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Ciao a tutti
da Saki e Aya che sono liete di presentarvi una storia originale di Lilith,
ecco una breve introduzione ma se volete comprendere meglio andate e leggete
i primi due capitoli. Buona lettura!
Lei camminava. Il vento
le sgomberava gentilmente la via da cartacce, lattine e piccoli infidi
sassolini, il quale unico compito è quello di infilarsi fra i solchi
delle suole delle scarpe.
L'i-pod acceso, una canzone romantica in riproduzione.
Tintinnii, violini, voce melodica le coprivano i duri rumori sgraziati
della realtà: martelli pneumatici, clacson, frenate, urla...
Una camminata regolare, lenta, a testa bassa per poter ascoltare meglio,
dalle piccole cuffie, una qualsiasi variazione della tonalità.
Mani trasandate in tasca. Jeans chiari attillati e una canotta dalla forma
e dal colore anonimo, proprio come la sua figura.
Una ragazza, se la si guardava con attenzione. Non che non fosse femminile,
anzi, ma il suo porsi e la sua capigliatura, corta e lasciata al caso,
destava molti sospetti, in particolare a scuola, dove le battutine erano
all'ordine del giorno.
Mentre camminava capitava raramente che alzasse il viso, anche solo per
controllare se poteva attraversare la strada.
Perennemente nascosta nel suo involucro di vestiario.
Prese l'i-pod dalla tasca e alzò il volume al massimo.
Non era più su una squallida strada periferica.
C'era solo lei, lungo una via. Niente più niente meno.
Poteva muovere le labbra, cantare, agitare le mani come se stesse suonando
lo strumento della canzone in ascolto, che tanto la frenesia della città
non si sarebbe fermata a considerarla.
Lei era lì, nella realtà della vita.
Lui. Lui non c'era e non ci sarebbe mai stato.
La canzone terminò e lei abbassò il volume, tornando ad
essere una delle tante su un marciapiede.
Riprese l'i-pod. Rimise la canzone, lo ripose nella tasca.
Ora era di nuovo una piccola principessa in un'ampia sala da ballo.
Si guardò.
Aveva un vestito stupendo, color ghiaccio fasciante sulle sue curve femminili,
al di sotto del quale spiccavano delle scarpette di cristallo, come quelle
di Cenerentola.
Il suo mento era finalmente alto, il sorriso smagliante illuminato da
un sobrio rossetto, la pelle di un colore uniforme, i suoi occhi, appena
truccati, risplendevano nella loro luce celestina.
I suoi capelli, magicamente lunghi e mossi, erano arroccati in una strana
acconciatura.
La principessa era lì. Regalmente seduta, aspettando il suo cavaliere.
Si girò, conscia di quello che le sarebbe accaduto chiuse gli occhi
e lasciò che la realtà la travolgesse.
Un impatto. Un vetro rotto. Un tonfo sull'asfalto rovente d'estate e la
canzone romantica che continuava a far vibrare le cuffie.
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