Mobbing: cosa ne pensano i mobbizzati

 

Il mobbing è l'aggressione sistematica e continuativa che viene attuata contro un lavoratore con  diverse modalità e gradualità e con chiari intenti discriminatori al fine di emarginare e/o  estromettere (licenziamento o dimissioni forzate) il soggetto dal proprio ambiente di lavoro  arrecandogli conseguentemente danni psicofisici, morali ed economici.

 

Il mobbing, all'inizio, si può manifestare nelle forme più svariate ed il mobber (colui che fa  mobbing) può essere chiunque: dal collega geloso, al capo nevrotico o frustato, all'azienda che lo  usa come strumento di gestione del personale; qualunque sia la forma iniziale in cui si manifesta il  mobbing, dopo un breve periodo il fenomeno viene sempre gestito direttamente dall'azienda,  ragione per cui le vessazioni non finiscono più se non con 1'estromissione dall'ambiente di lavoro  del mobbizzato (colui che subisce il mobbing).

 

A nostro avviso la cosa più grave che si verifica durante tutto il processo attuativo del mobbing non  è tanto l'esistenza di chi non rispetta leggi, norme, dignità e vita umana sui luoghi di lavoro, quanto  la presenza di chi con i propri atteggiamenti e le proprie scelte favorisce il processo, diventando  terreno fertile su cui prosperano le aggressioni e le violenze psicologiche ai lavoratori.

 

Chi sono costoro?

 

Per individuarli è opportuno dividerli in due categorie: gli opportunisti e gli istituzionalisti.

 

Gli opportunisti (professionisti o sedicenti tali, politici, sindacalisti, avventurieri, ecc.) tentano, con  vere e proprie azioni di

sciacallaggio, di depredare il mobbizzato quando, disperato, cerca aiuto per  salvarsi dal destino a lui riservato. Operano isolati o in gruppo servendosi di sportelli, osservatori,  centri d'ascolto, fatiscenti gruppi di auto aiuto, presunte associazioni, ecc. e non appena ottenuto  quello che per loro è appetibile, abbandonano il mobbizzato nella disperazione più nera senza essersi  presi cura di lui.

 

Gli istituzionalisti invece, operano nelle istituzioni e fanno passare le loro decisioni come  ineluttabile fatalismo istituzionale contro cui i mobbizzati non possono difendersi. Alcuni risultati  dell'opera degli istituzionalisti sono:

 

°     le OOSS di fatto sono disinteressate al problema restando immobili, distratte, insensibili alle  sacrosante richieste d'intervento per inadempienze aziendali alle vigenti leggi e normative  che regolano il rapporto di lavoro;

°     la Magistratura non solo non rispetta i tempi certi del processo del lavoro allungandoli al  punto da non essere più sostenibili dal lavoratore, parte debole nel contenzioso, ma, forse  oberata dalla mole di lavoro, troppo spesso è distratta quando giudica le inumane condizioni  in cui sono tenuti i mobbizzati;

°     il Governo non avverte l'esigenza di frenare questo fenomeno neanche nelle strutture  pubbliche dove i vari ministri competenti, anche se interessati direttamente dai mobbizzati,  fanno finta di nulla;

°     il Parlamento è stato solo capace in due anni di abbozzare un testo di legge che è  praticamente una scatola vuota senza norme a tutela dei mobbizzati;

°     i mass media troppo spesso si interessano di mobbing solo per scoops giornalistici  omettendo di fatto una corretta informazione sul fenomeno;

°     mentre il Prof. Umberto Veronesi stigmatizza pubblicamente il mobbing, la Sanità offre ad  un milione e mezzo di pazienti (tanto sono stimati i mobbizzati):

-    due centri diagnostici su tutto il territorio nazionale

-    nessun centro terapeutico specializzato

-         pochissimi medici che ottemperano a quanto disposto dall'art.103 del Testo Unico di

          Sanità (obbligo di denuncia) e dall'art. 365 Codice Penale (obbligo di referto)

-         la mancata realizzazione a tutt'oggi di una seria mappatura di rischio da parte

          dell'ISPESL che e l'organismo, dipendente dal ministero della sanità, preposto a tale

          compito.

 

E' in questa situazione disperata che un gruppo di noi si unirono e diedero vita al MIMA, la più  grande associazione italiana fondata e gestita da mobbizzati per i mobbizzati, con lo scopo di  combattere con tutti i mezzi leciti il mobbing attraverso l'informazione, la prevenzione, il sostegno  e la solidarietà a coloro che, come noi tutti, subiscono violenze morali sui luoghi di lavoro.

 

Il MIMA vuole prima di tutto informare l'opinione pubblica, facendo in modo che si formi una  coscienza sociale sul fatto che le azioni di mobbing, oltre ad essere una grave lesione dei diritti del  singolo lavoratore, danneggiano le aziende per una ridotta efficienza e produttività. mentre nel  contempo sono nocive all'equilibrio sociale per le conseguenze sul piano sanitario ed assistenziale  che inevitabilmente comportano. Il mobbing ogni anno costa alla collettività circa il 190% della  retribuzione annua lorda di ciascun mobbizzato.

 

Questa è la principale ragione per cui la maggior parte degli stati membri dell'Unione Europea ha  leggi o norme sociali per prevenire e reprimere il fenomeno. E in Italia?

 

In Italia, Repubblica fondata sul lavoro, esiste, come gia detto, una bozza di testo di legge che è una  scatola vuota; questo per non disturbare troppo le aziende, per altro stato-assistite e quindi incuranti  dei costi sociali.

 

Il MIMA non ci sta.

 

Il MIMA vuole una legge italiana che tuteli realmente coloro gia sottoposti a  mobbing e nel contempo sia un efficace deterrente per chi vorrebbe mobbizzare ancora.  L'opinione pubblica ha il diritto di sapere quali aziende, pubbliche o private, per volontà o per  incapacità gestionale scaricano costi enormi, attraverso l'erario, sui contribuenti; il MIMA gia sta  operando in tale senso denunciando pubblicamente tali aziende che vanno dall'ILVA alle Ferrovie  dello Stato.

 

Siamo convinti che se tutte le forze sociali, in particolare i Sindacati, si uniscono a noi in questa  battaglia di civiltà sociale il problema si risolve in tempi molto più rapidi, e nessuno più di noi sa  quale importanza vitale ha il tempo in questo odioso meccanismo di distruzione.

 

Di mobbing si  muore, come Leymann dimostrò senza ombra di dubbio.

 

Noi del MIMA diciamo:

 

                                  Il Presidente del MIMA

                                                                    Movimento Italiano Mobbizzati Associati

                               Mirco Tosi

 Roma, 18.03.2001

 

Torna A MIMA