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Come è faticoso amare il cavallo

 

Parlo da spettatrice , moglie, madre, amica di chi da anni soffre di questa” malattia”. Già la scelta lavorativa da parte di mio marito Felice è stata orientata dalla cura e sostegno di questo nobile animale. Ma mentre il veterinario dei piccoli animali lavora in ambulatori quasi come “salotti” , ben altra cosa erano le “stalle”  in cui spesso si doveva organizzare alla men peggio un intervento sul cavallo. Dopo chilometri consumati e anni di duro sacrificio, per rispondere alle richieste delle varie visite da effettuare, ecco la realizzazione di un SOGNO. Una clinica per cavalli.

Sono passati 16 anni da questo sogno e qualcuno ha detto che se mio marito avesse utilizzato il terreno acquistato per farne una discarica, così gli fu proposto, oggi sarebbe stato miliardario.

Ma i cavalli?

Non c’era nel meridione una clinica per accoglierli proprio nei momenti in cui avevano maggiore bisogno di cure. La dedizione totale ha portato Felice a non godere dei momenti più belli della sua vita e oggi a volte si rammarica di aver perso il meglio.

Nonostante tutto non perde l’entusiasmo nel 2004 avvia, presso l’Azienda “Punto Verde”di cui è parte integrante la clinica, l’esperienza di un Concorso ippico ad ostacoli. Aprirsi ad un mondo che da sempre ha considerato il cavallo come “persona” significava sottoporsi ad osservazioni e consigli che davano la possibilità di migliorare. Gli esiti non sono stati brillanti anche a causa delle condizioni atmosferiche che hanno determinato anche le successive esperienze . Ma le critiche sono state accolte e… rimboccate le maniche i familiari e tanti amici hanno lavorato per raggiungere dei traguardi.  Nasce l’associazione “Pegasus cavallo e cultura”e inizia l’avventura.

Prima gratificazione, il comune di Maddaloni chiede la disponibilità ad organizzare nell’azienda un evento che potesse rientrare nella manifestazione della “notte bianca” . Finalmente un momento di orgoglio , essere scelti dal Comune significava una valorizzazione del suo lavoro e del suo impegno, bastava questo per sentirsi appagato, è raro trovare persone che lavorano solo per il piacere di farlo e non solo a scopo di lucro.

Pensando alle cose da poter organizzare scelse il “Team peanning” manifestazione che più si adattava ad una varietà di pubblico ed occasione per pubblicizzare una disciplina poco valorizzata.

La seconda gratificazione è stato il risultato del Concorso ippico 3 edizione “Città di Maddaloni” con 200 cavalli iscritti e la gratitudine dei vari allevatori che hanno accompagnato i puledri partecipanti alla tappa UNIRE.

L’entusiasmo ha perso un po’ di tono e non solo per le 25 sedie scomparse alla fine del concorso o per le iscrizioni non pagate, ma credo soprattutto perché si è reso conto che nello sport equestre entrano in gioco fattori come:

l’importanza della vittoria come fatto economico;

l’incoerenza interpretativa dei regolamenti;

giudici non sempre imparziali e autoritari;

centri ippici che pubblicizzano l’economicità piuttosto che i servizi offerti;

controversie e rivalità infantili ecc…

Ma si amano ancora i cavalli? O sono diventati un semplice strumento per le manie narcisiste di quanti hanno bisogno di sentirsi in alto?

Il cavallo non si usa , si conquista, fortunatamente  il mondo del cavallo è soprattutto di coloro che considerano lo sport come occasione di divertimento con il migliore amico.

 Per tutto quello che Felice ha fatto e continua a fare per il mondo dell’equitazione, forse sarò l’unica a dirgli grazie ma vorrei , perlomeno, che non gli dicano contro.

 

 

 

                                                                                               Annacristina

 

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