4. Restauro funzionale e studio sperimentale delle prestazioni dell'analizzatore
armonico.
Nel Museo di Fisica sono conservate alcune capsule manometriche solidali
con varii apparati, ma una coppia, pur facendo parte di un apparecchio
per l'interferenza, non è fissata stabilmente. Si è creduto
perciò opportuno studiare il funzionamento di una di queste capsule,
ricavandone le informazioni per il restauro funzionale dell'analizzatore
armonico.
L'oggetto che porta la coppia di capsule è una tavoletta di legno
(14.3x16.4x7.9 cm) in cui sono state ricavate alcune cavità: due
di queste, cilindriche, aperte su ambedue i lati, sono le parti fisse delle
capsule manometriche le quali da un lato terminano con un tubetto metallico
per l'ingresso dell'onda sonora, dall'altro vi si fissano le parti mobili
delle capsule, formate da due coppe di legno portanti tre ugelli in metallo
dei quali due, con rubinetto, per l'uscita del gas e uno per il suo
ingresso 22.
Fra le coppe e la tavoletta viene posta una membrana, leggera ed impermeabile
al gas utilizzato, che dividerà l'aria dal gas (fig.2 ).
Innanzi tutto, si è provato il funzionamento qualitativo della capsula.
Montata una membrana di lattice dello spessore di 0.10 mm, la capsula è
stata collegata con una piccola bombola di gas butano e con un risonatore
di Helmholtz di fronte al quale è stato fatto vibrare un diapason
con esso accordato, prelevati dal Museo. Dopo alcune regolazioni del flusso
del gas e della posizione del diapason, si sono effettivamente osservate
nello specchio ruotante delle tracce con ondulazioni, purtroppo rapidamente
estinguentesi: sia la durata che l'intensità del suono emesso dal
diapason non permettevano un procedere agevole. Si è optato, quindi,
per un moderno generatore d'onda sinusoidale e per un altoparlante ad esso
collegato 23.
Per visualizzare e quantificare l'onda sonora in un modo indipendente (e
senz'altro più affidabile) da quello presumibilmente ottenibile
con le fiamme, si è scelto di utilizzare un oscilloscopio, collegato
tramite un amplificatore, ad un microfono. Per il restauro funzionale della
capsula manometrica ci si è serviti di varie membrane scelte per
evidenziare i loro diversi comportamenti a seconda dell'elasticità
e della densità dei materiali. Il becco per la fiamma, mancante,
è stato realizzato appositamente.
Per mezzo del modello matematico completo sui risonatori proposto da J.W.
Strutt (Lord Rayleigh)24
e della loro trattazione analogica proposta da P.M.
Morse 25,
la frequenza di risonanza della capsula totalmente in aria e senza membrana
è stata valutata 1050 Hz ed anche determinata sperimentalmente.
A questo punto, senza utilizzare il gas, limitandosi ad un intervallo di
frequenze (100-1050 Hz) poco più ampio di quello sondabile per mezzo
dell'analizzatore armonico di Koenig (128-1024 Hz), con un'ampiezza costante
del segnale sinusoidale dell'oscillatore, si è iniziata la raccolta
dei dati relativi alla risposta della capsula con le diverse membrane al
variare della frequenza. Lo studio ha verificato l'ipotesi del diverso
comportamento della capsula in relazione alle caratteristiche meccaniche
delle membrane potendole suddividere in due «tipi»: si è
proseguito nell'analisi quantitativa utilizzando due membrane
emblematiche 26,
una in lattice di spessore 0.10 mm e una in gomma sintetica di spessore
0.65 mm.
Poiché il microfono raccoglieva anche il suono proveniente direttamente
dall'altoparlante (dotato di una risposta in frequenza nota) e quello modificato
dall'ambiente, quantificando i due effetti è stato possibile ottenere
la «risposta normalizzata e corretta» della capsula manometrica.
Raccolti i dati anche per la capsula con la membrana di lattice, si è
passati all'interpretazione delle risposte normalizzate e corrette: i due
andamenti, equivalenti e praticamente costanti per frequenze fra 100 e
700 Hz, si differenziavano notevolmente dopo 700 Hz mostrando come la presenza
della membrana attenuasse e spostasse verso valori più bassi la
frequenza di risonanza della capsula, in misura più accentuata con
la gomma, più ridotta con il lattice. In particolare le membrane
più pesanti, le quali a causa del loro spessore non sono «flosce»,
assorbono una frazione rilevante del segnale in prossimità della
risonanza, dissipandolo.
A questo punto dello studio funzionale è stato introdotto il gas
nella capsula manometrica attraverso uno degli ugelli con rubinetto e,
ponendo il microfono davanti all'ugello senza rubinetto ma chiuso con una
membrana di lattice, garantendo così la tenuta del gas e permettendo
la trasmissione dell'onda sonora, è stato ripetuto lo studio in
frequenza.
Infine, a fiamma accesa e supponendo che dovessero esistere una relazione
fra pressione del gas, intensità del suono e comportamento del sistema
capsula con membrana, una ricognizione preliminare ha fatto osservare chiaramente
nello specchio ruotante le immagini attese, ma solo per certe combinazioni
di valori di pressione e intensità: fissata l'ampiezza del segnale
acustico, per pressioni maggiori la risposta della fiamma alla sollecitazione
sonora era difficilmente apprezzabile e per pressioni minori non si riusciva
a tenere la fiamma costantemente accesa al variare della frequenza; fissata
la pressione, la variazione dell'intensità sonora produceva effetti
simili ma invertiti. Un altro aspetto del restauro funzionale è
stato allora l'interpretazione del comportamento delle fiamme manometriche:
si doveva tenere conto del fatto che esse sono un metodo «indiretto»
per rendere visibili le vibrazioni sonore. Le variazioni di pressione nell'aria
vengono convertite in variazioni di pressione nel gas della capsula e queste
sono osservabili in modo indiretto attraverso i movimenti verticali dell'estremo
libero della fiamma. Per comprendere in che senso l'osservazione sia indiretta
bisogna non assumere semplicisticamente che l'altezza della fiamma in ogni
istante sia proporzionale alla pressione nella capsula, cioè non
assumere che la punta della fiamma vista nello specchio visualizzi la dipendenza
funzionale pressione-tempo 27:
in generale non esiste corrispondenza diretta fra la variazione della pressione
e quella dell'altezza della fiamma 28, 29.
Trascurando la complessità del fenomeno, varii autori nel periodo
a cavallo fra Ottocento e Novecento ammisero la possibilità di determinare
la frequenza di un suono semplicemente contando i denti della traccia luminosa
o, anche, lo sfasamento fra due onde, visualizzate tramite due fiamme manometriche
viste contemporaneamente 30:
solo nel caso in cui la variazione di pressione sia piccola rispetto alla
componente costante il fenomeno pulsante può approssimare un'oscillazione.Un'analisi
dei complessi meccanismi implicati nel funzionamento della capsula manometrica
è stata proposta da H. Bouasse 31
in un suo testo di acustica generale 32
ed in un altro testo specifico sui risonatori 33.
Esiste una impossibilità intrinseca di ottenere un fenomeno puramente
vibratorio poiché esso, in effetti, è pulsante:
"Quand la membrane oscille, elle chasse périodiquement
l'air; il rentre dans la capsule pendant la demi-période suivante.
Mais pour la sortie le gaz forme un jet, tandis que sa rentrée est
diffuse [...] La non-réversibilité des phénomènes
d'entrée de l'air dans un tube et de sortie [mostra che] le phénomène
est pulsatoire, au moins pour les grandes amplitudes; il existe tout autre
chose qu'un mouvemente alternatif des particules d'air autour de leurs
positions moyennes."34.
Assumendo che lo spostamento x in avanti della membrana della capsula sia
sinusoidale, la pressione del gas all'interno della capsula sarà
p = p0 + k dx/dt = p0
+ k w a cos(w t)
dove p0 rappresenta la pressione costante
del gas in uscita dalla bombola. Quando il secondo addendo sia maggiore
del primo e di segno discorde la fiamma si deve spegnere; se invece è
concorde si deve notare nella fiamma un «getto» luminoso durante
la compressione, seguito da un periodo di relativo abbassamento della luminosità
durante la rarefazione; ma se kwa è molto piccolo, la fiamma può
non presentare getti. I getti corrisponderanno, secondo l'analisi di Bouasse,
a massimi di pressione del gas, che a loro volta corrisponderanno a massimi
di velocità di spostamento in avanti della membrana. L'altezza dei
getti dipenderà non solo dalla rapidità di variazione di
questa velocità, ma anche da quella all'indietro che «sottrae»
gas alla fiamma. Ci vorrà un certo tempo affinché la pressione
risalga ad un valore sufficiente per generare un altro getto luminoso:
se nel frattempo giunge una rarefazione, l'altezza del getto non sarà
in nessun modo proporzionale all'impulso di pressione che lo ha determinato;
oppure, se giunge una compressione questa potrà non essere osservabile.
Se l'onda incidente è, ad esempio, composta di più armoniche,
allora in un periodo della prima si avranno più massimi di velocità,
venendosi così a generare più getti. Ma:
"Si la fondamental est très intense, les [...]
flammes intermédiaires tendent à disparaître. En effet
le fondamental vide de gaz combustible la capsule au point qu'il faut un
certain temps pour qu'il revienne en quantité suffisante. Corrélativement
le fondamental très intense fournit des jets lumineux étroits
et très longs, séparés par de larges intervalles obscurs:
l'aspect diffère complétement des dents de scie classiques.
Ainsi quand le fondamental très intense est accompagné de
l'octave ou de la douziéme faibles, la flamme peut ne montrer que
le fondamental."35
Alla luce di tutto ciò, è stato ripetuto lo studio in frequenza
per due valori della pressione del gas interni ad un intervallo compatibile
con l'intensità sonora scelta. Le nostre osservazioni hanno concordato
con le considerazioni sopra esposte ottenendo, infine, le informazioni
che ci hanno guidato nel restauro funzionale dell'analizzatore armonico
di Koenig:
una volta fissata la pressione del gas in un intervallo compatibile con
l'intensità del suono e le caratteristiche della capsula, il suo
variare all'interno di quello è non rilevante ai fini della risposta
(l'attenuazione della risonanza della capsula dipende dalla presenza del
gas e non dalla sua pressione ai valori compatibili);
il sistema composto da cavità e membrana ha una frequenza di risonanza
che si sposta verso frequenze minori in relazione alle caratteristiche
delle membrane (e non in relazione alla pressione del gas ai valori compatibili);
poiché la capsula ha un comportamento equivalente e pressoché
costante con ambedue i tipi di membrane per una rilevante parte dell'intervallo
di frequenze considerato tranne che per quelle alte, si deriva che la membrana
migliore è quella di lattice, più leggera e floscia, poiché,
non solo non introduce attenuazioni importanti per dissipazione nell'intervallo
studiato, ma a frequenze intorno 950 Hz esalta la risposta (all'opposto
la membrana di gomma), proprio in quell'intorno nel quale diviene sperimentalmente
più difficile osservare le pulsazioni della fiamma a causa della
riduzione, prevista ed osservata, nell'altezza dei denti della sua traccia
nello specchio.
Nella fig.3
si può vedere il disegno di una traccia
"ottocentesca"36:
il bilanciamento fra intensità del suono e pressione del gas provoca
(almeno entro certi limiti) getti ben separati; inoltre, in parte, la presenza
della banda di luminosità costante da cui i getti si elevano si
spiega con una omogenea distribuzione della luminosità all'interno
della fiamma (nel nostro caso questa era piuttosto «tondeggiante»
in cima e aveva alla base una zona globulare di scarsissima luminosità).
La maggiore curvatura dei getti rispetto all'immagine moderna può
essere attribuita alla relativa lentezza con cui questi venivano espulsi
e/o alla loro larghezza che non mascherava l'effetto. Forma e luminosità
sono correlate col tipo di miscela infiammabile utilizzata, con le caratteristiche
geometriche dell'ugello e della capsula, con la pressione del gas imperturbato,
con la variabilità temporale e in ampiezza della pressione del gas,
con il movimento rotatorio dello specchio che genera un ritardo della posizione
dell'estremo libero della fiamma, rispetto alla sua base, dipendente dalla
velocità del getto gassoso e da altre variabili.
Il funzionamento dell'apparato, particolarmente nella parte riguardante
la fiamma, soffre della dipendenza da molti parametri difficilmente ottimizzabili
a priori senza uno studio sperimentale approfondito, finalizzato alla determinazione
e alla verifica delle leggi che governano il fenomeno nel suo complesso.
La nostra convinzione, sostenuta dall'analisi dei testi ottocenteschi e
dal modo in cui abbiamo dovuto operare sperimentalmente, è che lo
studio quantitativo di un suono per mezzo della capsula manometrica e della
sua fiamma richiede (quando non superficiale) un grande lavoro sperimentale
di messa a punto prima di poter dare dei frutti scientificamente accettabili.
Un esempio indiretto di ciò possiamo averlo notando che Koenig presentò
la capsula nel 1862, ma pubblicò il suo testo di acustica, basato
principalmente su esperienze condotte con le fiamme manometriche, solo
nel 1882.
Lo studio da noi condotto non è certo sufficiente a prevedere il
comportamento generale della fiamma manometrica: invece, ha permesso il
pieno restauro funzionale dell'«analizzatore armonico» di Koenig,
strumento a carattere squisitamente qualitativo.
"Analyseur du timbre d'un son (ut2), a flammes manométriques,
avec huit résonateurs à son fixe [...]. Il sert à
décomposer d'une manière visible, les timbres dont la note
fondamentale est ut2, dans leurs notes élémentaires."37:
così Koenig descrisse, nel catalogo dei suoi strumenti del 1882,
l'apparecchio di sua invenzione da noi conosciuto come «analizzatore
armonico».
La prima estesa descrizione dell'apparato appare sulla letteratura scientifica
nel 1872 38,
anche se già nel 1864 39
l'autore ne aveva dato una breve descrizione. Egli lo presentò come
uno strumento adatto più alla dimostrazione che alla
ricerca 40,
poiché formato da risonatori non accordabili a piacimento. A posteriori
si può dire che, inoltre, questo apparato soffre di tutti i «difetti»
già esposti collegati all'utilizzazione della capsula manometrica.
Ricordiamo, in particolare, che all'aumentare della frequenza è
sempre più difficile osservare le vibrazioni delle fiamme: fatto
ammesso dallo stesso costruttore 41.
L'apparecchio conservato presso il Museo di Fisica (dimensioni 90x75x27
cm; fig.4 )
è composto da un supporto verticale in metallo portante otto risonatori
sferici di Helmholtz accordati sulle prime otto armoniche di 128 Hz (128,
256, 384, 512, 640, 768, 896 e 1024 Hz). Ciascuno di essi è siglato
da Koenig sul bordo dell'imboccatura dove è riporta la nota musicale
eventualmente corrispondente (DO2, DO3,
SOL3, DO4,
MI4, SOL4,
settima armonica e DO5). Ognuno comunica
attraverso l'imboccatura auricolare, tramite tubi in gomma, con una capsula
manometrica che comanda una fiamma: sia i risonatori che le fiamme sono
disposti verticalmente gli unii sopra gli altri, un poco obliquamente in
modo che le fiamme non si sovrappongano e non si perturbino reciprocamente:
per lo stesso motivo i becchi sono di lunghezza decrescente. Subito sotto
le otto capsule si trova una camera di distribuzione del gas dalla quale
fuoriescono otto ugelli collegabili alle capsule manometriche con tubi
di gomma. Uno specchio ruotante manualmente, composto da quattro specchi
sulle facce di un parallelepipedo, è parte integrante dell'apparecchio:
ha l'asse di rotazione parallelo alla retta congiungente le fiamme ed è
da esse parzialmente separato con un doppio paravento che le contorna per
minimizzare gli effetti perturbativi dell'aria mossa dallo specchio.
Koenig propose di verificare le caratteristiche e il buon funzionamento
dell'analizzatore armonico per mezzo di diapason con risonatore
tarati all'unisono con i risonatori di Helmholtz 42.
Propose, inoltre, di utilizzarlo per evidenziare come, in genere, i suoni
non siano semplici: in particolare quelli prodotti con canne d'organo,
con corde vibranti, con l'ancia libera e per l'analisi della voce
umana 43.
All'apparato, perciò, era richiesto di provocare variazioni di ampiezza
visibili nelle tracce luminose a seguito dell'arrivo di un'onda sonora
composta da una o più armoniche in risonanza con le cavità
acustiche dello strumento; di non generarne nel caso opposto. L'aspetto
qualitativo dell'apparecchio, comunque, non impedì che esso fosse
effettivamente utilizzato sia in laboratorio per l'analisi di suoni la
cui complessità non era nota a priori, sia a scopo didattico, ad
esempio durante le lezioni di Fisica Sperimentale tenute da Blaserna nella
Regia Università di Roma 44.
Koenig costruì un secondo modello dello stesso strumento, più
adatto all'uso di laboratorio, sostituendo i risonatori a frequenza fissa
con 14 risonatori cilindrici telescopici a frequenza variabile (detti «risonatori
di Koenig»), tarati sulle note musicali in modo da coprire l'intervallo
di frequenze comprese fra SOL1=96 Hz e
MI5=1280 Hz 45.
Il costruttore insistette particolarmente sulle opportunità offerte
da questo secondo apparato per l'analisi della voce umana, basandosi sull'esperienza
da lui accumulata utilizzando il primo modello 46.
Secondo A. Terquem, autore di un estratto commentato in francese dell'articolo
originale del 1872 di Koenig, l'apparecchio poteva avere solo valore dimostrativo
perché:
"[...] évidemment, pour des études sérieuses,
l'audition directe, qui peut du reste être pratiquée avec
le même appareil, est de beaucoup préférable."47
Lo stesso Koenig riconobbe all'orecchio una sensibilità di gran
lunga superiore a quella delle capsule manometriche in generale e in particolare
di quelle impiegate nell'analizzatore associate coi risonatori, al quale
viene quindi riconosciuto, in definitiva, solo il ruolo di trasduttore
acustico-ottico per l'impiego in "pubbliche dimostrazioni":
"[...] pour assurer l'exactitude des résultats
[...], il est bon d'employer le procédé suivant qui permet
d'accorder rigouresement les résonateurs avec le ton fondamental
du son donné [...]; à chaque son, on met en rapport le résonateur
respectif non plus avec une capsule manométrique, mais avec l'oreille,
au moyen du tube de caoutchouc dont il est muni [...]"48
Lo strumento in possesso del Museo è stato trovato in buone condizioni,
quasi totalmente corrispondente alle illustrazioni d'epoca:
è firmato da Koenig sulla manovella dello specchio ruotante;
le caratteristiche delle parti componenti sono molto simili a quelle degli
apparati studiati preliminarmente, tanto da non far ipotizzare comportamenti
dissimili;
si notano alcune differenze costruttive, non sostanziali, con le immagini
d'epoca, come la mancanza dei rubinetti agli otto ugelli di uscita del
gas dalla camera di distribuzione e come la presenza del paravento in metallo
a protezione delle fiammelle (che compare solo nelle immagini del modello
coi risonatori accordabili).
Sulla base dell'esperienza fatta con la capsula manometrica singola, sono
stati fatti i necessari passi per riportare lo strumento al pieno e corretto
funzionamento. Quindi, collegata la fonte di gas all'apparecchio, sono
state accese le fiammelle: queste, però, sono risultate di altezze
differenti in relazione alle differenti portate dei vari ugelli e alla
diversa posizione di captazione del flusso di gas uscente dalla camera
di distribuzione. Si è allora reso necessario regolare la portata
del gas per ogni singola capsula con un serratubo, fino ad ottenere fiamme
osservabili.
Per lo studio delle prestazioni è stata utilizzata la medesima apparecchiatura
usata in precedenza: è stato però necessario aumentare l'intensità
del suono con un amplificatore, per poter allontanare sufficientemente
la sorgente sonora ed ottenere un'onda incidente che agisse contemporaneamente
sugli otto risonatori con intensità uguale.
La risposta dell'apparato si è presto resa visibile variando la
frequenza del segnale sinusoidale: è stato possibile osservare e
documentare fotograficamente il corretto comportamento dell'analizzatore
che ha reagito, in condizioni di risonanza (a meno di qualche hertz dal
valore nominale), alterando lo stato di quiete delle fiamme. Nella fig.5
è riportata una delle fotografie realizzate alle otto differenti
frequenze di risonanza: aumentando la frequenza è possibile osservare,
dal basso verso l'alto, le scie frastagliate comparire e scomparire. Come
atteso, per le frequenze più basse l'immagine è risultata
più leggibile che per quelle alte. Mentre la precisione si è
rivelata buona, la sensibilità è risultata insoddisfacente
ad analizzare suoni di ampiezza paragonabile al parlato di un conferenziere.
Riproducendo un brano di musica classica a volume da concerto si sono osservate
perturbazioni contemporanee più o meno rapide e ampie di più
fiamme.
Il valore quasi puramente dimostrativo attribuito fin dalla sua ideazione
all'analizzatore armonico non ne frenò l'uso: nella seconda metà
dell'Ottocento questo diffuso strumento trovava largo impiego per la visualizzazione
di fenomeni acustici contemporaneamente ad un numero di persone al quale
sarebbe stata impossibile l'«audizione» diretta dei fenomeni
stessi. Siamo cioè alla presenza di un dispositivo realizzato per
rendere partecipe un pubblico a fenomenologie che in laboratorio venivano
studiate con tecniche non diverse ma riservate a pochi soggetti «attivi»
e, quindi, di un apparato studiato e realizzato per finalità didattico-divulgative.
Per quanto riguarda l'utilizzo attuale di questa categoria di apparati,
si deve sottolineare l'immediatezza con cui viene percepito dall'osservatore
il legame fra visualizzazione del fenomeno e il fenomeno stesso, cosa che
non accade generalmente con l'utilizzo dei moderni strumenti di analisi
(formidabili «scatole nere»). Con alcune accortezze e un poco
di abilità è possibile ottenere semplici informazioni sul
fenomeno analizzato e renderlo «palpabile» senza simularlo:
non solo una «curiosità», ma un buon metodo per rendere
partecipe il visitatore di un museo interattivo 49.
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