ho letto con interesse e piacere il tuo racconto, veramente ben
congegnato, sai tenere la penna in mano (come si diceva una volta)
NELLO TORTORA
le debbo dire che è ben scritto.
L'intento è senz'altro lodevole, in quanto vuole spezzare una
lancia in difesa della vita, pesantemente attaccata, ai giorni nostri, da
certe forze politico-culturali.
Antonio Scacco
è molto intenso e bello
Martina - Phatarei
il tuo racconto breve, mi ha colpito per originalità e stile. Bravo.
G. Mulas
forum scheletri >
Che bello. Mi è piaciuto un sacco. All’inizio i paroloni mi avevano un po’ strozzato la lettura, invece, poi mi sono sembrati indispensabili, a dare al racconto quel qualcosa di speciale in più
Cristina
In quanto a originalità, il racconto è da premiare. Spiazza, dall'inizio alla fine, brillanto per lo spunto creativo e per il mix di "paroloni" usati in un contesto invece miserrimo (quello del '44).
Il racconto ha il difetto di non arrivare (o meglio, di non voler arrivare) da nessuna parte, di preciso, se vogliamo arrivando a un finale-non-finale, per quanto ben scritto e decisamente suggestivo.
Una mia curiosità personale per l'autore: da dove hai preso spunto (se ne hai preso alcuno) per questo racconto?
Lo stile è curato, anch'esso particolare, ma decisamente buono. Attenzione, però, proprio ai "paroloni", alla lunga posso risultare indigesti.
McNab
Titolo e incipit pongono premesse e creano aspettative nel lettore, che poi il resto della storia si affretterà a dissipare: strategia interessante, ma in buona parte fine a se stessa, almeno in questa sua realizzazione. Si sarebbe portati a ipotizzarlo un racconto ambientato attorno alla seconda guerra mondiale, invece la sfiora soltanto e in modo puramente avventizio. Cronaca di un episodio qualsiasi, con valore forse di exemplum, da parte di un narratore non ancora esistente: oscilla tra il volutamente surrealistico e l’assurdo puro e semplice, con una leggera pennellata di neorealismo. Il fatto centrale, una giornata qualunque della madre in tempo di guerra, vuole forse fornire il pretesto per la battuta finale, con l’assimilazione tra conflitto e successiva pace, per cancellare ogni confine tra le due realtà: obiettivo sfiorato. Manca un preciso riscontro per il suddetto accostamento, che resta così un puro postulato della voce narrante, che il lettore deve accettare “sulla parola”: troppo passato e poco presente. Qualora poi tutto ciò contenga sfumature autobiografiche, esse vanno perdute per chiunque non conosca direttamente il suo autore: ossia quasi tutti.
La prima cosa da notare è il ricorso a un lessico molto ricercato, volutamente visionario: ha più di una parentela col Manganelli della Hilarotragoedia, sicuramente negli esiti e, forse, anche nel movente. Si poteva a questo punto incrementarne la componente cromatica e sterzare verso una contaminazione con l’espressionismo, per rendere ancora più forte l’impatto verbale del testo: un vago retrogusto neorealista, che si avverte nelle descrizioni di guerra, riporta invece il tutto verso una normale quotidianità. Come risultato, abbiamo una forma mista, né carne né pesce: il registro è formale ma non troppo, non esente da imprecisioni (molto biblico quel “porta nel ventre”, ma sarebbe più appropriato dire “sul ventre”). Sintassi abbastanza complessa, non teme di ricorrere alle subordinate, quando necessario: a volte anche quando non necessario. Attenzione all’uso dei gerundi, che non rende sempre chiaro il tempo dell’azione (contemporaneo o posteriore), come nel caso di “corre via accasciandosi a terra”: la logica può venire in aiuto, ma è meglio non forzare troppo il lettore a farvi ricorso (si rischiano poi danni). Sicuro che il plurale di ovocita sia oviciti?
Hnikarr
Lo stile adottato per questa storia risulta a tratti davvero eccessivamente pomposo. Per certi periodi si utilizza una ricercatezza talmente esasperata da risultare pesante per il lettore, che deve uscire dal ritmo della narrazione, per rileggere i periodi e cercare di capire qualcosa sul loro significato. Questo è dannoso, in quanto rompe la finzione in cui il lettore si cala, e lo costringe a smettere di "vedere" la storia.
La storia in sé tra l'altro non mi dice molto, e l'orrore non capisco dove stia.
Doko
Se leggere è svago, questo raccontino non è di quest’idea. Dopo la prima lettura mi ha lasciato piuttosto interdetto, non tanto per l’idea di visione della guerra attraverso un ovulo, quanto per l’eccesso di paranoia e sega mentale in cui si sviluppa da quando si legge “coscienza astrale” in poi. Se nelle prime frasi si poteva discutere sull’inappropriatezza di espressioni come “l’orizzonte è contornato di aperta campagna” poi si perde anche questo piacere perché i termini medico-(fanta)scientifici portano il racconto su tutto un altro piano, non propriamente discutibile per forma. Non è né un pregio né un difetto. Solo che non mi è proprio piaciuto. Se poi si ritorna a sperare in una comprensione grazie alla scena del passaggio tra i commilitoni (e che ne so, l’ufficiale che violenta la tizia o cose simili) con la tirata finale il lettore ritorna in difficoltà e gli si toglie definitivamente la voglia di rileggere per capire quello che non aveva capito. Almeno a me è successo così.
gelostellato
io dico che Primavera del 44 ti è piaciuto.
Cristina x Hnikarr
Molto carino.
Personalmente tutti quei paroloni avevano stroncato la mia voglia di proseguire la lettura, ma andando avanti mi sono dovuto ricredere.
Non male.
Emanuele
Per la postilla... ci penserò. Intanto, posso dire che, in effetti, i racconti che mi sono più rimasti impressi sono proprio "Primavera del '44" e "Cuesti magri notturni". Non tanto per i contenuti, opinabili, (il primo era alquanto inconsistente, sotto questo aspetto), ma per aver scelto una strada differente rispetto al solito: con esiti non proprio felici, anzi (c'era da lavorarci sopra parecchio), ma almeno hanno ottenuto di sopravvivere nella memoria per un periodo di tempo superiore, rispetto alla media.
Hnikarr x cristina
Preziosismi letterari che non premiano. "Uomini a farle contorno"? Scelta opinabile viste le pretese stilistiche. Inflazione di termini medici che lascia sospettare un inutile(e noioso) sfoggio di cultura scientifica. Plot inesistente. Buona l'idea ma sprecata in un tripudio di paroloni che tessono (giusto per rifarsi allo stile del racconto) "aggrovigliati fili di incommensurabile nulla".
Xara -
[editor professionista che si è presa la briga
di fare terra bruciata non tanto del mio (poco importa) quanto degli altrui racconti]
Si ringraziano i seguenti portali per averlo ospitato:
Roma Cultura del dicembre '06
Isola Nera n°41
In-Edita del 02/07
Ulu-late n° 52
Carta Igienica n° 81
Scheletri
Uzeda
Terza Pagina
Opifice
Denaro
Raccontare
Navi in Bottiglia
La Lavagna del sabato:
10/03/07: l'argomento di "La Lavagna del Sabato" che è on-line sulla Rivista Sagarana ( www.sagarana.net ) a partire da oggi, fino al prossimo Venerdì, é:
PRIMAVERA DEL '44, di Enrico Pietrangeli