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POESIA DA BRUCIARE: 29/11/03 Teatro della Forma - Roma

Sabato pomeriggio ore 15: Francesco citofona e, insieme, ci avviamo ad allestire la scena per la serata. Un primo filo di tensione affiora nell'elencare tutti i possibili dettagli ma, per fortuna, non ci sfugge niente…Ci riproponiamo di fare particolare attenzione ai movimenti di scena, non abbiamo provato più di tre volte sul palco ma, l'ultima prova, ci vede ben affiatati e complici. Scorrono veloci ore e minuti e ci ritroviamo nei camerini, indaffarati a scherzare, facendoci gioco di un certo nervosismo, tra un cambio d'abito e trucchi. Alle 21, tra rituali e consuetudini, stappo un prosecco e brindo; dietro le quinte s'inizia a percepire un consistente brusio di gente, forse non inizieremo prima delle 21,30…Quanti saranno?…E ne verranno ancora? Alle 21,45 si spengono le luci e, finalmente, entro in scena: la sala è piena, tiro un sospiro e, imperturbato, me ne vado con la mia valigia verso il grammofono per avviare la colonna sonora della serata: Sophia Loren che interpreta "I wanna guy". Sensuale e spensierato motivetto da dopoguerra, Francesco ci si tuffa dentro entrando in scena a colpi di swing con "mozzarella, pastasciutta e baccalà". Si susseguono brevi e spontanei malintesi acqua e sapone, rubati da fotogrammi in bianco e nero, dove ci alterniamo nel presentare rispettivamente Corbiere e Pierro: due percorsi paralleli che, beffandosi l'uno dell'altro, si riconoscono per poi condividere la loro poesia. La sincronia e la verve d'impatto sembrano andare al massimo e, tra un passaggio di scena e l'altro, lucidità ed immedesimazione coordinano tutto il resto. Scivolano via traduzioni e testi originali, suoni e gestualità del dialetto di Pierro scorrono, con piena naturalezza, anche in francese. Neppure l'aver scambiato alcuni versi è stato notato dal pubblico preso, devo dire, durante l'intera rappresentazione. Ecco, questo era il punto: trascorrere un'ora di poesia senza doversi annoiare o addirittura dormire pur restando nell'ambito della poesia. A fine evento, abbiamo notato pochi poeti e molti amici approssimarsi ai camerini, ma questo, tutto sommato, ha reso più evidente la presenza di un autentico pubblico che, complessivamente, ha riempito la sala con un centinaio di presenze. Molti poeti, si sa, fanno spesso cose molto più importanti o preferiscono, comunque, esibire i loro versi, anche se si tratta di lunghe e snervanti riunioni…Nell'insieme devo dire che è po' mancata una vera e propria regia ed abbiamo preso coscienza di questo durante le poche prove svolte in teatro. Francesco, probabilmente preso dall'entusiasmo, ha calcato ed improvvisato un po' troppo il finale ma, nondimeno, si è immedesimato trascinando. Tra il protratto parlottio ed i relativi convenevoli di fine rappresentazione, giungono persino inaspettate voci: sembra che qualcuno voglia lo spettacolo altrove. Ci penseremo e ne riparleremo con più calma…Francesco tira giù un sospiro abbracciando a sé Carla, la sua ragazza, tra una piccola folla che gli fa contorno ed io, finalmente, intravedo Valeria Borgia, alla quale prometto di postare nell'immediato un breve corsivo sull'avvenimento.

Nota di Enrico Pietrangeli

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