IL SOTTOBOSCO

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Un tempo i prodotti del sottobosco, in modo particolare i funghi porcini -"le brise e i brisoti"-, i piccoli frutti selvatici (soprattutto lampone -in dialetto "le ampome"-, mirtillo rosso -in dialetto "i granetari"- e mirtillo nero -in dialetto "le calvese") e alcuni tipi di piante officinali (arnica, lichene detto "mus-cio de montagna", uva ursina detta "martello") venivano raccolti per essere poi rivenduti a dei commercianti provenienti quasi sempre da fuori Comune. Questo tipo di attività era svolto quasi interamente dalle donne e dai ragazzi ed era l'unica fonte di guadagno (molto importante per i tempi passati) onde poter integrare il magro reddito familiare derivante dalla coltivazione della campagna e dall'allevamento del bestiame oltre che dai miseri salari degli uomini che andavano a lavorare, qualcuno all'interno del Comune ma la maggior parte di essi doveva star fuori di casa per settimane e anche mesi.

LA RACCOLTA DEI FUNGHI.
Ai nostri giorni andare per funghi è diventato un passatempo e se il fungaiolo ne trova è contento, se non ne trova non si preoccupa per niente e si consola dicendo: "Ho in ogni caso fatto una bella passeggiata distensiva" . Questo non lo poteva certo dire il "brisaro" (cercatore di funghi) di un tempo, il quale faceva molto affidamento su quanto avrebbe potuto ricavare dai funghi trovati nei boschi del nostro Comune e qualche volta andando a cercarli anche nella foresta demaniale di Cadino e nel bosco del Barone Longo, con grandi sacrifici e lunghe faticose camminate e alzandosi molto presto la mattina in modo da trovarsi nei boschi alle prime luci dell'alba. I luoghi, detti in gergo locale "i posti da brise", dove era probabile trovare i pregiati porcini venivano fatti conoscere dai papà, mamme,nonni ecc.ai bambini già in età scolare con esplicito divieto di indicarli ad altri. Difatti se si chiedeva al vecchio "brisaro" dove avesse trovato i suoi funghi (fossero essi tanti o pochi) dava delle risposte molto vaghe nominando a caso delle località soprastanti il paese note a tutti.

Come sempre succede nel commercio, il prezzo pagato dal compratore variava spesso in base alla quantità di prodotto disponibile e di conseguenza quando i funghi erano scarsi il prezzo era alto - però era più difficile trovarne e bisognava fare delle lunghe camminate e a volte invano - e il commerciante acquistava sia i funghi belli che quelli più scadenti, invece quando i "brisari" portavano a casa molte "brise" e "brisoti" il loro prezzo calava ogni giorno e venivano accettati solo i più belli e sani, con grande disappunto e delusione dei nostri fungaioli. In questi casi i funghi "scartati" dal commerciante venivano fatti seccare e poi magari rivenduti successivamente oppure consumati durante l'inverno. Racconta una "vecia brisara" di Montalbiano -Virginia Dalpalù- che verso la fine degli anni trenta e inizio anni quaranta le brise raccolte a Montalbiano e Sicina da Nones Filomena di Montalbiano per conto di un commerciante di Montesover (il famoso "Damo"), venivano portate da ragazze e ragazzi con il gerlo lungo i sentieri del Monte Ex-Capitolare fino a Montesover. Il compenso che veniva loro corrisposto per ogni viaggio era di Lire 5 (cinque), che in parte venivano usate per acquistare il cosiddetto "pan gramolà" presso il panificio di Montesover. In altre frazioni del Comune c'erano altri commercianti che acquistavano "le brise" e qualche volta si andava anche fino a Molina. Per uso familiare inoltre venivano raccolti anche altri tipi di funghi:i più conosciuti erano (e lo sono tuttora): "i finferli", "i fonghi dalla carn" detti anche "fonghi dal pan", "le ciate de ors", "i fonghi dal pin", "I fonghi da l'anel", "i ciodini" e nei prati vicino ai paesi "i fonghi de la fongara".

FRUTTI DEL SOTTOBOSCO.
Oltre ai funghi porcini venivano raccolti e venduti i frutti del sottobosco: lamponi, mirtilli, fragole che crescevano molto più abbondanti di adesso nel territorio di Valfloriana soprattutto per questi motivi:

1) Il taglio del legname comunale veniva fatto col sistema del "taglio a raso" creando cioè delle fratte dove, successivamente all'asporto del legname e della legna, crescevano le piante di lampone che, come è noto, danno i frutti migliori da giovani. Questa possibilità era rinnovata ogni anno e la quantità di lamponi da raccogliere era sempre abbondante e la qualità ottima tanto che nelle fratte di Valfloriana si recavano anche gli abitanti del vicino Comune di Sover.

2) I cosiddetti "pradi da mont" erano falciati o pascolati e pertanto i cespugli non impedivano la crescita delle piante di mirtillo rosso e mirtillo nero. Di conseguenza il territorio disponibile per la raccolta dei suddetti frutti era molto vasto e permetteva a tutti di raccoglierne sia per uso commercio che per uso familiare. Questa attività si svolgeva in genere nel periodo in cui i funghi scarseggiavano e la gente si trovava in montagna per l'alpeggio del bestiame. I vecchi dicevano che il periodo migliore per la raccolta del mirtillo rosso per fare la marmellata era in autunno, quando i frutti erano ben maturi e pieni di sugo, non era necessario mettere tanto zucchero e pertanto il gusto tipico del mirtillo risaltava molto di più. Nelle frazioni alte del Comune si usava aggiungere alle vinacce dell'uva (dalle quali era già stato ricavato il vino) una buona quantità di mirtillo rosso -raccolto in autunno- per la preparazione dell'"acquarol" (vinello), l'unica bevanda (assieme all'acqua) disponibile durante l'anno. L'uso del mirtillo rosso serviva a mantenere sana e gustosa oltre che dissetante la suddetta bevanda anche durante i mesi caldi.

Altri frutti del sottobosco quali le more e le fragole venivano raccolti esclusivamente per uso familiare. Era abitudine (e quasi un dovere) che i giovani "boiari" (ragazzi che custodivano il bestiame) dopo aver portato le mucche al pascolo si fermassero a riempire un recipiente di circa un litro con le fragole di bosco che poi venivano consumate dalla famiglia quale companatico per la polenta. Esempio: le fragole messe in una scodella venivano schiacciate e zuccherate e poi si usava aggiungere del latte (sempre disponibile) oppure del vino. Si usava inoltre raccogliere, quasi esclusivamente per uso familiare, le pigne del pino cembro chiamate "poie de zirm" e le nocciole -in dialetto "nosèle"- che poi venivano consumate durante le lunghe serate invernali oppure sulla piazza del paese dopo pranzo, riscaldandosi al tiepido sole invernale.

RACCOLTA DELLE ERBE OFFICINALI.
Altro settore che in qualche maniera contribuiva ad integrare il reddito familiare era quello della raccolta di erbe officinali quali l'arnica, il lichene (detto "mus-cio de montagna"), e in misura minore l'uva ursina (detta "martello"), la genziana (detta "aris de anziana"). Per la raccolta dell'arnica era necessario recarsi "su a mont" (sulla montagna soprastante le frazioni del Comune) portando un gerlo, il quale veniva riempito dei preziosi fiori di arnica, raccolti uno ad uno sotto il caldo sole dell'estate. Si partiva al mattino presto in modo tale da poter raccogliere la maggior parte di arnica necessaria per riempire il gerlo (dai 18 ai 22 kg.circa) prima di mezzogiorno. Dopo una breve pausa a mezzogiorno per mangiare un pezzo di pane con una fetta di lucanica o di formaggio, si terminava di riempire il gerlo verso le ore 15, se quell'anno l'arnica era abbondante, altrimenti bisognava magari spostarsi in continuazione e in questi casi si tornava a casa più tardi perchè non si sognava nessuno di rientrare a casa con un carico incompleto. La montagna veniva percorsa in lungo e in largo dai raccoglitori di arnica: dai pascoli situati appena sopra i paesi fino dentro sui confini della foresta demaniale di Cadino e su alle pendici delle Pale delle Buse e qualche volta anche oltre le Pale.

Il lichene (in dialetto chiamato "mus-cio de montagna") veniva raccolto a fine estate-inizio autunno nelle zone soprastanti la Malga del Coston e la Malga delle Buse. Esso veniva messo in sacchi ammassati nelle malghe o in baite vicine e a fine raccolta erano trasportati a valle con dei carri o delle slitte. I raccoglitori erano obbligati a soggiornare in montagna per tutto il periodo della raccolta del lichene e scendevano a valle soltanto per rifornirsi di cibo e vestiario. Per un po' di tempo si è raccolta anche l'uva ursina (detto in dialetto "martello") e anche questa veniva imballata in sacchi, i quali venivano poi portati a spalla a Capriana dal sig. "Rico Gionesi" che si occupava di questo tipo di commercio. L'avvento di nuove tecnologie in agricoltura ha reso possibile la coltivazione delle erbe officinali su base industriale e pertanto il fabbisogno è stato soddisfatto senza dover ricorrere alla raccolta delle erbe officinali "selvatiche". C'è però infine da dire a chiusura di questo capitolo, che l'ambiente dove un tempo crescevano questi tipi di erbe negli ultimi decenni si è talmente modificato che non permetterebbe più dei raccolti così abbondanti come quelli di una volta.-


FUNGHI COMMESTIBILI

Vengono qui mostrati solo alcuni e i piu' comuni funghi commestibili presenti nel sottobosco del comune di Valfloriana.

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Funghi dalla carne
(Albatrellus confluens)
Cappello: largo sino a 12-15 cm. molto sodo e compatto, assai irregolare, gibboso sino a formare una massa informe.
Superficie poroide: colore bianco crema, pori minuti.
Gambo: non sempre distinguibile dal cappello, a volte rudimentale o assente, corto e tozzo con toni arancione.
Carne: un po' suberosa color paglia. Odore: grato e sapore amarescente.
Habitat: presso pecci, in gruppi anche di numerosi esemplari fusi insieme formanti un unico carpoforo.

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Finferlo
(Cantharellus cibarius)
Cappello: largo sino a 8-10 cm., carnoso, molto irregolare, sovente accartocciato, color salmone,.
Gambo: alto da 6 a 8 cm. corto, sovente curvo.
Carne: bianco giallina. Odore: come di albicocca.
Sapore: mite.
Habitat: boschivo, spesso in luoghi umidi e muscosi tra i mirtilli, in gruppi anche di numerosi esemplari. Estate , autunno, molto comune.

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Ciate de ors
(Clavaria flava)
Pur essendo una specie commestibile fa parte di un gruppo di funghi con strana forma a cespi ramificati alcuni dei quali possono dare disturbi gastrici anche se non di grave entita'. Le specie commestibili, come questa presentata, e' bene consumarle quando sono ancora allo stato giovane. Da aldulte le clavarie si assomigliano moltissimo e non e' sempre facile distinguere le singole specie. Crescono specialmente in autunno nelle foreste e nei tratti erbosi ad esse adiacenti.

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Funghi da l'anel
(Macrolepiota procera)
Cappello: fino a 30-35 cm. carnoso al centro , bruno uniforme, sovente con tagli radiali.
Gambo: alto 35-40 cm. molto fibroso, beige ornato di zebrature brune.
Anello: ampio, doppio, a braccialetto, scorrevole sul gambo.
Carne: bianca. Odore caratteristico, simile a quello del brodo di carne.
Habitat: boschivo, in luoghi soleggiati e erbosi. Solitario o con pochi altri individui. Cresce in estate-autunno inoltrato, e' piuttosto comune.

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Funghi dal pin
(Lactarius delicious)
E' un fungo commestibile molto conosciuto. Come tutti i lattari secerne lattice alla rottura della sua carne. Il colore del lattice e' rosso carota e tale caratteristica lo fa accettare come fungo commestibile. Sono in linea di massima da respingere i lattari a lattice bianco. E' da consumare specialmente cotto alla graticola o intero al tegame per il suo sapore forte e caratteristico.

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Cliodini
(Armillariella mellea)
Abbondante quasi ovunque in autunno, cresce ai piedi di tronchi di ogni tipo di pianta. Ha la caratteristica di assumere tonalita' di colore diverse a seconda della pianta su cui cresce. Deve essere fatta attenzione a non scambiarlo con altri funghi che pure crescono su ceppi di tronchi. Si riconosce per il cappello non liscio ma finemente sqamato e per le lamelle chiare. Presenta anche un anello ben marcato al gambo. E' commestibile anche se alla cottura diventa nerastro. Usare solo il cappello.

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Brise more
(Boletus pinicola)
E' forse il "boletus" piu' conosciuto, a carne bianca immutabile al taglio e con il cappello e gambo di un bel colore rosso nerastro cupo. Il gambo ha roosa solo la decorazione formata da un reticolo o da una specie di fiammatura. Ha taglia molto grande e consistenza carnosa eccezionale. Cresce in boschi misti o di aghifoglie ed e' il primo boleto di taglia grande ad apparire in stagione non ancora inoltrata. Si trova anche in tardo autunno. Ottima commestibilita'.

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Brise bianche
(Boletus edulis)
E' il porcino vero e proprio con il cappello che va dal castano al bianco. Cresce in ogni tipo di bosco, nei tratti erbosi o anche sul terreno quasi nudo. Nelle zone di montagna del Trentino-Alto Adige e' molto abbondante insieme al suo simile Boletus pinicola. E' senza dubbio uno dei piu' buoni e conosciuti funghi commestibili.



FUNGHI VELENOSI

Qui vengono mostrati solo alcuni dei piu' noti e comuni funghi velenosi presenti nel sottobosco del comune di Valfloriana.

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Colombina rossa
(Russula emetica)
Cappello: diametro 5-10 cm., globoso, convesso e alla fine depresso al centro, poco carnoso, colore rosso vivo, avolte con decolorazioni biancastre.
Gambo: 5-8 cm. bianco, finemente rugoso.
Crane: fragile, a frattura gessosa, bianca, sapore molto acre.
Habitat: sotto latifoglie e conifere, tra il muschio e presso torbiere.
Grado di tossicita': Leggermente velenoso, puo' provocare sindromi gastrointestinali.

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Amanita muscaria
Cappello: 7-20 cm. dapprima emisferico poi appianato ed anche depresso, carnoso, rosso con verruche bianche, margine striato.
Gambo: 10-25 cm. cilindrico, bulboso alla base, bianco, ampio anello discendente e striato, bianco.
Carne: tenera al cappello, fibrosa al gambo. Nessun odore e sapore.
Habitat: presso aghifoglie ma anche latifoglie, dalla pianura alla zona montata.
Grado di tossicita': Velenoso, provoca sindrome mico-atropinica.

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Amanita pantherina
Cappello: prima globoso poi convesso e alla fine spianato e depresso, margine nettamente striato, colore bruno cosparso di piccole verruche bianche.
Gambo: slanciato e cilindrico con la base terminante in un bulbo arrotondato, bianco, anello dello stesso colore, ampio tendente al giallo.
Carne: bianca, debole odore di radice, dolciastra.
Habitat: cresce su terreni di varia natura, sotto aghifoglie e latifoglie. Si trova in estate-autunno.
Tossicita': Tossico, molto pericoloso anche se raramente mortale.

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Amanita phalloides
Cappello: sui toni giallo verde oliva o completamente bianco, mai verrucoso con margine non striato. Diametro 3-15 cm.
Anello: membranoso, bianco, liscio o leggermente striato, ricadente a manicotto sul gambo.
Carne: bianca tenera, odore quasi nullo, sgradevole da adulto.
Habitat: molto comune, solitario o in gruppi, presente su terreno acido umido e ricco di humus . Cresce in estate-autunno.
Tossicita': Velenoso, mortale.

 
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ALTRI PRODOTTI DEL SOTTOBOSCO

Nel sottobosco non nascono solo funghi ma cresce anche una grande varieta' di specie vegetali che forniscono prodotti commestibili o utili e che vengono raccolti dalle popolazioni locali, in passato piu' che oggigiorno, per farne conserve, marmellate, medicamenti, ecc. e anche per essere vendute traendone cosi' risorsa per le sempre scarse economie famigliari. Questo lavoro era ed e' fatto principalmente dalle donne e dai ragazzi.

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MUSCIO DE MONTAGNA
Lichene islandico
(Cetraria islandica)
Di consistenza gelatinosa, color castagno da un lato e oliva chiaro dall'altro, terminante con una serie di ciglia. Comune in boschi di conifere dai 1000 in su sino alla zona alpina.
Se ne ricava n the' per curare la tisi, la bronchite capillare, la diarrea, la dissenteria, lo scorbuto e le malattie da esaurimento. Viene usato per la cura di febbri intermittenti. Dopo l'uso son si deve gettare via ma puo' essere mangiato come insalata essendo nutriente e digestivo.

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MARTELLO
Uva Orsina
(Arctostaphylos uva-ursi)
Cresce in pinete, boscaglie, pendici pietrose.
E' un arbusto nano, sempreverde, strisciante. Fiori bianco-rossicci campaniformi. Foglie coriacee a margine intero di colore verde scuro sopra e verde chiaro sotto. Frutti in forma di bacche farinose di colore rosso.
Usato come disinfettante dei reni e delle vie biliari.

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GRANETARI
Mirtillo rosso
(Vaccinium vitis idaea)
Arbusto nano, sempreverde, alto dai 15 ai 30 cm. Foglie inserite a spirale. Frutto a piccola bacca sferica di colore rosso-scarlatto brillante con polpa acidula. Maturazione a tarda estate.
Le foglie hanno proprieta' diuretiche, antisettiche.
Le bacche esercitano azione aperitiva, astringente, diuretica, digestiva.
Le bacche sono spesso usate per marmellate, composte e liquori.

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CALVESE
Mirtillo nero
(Vaccinium myrtillus)
Abusto nano, caducifoglio, alto da 15 a 30 cm. Foglie ovali da verde chiaro a verde giallo, fiori a calice piccolo, verde, corolla di colore rosa. Frutto commestibile, bacca blu-nera. Tutte le parti della pianta sono ricche di Vitamina C. Il mirtillo nero e' prezioso per l'azione antidiabetica che esercita. Dalle foglie si ottengono astringenti, antisettici, preparati contro i disturbi di stomaco e contro la tosse. Le bacche sono usate comunemente per preparare marmellate e liquori ma si ottengono anche disinfettanti.

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FRAGOLA
(Fragaria vesca)
Cresce nelle radure di boschi, tagliate, prati, siepi.
E' una pianta erbacea perenne a rosetta, fusto soliamente eretto, foglie ternate ovvero formate da 3 piccole foglie, seghettate. La pianta contiene acidi organici, Vitamina C, sali minerali.
Efficace per la cura di catarri gastrici, Le foglie e le radici forniscono colluttori. I frutti mangiati crudi sono considerati un rimedio contro le affezioni epatico-biliari ma possono essere fonti di irritazioni cutenee da allergia.

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MORE
Mora di rovo
(Rubus fruticosus agg.)
Cresce tra le siepi, al margine dei boschi.
E' un arbusto con propagini lunghe a volte anche metri e munite di aculei. Foglie formate da 3-5 foglioline palmate. Frutti di colore nero lucente.
Le foglie possono essere usate come colluttorio, esercitano un'azione lievemente astringente. Come tisana sono ricche di fermenti. Il loro potere astringente vale anche contro le diarree.

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AMPOME
Lampone
(Rubus idaeusm)
E' un arbusto alto sino a 1 mt. Fusto legnoso e coperto di spine. Le foglie sono composte , vellutate verdi sopra e bianche sotto. Fiori formati da 5 petali bianchi. Frutti composti da piccole drupe rotonde di colore rosso-rosato e un po' pelosi.
I frutti sono prelibati e ricchi di Vitamine C e B, solitamente trasformati in gelatine o marmellate. Utile per la cura della dispepsia.
Antinfiammatorio.

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ARNICA
(Arnica montana)
Cresce in prati montani, terreni torbosi, radure.
Pianta erbacea, alta 30-50 cm. fiore di colore giallo. E' curativa per uso esterno per ematomi, contusioni, ferite restie a guarire, per gargarismi.
Viene usata per frizioni contro lombaggini e reumatismi.
E' una pianta protetta e la sua raccolta e' regolamentata.
Si trova come preparato in estratto d'olio.
Della pianta si usano solo i fiori seccati.


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