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MILANO
Era venuto sotto casa mia alle nove in punto. Non avevo fatto domande,
anche se mi spiaceva non avere passato il suo compleanno con lui. Io a
queste cose ci tengo! E vabbè!
Dunque mi guardò col solito sorrisetto sulle
labbra Dove mi porti?
Mmm, dunque vediamo? Ci sai arrivare a San Siro? scosse
la testa ridendo ed avviò lauto.
Milano il dì dellImmacolata è un gran casino. Ma è
bellissima!
Se a Ben non venne allora la Sindrome di Stendhal, non gli verrà
più! Cavallo di Leonardo, Santa Maria delle Grazie, Castello
Sforzesco, Colonne di San Lorenzo
Il Duomo me lo lasciai per ultimo.
Avevo i miei perché.
La sera lo portai al ristorante di un amico di mio padre, dove mi ero
sempre trovata benissimo.
Davanti allingresso, si bloccò. Qui?
Si, perché? Qualcosa non va?
Rimase un istante a fissare la porta, poi si riscosse. Chiuse un momento
gli occhi, come a cancellare vecchie immagini. Poi mi sorrise
Avanti, signorina! Con tutto quello che mi hai fatto camminare, ora ho
fame! e mi spinse all interno.
Accidenti! Elena era incredibile! Lo stesso locale di qualche anno prima!
Che strana coincidenza
Proprio stasera che le volevo parlare
Ehi, ci sei? non la stavo ascoltando.
Sospirò Ok, portiere, ma che cavolo hai?
La fissai per un attimo in silenzio.
Questa non è la prima volta che visito la tua città
E
non è neppure la prima volta che vengo qui
Hai una bella
mira, signorina!
Restò stupefatta, e anche un poco amareggiata.
Mi spiace
.Ecco, lo sapevo! Parto sempre come un carroarmato
e
E hai fatto bene! Era tanto che ci volevo tornare. Eppoi la prima
volta non avevo una guida brava come te!
Mmmm
grazie.. però..
Però mi manca un pezzo importante di città, o sbaglio?
Intrecciò le dita sotto il mento e mi guardò dritto negli
occhi con la solita espressione ironica.
Sospirai Il Duomo è bello di giorno, però
.
Di sera è stupendo! E, soprattutto, non cè la calca
che cè di giorno!
E a te la calca non piace
No. E il Duomo mi piace di più di sera. Ok?
Finimmo la cena e si lasciò trascinare in piazza.
Leffetto fu quello desiderato. Di sera, illuminato, la piazza non
piena, il cielo limpido di una bella sera dinverno.
Non voleva essere una sera romantica, sia ben chiaro! Era tutto fuorché
nelle mie intenzioni!
Era solo una cosa bella che volevo condividere con una persona cara, alla
quale dovevo un favore enorme e che non voleva assolutamente farsi ripagare!
Usciti dalla metro, la facciata del Duomo occupò la nostra visuale.
A me fa sempre un certo effetto
E lo fece anche a lui.
Avevi ragione. disse dandomi una pacca sulle spalle
molto, molto più bello di notte che di giorno!
Ovviamente, tu ceri stato di giorno
non
volevo essere curiosa. Mi era venuta spontanea. Ma avevo toccato un brutto
tasto. Sincupì allimprovviso, distolse lo sguardo per
concentrarsi sulla cattedrale.
Mise le mani in tasca. Rimase in silenzio per un minuto e poi, sempre
senza guardarmi, disse Vieni e si avviò verso le scale
della chiesa.
Lo seguii senza fiatare.
Fece due scalini, alzò il viso ad osservare quelli che noi chiamiamo
i fer dé stir, sorrise e si sedette sulle scale, inviandomi
con un cenno del capo a sedermi accanto a lui. Rimase ancora in silenzio.
Lo sguardo perso in avanti a fissare nel vuoto, le braccia sulle ginocchia.
Ce lhai fatta, piccola rompiscatole! mi hai messo in buca!
Forse, un po me la sono cercata..
Ora, però sono qui. Il peso che ho dentro è troppo opprimente.
Questo posto suscita troppi ricordi
Sapevo cosa dovevo fare. Forse mi ero fatto trascinare in Italia proprio
per quello. Ma non era facile. Erano anni che non ne parlavo con nessuno.
E, comunque, a nessuno avevo mai detto lintera verità.
Guardai con la coda dellocchio la ragazza che mi stava accanto.
Si stava godendo la vista di quel luogo che le era tanto caro
Non
mi chiedeva nulla. Aspettava e basta.
Sorrisi tra me Buffo. E la prima donna da almeno due
anni con la quale non ci provo
E non è da dire che sia una
brutta ragazza
Solo
non lo trovavo giusto. Un
po per quello che le era capitato
un po perché,
mi resi conto in quell istante, mi ero affezionato a lei! Fu come
un fulmine a ciel sereno. Sorrisi tra me. Già, mi aveva conquistato
con quel modo di fare che era un po anche il mio
Mi guardava
sempre dritto negli occhi, non mi risparmiava né sarcasmo, né
rimbrotti. E mi ascoltava senza chiedere niente.
Ok, Price, coraggio! E ora di vuotare il sacco!
mentre pensavo così, mille ricordi affollarono la mia mente
Avevo fatto una cazzata. Unenorme cazzata.
Mi ero strameritato il goal subito. E mi ero pure meritato di essere sbattuto
in panchina!
Mi diedi dellidiota per tutta la serata. Anche se evitai accuratamente
di farlo vedere ai miei compagni.
A fine partita, uscii dagli spogliatoi senza salutare nessuno. Non avevo
voglia di parlare, e comunque, gli sguardi dei miei compagni ed il loro
silenzio, dicevano tutto
Fuori dallo stadio i tifosi se ne stavano andando
Sentii parecchie
invettive contro di me e quello che avevo combinato
Bravo Benji, proprio bravo! Ti sei giocato il posto da titolare
per il tuo stupido orgoglio! Idiota!
Evitai la piccola folla che ancora stazionava sul piazzale e mi diressi
a piedi verso la città. Avevo bisogno di sfogarmi, di fare qualcosa
e, soprattutto, di starmene per i fatti miei. Il cellulare cominciò
a squillare. Lo spensi senza neppure guardare chi fosse.
Era almeno unora che camminavo.
Non sapevo esattamente dove fossi e non me ne importava. Allora non conoscevo
Monaco.
La mia attenzione fu attratta da un bar ancora aperto. In Germania i locali
non stanno mai aperti fino a tardi. Entrai. Era deserto. Meglio così.
Dietro il banco un uomo grosso, pochi capelli rossi e ricci. Un viso cordiale.
E aperto?
Prego! Si accomodi! Stiamo per chiudere, ma una birra non si nega
a nessuno! dallaccento non era tedesco. Inglese, forse.
Con un vocione allegro richiamò lattenzione della figlia,
che mi dava le spalle mentre sistemava le bottiglie su un ripiano.
Kim, una birra per il signore! Sembra averne bisogno!
Non avevo chiesto nulla, ma andava bene così.
Ok, papà! rispose allegra la ragazza. La osservai
meglio. Piccola di statura, non magra ma
sottile. Questimpressione
accentuata dallenorme massa di capelli rossi e ricci che le scendevano
sulla schiena.
Quando si voltò per spillarmi la birra rimasi esterrefatto. Non
era bellissima, no. Un viso tutto sommato abbastanza comune, carico di
lentiggini su una pelle chiarissima ed un fisico niente di chè,
però
Occhi verdi enormi, ben disegnati, limpidi come un lago
di montagna, che non lasciavano scampo. Non per altro, ma ti guardavano
dentro senza fare troppi complimenti.
Mi sottrassi da quello sguardo calando il cappello sugli occhi, ma mi
riconobbe comunque.
Toh, chi abbiamo qui? Il portiere più fesso del modo!
Mi voltai di scatto verso di lei. Ma come osava! Mi guardava tranquilla,
dopo aver fatto quell osservazione, mentre mi preparava la birra.
Bhe, signor Price, non può dire di aver compiuto proprio
una bella azione! Senza quella cretinata, lAmburgo avrebbe vinto
la partita!
Ero esterrefatto. Non sapevo cosa risponderle. Soprattutto perché
aveva ragione
Ma non lo avrei mai ammesso!
E lei che ne sa?
Fece spallucce e mi servì la birra senza abbassare lo sguardo.
Non ci vuole un genio, no?
Mi alzai fissandola e feci per andarmene.
E la birra?
Tranquilla che gliela pago.
Non mi interessa che la paghi, la offro io.
Mi voltai nuovamente verso di lei Non ho bisogno della tua
carità era già una brutta serata, e quella
ragazza mi stava dando sui nervi. Pensare che ero entrato lì dentro
per starmene per i fatti miei!
Scherzi?! Hai regalato la vittoria alla mia squadra, te la offro
volentieri! si era appoggiata con le braccia intrecciate
al bancone e mi sorrideva divertita Le cretinate le facciamo
tutti, ti pare?Siamo esseri umani! O ti credevi un superuomo invincibile?
Tornai verso il bancone e, appoggiandomi ad esso, mi sporsi e le parlai
col viso molto vicino al suo Sai chi sono, vero?
Non si spostò. Mi rispose inclinando la testa da un lato
Si.
Sai quanti goal ho subito nellultima stagione?
Price strinse leggermente gli occhi sei
la bestia nera di tutti gli attaccanti della Bundesliga, e non solo
.
Ma stasera ti devo ringraziare. Hai fatto una cretinata e così
la mia squadra ha vinto.Quindi, visto che ho lonore di averti qui,
ti offro una birra, ok?
Rimasi a guardarla. Non volevo dargliela vinta. Ma quel suo modo di fare,
alle fine, mi piaceva.
Ok. e mi risedetti al mio posto In fondo,
me la sono meritata!
Si, decisamente! e mi sorrise da dietro il bancone.
Bevvi con calma mentre Kim e suo padre riordinavano il locale. Parlavano
tra di loro, in inglese
Dopo una mezzora Kim si sedette accanto a me, appoggiandosi con
un gomito al banco e guardandomi di nuovo dritto negli occhi.
Tu e tuo padre non siete tedeschi. Inglesi?
Mi guardò inorridita No! Irlandesi!
Sorrisi per la foga con la quale mi aveva risposto.
Ma non hai letto il nome del locale?
No. Avevo altro per la testa. distolsi lo sguardo da
quello della ragazza.
Sospirò Lirlandese volante.
Come? era un modo come un altro per cambiare argomento.
Mio padre è venuto in Germania dopo che mia madre morì,
circa otto anni fa.
Non sapevo cosa dirle. Se ne accorse e mi sorrise Acqua passata!
Ora siamo qui, e continuiamo il suo sogno! Questo è limportante!
Era decisamente piena di allegria e voglia di vivere. Saltò giù
dallo sgabello e girò dietro la spina della birra per riempirsi
un piccolo boccale.
Quindi tornò a sedere accanto a me.
In fondo per stasera un po mi dispiace
Ah, si? Non mi pareva
.
Inclinò il capo da una parte e mi sorrise Beh, è
un peccato, in fondo, vedere un campione che si lascia trascinare dallorgoglio
e commette un errore tanto clamoroso!
Non mi stava né accusando, né rimbrottando
la sua
era una pura considerazione. Rimasi un attimo in silenzio, riflettendo
sulle sue parole.
Grazie.
Gli occhi verdi si spalancarono dalla sorpresa E di chè?
Finii la birra e rimasi un attimo col boccale a mezzaria prima di
posarlo sul bancone Di avermi fatto riflettere
Ho fatto
una cretinata, indegna di un campione. Ora la strada è di nuovo
in salita.
Scesi dallo sgabello e feci per portare la mano al portafogli.
Ti ho detto che offro io, campione! disse sottolineando
lultima parola con un sorriso ironico Ma pretendo che
la prossima volta che passerai di qui, avrai giocato in porta tutti e
novanta i minuti della partita!
Vuoi veder perdere la tua squadra? le sorrisi di rimando.
Scherzi? Esolo che non cè gusto a vincere se
in porta non cè l SGGK! mi strizzò
un occhio mentre uscivo dal locale.
Tornai
Quei mesi erano stati veramente tutti in salita
Avevo dovuto riconquistare la fiducia del mister, dei compagni, la loro
stima e anche quella dei tifosi. Era stata dura, molto dura, ma ce lavevo
fatta.
E quando tornai a Monaco giocati tra i pali tutti e novanta i minuti.
Vincemmo la partita.
Tornai nel bar di Kim. Mi accolse con un gran sorriso e un boccale di
birra. Irlandese
Spiacente
avete perso!
Fece un finto broncio Mmmm, quasi quasi ti preferivo in panchina!
e risfoderò il suo solito, limpido sorriso.
In quei mesi cerano state diverse ragazze, ma nessuna importante.
E più di una volta avevo ripensato a quella conversazione con la
piccola irlandese.
Rimasi fino allora di chiusura. Per poter parlare di nuovo con lei
con calma.
Tornai altre volte a Monaco. E non solo in occasione delle partite
E le ragazze nella mia vita diminuirono, fino a sparire.
Poi, un giorno, finalmente accettai la proposta che Karl mi aveva fatto
più volte per conto della sua squadra.
Buonasera! Ehi, ma mica cè aria di partita!
i suoi occhi erano luminosi come non mai
Veramente, dora in avanti, non dovrai più temere per
la tua squadra
mi appoggiai con le braccia al bancone,
sporgendomi verso di lei.
Si appoggiò al bancone coi gomiti, tenendosi il viso tra le mani
Ah si? E come mai? Non sei abbastanza vecchio per andare
in pensione!
Sorrisi al suo sarcasmo e annunciai Avete appena acquistato
il miglio portiere della Bundesliga ed oltre!
Waaaaa! Grande!
Volò letteralmente fuori dal bancone e mi saltò al collo
abbracciandomi.
La invitai a cena.
Posso, papà?
Shaun Ryan ci guardò sorridendo, passando lo sguardo dalla figlia
a me. Annuì piano più volte e, alla fine, disse Come
no, figlia! Certo
- e puntò i piccoli occhi verde scuro
nei miei. Era lavvertimento di un padre premuroso.
Fu la serata più bella da quando ero giunto in Germania. Kim era
bellissima.
Fu anche la prima volta che mi trovai in difficoltà con una donna.
Perché, quella volta, ero innamorato.
Come al solito fu lei a togliermi dagli impicci.
Fuori dal ristorante ci avviammo a piedi verso il centro, abbracciati
e in silenzio.
Giungemmo in piazza. Kim si fermò di botto e mi guardò,
piuttosto spazientita. Fisso quel suo sguardo verde smeraldo su di me
Allora?
Al momento non capii Allora, cosa? o forse ero
troppo spaventato da quel sentimento per capire.
Chiuse gli occhi, sospirò profondamente, mi buttò le braccia
al collo e premette le sue labbra sulle mie.
Era la prima volta che non ero io a prendere liniziativa. Mi sentiva
unidiota perché quella avrebbe dovuto essere lunica
volta in cui avrei proprio dovuto farlo
ma fu meglio così.
Ricambiai quel bacio
ed i successivi.
Il mio soggiorno a Monaco cominciò così: una nuova vita
e un nuovo sentimento. Proprio io, che avevo sempre rifiutato lamore.
Kim era eccezionale. I miei compagni mi prendevano in giro perché,
dicevano, non era possibile che una ragazza dolce ed adorabile come lei
si fosse innamorata di un tipo duro ed arrogante come me
Quando
li sentiva rispondeva semplicemente che a lei piacevo così e che
non avrebbe cambiato una virgola del mio pessimo carattere.
Ero luomo più felice del mondo!
Purtroppo, un giorno, la nostra felicità venne turbata da un evento
terribile.
Era aprile. Un piovosissimo aprile. Eravamo più o meno a metà
dellallenamento pomeridiano quando il mister mi chiamò
Price! Vieni qui! Qualcuno ti cerca con urgenza!
Non capivo chi potesse essere. Arrivai nellatrio della sede asciugandomi
i capelli con una salvietta.
Kim mi dava le spalle.
Amore, che succede?
Si voltò di scatto. Il viso stravolto,le lacrime che scendevano
dai grandi occhi arrossati. Mi si buttò tra le braccia ed iniziò
a singhiozzare violentemente.
Lasciai cadere a terra lasciugamano.
Calma, tesoro, calma
. la stringevo senza capire, accarezzandole
e baciandole i riccioli rossi zuppi di pioggia.
Benjiamin, papà
Cosè successo?
Singhiozzò ancora. Poi rivolse il viso verso di me, e con un filo
di voce disse E morto
Mi colpì come un pugno allo stomaco. Comera possibile? Quel
grosso uomo gioviale e pieno di vita? Col quale avevamo discusso e riso
solo che poche ore prima, la sera precedente, nel suo pub
Infarto
- riprese a piangere. Ora, nella sua vita, cero
solo io.
La portai a casa mia. La feci calmare. Insieme decidemmo il daffarsi.
Il funerale. La gestione del pub. La sua laurea.
Tu vieni ad abitare qui.
Cosa? - sembrava non credere alle mie parole ma
Niente ma! Tu non vivrai da sola in una casa strapiena di ricordi
che ti fanno stare male.Volevo già chiedertelo, in realtà
Ne avevo anche parlato con Shaun..
La guardai. Le lacrime non solcavano più il suo viso. Cosa
ti ha detto?
Le parole di suo padre era no legge, per quello mi ero rivolto prima a
lui. Chi avrebbe mai pensato che gli eventi si sarebbero svolti a quel
modo
Aveva detto si
mi sedetti accanto a lei e labbracciai.
Sentii nuovamente il suo corpo venire scosso dal pianto.
Passò il funerale. Passò la laurea. Kim venne ad abitare
con me.
Eravamo felici,veramente felici!
Il dolore per la perdita del padre era sempre presente, ma lei reagiva
con forza. Andava avanti. Come avrebbe voluto lui
Kim si era laureata in scienza della comunicazione, e siccome il predecessore
di Sonya era rimasto senza assistente, proposi lei. Non volle raccomandazioni.
Ma non ce nera bisogno. . la presero subito!
Erano passati almeno sei mesi da chè Kim era venuta ad abitare
con me, che mi venne a trovare mia madre.
Da quando avevo litigato con mio padre la vedevo ancor meno di prima.
Fu sorpresa, molto sorpresa della presenza di Kim.
Ma la mia piccola irlandese lammaliò, esattamente come aveva
fatto con me.
Non pensai minimamente alle conseguenze di quella visita. Era da tempo
che non pensavo ai guai con mio padre.
Pochi giorni dopo, al rientro dagli allenamenti, trovai una grossa Mercedes
nera davanti a casa. Sapevo cosa voleva dire. Non appena mi avvicinai
al portone, lautista scese ad aprire la portiera a mio padre. Continuai
a dare le spalle allauto e ai suoi occupanti.
Benjiamin!
Strinsi i denti. Non volevo né vederlo né parlargli.
Ti sembra il modo di trattare tuo padre?
Respirai forte, trattenendomi. Mi voltai e laffrontai Cosa
diavolo vuoi da me?
Ti devo parlare.
Parla. non avevo intenzione di farlo entrare in casa
mia.
Non pretendo di essere invitato, ma non sono cose di cui parlare
in mezzo ad una strada.
Mi arresi. Anche perché diverse persone si erano soffermate a curiosare.
Ok, sali. gli voltai le spalle e salii le scale.
Giunti nel mio appartamento, chiusi la porta e mi preparai ad affrontare
lennesima battaglia.
Richard Price, mio padre, era in piedi di fronte a me. Sicuro di se, determinato.
La sua solita espressione sprezzante.
Tua madre mi ha portato notizie della tua nuova vita. Sembra che
tu abbia trovato una ragazza decisa a sopportarti.
Non capivo cosa volesse da Kim, e la cosa non mi piaceva.
Forse, però ti sei dimenticato di un piccolo particolare.
- il suo sguardo si fissò nel mio. Non mi piaceva per nulla il
suo tono.
Cosa vuoi? Cosa vuoi da me e da Kim?
Volere da voi? Nulla! Sono solo qui a ricordarti i tuoi doveri.
Non ho doveri verso di te. Ti ricordo che ormai è già
qualche annetto che non mi mantieni più. mi piazzai
davanti a lui, a braccia conserte, lo sguardo dritto nel suo.
Lo so. Ma sei comunque mio figlio. Il mio unico figlio. E sarai
comunque lerede del mio patrimonio. cercò di
farmi pesare quelle parole.
E allora?
Forse la vita da calciatore ti ha fatto dimenticare il mondo dal
quale provieni.
Non mi pare di essere un marziano!
Poco sarcasmo, figlio! Ti ricordo che la nostra è una delle
famiglie più importanti del Giappone! Ed è solo perché
te lho concesso che sei ancora in giro per il mondo a divertirti
col calcio, invece che essere a prenderti le tue responsabilità!
Il solito discorso
Ascolta, sai benissimo perché sono quello che sono. E
solo colpa tua. O merito tuo! Il calcio è divento la mia ragione
di vita, la squadra la mia famiglia, semplicemente perché TU mi
hai mollato a dieci anni da solo in Giappone!Cosa diavolo vuoi ancora
da ME!?
Mi fissò un momento. Quella ragazza non fa per te!
Caddi letteralmente delle nuvole! Come poteva dire una cosa del genere!
Di Kim! Che neppure conosceva!
La rabbia prese il sopravvento Fuori di qui!
Non si mosse, anzi Scaldati quanto vuoi. Sai benissimo come
funzionano le cose
Certo, matrimoni combinati e via dicendo
Non ne avevamo mai parlato,
ma cera da aspettarselo! Tanto, per lui, ero solo un burattino da
manipolare per i suoi interessi.
Scordatelo!
Se ne andò. Passandomi accanto mi sibilò un : Ne riparleremo.
Quando uscì dalla porta , chiusi gli occhi tentai di calmarmi.
Poi mi sedetti pesantemente sul divano tenendomi la testa fra le mani.
Sapevo che non sarebbe stata la sua ultima visita. Sapevo che da quel
momento sarebbe stata una lotta continua.
I ricordi lo avevano travolto.
Non stava parlando con me
stava solo ricordando. Fatti, persone,
emozioni, sentimenti sepolti da tanto, troppo tempo.
Fissai per un po quel bel profilo regolare e quegli occhi neri che
avevo tante volte visto ardere come carboni ardenti. Ora erano persi in
un lontano passato, fissi a guardare scene già viste.
Sei sicuro di voler continuare?
Chiuse un secondo le palpebre e sospirò Si, devo
E troppo tempo che devo alleggerirmi di questo peso.
si voltò verso di me Tu, piuttosto, sei certa di volermi
ascoltare?
Gli sorrisi E, secondo te, cosa sarei tua amica a fare?
Grazie. e volse nuovamente lo sguardo alla piazza.
Non so quanto dopo che mio padre era uscito dall appartamento,
Kim rientrò a casa. Mi trovò seduto sul divano, totalmente
immerso nei miei pensieri. Capì al volo che cera qualcosa
che non andava.
Le raccontai dellincontro con Richard, della sua velata minaccia.
Non capiva. Ma come avrebbe mai potuto capire una situazione del genere
, lei, amata e adorata dai genitori che erano sempre stati al suo fianco!
Buffo, no? Quanto fossimo complementari in tutto, io e lei! Kim aveva
sempre avuto lappoggio incondizionato di due genitori amorevoli
che, disgraziatamente, erano venuti a mancare troppo presto. Io, nonostante
li avessi ancora entrambi, li consideravo poco più che estranei
ed erano praticamente sempre stati assenti per tutta la mia vita.
Non posso credere che ti abbia detto una cosa del genere!
non avevo mai visto quei bei occhi verdi tanto infiammati dira
Ma come può!
Le sorrisi stancamente Kim, sono almeno ventanni che
va avanti questa storia
Te lho già detto: mio padre
non condivide la mia vita, non condivide il fatto che mi sia allontanato
da lui, dalla famiglia, dagli affari.
Ma se lè cercata lui! Ti ha mollato da solo a dieci
anni in Giappone! E cosa pretendeva? Non può prendersela con te,
con le tue scelte, con la tua vita, col calcio! Ma che ragionamenti!
si era seduta accanto a me e mi abbracciava tenendo la testa appoggiata
alla mia.
Mi ha lasciato fuori dalla sua vita per anni, per poi pretendere
che corressi da lui. Se penso
ricordi lontanissimi,
di quando ero piccolo e mio padre era a casa, accanto a me
A cosa pensi?
Mi alzai e la presi per mano Vieni, ti mostro uno dei motivi
per cui mio padre ce lha tanto con me! mi guardò
incuriosita ma non fece domande.
La portai in camera ed aprii lanta dellarmadio dove tenevo
le mie cose da calcio. Sposti le divise e presi un vecchissimo pallone
e glielo porsi. Lo prese e non capì.
E stato uno dei primi regali che mi fece mio padre.. Ero piccolissimo,
e lho sempre tenuto e portato con me..
Rimase un attimo in silenzio, fissando quella vecchia palla di cuoio,
usurata dal tempo e dalluso. Poi fissò di nuovo il suo sguardo
verde smeraldo non mio Tu non lo odi
O meglio: tu gli
ha sempre voluto bene, ma non gli perdoni di averti lasciato, giusto?
Ripresi il pallone e lo rimisi al suo posto Già
Mi
regalò questo pallone, perché anche lui amava il calcio.
Freddy, il mio allenatore, era un suo amico di vecchia data. Mi affidò
a lui proprio per quello, non solo perché è un ottimo trainer.
Ma se ne andò per troppo tempo. Non tornava se non per impegni
di lavoro. Quasi mai per me. Allinizio della mia carriera era entusiasta
dei miei successi
poi, quando venni in Germania, si accorse che
ormai questa era la mia vita. Ed iniziò a mettermi i bastoni fra
le ruote
A diciottanni decisi che non mi sarei più
fatto tiranneggiare e mi presi un appartamento per conto mio
Ti ha lasciato in buone mani
ma la situazione gli è
sfuggita di mano
E quando ha cercato di riprendere il controllo,
era troppo tardi. mi abbracciò Io non
penso che tu odi VERAMENTE tuo padre.
A no? E allora, signorina, perché mi viene da spaccargli
la faccia ogni volta che lo vedo?
Mi guardò facendomi una smorfia Perché hai
un caratteraccio, Benji Price! e poi, seriamente Perché
ti senti tradito, e vorresti che ti apprezzasse per quello che sei
E non credo, alla fine, che anche lui ti disprezzi, sai? Se ti disprezzasse,
non farebbe di tutto per farti mollare tutto per averti con sé,
al suo fianco. Non credi?
Non ci avevo mai pensato
Non avevo mai pensato che, effettivamente,
se mio padre mi avesse disprezzato, di certo non mi avrebbe voluto come
suo successore
Certo, sono figlio unico, ma Richard Price ha almeno
tre nipoti, figli dei miei zii, che lavoravano già allora nellazienda
Perché incaponirsi con me? Solo perché ero suo figlio? Solo
per orgoglio? Forse
Kim
Voi due dovreste parlare. Da soli e tranquillamente.
Non è possibile, sono ventanni che ci proviamo! E adesso,
con questa storia che non sei la donna adatta a me.. le parole
di mio padre mi tornavano alla mente, facendomi rimontare in rabbia.
Kim sospirò paziente Anche quello
Forse per
te vuole una donna del tuo rango, in grado di aiutarti nellazienda..
Non la feci finire Tu vai benissimo! E non parlarmi di ranghi,
per favore!
Il suo sguardo fu compassionevole Il solito Benji
Ahaaa
che palle! Io di certo non ti mollo, solo perché lo dice tuo padre!
detto questo, mi strinse ancora più forte e mi dette un
lungo bacio, per poi staccarsi allimprovviso e guardarmi pensierosa.
Cha hai?
Mmmmm
dì un po, ma il matrimonio dei tuoi era
combinato?
Mi prese del tutto alla sprovvista. N-non
non lo so! Francamente
non mi è mai venuto in mente di chiederlo!
Ok, informati! e mi dette un bacio sulla guancia, liberandosi
dal mio abbraccio io, tanto che ci pensi, vado a preparare
la cena! e se ne andò allegramente in cucina, lasciandomi
perplesso e imbambolato nel mezzo della camera da letto.
Il giorno seguente andai agli allenamenti con la testa in subbuglio. Lavorai
distrattamente e se ne accorsero tutti, ma nessuno fece domande.
Ripensavo alla sera precedente, a mio padre, ai nostri litigi, a quello
che mi aveva detto Kim
E, soprattutto, alla sua domanda.
Solo una persona poteva rispondermi
Lo chiamai quella sera stessa,
subito dopo gli allenamenti del pomeriggio.
Benji! Ciao! Tutto bene? Dimmi, è successo qualcosa?
Era stato come un secondo padre
E mi aveva sempre trattato come
un figlio.
Ciao Freddy! Tutto bene, grazie! No, non è successo nulla
in particolare, solo, avevo una domanda da farti..
Devessere ben importante per chiamarmi alle otto del mattino!
Presi un respiro, non era facile parlargli dei miei
Ascolta, Freddy, tu conosci i miei genitori da una vita
Da
prima che si sposassero?
Ma
che domande?! Benji, che succede?
Per favore, rispondi!
Si, da prima che si sposassero. Ma mi vuoi spiegare..
No, non posso
è meglio di no! Per favore, rispondimi
senza far domande! Il loro è stato un matrimonio combinato?
Silenzio
Aveva capito. Anni di litigi tra me e mio padre, tra il
suo pupillo ed il suo migliore amico
Lo sentii sospirare
No, il loro non è stato un matrimonio combinato
Si conobbero
al liceo, si innamorarono e si sposarono.
Grazie.
Silenzio.
Forse è meglio che faccia una chiacchierata con Richard..
No, lascia perdere!Me la cavo da solo! Non ho più dieci anni,
Freddy!
Un altro sospiro Ok, come vuoi.. Ricordati che se hai bisogno
di una mano con tuo padre
Grazie. Lo so. A presto!
Tornai a casa e riferii a Kim della telefonata. Il suo viso silluminò
di un gran sorriso, mentre mi riempiva il piatto - Ok, signorino
Price! Ora hai la tua carta da giocare! Vediamo se te la cavi bene in
attacco quanto in porta! e mi fece locchiolino.
Passarono le settimane.
Mio padre non si fece risentire.
Io non lo chiamai.
Vivevo serenamente la mia vita con Kim, giorno per giorno, aspettando
la bomba
Che non tardò a scoppiare.
Arrivò per raccomandata. La ricevette Kim. Non la aprì fino
al mio arrivo.
Era di uno degli avvocati giapponesi di mio padre. Ed era decisamente
una minaccia. Il consiglio della famiglia Price mi metteva alle strette:
se non avessi rinunciato alla mia carriera entro un anno, mi avrebbero
diseredato ed il posto di mio padre, a tempo debito, sarebbe stato preso
da mo cugino Kevin. Per non perdere i miei diritti, inoltre, avrei dovuto
accettare il matrimonio con tale Melody Krone, già, per altro,
stabilito in precedenza, e di cui io non sapevo assolutamente nulla.
Ero un furia!
Ma che vadano al diavolo! Loro, la loro azienda ed i loro loschi
affari! appallottolai la lettera e la scagliai con violenza
contro una finestra.
Calmati!
Ma come puoi dirmi di calmarmi! Potrei pure capire la richiesta
di abbandonare il calcio! E impensabile, ma, tutto sommato, logica!
Ma chiedermi di lasciare TE! Sono pazzi!
Ero in piedi, nel mezzo del salotto. Kim seduta sul divano, i gomiti sulle
ginocchia ed il mento appoggiato sulle mani, Lo sguardo sereno
Ma
come faceva a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno?!
Calmati e siediti! mi sorrise
e mi disarmò.
Come sempre. Cedetti e mi misi accanto a lei.
Cominciò a parlare piano, con calma Coshai studiato?
La guardai sorpreso
Stavo finendo di laurearmi in ingegneria gestionale.
Non era facile, tra partite, allenamenti, ritiri.Ma non mi interessava
finire nei tempi canonici. Non avevo fretta.
Lo sai
perché me lo chiedi?
Benji, un campione come te potrebbe pure fare a meno di una laurea
per di più di una laurea del genere! Senza contare che, ogni tanto,
segui pure i corsi di lingue! mi rivolse uno sguardo di rimprovero.
Quello perché mi piacciono.. e, magari, mi servono pure,
col lavoro che faccio!
Ingegneria gestionale non centra molto col calcio
. Mica
ti aiuta a gestire la difesa del Monaco! stavo per ridere
poi capii dove voleva andare a parare
Aveva fatto centro.
Come al solito
Riprese seria Tu stai studiando perché sai che un
giorno DOVRAI prendere il posto di tuo padre. Perché non è
vero che non te ne frega niente! Perché, in fondo (me lo hai detto
tu stesso diverse volte) tuo padre ha sacrificato tutto, te compreso,
per rimettere i sesto unazienda che stava andando a rotoli! Ed è
stato grande
E, nonostante tutto, tu lo ammiri per questo.
Il su sguardo era pesante da sopportare. Le sue parole verissime.
Non voglio perderti
. Il calcio
è la mia vita.
Hai ragione quando dici che al posto del cuore e del cervello ho un pallone!
Ma non si può giocare in eterno
Le carriere finiscono
Ho
sempre pensato che avrei preso ad affiancare mio padre a fine carriera.
E vero: ho studiato perché sapevo che avrei lavorato con
lui. Ma negli ultimi anni è diventato insopportabile
La storia
del matrimonio poi!
Kevin è in grado di prendere quel posto?
Ci pensai
forse
No. Lavora con loro da un paio di anni,
ma è soprattutto un ragazzino viziato!
Ok. E, secondo te, tuo padre è tanto fesso da lasciare che
tutte le sue fatiche ed i suoi sacrifici vengano vanificati da un ragazzino
viziato?
No.
Parlagli. Con Calma. Anche di me. Se vuoi, verrò anchio.
Non mi faccio mica sostituire da una Melody qualsiasi, sai?!
La guardai. Era più balla del solito. No, non laveri mai
lasciata!
Non risposi a quella lettera. Continuai a giocare a calcio ed a vivere
con Kim.
Quellanno vincemmo la Champions. La mia prima Coppa dei Campioni
con il Monaco. La vittoria della foto a casa mia
Finì il campionato. Secondi dietro il Brema. Un pareggio di troppo.
La mia porta sempre salva
Era un giugno decisamente caldo.
Kim era tornata a casa prima di me perché non si era sentita benissimo.
Un giramento di testa.
Non ti preoccupare! E la solita storia della pressione bassa!
Vado a casa al fresco, mangio qualcosa, e stasera sono come nuova! Tu
non ti preoccupare e finisci lallenamento! A dopo!
Ero preoccupato, naturalmente, ma con lei non si discuteva!
Volai a casa, ma quando arrivai, vi trovai lauto di mio padre.
Salii velocemente le scale, col cuore che batteva a mille. Spalancai la
porta e quello che vidi mi lasciò di sasso.
Richard Price seduto su divano, un bicchiere di the freddo in mano e Kim
sulla poltrona accanto che mi sorrideva facendomi locchiolino. Per
un istante non respirai.
Stai meglio? ignorai mio padre
Si, molto meglio! Ti stavamo aspettando! inclinò
la testa verso Richard e mi strizzò nuovamente locchio. Ripresi
fiato ma rimasi in guardia.
Non hai risposto alla lettera
Lo fissai. Era tranquillo. E, per una volta, non cera sul suo volto
il solito sorriso sprezzante.
Non ce nera bisogno. Non ho nessuna intenzione di mollare
la mia carriera adesso. E non ho intenzione di sposare la signorina Vattelapesca!
Ho già preso le mie decisioni in proposito! rivolsi
il mio sguardo siu Kim, che arrossì visibilmente.
Mio padre non reagì come avevo pensato Bene. Me laspettavo.
fece una pausa. Posò il bicchiere sul tavolino davanti a
lui e si alzò, mettendosi di fronte a me.Mi aspettavo lennesimo
litigio.
Invece
Kevin è un buono a nulla. E lo sai pure tu!
mi guardò dritto negli occhi e colse la mia sorpresa
Non ho nessuna, ripeto, nessuna intenzione di lasciargli rovinare il mio
lavoro di ventanni! Tu prenderai il mio posto, volente o nolente!
era un ordine.
E se non volessi?
Allora, spiegami perché stai studiando, e pure con profitto!
Volsi per un attimo lo sguardo a Kim, che allargò il sorriso. Non
sapevo se strozzarla o cosaltro!
Sospirai e gli risposi ironico Lo sai che do sempre il meglio
in tutto quello che faccio
amo essere il primo della classe
Non leggi i giornali?
Li leggo
buon per te! Quando sarà il momento ti verrà
utile! Per ilo momento..
Si?... Hai altre richieste assurde? Come farmi lasciare la donna
che amo per venire a dirigere la tua stupida azienda!
Si trattenne.
No. Voglio solo che ti prenda le tue responsabilità.
A si?
Benjiamin, non mi provocare! Ne riparleremo più avanti!
mi passò accanto e uscendo salutò Kim.
La guardai Cosa gli hai detto?
Ho giocato la nostra carta! e mi sorrise.
Come?!
E entrato in tromba, attaccandomi e dicendomi che non ci saremmo
mai potuti sposare perché il tuo matrimonio era già combinato
da anni, che faceva parte di un accordo tra famiglie e che io non sono
la donna adatta a te! Fermo, non ti agitare! mi aveva preceduto.
Io, con molta calma gli ho solo chiesto una cosa. mi
guardò maliziosa.
Beh?
Gli ho chiesto cosavrebbe fatto se tua madre, invece che essere
una ricca aristocratica giapponese, fosse stata una normale donna, magari
non nipponica. Più ho meno ha fatto la tua stessa faccia di ora!
Mi aveva spiazzato. Cosha risposto?
Si strinse nelle spalle Non ha risposto
Le pretese del consiglio di amministrazione della famiglia Price divennero
pressanti.
Arrivarono perfino a convocarmi.
Mio padre non fu presente a quellincontro.
Non mi feci minimamente intimidire.
Non avrei MAI lasciato Kim.
E non avrei abbandonato una brillante carriera calcistica, non ancora al
suo apice!
Tornai casa, sfinito da tre ore di lunga ed inconcludente discussione.
Kim aprì la porta e mi sorrise.
A quella vista la stanchezza passò di colpo Mmmm, accidenti!
Quasi quasi ti convinco io a mollare il calcio per il lavoro dufficio!
Sei bellissimo in giacca e cravatta! e mi saltò al collo
baciandomi.
Quando riuscii a liberarmi, rimasi un poco ad osservarla: le lentiggini
sulla pelle chiara, il viso leggermente ovale, le labbra morbide, i lunghi
capelli rosso fuoco. Era piccola, leggera, si perdeva tra le mie braccia,
la sollevavo senza il minimo sforzo! Mi accorsi meccanicamente in quellistante,
che ultimamente pareva ancora più leggera.
Ti sei incantato? mi chiese con un sorrisetto furbo.
Si, a guardare te!
Era già parecchio tempo che stavamo insieme.
Quella storia del matrimonio combinato mi aveva irritato e preoccupato non
poco, ma ora
al diavolo mio padre, lazienda e la famiglia!
Hei, Price, ci sei?
Settimana prossima sono a giocare una partita in Italia, vieni anche
tu?
Come? era esterrefatta Di solito non mi
vuoi in giro quando giochi! Cosa succede? mi guardò
strizzando gli occhi, con il suo solito fare scherzoso, inclinando la testa
da un lato.
Ti va di venire, si o no?
Ho scelta?
Tu che dici? le detti un bacio, dal quale si staccò
sospirando No. Come sempre, mio signore!
Arrivammo a Milano il giovedì mattina. Era una partita di triangolare,
quasi più un divertimento che lavoro serio, ma avremmo incontrato
la squadra di Mark
Era parecchio che non giocavo contro di lui, ero curioso di vedere come
se la sarebbe cavata. Le sfide con Lenders mi mettevano sempre parecchia
adrenalina addosso.
Lui e Karl si fronteggiarono a centrocampo. Mark sbruffone come sempre,
il Kaiser freddo e sprezzante. Tecnicamente non cera e non cera
mai stato paragone. Ma il mio connazionale ha sempre avuto dalla sua una
risolutezza ed una forza danimo veramente invidiabili, che lo rendono
un avversario temibile, non solo per me!
La palla toccò agli avversari. Lenders partì con la solita
grinta, riuscendo, in un primo momento, ad eludere il contrattacco di Karl.
Shuster riuscì a fermarlo con una bella scivolata ed a passare la
palla in avanti. I primi venti minuti furono abbastanza equilibrati. La
difesa riuscì a contenere le avanzate della Tigre, che però
arrivò mai ad essere pericoloso. Poi Mark si riscosse. Riuscì
ad intercettare un bel passaggio di Brennan a Karl, e partì verso
la mia porta. Mi lasciò sorpreso: non tenne la palla per se, ma creò
un bel gioco, passando a Vivier, il quale si smarcò abilmente dallonnipresente
Shuster, fece un passaggio raso terra allindietro per Di Lisa, il
quale, saltando Muller, passò a Mark che, abilmente, aveva evitato
di trovarsi in fuori gioco ed attendeva il pallone. Era solo davanti a me.
Il suo sguardo violento, infuocato di voglia di vincere. Era al limite dellarea.
Era la sfida di sempre. Il Tiger Shot arrivò violentissimo, alla
mia sinistra. Era un tiro prevedibile, ma di una forza incredibile. Lunico
ad eguagliare una tale potenza era Karl. Saltai ed afferrai il pallone,
stringendolo per non dare possibilità agli avversari di essere nuovamente
pericolosi. Lo rimisi in gioco, scambiandomi unocchiataccia con Lenders.
Ci avrebbe riprovato.
Karl ricevette il rinvio, si portò in avanti, determinato a segnare.
E segnò. Da fuori area. Mark non la prese bene. Tornò allattacco,
la sua squadra, a quel punto, martellò la nostra difesa. Tirò
in porta almeno tre volte ancora. Ma non passò.
Vincemmo il triangolare.
Quella sera ero euforico.
Portai Kim a cena. Proprio nel posto dove mi hai portato tu
Già,
per quello sono rimasto imbambolato a guardare la porta. Passai una serata
splendida in quel locale. Kim era bellissima, sprizzava gioia da tutti i
pori. Non riuscivamo a prenderci molte vacanze, era unoccasione speciale!
E lei non sapeva ancora quanto speciale.
La mattina seguente ci alzammo di buonora. La squadra sarebbe ripartita
nel primo pomeriggio e volevamo goderci un po di quella vacanza.
Venimmo in centro.
Hai ragione, di sera è più tranquillo.
Girammo qui in torno e poi giungemmo in piazza. Kim rimase estasiata. Rimase
per un bel pezzo col naso allinsù, rimirando la tua bella cattedrale.
Nel frattempo pensavo a come dirle quello che dovevo.
E stupendo! Bellissimo! Ma sai una cosa, sono proprio un po
stanca!
Aveva un sorriso radioso ma si vedeva che era affaticata; il viaggio, leuforia
della partita, la cena, la lunga passeggiata. Mi guardai intorno e vidi
un gruppetto di ragazzi seduti proprio qui, sugli scalini.
Vieni. - la portai qui, esattamente qui, e la feci sedere. Poteva
continuare a guardarsi attorno e, nel frattempo, riposare. Ed io potevo,
finalmente, parlarle in tranquillità.
Kim..
Mmm? aveva gli occhi che splendevano. Presi fiato. Era
veramente lunica donna ad avermi messo in serie difficoltà.
E non era facile quello che stavo per dirle.
Mi vuoi sposare? avevo parlato tutto dun fiato,
cercando di non staccare i miei occhi dai suoi. Per un attimo non respirò.
E non parlò. Mi parve uneternità.
Si
Probabilmente non avevo respirato neppure io per quel lasso di tempo.
Ti amo, Benjiamin Price! mi buttò le braccia al
collo e mi baciò.
Ora capisci, perché questo posto è tanto importante per me?
Tornammo in Germania.
Kim iniziò ad occuparsi dei preparativi, cercando però di
tenere la cosa più privata possibile.
Lo seppero i miei compagni di squadra, naturalmente, poi Tom, Ed, Mark,
Julian, tutta la Nazionale giapponese e , in testa a tutti, Oliver, che
volevo come testimone, insieme a Karl.
Lo dissi anche ad unaltra persona: mia madre. Le ho sempre voluto
bene, e lho anche sempre ritenuta vittima come me del lavoro di mio
padre.
Sospirò alla notizia, temeva le conseguenze, ma disse che, per quello
che la riguardava, era felicissima che avessi trovato una ragazza dolce
come Kim.
Qualche giorno dopo, mio padre si presentò al campo del Monaco. Non
osò interrompere il mio allenamento, rimase al limite del campo ad
osservarmi. Provai una vecchia sensazione: erano anni che Richard non assisteva
ad un mio allenamento, né, tanto meno, ad una partita..
Quando ebbi terminato, mi si avvicinò con calma Benjiamin,
dovrei parlarti.
Parla. - mi piazzai davanti a lui a braccia conserte.
Ho una proposta da farti.Una proposta che, penso, potrebbe interessarti.
Era di fronte a me, una mano in tasca, laltra appoggiata a quel bastone
che era ormai compagno fedele dopo lincidente dauto di alcuni
anni prima, lo sguardo freddo e tranquillo.
Sentiamo.
Nel 2010 ci saranno ancora i Mondiali. Quellanno compirai trentanni..
E allora? non capivo dove voleva andare a parare.
Respirò profondamente, socchiudendo gli occhi. Si stava evidentemente
trattenendo Diciamo così. Non ho intenzione di troncare
ora la tua carriera. Comunque, non ritengo di avere bisogno di te ORA in
azienda. Più avanti, sì.
Ero esterrefatto, ma non lo diedi a vedere.
Continua.
Ti propongo questo: al compimento del tuo trentesimo anno di età,
prenderai il tuo posto, prima accanto a me, poi,più avanti, sostituendomi
alla guida della Price Corporation. Avrai così il tempo di finire
la tua carriera in bellezza, credo, da come stai andando in questi anni,
senza alcun rimpianto.
Mi prese alla sprovvista.Poteva anche essere, tutto sommato, una proposta
ragionevole. Ma
Per quel che riguarda Kim?
Vi state per sposare, no? lo disse tranquillamente, come
se per lui fosse un dato di fatto assolutamente appurato.
Si. Qualcosa da ridire?
No. non potevo crederci!
Ma non più tardi dellanno scorso..
Il suo sguardo si addolcì, accennò perfino un sorriso
La tua fidanzata mi ha fatto riflettere. Su un piccolo particolare
al quale non avevo mai pensato. Mi chiese cosavrei fatto se tua madre
non fosse stata una ricca giapponese. Ebbene, avrei fatto esattamente quello
che stai facendo tu ora: lavrei sposata, pur contro il parere della
famiglia!
Lo fissai per un lungo momento. Quello era mio padre. Il Richard Price che
ricordavo.
Hai la mia benedizione figlio, che tu la voglia o no! Sposati, sii
felice, ma ti prego di prenderti le tue responsabilità quando sarà
il momento. Accetti la proposta?
Non risposi subito Fammici pensare.
Tornai a casa con i pensieri in subbuglio.
Descrissi a Kim la conversazione avuta con mio padre.
Mi guardò seria Cosa vuoi fare?
Ricambiai il suo sguardo Tu cosa dici?
Eravamo nuovamente sul divano, luno accanto allaltra. Il suo
sguardo sereno ma preoccupato. Non che la lasciassi, no.Ma che facessi qualche
follia per lei di cui mi sarei pentito in seguito. Ad un certo punto prese
le mie mani fra le sue e si sedette in terra davanti a me, fissandomi con
quegli occhi verdi smeraldo nei quali amavo perdermi.
Lanno prossimo ci sarà la Coppa dAsia. Tu, Oliver
e gli altri vi state seriamente preparando per vincerla. E ce la potete
fare. Tra tre anni il Mondiale in Sud Africa. E anche in quello sarete protagonisti
di certo. La carriera di un portiere può andare ben oltre i trentanni,
e tu lo sai bene. Col Monaco stai giocando una stagione più bella
dellaltra.Il calcio è la tua vita. Non voglio che tu abbia
rimpianti per colpa mia!
Il calcio è la mia vita
forse era vero fino a qualche anno
prima. Ma da quando cera lei
No, non era più tutto!
Non avrei rinunciato alla carriera, no. Ma lavrei conclusa in bellezza,
per poi dedicarmi appieno a quella donna. E anche ai doveri verso mio padre.
Continuò a fissarmi seria Ma non dimenticare tuo padre
Kim, io
Lasciami finire! Ci sta dando unopportunità. Ma sta anche
cercando di far vivere il SUO sogno. Ha lavorato anni, sacrificando i suoi
affetti, per recuperare unazienda che, tu mi dici, era praticamente
collassata. Il suo sacrificio, il suo lavoro, ha aiutato molte persone.
Tutte quelle che lavorano per lui. Pensa anche a questo, facendo la tua
scelta.
Le sue mani strinsero forte le mie Non sei uno stupido. Non
hai la testa vuota come tanti tuoi colleghi! Altrimenti non ti amerei! Ho
fiducia che tu faccia la scelta giusta, senza poi pentirtene in futuro
Avevo già preso la mia decisione.
Accetterò la proposta di mio padre. E vero, trentanni
sono pochi per un portiere, ma da qui ad allora ho molto da dare. Campionati,
Champions, Coppa dAsia, i Mondiali
Se devo ritirami, allora
farò in modo che il mondo del calcio non dimentichi facilmente il
nome di Benjiamin Price! mi alzai e le cinsi la vita
E per quello che riguarda la Price Corporation, bhe
tra qualche
anno mio padre si dovrà ricredere sulle mie capacità di dirigente!
Mi sorrise dolcemente Non vedo lora di riassaporare le
tue vittorie, SGGK!
Il giorno dopo mi recai da mio padre e gli comunicai la mia decisione.
Non dissi nulla ai ragazzi della squadra, e neppure a Tom, il quale giocava
già da anni in Francia e saltuariamente, veniva a trovarmi.
La coppa dAsia si avvicinava. Fui convocato come portiere titolare.
Iniziarono i ritiri con i miei vecchi amici. E le partite di qualificazione.
I nostri avversari, in quegli anni, erano cresciuti molto, tecnicamente
e tatticamente. Mimpegnai a fondo per portare la mia nazionale alla
vittoria. Nessuno violò la mia rete e il Giappone fu lunica
squadra a portare a termine il torneo senza aver subito alcun goal. Neppure
in finale, contro la fortissima Corea. Fu una partita combattutissima, ma
prima Mark e poi Oliver segnarono le reti della vittoria. Al termine della
partita mi sentii come quando avevamo vinto il Word Youth. Eravamo di nuovo
sulla vetta.
Quando rientrammo negli spogliatoi, euforici, Freddy mi prese da parte.
Aveva unespressione grave, il viso tirato.
Freddy, che succede? La partita
La partita non centra Benji
E allora? fu colto da unangoscia inspiegabile,
ora che ci ripenso, quasi profetica.
Al termine del secondo tempo, Patty mi ha avvisato che ti avevano
cercato dalla Germania
Avvertii un tuffo al cuore Kim..
Era a sbrigare del lavoro alla sede del Monaco ed è svenuta.
E successo prima dellinizio della partita, ma quando, poco dopo
il risveglio, le hanno detto che ti volevano avvisare, li ha fermati. Ha
voluto a tutti i costi farti giocare tranquillo.
Mentre Marshall mi parlava, mi ero appoggiato alla parete, la fronte contro
il pugno chiuso.
Freddy, io parto stasera. Scusami coi ragazzi. Vado in albergo e poi
cerco una coincidenza per Monaco. sentii la sua mano sulla
spalla.
Ci penso io. Vai. e andò dagli altri. Mi conosceva
meglio di mio padre. Sapeva che non cera altro da dire.
Tornai a Monaco col primo volo e mi precipitai al Policlinico, dovera
ricoverata Kim.
Quando arrivai e chiesi di vederla venni intercettato dal primario.
Signor Price! Avrei urgente bisogno di parlarle: Era
un uomo alto, brizzolato, sulla quarantina.
Mi scusi dottore, vorrei vedere la mia fidanzata prima
Mi spiace, ma sarebbe meglio se prima scambiassimo quattro chiacchiere.Prego,
venga con me.
Il suo tono era gentile ma decisamente perentorio. Lo seguii nel suo ufficio.
Prego si sieda.
Ubbidii.
Signor Price, suppongo che per telefono non le abbiano detto tutto?
Tutto cosa? Si spieghi, dottore! la paura mi attanagliava
lo stomaco.Volevo correre da Kim, capivo che quello che il medico stava
per dirmi non erano buone notizie
La signorina Ryan ha disgraziatamente subito un aborto naturale
Mi colpì come una pallonata in pieno petto. Aborto? Ma allora?...
La vedo sorpreso. Si, la signorina era in stato interessante. Probabilmente
non gliel aveva detto perché non era del tutto sicura. Era
solo al secondo mese
Oddio pensai Stavo per diventare padre!
mi sentii scivolare in un baratro. Mio figlio, non cera più
Signor Price, mi dispiace doverle dare unaltra brutta notizia..
Quelle parole mi riportarono alla realtà. Quale altra brutta notizia?
Kim.. lo guardai con apprensione.
In realtà laborto è stato scatenato da qualcosa
di più grave. Mi spiace doverglielo dire così, ma freuilein
Ryan è affetta da linfoma..
Smisi di respirare per un attimo e chiusi gli occhi. E mi apparvero quelli
di lei. Verdi, immensi. Il suo sorriso. La nostra vita insieme.
Cosa
In parole povere si tratterebbe di un tumore linfatico. Non colpisce
un organo in particolare, ma la linfa ed il sangue..
Avevo smesso di ascoltarlo Lei lo sa?
Si.
Andai da lei. Era piccola, minuscola in quel letto bianco.Stava dormendo.
Mi sedetti accanto a lei, in silenzio, prendendole la mano. Si svegliò,
voltandosi verso di me. I suoi occhi sembravano ancora più grandi.
Sorrise Ehi, SGGK, complimenti!
Era sempre la stessa. Grazie..
Cosè quel sorriso triste, campione?
Il suo coraggio, la sua sconsideratezza, mi fecero quasi arrabbiare
Smettila, Kim, ti prego!
Puntò il suo sguardo su di me. Quando voleva poteva essere molto
dura, a volte perfino più di me!
Siamo qui, amore. Temevo che avrebbe potuto succedere. E la
stessa malattia che mi ha portato via mia madre. Si può solo affrontare.
Così. e mi fece un sorriso dolce, inclinando il capo
da una parte.
Il dolore mi sopraffece. Le strisi forte la mano, portandola alle labbra
Nostro figlio
La sentii sospirare I primi tre mesi di una gravidanza sono
i più difficili. Avrebbe potuto accadere comunque. Sto solo cercando
di farmene una ragione
disse, incrociando il mio sguardo
disperato Non ero sicura di essere incinta. Lo desideravo tanto.
E adesso
gli enormi occhi verdi si riempirono di lacrime.
Labbracciai, beandomi ancora una volta del suo profumo,del suo calore.
Da li in avanti sarebbe cominciato linferno.
Ma non avevo nessuna intenzione di arrendermi. Non lavrei mai abbandonata.
Iniziarono, gli esami, le terapie.
Dovetti rinunciare a parte degli allenamenti, per portarla in ospedale,
per stare accanto a lei nelle lunghe ore durante e dopo la chemio.
Non volevo mollare, se cera una pur minima possibilità di salvarla,
lavrei trovata.
Abbandonammo anche, temporaneamente, pensai io, i preparativi per il matrimonio.
Poi, un giorno, mi fece una richiesta inaspettata.
Mi piacerebbe tanto tornare in Irlanda! Lassù cè
mia zia Karol che manda avanti una piccola pensioncina. Vicino al paesino
dove abitavo una volta, e dove è sepolta mia madre
si voltò a guardarmi con lo sguardo terso e sereno che ormai la caratterizzava
in quegli ultimi mesi. Era incredibilmente tranquilla, mentre io non facevo
che lottare con me stesso e maledire il destino che ci aveva colpiti.
Mi ci accompagneresti?
Approfittammo del breve stop del campionato per una partita della nazionale,
per recarci in Irlanda.
La pensione di Karol White era molto semplice e molto accogliente.
Kim volle andare subito da sua madre. Erano ormai sei anni che non landava
a visitare. Le si inginocchiò accanto e cominciò a pregare
sottovoce. Rimasi in piedi, alle sue spalle. Il dolore mi stava attanagliando
lanimo. Non sopportavo lidea di perderla. Non sopportavo lidea
che potesse essere vittima dello stesso destino di sua madre.
Si alzò e si votò verso di me. Aveva gli occhi lucidi, ma
non piangeva. Si avvicinò e si appoggio al mio petto col viso e con
le mani. La cinsi piano ed ascoltai il suo respiro.
Ti amo.
Lo so. Anchio ti amo. Tantissimo. avvertii il suo
sorriso.
Lo sai che sei un inguaribile testardo?
Sbaglio o è una delle cose che ami di me?
Anche terribilmente egocentrico
Idem.
Sospirò Le saresti piaciuto. Molto.
Guardai quella semplice croce in mezzo ad un prato verde, come gli occhi
di Kim. Mi aveva parlato molto di sua madre. Della sua malattia. Del dolore
che aveva sconvolto il padre, portandolo prima allesaurimento e poi
alla decisione di allontanarsi dallIrlanda per farsi una nuova vita.
Avrei voluto conoscerla.
Sollevò il viso, sorridendomi. Ti sarebbe piaciuta.
Anche se, conoscendovi, vi sareste scontrati più volte. Non aveva
un carattere tanto facile, sai?
La strinsi forte. Era esile, leggera, quasi trasparente. Eppure forte. Lei
mi dava la forza di andare avanti. Lei mi infondeva coraggio. Ero furioso,
avrebbe dovuto essere il contrario!
Mi guardò di nuovo, sorridendo appena. Mi diede un bacio leggero
e ripetè - Ti amo.
Tre giorni dopo tornai in Germania. Da solo.
Karl era venuto in aeroporto a prenderci.
Quando mi vide arrivare solo, colsi il panico nei suoi occhi.
Kim?...
Credo di avergli risposto in tono assolutamente incolore
non avevo
forza, non ero in me.
Se nè andata
per sempre.
Il suo sguardo era sempre fisso sulla piazza, quella piazza dove aveva
chiesto di sposarlo alla donna più importante della sua vita.
Gli occhi neri, tristi, profondi, lontani
.
Eppure erano gli stessi occhi che, gelidi e duri, mettevano in soggezione
i più forti bomber del campionato tedesco ogni settimana.
Rimase in silenzio per un po.
Ripensai alla sua storia, al dolore che doveva aver provato. Al fatto
che non si era mai sfogato con nessuno, che si era sempre tenuto tutto
dentro. Alla corazza che si era costruito tuttintorno, tanto spessa
ed impenetrabile da far pensare a tutti che nel suo petto non battesse
un cuore umano.
Pensieri. Emozioni. Tristezza. Per quellamico che aveva deciso di
confidarsi con me. Perché, poi, lo sapeva solo lui
Perché
listinto non laveva mai tradito, mi aveva detto una volta
Sempre così severo, con gli altri e, soprattutto, con sé
stesso
Allimprovviso, unidea
unidea assolutamente folle
( ma cosa non era pazzesco quella sera?) mi balenò per la mente
Benjiamin
. Kim non è morta, vero?
Chiuse gli occhi abbassando leggermente il capo. Poi lo sollevò,
sorridendo appena.
Lo vedi? Il mio istinto non sbaglia mai!
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