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Racconti > Primavera del '44 > Tam Tam del 03/05; Universo n° 12; Osservatorio Letterario 45/46; L'opinione del 23/05/06; Controluce del 01/07

Primavera del quarantaquattro, la giornata è vanamente tiepida e serena, continuano movimenti di truppe tedesche che si susseguono da giorni. Dal fronte adriatico, sotto l’alto comando del generale Kesselring, confluiscono a contrastare le armate alleate su quello tirrenico. Puntuali, da qualche giorno, sfrecciano incursioni di caccia britannici per intercettare linee e rifornimenti del nemico. Roma non è lontana, dista meno di cinquanta chilometri, e qui l’orizzonte è contornato di aperta campagna: per lo più ulivi tra ondulati pendii di colline. Sento e comprendo quanto sta accadendo, ne conosco i luoghi, lo spazio e persino il tempo. Lo vedo in prima persona, senza neppure essere stato concepito, attraverso gli occhi di mia madre e sotto forma di coscienza astrale. Di primigenia essenza ho facoltà di percepire, disincarnato nell’ovocita quiescente. Un destino sospeso tra ipotalamo ed ipofisi che, in balia di ormoni, mi porta all’infuori del tempo, tra gli eventi di quella stessa visione. Mia madre, giovane donna provata ma forte, gode di un’ottima funzione ciclica dell’ovaio, con mestruazioni regolari impiantate da una buona produzione di ormoni steroidei. Stamani attraversa i campi, guardinga e ancora un po’ bambina, trasformando l’incombente pericolo in una sorta di gioco, per trovare, nella fantasia, un’ulteriore via di uscita. Porta nel ventre, stretta, una borsa d’acqua calda con dentro olio fresco di molitura. È a pochi passi dalla via Salaria, da più di quindici minuti il fuoco sembra tacere e, tra le retrovie, transitano ancora reparti di SS in scorta a munizioni e rifornimenti. Un camion la nota e si ferma; il sergente Brunner, in uno stentato ma collaudato italiano, la invita, educatamente, offrendole un passaggio. Lei indugia, ma non più di qualche istante, per poi prendere posto tra i commilitoni, sopra casse di proiettili e dinamite. Il percorso è lungo e, di mezzi civili, all’epoca se ne vedevano davvero pochi. Lui, il sergente, continua di tanto in tanto a sghignazzare raccontando improbabili barzellette tra tedesco ed italiano. Lei, da parte sua, sembra quasi incurante del pericolo di tutto quell’arsenale ma, nondimeno, è rigida e timorosa nel trovarsi sola, in una morsa di uomini a farle contorno. Lo sguardo di Brunner, tra una battuta e l’altra, si lascia distrarre da quel poco di caviglia che fuoriesce dalla gonna. Poi, all’improvviso, un rombo cupo si addensa, ovunque, nello stomaco. Il sergente dà ordine di lasciare il veicolo, tutti corrono lungo la scarpata. Giallo! Vedo giallo negli occhi di mia madre che fugge, corre via accasciandosi a terra. La scarica di adrenalina si assesta, frazioni di secondi, e la polvere sollevata riprende un grigio, più naturale colore, tra il sangue e le grida soffocate dal rumore dei motori, nel boato della deflagrazione. Fluttuo, a mia volta, terrorizzato, spintonato tra altri ovociti. È una carneficina, diversi non arriveranno ad assestarsi, predisponendosi ad una futura, più feconda vita: nobili ovulazioni pronte a rincorrere il sogno di baciare lucenti getti di spermatozoi e divenire esistenza! Io, con la più paradossale delle fortune, quella del sopravvivere, dal menarca mi assesto nella zona più attiva e prossima alla menopausa. Sarò uno degli ultimi superstiti all’atresia, nonché predestinato a concepimento; uno strano frutto di quel primo “boom economico”, in bianco e nero, ancora in odore di dopoguerra… L’insolito incontro con l’ostinata volontà di un flusso spermatico tardivo ma innamorato del vivere e, soprattutto, di mia madre. Come loro ho conosciuto l’amore, nella strisciante guerra di una protratta pace, attraverso gorghi d’egoismo e solitudine, sentendomi ancora vivo.

 

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Racconti >  Primavera del '44  

Commenti >

ho letto con interesse e piacere il tuo racconto, veramente ben congegnato, sai tenere la penna in mano (come si diceva una volta)

NELLO TORTORA

le debbo dire che è ben scritto. L'intento è senz'altro lodevole, in quanto vuole spezzare una lancia in difesa della vita, pesantemente attaccata, ai giorni nostri, da certe forze politico-culturali.

Antonio Scacco

è molto intenso e bello

Martina - Phatarei

il tuo racconto breve, mi ha colpito per originalità e stile. Bravo.

G. Mulas

forum scheletri >

Che bello. Mi è piaciuto un sacco. All’inizio i paroloni mi avevano un po’ strozzato la lettura, invece, poi mi sono sembrati indispensabili, a dare al racconto quel qualcosa di speciale in più

Cristina

In quanto a originalità, il racconto è da premiare. Spiazza, dall'inizio alla fine, brillanto per lo spunto creativo e per il mix di "paroloni" usati in un contesto invece miserrimo (quello del '44). Il racconto ha il difetto di non arrivare (o meglio, di non voler arrivare) da nessuna parte, di preciso, se vogliamo arrivando a un finale-non-finale, per quanto ben scritto e decisamente suggestivo. Una mia curiosità personale per l'autore: da dove hai preso spunto (se ne hai preso alcuno) per questo racconto? Lo stile è curato, anch'esso particolare, ma decisamente buono. Attenzione, però, proprio ai "paroloni", alla lunga posso risultare indigesti.

McNab

Titolo e incipit pongono premesse e creano aspettative nel lettore, che poi il resto della storia si affretterà a dissipare: strategia interessante, ma in buona parte fine a se stessa, almeno in questa sua realizzazione. Si sarebbe portati a ipotizzarlo un racconto ambientato attorno alla seconda guerra mondiale, invece la sfiora soltanto e in modo puramente avventizio. Cronaca di un episodio qualsiasi, con valore forse di exemplum, da parte di un narratore non ancora esistente: oscilla tra il volutamente surrealistico e l’assurdo puro e semplice, con una leggera pennellata di neorealismo. Il fatto centrale, una giornata qualunque della madre in tempo di guerra, vuole forse fornire il pretesto per la battuta finale, con l’assimilazione tra conflitto e successiva pace, per cancellare ogni confine tra le due realtà: obiettivo sfiorato. Manca un preciso riscontro per il suddetto accostamento, che resta così un puro postulato della voce narrante, che il lettore deve accettare “sulla parola”: troppo passato e poco presente. Qualora poi tutto ciò contenga sfumature autobiografiche, esse vanno perdute per chiunque non conosca direttamente il suo autore: ossia quasi tutti. La prima cosa da notare è il ricorso a un lessico molto ricercato, volutamente visionario: ha più di una parentela col Manganelli della Hilarotragoedia, sicuramente negli esiti e, forse, anche nel movente. Si poteva a questo punto incrementarne la componente cromatica e sterzare verso una contaminazione con l’espressionismo, per rendere ancora più forte l’impatto verbale del testo: un vago retrogusto neorealista, che si avverte nelle descrizioni di guerra, riporta invece il tutto verso una normale quotidianità. Come risultato, abbiamo una forma mista, né carne né pesce: il registro è formale ma non troppo, non esente da imprecisioni (molto biblico quel “porta nel ventre”, ma sarebbe più appropriato dire “sul ventre”). Sintassi abbastanza complessa, non teme di ricorrere alle subordinate, quando necessario: a volte anche quando non necessario. Attenzione all’uso dei gerundi, che non rende sempre chiaro il tempo dell’azione (contemporaneo o posteriore), come nel caso di “corre via accasciandosi a terra”: la logica può venire in aiuto, ma è meglio non forzare troppo il lettore a farvi ricorso (si rischiano poi danni). Sicuro che il plurale di ovocita sia oviciti?

Hnikarr

Lo stile adottato per questa storia risulta a tratti davvero eccessivamente pomposo. Per certi periodi si utilizza una ricercatezza talmente esasperata da risultare pesante per il lettore, che deve uscire dal ritmo della narrazione, per rileggere i periodi e cercare di capire qualcosa sul loro significato. Questo è dannoso, in quanto rompe la finzione in cui il lettore si cala, e lo costringe a smettere di "vedere" la storia. La storia in sé tra l'altro non mi dice molto, e l'orrore non capisco dove stia.

Doko

Se leggere è svago, questo raccontino non è di quest’idea. Dopo la prima lettura mi ha lasciato piuttosto interdetto, non tanto per l’idea di visione della guerra attraverso un ovulo, quanto per l’eccesso di paranoia e sega mentale in cui si sviluppa da quando si legge “coscienza astrale” in poi. Se nelle prime frasi si poteva discutere sull’inappropriatezza di espressioni come “l’orizzonte è contornato di aperta campagna” poi si perde anche questo piacere perché i termini medico-(fanta)scientifici portano il racconto su tutto un altro piano, non propriamente discutibile per forma. Non è né un pregio né un difetto. Solo che non mi è proprio piaciuto. Se poi si ritorna a sperare in una comprensione grazie alla scena del passaggio tra i commilitoni (e che ne so, l’ufficiale che violenta la tizia o cose simili) con la tirata finale il lettore ritorna in difficoltà e gli si toglie definitivamente la voglia di rileggere per capire quello che non aveva capito. Almeno a me è successo così.

gelostellato

io dico che Primavera del 44 ti è piaciuto.

Cristina x Hnikarr

Molto carino. Personalmente tutti quei paroloni avevano stroncato la mia voglia di proseguire la lettura, ma andando avanti mi sono dovuto ricredere. Non male.

Emanuele

Per la postilla... ci penserò. Intanto, posso dire che, in effetti, i racconti che mi sono più rimasti impressi sono proprio "Primavera del '44" e "Cuesti magri notturni". Non tanto per i contenuti, opinabili, (il primo era alquanto inconsistente, sotto questo aspetto), ma per aver scelto una strada differente rispetto al solito: con esiti non proprio felici, anzi (c'era da lavorarci sopra parecchio), ma almeno hanno ottenuto di sopravvivere nella memoria per un periodo di tempo superiore, rispetto alla media.

Hnikarr x cristina

Preziosismi letterari che non premiano. "Uomini a farle contorno"? Scelta opinabile viste le pretese stilistiche. Inflazione di termini medici che lascia sospettare un inutile(e noioso) sfoggio di cultura scientifica. Plot inesistente. Buona l'idea ma sprecata in un tripudio di paroloni che tessono (giusto per rifarsi allo stile del racconto) "aggrovigliati fili di incommensurabile nulla".

Xara -

[editor professionista che si è presa la briga di fare terra bruciata non tanto del mio (poco importa) quanto degli altrui racconti]

 

Si ringraziano i seguenti portali per averlo ospitato:

Roma Cultura del dicembre '06

Isola Nera n°41

In-Edita del 02/07

Ulu-late n° 52

Carta Igienica n° 81

Scheletri

Uzeda

Terza Pagina

Opifice

Denaro

Raccontare

Navi in Bottiglia

La Lavagna del sabato:

10/03/07: l'argomento di "La Lavagna del Sabato" che è on-line sulla Rivista Sagarana ( www.sagarana.net ) a partire da oggi, fino al prossimo Venerdì, é: PRIMAVERA DEL '44, di Enrico Pietrangeli

 

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