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Capitolo 5. Un addio


La canzone "Come se non fosse stato mai amore" è di proprietà di Laura Pausini ®

Ritorno a casa Edogawa:
Finalmente erano tornati a casa. Più di chiunque altro era Kayano ad essere sollevata per il ritorno: negli ultimi giorni, a casa della nonna di Takeru, si era sentita una peccatrice agli occhi di sua madre, la quale non le rivolgeva la parola da quella notte. La nonna di Takeru, preoccupata per suo figlio e suo nipote, non aveva fatto caso alla situazione sgradevole. O forse aveva fatto finta di nulla. Mamoru stava decisamente meglio: era stato proprio lui a proporre di tornare a casa, nonostante le insistenze di sua madre per farli rimanere ancora qualche giorno. " Ti prometto che me ne starò buono a letto, ma a casa mia" le disse per confortarla. E aveva aggiunto, in una maniera che a Kayano sembrò molto tenera, "con la mia famiglia che si è sempre presa cura di me". Tokiko lo aveva abbracciato. Non era stato soltanto un abbraccio affettuoso, in quel momento avrebbe voluto avere il suo sostegno, appoggiarsi a lui, chiedergli "cosa facciamo adesso che i nostri figli ci hanno scombussolato la vita?". Ma non poteva farlo. Doveva tacere e tenere quel segreto per sé, perché Mamoru doveva rimettersi, aveva bisogno di tutto l'affetto e il sostegno della sua famiglia… e non di certo di uno scandalo!
Tuttavia, pur essendo a casa, Kayano non si sentiva per niente sollevata. Gli sguardi freddissimi di sua madre le ricordavano quello che era accaduto e la facevano sentire in colpa. Sporca. Inoltre, da quando Takeru aveva saputo di suo padre, le aveva rivolto la parola si e no due volte; quasi a volerla allontanare dai suoi pensieri, dalle sue paure. Ma perché? Ora che dovevano stare vicini e sostenersi a vicenda…Una mattina, sentendo sua madre uscire per andare al market, aveva bussato alla porta di Takeru…
"Avanti"
"Ehm… Takeru" non sapeva precisamente cosa chiedergli. Da dove cominciare? Ma forse sarebbe stato lui a rassicurarla subito interrompendo l'imbarazzo. Ma…
"Kayano credo di sapere perché sei qui. Ma in questo momento non voglio parlare, cerca di capirmi."
Le aveva risposto così. E così Kayano "certo, lo capisco" richiuse la porta alle sue spalle e tornò a guardare la tv sul divano. C'era rimasta male, ma doveva avere pazienza; dopotutto chi meglio di lei poteva conoscere i malumori di suo fratello? 'Pazienza' continuava a ripetere.
Passarono due settimane, ma la situazione generale non migliorò, anzi, Kayano aveva la netta sensazione che fosse peggiorata. Sua madre le rivolgeva a stento la parola, giustificando a Mamoru che era arrabbiata con sua figlia per una questione personale, che riguardava solamente loro due. Mamoru, uomo molto discreto ne restò fuori e non fece più domande. Tuttavia, vedendo giù di morale la ragazza, spesso chiacchierava con lei di musica J-Pop e di Idol. Kayano non poteva che esserne contenta: almeno riusciva, per qualche ora, a distarsi dai suoi brutti pensieri.
L'estate finì, così com' era iniziata. Takeru non aveva avuto la minima voglia di parlare con sua sorella, della loro situazione, si era limitato a rimandare dicendo "non mi va di parlare, scusami". Non era mai stato brusco, ma quel suo mutismo feriva Kayano in maniera crudele. Con chi poteva sfogarsi? Sua madre era a dir poco delusa e arrabbiata, Mamoru era all'oscuro di tutto e il suo ragazzo aveva ricominciato a fuggire dai problemi: proprio come faceva un tempo, quando lei neppure lo conosceva. Aveva ricominciato ad auto punirsi? No…Kayano non lo voleva credere.
In un Bar a Shibuya
"Grazie di essere venuta Haru" disse Kayano all'amica mentre giocherellava abbattuta con la cannuccia del succo alla menta.
"Ma figurati! Mi andava proprio di uscire!"
"Non dovevi uscire con Kamijo?" chiese Kayano, titubante se parlare o no all'amica di ciò che le era successo.
"Ma no! E poi oggi Kamijo e gli altri si stanno già allenando a scuola. Sai com'è fatto Kamijo… da quando è diventato capitano della squadra di basket pretende il meglio da tutti. Bhà… Ahhh- sbadigliò - io non ho mica voglia di tornare a scuola domani! Sarà il nostro ultimo anno Kayano! Ma ci pensi?"
"Già" disse l'altra sconsolata.
"Dimmi Kayano, c'è qualcosa di cui vuoi parlarmi?" chiese d'improvviso Harukawa "Al telefono mi sei sembrata strana… e poi quest'estate non sei uscita con noi nemmeno una volta! Anche Natsu è preoccupata!"
"Hmm già …" si scoraggiò Kayano pensando di non essere stata affatto carina con le sue due migliori amiche.
"Perché non hai telefonato?" la interrogò l'amica con tono di finto rimprovero.
"Ehm avevo le lezioni di recupero, e i compiti …" si giustificò Kayano.
"E poi ?" la incitò a parlare Haru.

"E così Takeru non ti parla più?" le chiese l'amica che aveva bevuto l'ennesimo caffè. Erano ancora al bar, sedute l'una di fronte all'altra al loro solito tavolo. Peccato che i tempi in cui gioivano tutte insieme parlando dei loro amori, corrisposti oppure no, sembravano ormai molto lontani. Erano a quel tavolo, senza Natsu (che probabilmente era ancora in vacanza con il suo ragazzo),a parlare di circostanze disperate, senza aver la più pallida idea di come fare per riappropriarsi di quella felicità lontana.
Kayano si era finalmente sfogata con qualcuno: erano settimane che ne sentiva il bisogno ma sperava che sua fratello si facesse avanti per starle vicino. Ma non era accaduto. Così aveva alzato la cornetta del telefono e digitato il numero di Haru. Però stavolta nemmeno Harukawa, che aveva sempre avuto una soluzione a portata di mano, riuscì a sostenerla; non sapeva cosa dirle per farla star meglio. Ma quando vide gli occhi di Kayano inumidirsi… le disse fingendosi speranzosa: "Dai su, devi tenere duro anche questa volta! Sono sicura che si sistemerà tutto! Però devi farti coraggio e parlare con Takeru, anche se lui ti evita!" corrugò la fronte in segno di disapprovazione "quello certe volte è proprio stronzo!".
' E' la solita Haru' pensò Kayano.
'Ma ha ragione lei: devo parlare a Takeru! Ogni giorno diventa sempre più difficile per me e sento il bisogno di abbracciarlo…di baciarlo…'
'Non posso credere che dopo quella notte in cui abbiamo fatto l'amore non ci siamo più toccati'
'Acciderba Kayano a cosa pensi?'
Da quando aveva provato ad avere tutto per sé Takeru, non riusciva a fare a meno di pensare che avrebbe voluto far l'amore con lui ancora. Ma non solo, aveva una terribile voglia di parlargli, come accadeva fino a qualche mese prima.

Casa Harukawa
- Si Kamijo, le cose stanno così! Come devo fartelo capire?- disse Haru alzando un tantino la voce. Era al telefono con Kamijo, il suo ragazzo.
- Uhm… mi dispiace per Kayano, sicuramente starà soffrendo molto…- rispose il ragazzo molto dispiaciuto. Un tempo era stato innamorato di Saito, e anche molto… Però col tempo aveva capito che probabilmente non sarebbero mai stati bene insieme, e poi Kayano si era innamorata di Takeru e lui aveva rinunciato senza lottare: sarebbe stata una partita persa in partenza dato che il suo rivale era Takeru. Poi si era accorto di Haru … con lei si era reso conto di stare davvero bene; così era riuscito a lenire le sue ferite d'amore.
- Bhè cerchiamo di starle vicino, soprattutto adesso che ricomincia la scuola e riusciremo a vederla ogni giorno- proseguì la ragazza.
-Certo!-


Kayano camminava per una via adiacente ad un piccolo parco, da dove provenivano alcune voci di bambini vivaci. Non era tornata subito a casa, dopo aver salutato Haru, aveva voglia di camminare e riflettere sulla sua situazione. Non ne veniva a capo di nulla però. Aveva bisogno di Takeru…e allora perché lui sembrava fregarsene? Possibile che avesse già dimenticato quello che c'era stato quella sera? Quella notte in albergo in cui si erano legati per sempre… che avevano fatto l'amore… Ma forse era soltanto lei a vederla così; dopotutto i giovani hanno rapporti sessuali con i propri coetanei senza farsi troppi pensieri, o senza dare un significato troppo profondo a quel gesto… Ma possibile che anche Takeru si comportasse così? Perché ora pensava questo di suo fratello? Bè lui aveva già avuto altre ragazze prima di mettersi con lei, e ci era andato a letto (lo aveva confermato lui), ma lei credeva di essere importante per lui, che le esperienze con le altre fossero state solo un modo per fuggire dalla realtà… Si fermò a guardare l'interno del parco attraverso la recinzione: i bambini si rincorrevano facendo un girotondo intorno ad una giostra, le mamme erano poco distanti, sedute su una panchina e parlottavano tra loro. Alcuni ragazzi facevano jogging percorrendo il perimetro del giardino. Kayano guardava i loro gesti come in trance…
' Perché non posso tornare al passato? Se questa è la punizione che devo subire… preferisco tornare indietro e non innamorarmi di lui. Non si rende conto che mi sta facendo del male? Devo parlargli il prima possibile, se questa storia deve finire… se questa storia…'
Le lacrime fuoriuscirono da sole, incuranti dei passanti.
Quando fu davanti al cancello di casa, vide Takeru seduto sugli scalini. Quando si accorse di lei, ancora ferma fuori al cancello, si alzò e la raggiunse. Aprì il cancello ma inveve di farla entrare uscì lui. Che finalmente si fosse deciso a parlarle?
- Ti va di passeggiare? Tua madre è andata a trovare tua nonna, sarà a casa domani mattina, quindi penso non ci siano problemi- Aspetta da lei un cenno.
- Si, ok...- Kayano non aspettava altro.
Camminarono per almeno una mezzora, senza mai rivolgersi la parola. La ragazza si sentiva ansiosa ed era preoccupata… cosa stava per accadere? Un brutto presentimento le si insinuò nel cuore, cercò di scacciarlo… ma invano. Chissà cosa stava pensando Takeru. La sua espressione era impenetrabile, ma Kayano si sforzò di comprenderlo e le sembrò di scorgere un segno di sofferenza sul suo volto.
Scherzo del destino si ritrovarono ad entrare in quel piccolo parco in cui, un'ora prima Kayano si era fermata ad osservare la gente che vi era dentro indifferente alla sua sofferenza: i bambini aveva continuato a giocare ridendo, le mamme a parlare tra loro e i ragazzi a fare jogging. Ora il parco era semi deserto: i bimbi erano probabilmente tornata a casa per la cena e gli altri, probabilmente stanchi, si erano ritirati nelle proprie abitazioni. C'erano solo dei passanti, che con lo sguardo stanco, si dirigevano da una parte o dall'altra del parco per uscire dai cancelli.
'Per favore Takeru parla!'
Lui indicò una panchina vuota e si sedettero. Lei teneva le mani appoggiate sul grembo e a volte scrutava suo fratello per capire quando avrebbe parlato.
- Kayano scusami per quest'ultimo periodo-
'Ah finalmente! Takeru…'
- Non sapevo come affrontare la cosa… cioè non mi aspettavo una reazione tanto forte da parte di tua madre-
- Nemmeno io- fece la ragazza seccandosi un po'. Aspettò che lui proseguisse.
- E poi c'è stato l'infarto di mio padre, e quindi ho preferito evitare ogni discussione. -
- Si lo capisco-
- Kayano, io con te sono stato sincero, soprattutto quella notte… credimi-
- Si ti credo Takeru-
'Ma cosa sta per succedere?' Le gambe le tremavano e le mani ero divenute improvvisamente fredde.
Il ragazzo esitò per qualche istante.
- Non voglio girarci intorno… io credo sia meglio prenderci una pausa-
- Co-cosa??- si girò di scatto a guardarlo? Lui teneva lo sguardo fisso su un punto oscuro davanti a sé.
- Cerca di capire Kayano…Mio padre non si è ancora ripreso dall'infarto, lo sai anche tu e io non voglio essere la causa dei suoi dispiaceri.-
- Ma perché pensi questo? Ti senti ancora in colpa perché tua madre ti ha abbandonato?? Pensi che sia colpa tua se tuo padre sta male?- Non si era resa conto di aver alzato la voce. Il cuore le batteva così forte da farle male. Stava perdendo il controllo senza rendersene conto.
- E anche se fosse?- le disse Takeru, questa volta guardandola dritto negli occhi.
E allora Kayano capì.
Capì che in quel momento, colui che le stava vicino non era lo stesso di qualche mese fa, non lo era più… Era tornato il ragazzo diffidente di qualche anno prima.
' No… no Takeru, non farti del male…'
Gli prese una mano.
- Senti Takeru, hai perfettamente ragione: tuo padre non si è ancora ripreso e adesso non è certo il momento di dargli una notizia tanto delicata. Però… però io non voglio allontanarmi da te; IO VOGLIO STARTI VICINO!- le lacrime erano sul punto di uscire. Ma si trattenne.
Lui ora non la guardava più.
- Qualche giorno fa ho fatto domanda per trasferirmi nell' Istituto Moriyama, studierò lì per i prossimi due anni. (ricordo ai lettori che Takeru è un anno più piccolo di Kayano)
-Ma co…cosa stai dicendo? NO, NON VOGLIO!!!- Lo abbracciò e cominciò a piangere ininterrottamente.
- Ascolta Kayano- disse lui accarezzandole con una mano i morbidi capelli lunghi - è una mia decisione, quindi per favore comprendimi. Non riesco a stare più con te, non riesco a lottare in questa condizione - A questa ultime parole il cuore di Kayano mancò un battito. Le sembrò che il suo corpo stesse vorticando giù, giù per un abisso oscuro…E non sapeva come risalire.
Il cielo si incupì. Alcune nuvole facevano capolino da lontano minacciando pioggia. Ormai era sera e il vento soffiava insistente facendo volare le foglie cadute dagli alberi trascinandole ovunque. L'autunno era alle porte.
- Io ti amo… - la voce, rotta dal pianto, le uscì come un lamento. Lo stava supplicando di ripensarci, mentre lo teneva stretto a sé, sempre più forte, aveva paura che lo stessero portando via.
La testa le girava e ora era tutto il suo corpo a tremare. Il ragazzo, con un'espressione sofferente chiuse gli occhi e l'abbracciò.
'Addio'

Casa Edogawa, il mattino seguente
Ore 7,30. La mamma di Kayano era affaccendata in cucina, intenta nel preparare la colazione. - Kayano muoviti, è tardi!-
Kayano era nella sua camera, con lo sguardo assente. Gli occhi erano gonfi e rossi e nemmeno un po' di correttore e rimmel erano riusciti a mascherare i segni del pianto. Aveva pianto tutta la notte. Quella mattina era diversa da tutte le altre: si sentiva vuota… spenta… Non aveva la minima voglia di tornare a scuola. E il sapere che Takeru non ci sarebbe stato le provocava un forte dolore al petto. Si preparò come se fosse un fantoccio, senza sapere cosa le sarebbe accaduto d'ora in poi. Incurante del suo stato, si infilò la divisa della scuola.
- Kayano la colazione!- sentì sua madre dal piano di sotto. Aprì la porta della sua stanza e scese la scale come un fantasma. Quando sua madre la vide, capì che doveva essere accaduto qualcosa. Si, capì che tra di loro qualcosa era successo. Lei era stata contraria si dall'inizio alla relazione di sua figlia con il suo fratellastro, ed era stata molto chiara. Tuttavia vederla così la faceva soffrire. Erano sempre state unite, si erano sempre sostenute a vicenda dopo la morte del suo primo marito, avevano affrontato qualsiasi problema insieme, con grande coraggio. Anche adesso, avrebbe voluto starle vicino. Le si avvicinò quando la vide sedersi al tavolo per mangiare.
- Stai bene?- le chiese sentendosi in colpa. Kayano alzò lo sguardo, uno sguardo amaro…e rispose secca - Secondo te?- Non si era mai rivolta a sua madre in quel modo, lei stessa ne fu sorpresa. Tokiko ebbe un sussulto. Aveva perso la fiducia di sua figlia?
Evidentemente si.
Kayano stata soffrendo e lei ne era la causa. Ma perché non capiva che lo faceva per il suo bene? Ora che Takeru aveva deciso di cambiare scuola era più tranquilla, ma forse per sua figlia questa notizia era stata un duro colpo: gli occhi rossi lo testimoniavano.
Prima che Takeru scendesse per la colazione, Kayano salì in camera per aspettare che lui uscisse. Non voleva vederlo, le avrebbe fatto troppo male. Ciò che era accaduto la sera precedente era ancora palpabile in lei… non avrebbe sostenuto la sua presenza.
Ieri ho capito che
E´ da oggi che comincio senza te
E tu.. l´aria assente
Quasi come se io fossi trasparente
E vorrei fuggire via
e nascondermi da tutto questo
Ma resto immobile qui
Senza parlare...non ci riesco a staccarmi da te
E cancellare tutte le pagine con la tua immagine
E vivere…
Dopo qualche minuto, sentì la porta di casa aprirsi.
Come se non fosse stato mai amore
Io sopravviverò
Adesso ancora come non lo so
Il tempo qualche volta può aiutare
A sentirsi meno male...
A poter dimenticare
ma adesso è troppo presto
E resto immobile qui
Takeru stava andando via, verso il nuovo Istituto … lontano da lei…
Senza parlare... non ci riesco a stancarmi di te
E cancellare tutte le pagine con la tua immagine
E vivere.. come se non fosse stato mai amore
.. come se non fosse stato amore
come se non fosse stato mai…
Lontano dai suoi amici …
Lontano da tutti…
Chi si sentiva più solo in questo momento?
Lo guardava dalla finestra della sua camera, che si affacciava sull'entrata principale della casa. Gli appariva un estraneo, ma allo stesso tempo quella sua figura le era famigliare…
… e vorrei fuggire via, vorrei nascondermi
Ma resto ancora così, senza parlare, senza dirti ¨non te ne andare¨
Ma i suoi sentimenti, ora, li sentiva rumoreggiare in fondo all'anima e si sentiva confusa.
Non mi lasciare tra queste pagine…
… e poi, e poi, e poi vivere
Un misto di odio e amore si agitava nel suo animo ferito. E non si sarebbe placato tanto facilmente.
come se non fosse stato mai amore
… come se non fosse stato amore
L'immagine di Takeru si fece sbiadita.




 

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