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Ognuno ha tante storie…..
Siamo alla Tenuta Santa Barbara di Bracciano.
Roma. 18-19 novembre 2006.
Il mio reportage
nasce qualche giorno prima perché decido di far ambientare il mio
cavallo “ballerino” Gomba all’aria più frizzante di Roma.
Non è solo questo
che colpirà il mio cavallo come avrei scoperto in seguito quelli degli
altri. E’ l’idea del viaggio, dello spazio, di un box diverso, di
compagni di “scuderia” nuovi e sconosciuti.
E si, carissimi.
Perché i cavalli pensano, amano, hanno paura del nuovo e dell’ignoto
come noi. Sentono il viaggio. Lo stress, la fatica, la diversa
ubicazione come noi e forse più di Noi. Una lettiera diversa, una
atmosfera diversa e non mangiano, si chiudono in se stessi o cominciano
a stranirsi e a nitrire per comunicare con i nuovi compagni di branco
accorsi alla gara. Si salutano i cavalli all’arrivo con i loro van
immensi che hanno macinato chilometri e chilometri di strada. Si unisce
l’Italia del dressage con i suoi tanti volti e con le sue tante storie.
Arrivano cavalli dalla Sicilia con 8-9 ore di viaggio su strada, su mare
e ancora su strada. Scendono attoniti i cavalli per trovare riposo e
accoglienza nella sede di gara. Non ci sono ancora i loro cavalieri o
proprietari. E con i loro musini dagli occhietti stanchi e cisposi
attendono un volto ed una voce amica che li accarezzi e li supporti in
un luogo sconosciuto. I cavalli si presentano: narici con narici fanno
conoscenza di odori e si forma il branco da gara. Una solidarietà ed
accoglienza tra cavalli naturale, spontanea. Priva di discriminazioni o
di titubanze regionali. Non si guardano tra loro per aspetto o per la
foggia della coperta. Tra loro conta solo l’odore e l’appartenenza ad un
gruppo. Ma dai van scendono i sogni che assumono la forma di un cavallo.
Perché ogni cavallo è una storia, un sogno, uno spicchio di cuore, di
sacrificio. Un raggio di storia. Un cavallo Campione : Capriccio
Ravissant sceso dalla Germania con la sua nobile stirpe, la sua nobile
morfologia ed eleganza da dressage. Accanto a lui un cavallo olandese
che chiamano “Nonno” Escapade classe 1986 dalla forma smagliante e dalla
brillantezza del buon cavallo d’Olanda che pur saltatore ben figura per
concentrazione e sottomissione in rettangolo. Ma c’è di più. C’è la
dolcezza e lo sguardo collaborativo di un soggetto che gareggia per i
colori della Sicilia, regione che sta seriamente concretizzando la
disciplina del dressage. Con le loro 12 ore di viaggio arrivano i
cavalli dalla Val d’Aosta. Arrivano stanchi ma grintosi. I loro
cavalieri hanno scelto di arrivare con l’aereo e si fermano a Fiumicino.
Arriva Wolkentanz 009 un gigante sauro elegantissimo fa la “passerella”
giù per la pedana del suo immenso van. Al suo passare riecheggia la
terra. Immenso giganteggia e si fa guardare ed il suo box si adorna di
tende e mille accessori colorati del cavallo “di famiglia” riverito e
coccolato. Un pezzetto di casa per farlo sentire in famiglia.
I CAVALLI
INVISIBILI.
Mi fermo a parlare
con alcuni proprietari. Al loro passaggio alcuni cavalli oggi hanno
trovato una dimensione. Alcuni primeggiano in classifica altri nella
vita. Nel più recente passato essi potevano essere definiti
invisibili. Non per la loro foggia o identità, ma per la loro utilità.
Colgo alcuni esempi. Impossibile citarli tutti. E’ l’essenza del
discorso che deve toccarvi il cuore. Perché sappiate che si vede
soltanto con il cuore, l’essenziale non si vede con gli occhi.
Chi avrebbe mai
detto che uno scarto di pista, anzi un cavallo destinato al Palio di
Siena potesse entrare in rettangolo ed eseguire una ripresa da dressage?
Non lo ipotizzo. Lo affermo.
Avreste mai pensato
che il cavallo di PIPPI CALZELUNGHE potesse essere reale con tutti i
suoi puntini ( non dipinti) ed esprimersi in rettangolo con morso e
filetto? Non lo ipotizzo. Lo affermo. E’ la razza antichissima danese
dello Knabstrup forte e rarissimo. Ringrazio il giudice Danese Greta
Maria Petersen per avermi spiegato questo dettaglio. Greta Ha parlato a
lungo con il 14 nne Knabstrup nella loro comune lingua danese. Io ho
finto di seguire alla perfezione, ma dall’espressione compiaciuta del
cavallo credo che si trattasse di complimenti e coccole!!!!!
Poi ce la storia
bellissima e dolcissima di Coriandolo e della dolce Claudia Voleri. Loro
sono arrivati sul gradino più alto del podio. Ma Claudia ha condotto
alla vittoria un cavallo Westfalen di 7 anni dal non sicuro avvenire.
Immaginate un cavallo tedesco molto dotato, un saltatore giovane. Chissà
quale intoppo e la carriera agonistica di Coriandolo si ferma
bruscamente. Coriandolo vede Claudia e con mille moine e con un musetto
gentile le tocca il cuore. La favola ha il suo happy ending grazie a due
genitori straordinari che aggiungono “un posto a tavola “ per l’amico
Coriandolo, nonostante in famiglia ci sia già anche l’amico pony Devil.
E’ amore a prima vista tra Claudia e Coriandolo, Westfalen potente e
bricconcello che dà del filo da torcere alla sua delicata amazzone. Un
telone blu disturba il cavallo baio e le impedisce di raggiungere il
campo prova ed il campo gara. Niente di preoccupante e Claudia entra “a
passi indietro” per eseguire una ripresa in rettangolo elegante, fine e
soprattutto emozionale. Come la sua storia, ma meno eclatante per via
della classifica, c’è la storia del maturo Gomba. Il gigante Hannover di
14 anni maestoso e baroccheggiante nella sua forma. Eppure nessuno lo
aveva visto o preso in considerazione dopo una carriera mancata o negata
in salto ad ostacoli. Si fa notare il rappresentante della Campania,
unico agonista della provincia di Salerno. Muscoloso, altero, armonioso
e distinto, conquista la scena con la sua grazia leggiadra pur con linee
di altri tempi. La sua vittoria è di essere lì, tra gli altri, fingendo
che il suo passato sia stato rimosso con un colpo di spugna. Lui è tanto
grande quanto il sogno ed il desiderio della sua piccola amazzone di
spezzare il gelo e l’indifferenza di chi proviene da una regione in cui
non c’è spazio per il dressage come non c’era più posto per l’invisibile
Gomba dimenticato in un box. Non meno raffinata e toccante è la storia
di una altra Claudia sempre dalla Regione Campania. Austriaca di nascita
e Sorrentina di adozione , Jolanda Fanelli fa la sua apparizione in
grafico D con un cavallo arabo Figlio del vento. Il principe Hazim.
Sauro brillante piccolo e dal nasino all’insù. Forse per i puristi quel
cavallo non doveva neanche essere lì. Eppure Claudia e Mamma Sabina, con
l’istruttrice Patrizia Varriale vivono il sogno e “vincono” una piccola
sfida che ha il sapore della pazienza e della collaborazione delicata
tra uomo e cavallo. Hazim a 3 anni era stato selezionato per il barrel.
I destini del principe arabo e della italo-austriaca Claudia si uniscono
alla volta del dressage. Se dopo 7 anni di addestramento Hazim è
riuscito a tenere un grafico di ripresa D io credo di aver visto che non
dipende dalla tecnica. Solo dalla tecnica. Dipende dall’anima e dal
cuore. Questo è il piccolo miracolo ed il piccolo dono di Hazim alla sua
Claudia che lo ama e lo adora come fosse il cavallo da dressage più
bello e più importante al mondo. C’è dell’espressività, del patos, della
poesia. C’è un totale abbandono di Hazim tra le mani della sua amazzone
e questo era per Nuno Oliveira un punto pregnante dell’addestramento.
C’è un placare le forze dei corsieri arabi, c’è un tentativo di
interpretare i canoni della ripresa. Ogni tanto c’è un guizzo, una
motilità dell’animo e poi si placa. Un canone inverso che negli
stereotipi del dressage dà il senso e la cadenza alla parola “binomio”.
GIULIA IANNONE
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