
Il
Po (Padus dei Romani, Eridanus dei Greci) è il maggior fiume d'Italia. Esso ha
le sue origini al "Piano del Re" a m.2040, sotto la più alta vetta
delle alpi Cozie, il Monviso.

Fra
il Ticino e l'Oglio, il Po assume la massima larghezza, che è di 1500 metri
nelle piene medie e va fino a 3000 metri in quelle eccezionali. Dopo l'Oglio
esso si restringe e così la larghezza si riduce a 300 metri. Nelle piene è di
m. 800, in quelle straordinarie è di 1500 m.
A
punta Santa Maria, a sud di Adria, il Po dà inizio alle diramazioni che formano
il suo delta. Uno di questi rami, che gira a Nord e ripiega ad Est, è il Po
Grande o Po della Maestra, che forma ramificato a Sud-Est, il Po delle Tolle, e
il Po della Gnocca. Il ramo che si stacca a Sud di Punta Santa Maria passa per
Ariano e, sviluppando l'isola di Ariano, forma il Po di Goro.
Il
delta del Po è in continuo e rapido accrescimento: si avanza nell'Adriatico, in
media circa 70 metri all'anno dal 1600 in qua.
Nel
corso di 24 secoli ha guadagnato in lunghezza 64 Km.
Il
bacino totale che recapita le sue acque nel Po ha un'estensione di 70.000 Kmq;
lo
sviluppo del corso del fiume è di 672 Km.
La
distanza rettilinea, dalle sorgenti alla foce è di Km.420;
la
portata media alla testa del delta è mc.1720/minuto, minima 214, massima 7000.
Il
Po, non è navigabile in tutto il suo percorso. Isole e banchi di sabbia
ingombrano il suo letto, causa principale di ciò la grande quantità di materiale
solido che vi trasportano gli affluenti di destra a regime torrentizio,
provenienti dall'Appennino.
Il
corso inferiore, lungo 350 Km.,ha una pendenza piccolissima, cioè m.0,2/Km (1/5
per mille).
L'alto
corso è caratterizzato dalla rapidità con cui le acque scendono nel letto
roccioso e incassato, convogliando grande quantità di ciottolame che rimane
depositato allo sbocco del fiume nella pianura e forma il così detto "cono
di deiezione".
Il
regime del Po, si distingue per la forte differenza fra la portata di piena e
quella di magra, essendo la prima 33 volte maggiore della seconda, ciò dà al
più grande fiume d'Italia un carattere pressoché torrentizio, che lo rende
tanto pericoloso nel suo corso inferiore.
Il
Po è arginato su tutte e due le rive per gli ultimi 410 Km di percorso,
incominciando dalla provincia di Pavia.
I
più importanti affluenti del Po sono 23, dei quali 11 alpini e 12 appenninici;
procedendo da ponente a levante gli affluenti alpini si incontrano nel seguente
ordine:
Pellice, Dora Riparia, Tura, Orco, Dora Baltea, Sesia, Ticino,
Lambro, Adda, Oglio, Mincio.
Gli
affluenti appenninici:
Tanaro, Scrivia, Staffora, Tidone, Trebbia, Nure, Arda, Taro,
Parma, Enza, Secchia e Panaro
| fiumi alpini | superficie bacino (Km2) | lunghezza Km | altitudine origine (m.) | altitudine sbocco (m.) |
| 1. Dora Riparia | 1231 | 125 | 3181 | 250 |
| 2. Dora Baltea | 4322 | 160 | 2480 | 162 |
| 3. Sesia | 2920 | 148 | 2800 | 115 |
| 4. Ticino | 7228 | 248 | 2400 | 56 |
| 5. Adda | 7989 | 313 | 2237 | 39 |
| 6. Oglio | 6641 | 281 | 2610 | 165 |
| 7. Mincio | 2859 | 194 | 3300 | 12,5 |
|
fiumi appenninici |
||||
| 1. Tanaro | 7984 | 276 | 2063 | 82 |
| 2. Scrivia | 1092 | 84 | 1013 | 71 |
| 3. Trebbia | 1014 | 115 | 1100 | 44 |
| 4. Taro | 2883 | 150 | 1600 | 28 |
| 5. Parma | 1720 | 115 | 1700 | 24 |
| 6. Enza | 1004 | 91 | 1900 | 22 |
| 7. Secchia | 2250 | 157 | 1000 | 12,4 |
| 8. Panaro | 2292 | 166 | 1167 | 12,3 |
Il Panaro, il fiume che attraversa le mie terre, il mio Paese, è
l'ultimo affluente del Po di destra verso levante, cioè verso il mare. I suoi
primi rivoli d'acqua sorgono dai seguenti Torrenti:
| Torrenti che formano il Panaro | dei monti | metri |
| Tagliole | Giovo | 1991 |
| Rondinaio | 1964 | |
| Rio delle Pozze | Alpe delle tre Potenze | 1940 |
| Motte | Gomito | 1892 |
| Rio Perticara | Alpe di San Pellegrino | 1700 |
| tutti questi torrenti, nati in un ambiente di montagna, confluiscono poco a monte dell'abitato di Pievepelago e danno origine al torrente Scoltenna | ||
| Fellicarolo | Libro Aperto | 1937 |
| Ospitale | Spigolino | 1827 |
| Questi torrenti uniscono le loro acque presso Fanano formando il torrente Leo, che pił a valle riceve da Est le acque del torrente Dardagnana che scende dal Corno alle Scale (1945 m.) |
Anche il monte Cimone (2165 m.),da cui scendono numerosi torrenti che portano le loro acque ai corsi d'acqua prima elencati, appartiene al bacino del fiume Panaro |
In senso stretto, il nome fiume Panaro viene dato al corso d'acqua che si origina dalla confluenza dei torrenti Scoltenna e Leo, alla quota di 310 m. |
A valle di Ponte S. Ambrogio fino al Fiume Po, il Panaro si
presenta con un alveo pensile e meandrizzato, riceve il canale Naviglio a
Bomporto (collettore finale della città di Modena) e il collettore delle Acque
Alte in prossimità di Finale Emilia. Infine, fra Finale E. e Bondeno (FE), sono
localizzati gli sbocchi del Diversivo del Burana e del Canale Emissario delle
Acque Basse. Questi ultimi tre canali sono utilizzati per le vaste zone di
bonifica, fungendo da collettori primari alla destra e sinistra del Panaro.
Fin dai tempi più remoti la vita dell' uomo è sempre stata legata
a quella del fiume.
Nel fiume l'uomo ha sempre visto un elemento vitale al proprio
sviluppo sociale ed economico: l'approvigionamento idrico, le risorse
alimentari, i trasporti, l'energia e le difese militari dipendevano in gran
parte dalla vicinanza di un fiume. Dai corsi d'acqua però l'uomo ha imparato
anche a difendersi, quando necessario, modificandone l'alveo, costruendo argini
o difese di sponda, per proteggere i propri insiedamenti e le coltivazioni
durante le piene più minacciose.