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Aria di festa per le strade: un po’ dovunque luci, decori scintillanti, jingle natalizi, alberi infiocchettati.

In giro tanta gente, chi più chi meno carichi di pacchetti colorati, buste dorate, ed ancora alla ricerca dell’ultimo dono, del piccolo pensiero, di qualcosa di bello, di originale, di elegante e nuovo.

Le vetrine sono stracolme, la merce è esposta veramente bene, non si può non fermarsi a guardare la pila di borsettine colorate, la tracolla di cuoio, il charms a forma di cuore, di uccellino, di nota musicale, di cornetto portafortuna che occhieggia accanto ad ogni modello.

La scelta è ampia, forse anche troppo, ma i colori sono davvero belli e poi quella taschina di pelliccia: l’ultima moda, basta sfogliare le riviste specializzate. Non c’è attrice, modella, cantante che non giri con il suo bravo dettaglio di “pelo”: e chi non vorrebbe imitarle? Sentirsi un po’ star almeno per un giorno?

Allora, facciamoci coraggio, entriamo nel blasonato negozio del centro a guardarle da vicino queste borsette così “fashion”.

Davvero graziose.

La commessa ce le mostra tutte, ne vanta l’utilizzo “sportivo” ed “elegante”, i colori delicati e la taschina in pelo, in pelo “davvero all’ultima moda, in pelo di cavallino”

Detto così sul momento non ti colpisce.

Cavallino è una parola dal suono dolce, ti ricordi il puledro visto al paddock di un allevamento, una foto tenera di un calendario, un documentario di Discovery Channel sulle fattrici Connemara.

“Cavallino bianco, pezzato beige” la commessa continua a parlare e tu cominci ad accorgerti che quella parola dal suono tenero ed onomatopeico in realtà è un nitrito disperato grondante di sangue.

Dietro il cavallino all’ultima moda c’è un puledro giovanissimo sottratto alla mamma.macellato con la tecniche più moderne ed indolori, certo, ma macellato in un mattatoio dove l’odore ed il suono della morte senza perché sono dietro ad ogni angolo, risuonano ad ogni passo.

E poi scuoiato:  avete presente le pelli tese sulle tende delle tribù indiane nei film di John Wayne? Ecco scuoiato, la pelle tesa ad essiccare, e poi conciata per non perdere il colore, la morbidezza e la brillantezza.

Infine tagliata in tanti piccoli pezzi graziosamente a guarnire la borsetta, le scarpe, gli stivali, la cintura.

Adesso quella borsetta mi sembra un orrendo cimelio; credo che da un momento all’altro potrei sentire quei nitriti disperati e quell’ultimo soffio, un po’ afono, straziante, di quando la vita ti abbandona.

Povero “cavallino” così dolce ed indifeso: se fossi stato uno stallone adulto e selvaggio a nessuno sarebbe venuto in mente di usarti per decorare una borsetta: ma eri piccolo, il pelo sottile e lucente, eri, soprattutto, “di moda”.

Certo, purtroppo gli animali, tutti, e gli uomini, e i bambini e i vecchi muoiono per il destino, per le guerre, per la fame, per la miseria: un cavallino in più o in meno non cambierà le sorti del mondo.

Però ecco è Natale, l’atmosfera è limpida, i suoni e le luci ci ricordano un momento di serenità, per strada ci si sorride, i baci e gli abbracci e gli auguri si sprecano…

Allora non dimentichiamoci di quei poveri cavallini, non dimentichiamoci di tutti i cavallini ed i cavalli adulti ed i cavalli anziani e malati, dei cavalli che ci hanno dato gioia, dolori, soddisfazioni, vittorie o anche solo divertimento e gioia; insieme a tutti quelli di cui non vogliamo dimenticarci, mettiamoci anche loro, per un attimo: meglio, molto meglio una borsa in meno ed un animale vivo, libero e felice in più.

Stefania Cerino

 

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Autore

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