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Capitolo 3. Una parte di te

 

DISCLAIMER: I personaggi citati non sono miei ma di proprietà di Mitsuba Takanashi ®

DISCLAIMER: La canzone “Un Senso” che troverete nel testo è di proprietà di Vasco Rossi ®

E rieccomi qui! Innanzittutto, prima di scrivere qualche cavolata ^^;; Scusatemi se aggiorno raramente ma sono una persona che se non ha l’ispirazione NON scrive e siccome ho anche una vita da mandare avanti con i miei ‘piccoligrandi’ problemi, non posso proprio mettermi a scrivere di frequente soprattutto perché di solito l’ispirazione mi viene di notte. Ma ahimè la notte si dorme ^^ e quando non dormo (appunto per scrivere), il giorno dopo sono talmente stanca e stordita che non concludo un tubo! E siccome uno dei miei “buoni propositi” per l’anno nuovo è quello di cambiare atteggiamento (= non essere pigrona, vivere a pieno, studiare e reagire a tutto…) allora cerco di fare sempre qualcosa che mi sia utile e che mi facccia stare bene. E quello che mi fa stare (molto) bene è anche scrivere…in particolar modo andare avanti con questa fic. Quindi prometto che m’impegnerò di più ma siate pazienti ;) Buona lettura!

 

Stanza d’albergo.

Lentamente aprì gli occhi. La vista annebbiata le impediva di mettere a fuoco le pareti della stanza.

-Ma…ma dove sono?- pensò a voce alta.

-Sei in una camera d’albergo- la informò Takeru con tono schietto.

-Co-cosa??- balbettò agitata la ragazza destandosi del tutto dallo smarrimento iniziale.

Era pallida in volto, ancora un po’ assordata; restò smarrita sul letto stringendo tra le mani il lenzuolo, indecisa se chiedere spiegazioni oppure andare via. Era arrabbiata.

-Mi hai fatto preoccupare- le disse imbarazzato suo fratello ruotando gli occhi.

‘Mi ha di nuovo frainteso!’

-Bhè…scusa…però…- ora si sentiva ancora più confusa, quasi in colpa. “Voglio te, Kayano” le aveva detto proprio così. Ora perché si stata preoccupando?

-Senti…non vorrai dirmi che hai creduto a quello che ti ho detto prima?- domandò Takeru quasi avesse potuto leggerle la mente.

-Eh?- si inibì lei.

-Certo che sei proprio tonta! Io stavo scherzando! Eri spaventata dalla situazione, e io l’avevo notato, così ho voluto prenderti un po’ giro. Chi se lo aspettava che saresti svenuta?

‘Ma questo ragazzo è davvero un diavolo! Ora basta, torno immediatamente a casa!’

Takeru proseguì con voce serie questa volta: -Poi ti ho vista anche piangere mentre cadevi…mi sono spaventato da morire.-

La stava fissando negli occhi.

-Non sono stato io a portarti in questa stanza: il proprietario dell’albergo mi ha visto mentre ti sorreggevo e ci ha portato qui. All’inizio ha frainteso e io per poco non finivo al commissariato di polizia! Ti sembra giusto? Poi gli ho detto che siamo parenti, quindi si è tranquillizzato. Ovviamente ho dovuto pagare la stanza, tsk! Se avessi avuto davvero intenzione di portarti in un love hotel ne avrei cercato uno decisamente migliore, non credi?

L’ultima frase era palesemente provocatoria. Scoppiò in una fragorosa risata.

Kayano finalmente poté rilassarsi; rideva assieme a lui contenta di ciò che aveva sentito.

‘Questo significa che non mi fido ancora di lui?’. Avrebbe dovuto capirlo che quello era il solito Takeru: uno a cui piace scherzare per mettere in difficoltà gli altri. O metterli alla prova. Non era il caso di prendere troppo sul serio i suoi continui dispetti.

-Hai fame?- chiese Takeru alzandosi dalla sedia su cui era seduto.

-Un po’- rispose arrossendo la ragazza sentendo il suo stomaco brontolare.

-Ah ah, solo un po’ eh? E quello che ho appena sentito cos’era?- rise di gusto il ragazzo mentre prendeva del tofu* che era stato portato poco prima. Era ancora caldo.

-Stupido!- alzò la voce Kayano alzandosi di scatto dal letto e mettendo il broncio.

-Va bene, va bene- si arrese lì per lì lui trattenendo una risata. -Però mangia, sei debole.- Dimmi…sei svenuta perché sei stressata, è così? Nell’ultimo periodo avevo capito che non stavi bene. Non reggi più la situazione-

I suoi occhi esprimevano una dolcezza veritiera.

-Si- disse lei tornando a sedersi sul letto, un po’ in colpa.

Stavano gustando il tofu ancora ben caldo; il silenzio tra di loro era un protagonista astratto. L’aria, leggermente grave, opprimeva l’atmosfera della stanza.

‘Perché mi sento così tesa?...Takeru si sentirà allo stesso modo?’

‘Non reggo più questo silenzio’

Nonostante l’insicurezza dei loro cuori, il tiepido profumo del tofu penetrava sino in fondo all’anima. Era piacevole.

-Questo albergo non è poi così squallido, non trovi?- ruppe il silenzio Kayano notando con stupore quanto quella camera fosse arredatacon un certo gusto.

-Già- rispose Takeru che aveva appena finito il suo tofu.

Non si poteva di certo definirla elegante o spaziosa, ma aveva un non so che di grazioso. L’armadio pareva ricordare uno di quelli che si vendono alle fiere la domenica mattina, in un quartiere alla periferia di Tokio: stile retrò. Il comodino era simile, anche se pressoché minusccolo; la scrivania, invece, era di quelle molto semplici. Su di essa vi erano appoggiate delle riviste turistiche sul Giappone del Nord e delle penne, probabilmente scariche. Una delle tante copertine risaltava all’occhio più delle altre, per il suo slogan scritto a caratteri grandi. Diceva “Benvenuti nel magico mondo del Sol Levante”.

Fuori dalla finestra il cielo diventò così cupo che non si vedevano più le stelle. Tutto pareva immobile, quasi il tempo avesse dimenticato di battere i secondi, i minuti, le ore.

C’era anche un posacenere sul comodino, che però stonava con il resto dell’arredamento: era insopportabilmente colorato. Il letto, matrimoniale, era enorme, forse troppo date le dimensioni della piccola camera. Però era soffice. Le lenzuola, bianchissime, emanavano una delicata sensazione di pulito, e nell’aria si avvertiva un lieve profumo di lavanda. O mughetto.

Kayano, senza rendersene conto, stava cominciando a sentirsi a suo agio in quella dimensione sconosciuta. Non era mai stata in una stanza d’albergo e quindi all’inizio non aveva saputo come comportarsi, si era spaventata senza motivo.

E poi c’era Takeru…Quando era in sua compagnia, Kayano si sentiva sempre molto ansiosa; ma non era un sentimento del tutto negativo. Probabilmente i loro sentimenti, che ora vagavano incerti in quella piccola stanza, non erano ancora abbastanza maturi. Il loro affetto, seppur sincero, era in attesa di sbocciare…come una pianta che ha bisogno d’acqua giornaliera per crescere. Il loro legame era esattamente come un fiore che sta per sbocciare: fragile e incerto.

Ma genuino.

Avevano finito di mangiare già da un po’. Kayano, incuriosita, aveva voluto frugare qua e là: aveva scoperto che dietro un angolo nascosto c’era persino un bagno. Vi era entrata e, a bocca aperta, aveva esclamato “cavoli!’

-Cosa?- chiese suo fratello dietro di lei.

-Guarda le piastrelle! Sembrano luccicare!-

-Ah- fece lui disinteressato.

-Cos’è quella faccia? Mia madre dice sempre che le piastrelle ben pulite denotano una bella personalità e un rispetto per se stessi e per gli altri! Non lo sapevi?!-

-…e infatti ogni domenica tu e lei pulite a fondo le piastrelle del bagno e della cucina facendo un gran baccano con le vostre chiacchiere…Tsk!-

-Eh?…ehy ma tu non ci sei mai la domenica mattina! Come fai a saperlo? Mi hai spiata!!!- Kayano era un po’ imbarazzata.

-A volte resto in casa perché mi sveglio tardi, e tu invece pensi che sia uscito. Così mi metto ad origliare dietro l’angolo, ahahahhaha- rise di gusto il ragazzo.

-Brutto str…come ti sei permesso? Sei stato un maleducato!-

-…ma io lo facevo perché m’interessavi.-

‘Eccolo…il mio Takeru. Sempre dolce per vie traverse…ma a me piace così.’ ‘Davvero ti interessavi a me? Volevi sapere tutto dei miei comportamenti?’

In quel piccolissimo bagno rettangolare, dove echeggiavano regolari le gocce che il lavandino perdeva, le piastrelle brillavano al posto di quelle stelle scomparse. Ora nel cielo facevano capolino solo nuvole minacciose.

-A quanto pare ti stupisci per poco- disse poi Takeru dirigendosi vicino la finestra che dava sulla strada principale dell’albergo. Era spalancata e il vento fresco gli accarezzò il viso scompigliandogli i capelli neri.

-Hum, forse- disse lei avvicinandosi a lui.

Scrutandolo alle spalle pensò che suo fratello era molto bello. Non che non se ne fosse mai accorta prima, ma lei si era innamorata di lui per tutt’ altri motivi; invece ora si rendeva conto di quanto fosse affascinante come ragazzo. I suoi capelli neri…liberi a quel piacevole vento…le spalle forti…E lo sguardo…Kayano ne era rimasta ammaliata sin dal quel giorno fuori da scuola, quando Takeru, per la prima volta le rivolse la parola prendendosi gioco di lei. (vedi numero 1 del manga ^^). I suoi occhi, stranamente grandi, sprigionavano una luce insolita, diversa da altri…intensa…da abbagliare qualsiasi cosa. Quando Takeru la guardava, lei sentiva dentro di sé che in quegli occhi così neri si celava qualcosa di molto profondo: un bagliore radicato…illimitato. In quegli occhi ci si poteva perdere in chissà quali territori sconosciuti, popolati di ombre e di luce, per non fare più ritorno.

Era stato così che Takeru aveva fatto perdere la testa a sua sorella?

No. O solo in parte. Perché Kayano, abbandonandosi a quella luce intrisa di fuoco, aveva visto oltre.

Aveva visto qualcos’altro.

Ombre.

Paure.

Solitudine.

Rabbia.

Violenza.

Senso di colpa.

Dolore.

Istintivamente lo abbracciò, quasi a chiedere a Qualcuno ‘aiutaci’. Perché lui ha bisogno di me, più di quanto ne abbia io.

‘Finalmente ho capito: io amo Takeru più di ogni altra cosa. Sono pronta a combattere, a non avere più paura degli altri; anche di mia madre…lei deve accettarlo. Voglio sostenerlo…’

‘Stavo quasi per dimenticare i numerosi ostacoli che abbiamo affrontato per diventare quello che siamo oggi. Ho promesso di essere più forte! Per il bene di entrambi…’

‘Oggi voglio crescere…’

‘…insieme a lui…’

La pioggia cominciò a scendere copiosa impregnando la stanza di quel tipico odore di umido. All’improvviso si udì il rimbombo di un tuono in lontananza.

Voglio trovare un senso a questa sera
Anche se questa sera un senso non ce l’ha

La pianta va alimentata. Anche con una sola goccia giornaliera.

Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l’ha

-Vuoi tornare a casa?- le chiese con tenera innocenza.

‘Questa potrebbe essere l’ultima notte che restiamo soli: tra poche ore i nostri genitori sapranno la verità.’

Inconsapevolmente lo strinse più forte, per sentirlo vicino.

Voglio trovare un senso a questa storia
Anche se questa storia un senso non ce l’ha

‘Ho paura. Mi tremano le gambe…ma questi sentimenti che sto provando sono sinceri. Amo il mio fratellastro. Forse il nostro è un sentimento ancora immaturo ma desidero che cresca, proprio come siamo cresciuti noi in quest’ultimo anno.’

La luna e le stelle si erano nascoste chissà dove…mentre la pioggia continuava a cadere sempre più fitta. Era piuttosto rilassante ascoltarla, dava la sensazione di cullare le loro angosce. Quasi a pulire le loro anime…

In quella notte di un’estate appena iniziata, il temporale, incessante, era il loro unico complice.

L’acqua l’unica spettatrice…

-Takeru restiamo qui- disse con dolcezza Kayano sprofondando nel suo petto mentre lo abbracciava.

‘Ti prego sii serio’

Voglio trovare un senso a questa voglia
Anche se questa voglia un senso non ce l’ha

Takeru le accarezzò i capelli, lentamente.

L’alchimia che scaturiva dai loro corpi danzava candida nell’aria.

Si baciarono.

Fu dapprima un bacio molto tenero, un bacio di conferma…Poi diventò passionale…sempre più esigente.

‘Acciderba le gambe non mi reggono.’

Ritrovandosi sul soffice letto, al centro della stanza, si sentirono incerti e felici allo stesso tempo. Soprattutto Kayano che non aveva avuto prima di allora alcun genere di esperienza con l’altro sesso, avvertiva un certo disagio. Takeru, per la prima volta nella sua vita, si sentiva insicuro…era preoccupato di farle male…si sentiva responsabile. L’amava sul serio…

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà...
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà...

Ora la passione divampava in quel grande letto, che prevaleva sul pudore cancellando ogni tensione. Lui le baciò le labbra. Una, due, tre volte…per poi leccarle i contorni. Cercò la sua lingua. Kayano schiuse la bocca per compiacerlo…perché anche lei aveva voglia di baciarlo. Continuarono a cercarsi con la lingua, a leccarsi reciprocamente con ritmo sinuoso.

Voglio trovare un senso a questa situazione
Anche se questa situazione un senso non ce l’ha

‘Non posso credere che stia accadendo. Cosa mi succede? Ho bisogno di lui…ho voglia di impazzire…e…

non aver paura di nulla!.’

Pensò Kayano mentre tentava di togliere la maglia di suo fratello. Si fermò alquanto imbarazzata per qualche istante.

‘Ma sono proprio io?’

Non si era resa conto di quello che stava facendo. Erano gli impulsi del suo corpo a dettar legge.

‘Sono schiava di quest’uomo che mi sta di fronte.’

Voglio trovare un senso a questa condizione
Anche se questa condizione un senso non ce l’ha

Guardandolo, aspettò con timore un suo consenso…un cenno qualsiasi. Takeru non la fece attendere molto e l’aiutò a liberarsi della T-shirt. E così Kayano potè ammirare il suo torso nudo: lo toccò e lo sentì molto caldo e possente sotto le dita. Takeru, dal canto suo, le stava sbottonando la camicia bianca…Bottone per bottone…

Uno…

Due…

Tre…

Kayano era totalmente dominata da uno sconvolgente desiderio: avrebbe voluto coprirsi il viso dalla vergogna.

-Kayano… ti prego guardami- La voce di Takeru era dolce e sensuale.

La ragazza era ormai seminuda e istintivamente si coprì il seno con le mani, abbassando gli occhi. In viso visibilmente rossa.

-Kayano…guardami…- ripetè suo fratello. –Se non te la senti ci fermiamo qui.-

‘Non farei mai qualcosa che va contro la tua volontà. Ti desidero perché ti voglio bene Kayano!’

La baciò teneramente sulla fronte.

Il cuore di Kayano scoppiava in petto…

‘E’ Takeru che voglio! E lui non è un estraneo: vorrei dimostrargli ciò che ho dentro, perché ciò che sento è talmente grande che non posso più tenerlo per me. Sono sincera, lo amo tantissimo!’

Scoprendo il seno si avvicinò di più a lui; lo abbracciò appoggiandosi al suo petto. Sentì i loro battiti, così forti…così simili…Poi sollevò il viso e lo baciò con passione finendo volontariamente all’indietro, sul morbido letto, tirandolo su di sé. I loro corpi erano vicinissimi….L’uno poteva sentire ciò che l’altro stava provando…

Desiderio…calore…eccitazione…

Continuarono a baciarsi a lungo, mentre si liberavano degli ultimi indumenti che avevano indosso. Il disagio era scomparso del tutto. I loro respiri si fecero più spasmodici, le carezze più vogliose…Le mani di lui esploravano il corpo formoso della ragazza mentre lei gli graffiava la schiena attirandolo al suo corpo quando le toccava i seni.

Stava impazzendo.

‘E’ questo che chiamano amore?’

Si domandò Kayano sentendo la lingua del fratello sul collo: lo stava leccando lentamente…per poi scendere piano lungo il petto divorando con la bocca prima il seno destro...poi quello sinistro…

Rabbrividivano di piacere…

Soddisfatto di sentire i gemiti vogliosi di sua sorella continuò a leccarle i seni, a volte mordendoli tra i denti…

Kayano era su di giri…stava ansimando…e non poteva più aspettare…

Voleva essere completamente sua!

Più avvertiva quei brividi lungo la schiena, più desiderava che lui non si fermasse…e che anzi, la facesse impazzire.

Takeru era soddisfatto perché sentiva Kayano completamente in suo potere.

‘Ti voglio amare…’

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà...
Domani un altro giorno... ormai è qua!

Si fermò all’improvviso, avvicinando il suo viso a quello di lei. La guardò.

Ancora ansimava…e lui sorrise. Kayano rispose al sorriso.

‘Si, mi stai facendo impazzire, contento?’

Gli prese il viso tra le mani, sfiorò la sua bocca con le labbra. Lo baciò pianissimo.

Si guardarono per qualche istante. Occhi negli occhi…

La pioggia incessante picchiava sui vetri, i tuoni in lontananza rumoreggiavano con prepotenza.

Sarebbe stata un’estate indimenticabile, quella.

Le chiacchiere a scuola, i ritardi, gli equivoci,

i baci rubati,

i silenzi, i lunghi chiarimenti, il nascondersi,

i pianti,

i sorrisi, gli abbracci dati prima dell’arrivo dei compagni, o in palestra, l'appoggio morale dei veri amici…Kamijo, Haru e Natsu.

E adesso l’estate quali altre sorprese avrebbe riservato?

‘Voglio ricordare ogni momento passato.

Voglio custodire in me ogni singolo giorno trascorso con te.

E adesso,

in questo preciso momento,

desidero con tutto il mio cuore

essere una parte di te.’

‘Lo vuoi anche tu, vero Takeru?’

In quel momento il ragazzo percepì in lei totale sicurezza…totale gioia…Anche lui poteva essere felice adesso, adesso che aveva trovato una persona che lo capiva, che non lo accusava, che gli stava accanto accettando tutto, anche soffrendo…

Ora i sensi di colpa di quel passato tormentato potevano annullarsi. Il suo cuore era completamente libero di amare…di amare lei.

‘Chiudo gli occhi.’

‘Sentire le tue mani scivolare lungo i miei fianchi.’

‘Mi baci per rassicurarmi.’

‘Le tue labbra cercano le mie.’ ‘Si Takeru…sono pronta!Sono tua!’

‘Nella stanza sento solo il profumo della tua pelle, e il tuo respiro ansimante…Il tuo profumo è inebriante…’

‘Non voglio più attendere amore.’ Pensarono entrambi mentre i loro corpi piano si univano.

Lo senti anche tu questo filo invisibile che ci unisce?

Ci sta stringendo…

E ancora…

Ci unisce…

Annulla tutto…

Ancora…

Siamo soltanto noi…

Io sento te…

Tu senti me…

Il nostro piacere…

Unico…

‘Siamo una cosa sola’

- Ahh-


Voglio trovare un senso a tante cose
Anche se tante cose….un senso non ce l’ha.

Fine 3.capitolo


 

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