Ho molto apprezzato questa opera prima poetica di Enrico
Pietrangeli.
I testi hanno una compattezza ed un rigore formale decisamente inconsueti
tra le tante raccolte di versi circolanti su carta o in rete, in questi
anni di indiscriminate produzioni poetiche - spesso velleitarie ed
autoreferenziali - cui fa da contraltare (a mo' di comoda rappresaglia) un
quasi assoluto disinteresse critico per quanto di realmente meritevole, in
questo poco esaltante "mare magnum", ogni tanto appare. La
raccolta nasce da un vissuto denso ed emblematico, ma non si ferma a darne
una mera testimonianza emotiva. Cerca sempre, spesso trovandolo, a mio
avviso, un suo autentico destino stilistico, caratterizzato da un costante
rifiuto di una musicalitą diretta, di ogni facile "orpello",
per un andamento ritmico pił variegato, ora colloquiale - ma senza
edulcorante affabilitą - ora ironicamente declamatorio, ora attingendo ad
una sorta di scarnificato "flusso di coscienza" in versi.
Con una chiara parentela con un certo "maledettismo" francese,
per una sua acre propensione al disincanto, e con la scandalosa
cristologia eretica pasoliniana, che sposa ad un'intima purezza di
sguardo, un'indocile corporeitą, tutta l'opera si contraddistingue per la
sua avveduta ricerca formale e la sua esemplare originalitą di esiti,
fornendoci la prova indiscutibile di una incoraggiante, ma non
conciliante, vocazione poetica.