Solstitium    ma cos’è?

 

      È una domanda che mi pongo spesso e per cui non trovo una risposta adeguata. Francamente, oggi come oggi, non sono in grado di dire cosa sia diventato; potrei piuttosto rispondere senza esitazione a una domanda su cosa, all’atto della sua nascita, avrei voluto che fosse (parlo di una mia creatura e penso di poterlo fare in prima persona).

      Ho sempre sognato di poter dare questo nome, non tanto a un certo numero di uomini, donne e ragazzi che s’interessano di poesia e/o di narrativa o altre espressioni artistiche. Neanche solo a uno stile o a un movimento d’espressione, chiaro, intelligibile e solare di cui oggi si sentirebbe un impellente bisogno, in contrapposizione alle forme espressive oscure, fumose, tormentose e incomprensibili più che mai imperanti. Non doveva, o non voleva, essere solo questo. Voleva essere anche questo, ma principalmente avrebbe voluto essere uno stile di vita, altrettanto chiaro e solare, caratterizzato da una lealtà e da un rispetto reciproco; da una solidarietà e da una sorta di osmosi (ho usato più volte questo termine per definire quello scambio esperienze che consente a ciascun componente di crescere e maturare assieme agli altri. Questo recita d’altronde anche lo slogan che ne è stato una specie di bandiera.

 

Una cordata d’inguaribili sognatori che, stretti saldamente per mano, cercano il passo giusto per scalare le vette più eccelse, per elevare lo spirito alla ricerca di mondi incontaminati, alla ricerca dei favolosi tesori nascosti dal sole tra le nuvole.

 

      Il progetto era piuttosto ambizioso, ma soprattutto ingenuo, perché chi scrive, l’ideatore, si sarebbe dovuto rendere conto da solo dei propri limiti, delle proprie carenze e della propria debolezza di polso. Un gruppo così concepito non può essere lasciato a una vigilanza incauta, che consenta un libero ingresso a oves et boves. Questo però è successo. L’ideatore del gruppo, ancora presidente, se lo è visto di punto in bianco rinfoltire da emeriti sconosciuti che lo hanno scosso dalle fondamenta. Tutto è dal giorno in cui una persona, di cui non faccio il nome ma che tutti conosciamo bene, ha deciso di iscriversi, non al sodalizio, ma direttamente alla vicepresidenza mirando, neanche troppo velatamente, alla presidenza. Questa persona avrebbe dovuto conoscere le norme dello statuto e specialmente quelle che riguardano le nuove iscrizioni. Non mi sembra opportuno riprodurlo qui dal momento che tutti i soci lo conoscono molto bene. Tutti i soci, meno la persona di cui si parla, che forse però non sa leggere e, in questo caso, non si può darle colpa, poveretta. Il giorno del rinnovo delle cariche, il presidente uscente presenta l’elenco, di cui, a norma di regolamento, è depositario, dei soci aventi diritto al voto. La persona in oggetto, si presenta al tavolo di presidenza e intima di aggiungere alla lista il nome di un suo amico perché, a suo dire, sarebbe un socio. “Socio? E chi lo avrebbe fatto socio?”. Il presidente che, aveva già chiesto ai soci di votare per chi avrebbero preferito ma non per lui, avrebbe potuto revocare la richiesta appena fatta e sarebbe stato ancora lui a guidare il Gruppo. Ma era troppo stanco dei continui sgambetti e ha lasciato perdere.

      Il giorno che uno di quest’individuo ha avanzato un apprezzamento molto grossolano su una composizione dell’ormai ex presidente, questi, da quell’uomo privo di polso che è, si è lasciato andare a una reazione inconsulta e ha espresso il proprio rammarico usando lo stesso linguaggio del censore sconosciuto. Dal sodalizio pertanto non è stato espulso l’individuo sconosciuto che, a rigore, non potrebbe neanche essere espulso da socio uno che socio non era; è stato espulso il fondatore del Solstitium.

      A questo si è ridotta la Cordata di Sognatori! Non sappiamo cosa diventerà in avvenire e quale sarà il suo futuro, ma il livello raggiunto sembrerebbe già abbastanza basso.


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