precisione la palla sui piedi di Gonzales. Il quale si trovò praticamente solo davanti a Benji che non aveva mollato l’azione un istante, ma nonostante tutto non si era ancora sbilanciato. Un cambio di equilibrio sbagliato o frettoloso e la palla sarebbe stata dentro!E lui di Hutton non si fidava…difatti Gonzales fintò il tiro, che si rivelò uno splendido assist per il giapponesino, il quale si gettò sulla palla di testa e… parata! Benji aveva aspettato fino all’ultimo, ed aveva fatto bene!Il suo sguardo aveva seguito il centravanti del Barcellona ma il suo istinto gli aveva detto che il portoghese non avrebbe concluso l’azione.
Era stata una partita splendida. Era bellissimo vedere degli atleti impegnarsi così a fondo.
Per Karl era quasi un fatto personale, per Benjiamin una sfida da vincere ad ogni costo, per Oliver… Che dire? Glielo si leggeva negli occhi che il calcio era la sua vita, la sua “malattia cronica”!
Odio i rigori in partita… Cioè, belli da fotografare, ma un’angoscia!
Eppoi non li ritengo… equi. Non è giusto lasciare le sorti della partita nelle mani dei portieri in questo modo! Tre tiri del Bayern, tre goal. L’ultimo, splendido, di Karl.Il terzo rigore per
il Barcellona stava ad Hutton….
Lo stadio era in delirio, quasi che la partita fosse praticamente vinta, tanto c’era Price tra i pali. Bastava che ne parasse uno per vincere, e davanti a lui c’era il suo avversario da una vita :Oliver Hutton.

“Eccoci di nuovo qui, l’uno di fronte all’altro. Come è successo tante volte che non le conto più.
Lo sai, Holly, che sono quasi vent’anni che ci conosciamo?
E’ da tutto questo tempo che giochiamo insieme, come compagni o come avversari.
Fosti tu, in quel campetto a Fujisawa il primo a segnarmi un goal…
Fosti tu il mio primo, vero amico.
Ma sei anche il mio peggior nemico.
Stasera non ti lascerò segnare, stasera mi prenderò la rivincita di quella sfida a Fujisawa.
Non mi farò scappare quest’occasione, anche perché sai, amico, potrebbe essere l’ultima volta che ci affrontiamo in campo ufficiale..
E poi ho fatto una promessa… ho giurato che avrei vinto la Champions e che ti avrei finalmente battuto… e poi i Mondiali l’anno prossimo…”


“Siamo ancora qui Benji, vecchio amico. Quante volte… Quanto tempo…Eravamo bambini quando ci sfidammo la prima volta… ora siamo uomini, ma non è cambiato nulla. L’amicizia, l’amore per il calcio. Siamo sempre rimasti legati anche se ci trovavamo ai capi opposti del mondo. Mi mancava una bella sfida con te… Sei l’unico portiere che mi mette veramente in difficoltà… perché mi conosci bene, troppo bene.
L’ultima volta ho vinto io, ma tu non c’eri con la testa, lo so, non eri il solito Benji e ne avevi tutte le ragioni… Oggi vedo nei tuoi occhi la solita determinazione, la solita freddezza, il vecchio fuoco ardente della voglia di vincere. E’ questo il Benjiamin Price che conosco, quello che amo sfidare.. e battere!”


“Ma guardali! Si conoscono da anni, si scrutano leggendosi nell’anima. Non è più la finale che conta per loro. E’ la sfida, la battaglia che dura da anni e che continua su questo campo.”
Ero affascinata da quello strano rapporto tra i due giocatori. Era profondo, molto più profondo dell’intesa quasi fraterna tra il portiere ed il capitano tedesco. Era amore-odio allo stato puro.
Guardai attentamente Price e quello che vidi mi suggerì di fare una cosa per cui tutti i colleghi mi presero per matta. Mi spostai e mi misi in posizione per fotografare la porta. Alla fine a me del risultato della partita non me ne fregava nulla. Dovevo fotografare i giocatori del Bayern, o no? Prendere un portiere in parata non è mica roba da poco: devi seguire sia il suo impercettibile movimento che lo porterà a sbilanciarsi per prendere la palla e, al contempo, capire dove la palla andrà a finire.
Poteva essere la foto di un trionfo o di un’amarissima sconfitta.
Ma avevo fiducia in Price… Mi stava sulla scatole ma era veramente troppo bravo ed in quel momento era determinato come non mai. Quasi si trattasse di vita o di morte.
Mi accinsi a scattare la “foto del secolo”.
Hutton caricò il tiro, lo sguardo dritto in quello di Price…

LA SFIDA HUTTON-PRICE E’ SEMPRE EMOZIONANTE! I DUE NIPPONICI SI STANNO OSSERVANDO IN ATTESA DEL FISCHIO DELL’ARBITRO…HUTTON CARICA IL TIRO….PARATA!!!! PRICE L’HA PRESA! GRANDE PRESTAZIONE DEL PORTIERE DEL BAYERN CHE, QUESTA VOLTA, NON SI E’ LASCIATO TRARRE IN INGANNO DAL CONNAZIONALE! UNA PARATA CHE VALE LA VITTORIA DELLA CHAMPIONS AL MONACO!

“Siiii! Ce l’ho fatta! Ho la foto del secolo! Price in una parata spettacolare prima e poi che solleva la palla e lo sguardo al cielo! Però, rivedendola, com’è triste… Sembra quasi che stia piangendo, non è gioia quella nei suoi occhi. “
La celata dell’elmo si era finalmente sollevata, sotto quell’armatura di ghiaccio e acciaio batteva un cuore umano…


“Non male, non male davvero, questa poi è fantastica!”
Sonya Ferrari, italo-americana, responsabile dell’immagine del Monaco, stava guardando le foto della sera prima.
Io e Sonya avevamo stretto un bel rapporto. Anche lei amava i cavalli, montava all’americana e, quando ne aveva il tempo, gareggiava in competizioni di rainig con buoni risultati. Ogni tanto, dopo il lavoro, ci trovavamo con lei e Marj a passeggiare nel parco oppure uscivamo la sera “trascinandoci” letteralmente dietro Kri in discoteca. Eravamo diventate un bel quartetto di pazze.
“Sony, ti spiacerebbe quella non pubblicarla?” – mi riferivo all’immagine di Price con gli occhi al cielo. Mi feriva quasi guardarla.
“Perché? E’ stupenda!”
“Ascolta, non so se hai notato ma quasi piangeva… e non di felicità!”
“Ele, per lui la sfida con Holly è sempre questione di vita o di morte.La finale di due anni fa l’abbiamo persa perché sì, due polli dei nostri si sono fatti parare delle punizioni che erano praticamente gol, ma anche perchè Ben si è fatto infilare un goal da Oliver. Era una rivincita importante, sarà stato molto teso…”
”Ascolta Sonya, quello sguardo con la partita non c’entra un accidente. Fidati, so quello che dico. Guardalo bene, è quasi tragico.. No per favore, non pubblicarla… Il dolore della gente non si sbatte in prima pagina…”
“E io che pensavo che Price ti stesse antipatico! Dì, non ti starai innamorando anche tu del bel tenebroso, eh?”
“Scherzi?” – dovevo avere un’espressione a dir poco inorridita!Sonya scoppiò a ridere – “E’ solo che mi ritengo un fotografo serio, mica un paparazzo! Lascia stare quella foto e accontentati di quella della parata.”
“Ok, ok ti accontento… però, secondo me ti piace!”
A questo punto presi la prima penna che mi venne sotto mano e gliela tirai in testa.


Campionato e Champions finite, io Sonya, Marj e Kri ci concedemmo una breve ma intensa vacanzina nella mia adoratissima Toscana.
Da dove tornai nera come il carbone, con grande invidia delle mie amiche, anche di Sonya che, pur essendo nerissima di capelli aveva una pelle praticamente d’alabastro.
Al rientro al lavoro ci fu annunciato, con disperazione della manager, che la direzione della squadra aveva deciso di organizzare una serata mondana per presentare i due nuovi elementi acquistati per la nuova stagione: il francese ventitreenne Martinì e lo scozzese Mc Cornick.
Sony costrinse con le minacce sia me che Kristine a partecipare a quella dannatissima festa.
“Vi prego, no lasciatemi sola coi lupi… Mi creano già abbastanza problemi durante l’anno, mi tocca tener lontani paparazzi e giornalisti dalle loro vite private perché Lauber non ama gli scandali (dovrebbe scegliere altri giocatori oppure mettere come condizione per l’ingresso in squadra la castrazione chimica!). Non ho voglia di smazzarmeli da sola!”
Lauber aveva effettivamente delle gran pretese… La sua responsabile doveva controllare l’immagine della squadra in tutti i sensi… Ovvero: ok apparizioni dei giocatori sulle riviste ed in tv, ma niente scandali. Il patron del Monaco era una persona seria. Comunque sia, avrebbe cacciato il giocatore che avesse messo in cattiva luce la squadra, piuttosto che licenziare Sonya! Certo che, poveretta, con due elementi come Schneider e Price in squadra ne aveva da fare!
Andammo e Marj rimase a casa…
“Stronze! Bastarde dentro e fuori!” Pestò i piedi come una bimba capricciosa, gli occhioni verdi carichi di lacrime…
“ Marj” – le dissi mentre mi cambiavo – “ Non è che io sia proprio contenta, e neanche Kri lo è!”
“E allora perché ci andate?E, soprattutto, perché MI LASCIATE A CASA?!”
“Perché stasera ci sarà anche Lupo dè Lupis e con te sarebbe un problema… No, tesoro, quell’ uomo è un pericolo pubblico e tu saresti facile preda.. Già non mi piace che Kri lo debba rivedere ma Sonya ha detto che stasera non se la sente di affrontarli da sola. Tanto più che quel francese è un suo ex…”
“Dì la verità, tu ci vai per Karl?!...”
Colpito e affondato…
“Ok, anche… Non è che mi dispiaccia l’idea, ma Karl e Price non sono molto diversi, sotto quell’aspetto.. No, cara, me lo vado a mangiare con gli occhi ma non mi faccio prendere all’amo!”
“Anche perché giuro che stavolta non ti raccolgo! Capito?”
Sapevo che la sua era tutta una finta… Marj era preoccupa per me, perché ero ancora un bicchiere di cristallo tra pentole d’acciaio e perché i “vip” non li sopportavo. Sono una “ragazza normale” e certe situazioni mi mettono in soggezione, non le reggo… Per lei non era così, lei in quel mondo c’era cresciuta, con una madre modella ed un padre direttore d’orchestra. E sapeva quanto fosse dura per me!
“Tieni a bada la lingua e siii gentile con il mio fratellino adottivo!Dai, dai che Kri mi ha riferito che la tua abbronzatura ha fatto colpo sull’Imperatore!”
“Vipera!” – e le volò addosso un cuscino mentre le facevo la linguaccia.

Beh, quella sera l’abbronzatura non l’avevo nascosta.. Sonya mi aveva costretto a mettermi in tiro.
“Guai a te se mi fai sfigurare! E piantala di darti del cesso che quando ti ci metti sei bellissima! Certo non fai gran scena vestita da fotografo!”
Così, completo bianco composto da: corpino aderente, senza spalline, corto da lasciare scoperto l’ombelico e pantaloni a vita bassissima, ampi, che mettevano in risalto la vita stretta ed i fianchi un po’ larghi (un po’ troppo larghi, ma vabbè) ed il tatuaggio in fondo alla schiena.
Fece il suo effetto…
Io e Kri arrivammo che Sonya stava discutendo animatamente con due giornalisti. Ci raggiunse quasi subito, rincuorata dalla nostra presenza, e cominciammo a chiacchierare un po’ in attesa dell’arrivo dei giocatori e degli altri invitati.
“Eccolì lì, Mimì e Cocò!”
Sonya stava guardando alle nostre spalle. Price e Schneider avevano fatto “l’ingresso in campo”. Me ne ero accorta.. lo sguardo delle ragazze intorno a noi si era improvvisamente puntato sulla porta della hall..


“Kristine è sempre bellissima! Quell’abito azzurro le è sempre stato molto bene… a volte penso proprio di aver fatto una cretinata con lei…”
Kri indossava un abito di seta blu cangiante, aderente al corpo cesellato dallo sport come quello di una statua greca. Molto fine e molto sensuale.
“ Chi diavolo è la ragazza con lei e Sonya? Mai vista, non male!”
“ Se ti stai chiedendo chi è il tipino con mia sorella, preparati perché sarà uno schok!”
Karl doveva aver intercettato il mio sguardo e mi guardava divertito.
“Non ci crederai mai ma la conosci, ci hai già parlato almeno due volte..” – era molto, molto divertito!
“ Ciao sorellina! Buona sera Elena, non pensavo che Sonya sarebbe riuscita a convincerti!” – sorrise alla morettina e girò una sguardo complice verso di me.
La ragazza si voltò: capelli mogano, occhi nocciola poco truccati, viso leggermente ovale, labbra piccole ma carnose con un filo di rossetto chiaro… Non mi era nuovo quel viso, ma dove?.. Mi guardò negli occhi. Strano, quasi nessuna aveva il coraggio di farlo così direttamente, a parte… No! Lei?! La dimostrazione che la fiaba del brutto anatroccolo non è una frottola!


“Sorpreso, eh Price?” – i suoi occhi dicevano tutto e non c’era il cappellino a poter celare la sorpresa che vi lessi. 1-0 per me. La partita cominciava bene!
“Bene bene!” – il giapponese aveva ripreso istantaneamente il controllo della situazione – “Karl mi aveva detto che eri una ragazza, ma quasi non gli credevo!” – le labbra si piegarono in un sorriso sarcastico. Stavo per rispondere in maniera non molto ortodossa ma Kristine mi salvò le penne – “Dai Benji, sei sempre il solito! Tu le donne le guardi sole se hanno gonna e tacchi alti!Come sei maschilista!” – disse canzonandolo.
Price stette al gioco. Aveva molta confidenza con Kri, e non solo per la loro storia finita male. Prima di quello erano stati in qualche modo amici, grazie anche a Karl.
“Diciamo che preferisco gli abiti aderenti e scollati a magliette larghe e tute da ginnastica!” – le sorrise accennando un occhiolino, e vidi in quel momento la corazza di Kristine andare in frantumi… Bastardo, ma lasciala in pace!
Per fortuna Karl quella sera fu clemente con la sorella e ci portò via il portiere con una scusa… peccato, io la compagnia del biondino l’avrei gradita… meglio però salvare il cuore in cocci della mia amica.


“Non male la nostra “fotografa”. Peccato che abbia decisamente un brutto carattere!”
“Molla l’osso, amico!” – disse Karl fintandomi un pugno sulla spalla – “Quella è la mia preda personale!”
Lo guardai stupito – “Schneider, mi sorprendi! Non pensavo ti piacessero i brutti anatroccoli!”
“Devi ammettere che la trasformazione in cigno ha lasciato piacevolmente sorpreso anche te… o sbaglio? Elena non è male, ma per quel che CI riguarda “ e così dicendo mi rivolse uno sguardo d’intesa – “è terreno tabù! Dopo il casino che hai combinato con mia sorella anche io devo stare attento con le sue allieve! Ma con lei, a tempo debito, penso che ci proverò…”
“Contento tu…”

La mia serata continuava meglio del previsto: anche gli altri ragazzi della squadra avevano apprezzato la mia “mise” da sera, qualcuno azzardando la battutina che se mi fossi presentata così in campo il giorno dopo di certo non avrebbero pensato a giocare! Cretini! Però Sonya aveva ragione, un po’ di complimenti stavano facendo bene al mio ego ormai inesistente e calpestato.
Verso le dieci e mezza arrivarono finalmente le due new entry. Non male l’ex di Sonya! Alto, biondo cenere, occhi verdi, abbronzato e, naturalmente, fisico da favola. A quell’ingresso io e Kri fummo prontamente al fianco dell’amica: non si poteva mai sapere! Ma Sony resse il colpo ( Louis era entrato accompagnato da una bionda fantastica!), tutto sommato erano passati diversi mesi e anche lei si stava rifacendo una vita.
Quello che mi colpì di più fu però l’altro giocatore nuovo, lo scozzese Jacob Mc Comick. Riccioli rossi, occhi castano verdi,lentiggini ed un corpo eccezionale, messo in risalto da una maglia nera aderente a manica lunga e jeans firmati anch’essi aderenti alle gambe muscolose. Non male, no niente male davvero… Karl e Benji avevano un nuovo rivale!!! Hi, hi, hi!
Non mi chiedete perché, io dopo un po’ di tutti quei vip non ne potevo veramente più e mi ero appartata in un punto in ombra della terrazza dell’albergo, e lo scozzese mi venne a cercare.
Mi stava pigliando in giro? Con tutte le strafighe in giro nella sala, proprio ME doveva cercare? Ero in allarme: di mazzate ne avevo già prese a sufficienza, e invece…
“Sai, non è che ami più di tanto tutto quel trambusto… Dei giornalisti poi proprio non ne parliamo! Sempre in cerca della scaldaletto da infilare in prima pagina! Anche quando sei innocente vorrebbero metterti in gattabuia!” – mi sorrise cercando complicità. Forse non era il solito “tirello”.
“Già, certo che alcuni tuoi colleghi non è che non li cerchino i guai!” - puntai lo sguardo su Price che era alle spalle del rosso in compagnia dell’ennesima splendida ragazza. Anche Jacob si voltò.
“Già, qualcuno di guai a Sonya ne procura proprio tanti… Ma alla fine, finchè si tratta di donne non è poi tanto grave! C’è chi ne combina di peggio!” – e così ci mettemmo a chiacchierare di giocatori disonesti, partite, campionati… calcio! Di solito non era il mio argomento preferito, ma quella sera e quella compagnia lo fecero diventare interessante…


“Allora,non è andata male la serata di ieri, eh?”
Marj ed io avevamo finito di montare ed ci stavamo concedendo una passeggiata rilassante nel parco in sella ai due cavalli di Kristine .
“No, non male… Jacob non sembra il solito calciatoretestavuota.”
“Neanche Karl lo è! E neanche Benji..!”
“Sul secondo evito di pronunciarmi…” – e le feci una smorfia - “ Karl non ha di certo la testa vuota ma è troppo pericoloso, troppo Dongiovanni e, soprattutto, è il fratello di Kri nonché tuo amico d’infanzia! Scusa, troppe complicazioni!”
“Forse hai ragione, ma vacci coi piedi di piombo con lo scozzese,ok?”
“Tranqui, tesoro! Sono stufa pure io di farmi raccogliere in cocci da te!”



 

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