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IL DRESSAGE VISTO DALLA PARTE DEL GIUDICE

RUBRICA A CURA DEL COL. GIUSEPPE DE MAIO

Ho fatto parte della Giuria del Concorso di Dressage presso il Centro Ippico Hirpinia Hippos l'8 maggio di quest'anno.
Alcuni degli allievi partecipanti, al termine delle prove, mi hanno chiesto delle spiegazioni in merito alle "note" che avevano letto sulla propria scheda, il significato delle quali non sempre gli era chiaro.
Ho apprezzato molto questi allievi.
Contemporaneamente ho pensato che potesse essere utile a tutti coloro che si cimentano in queste prove non solo conoscere il significato puro e semplice delle stesse, ma anche sapere come e perché esse si formano nel giudizio del giudice.
Questo sito WEB mi dà l'opportunità di farlo e, nel caso ve ne fosse l'interesse, di trasformare le poche e, spero, semplici cose che dirò in una rubrica.
 

Cominciamo dall'inizio

 

Dal primo movimento, uguale per tutte le "riprese" del livello E(elementari):

1. Entrare al trotto di lavoro
- in X Alt. Immobilità. Saluto - Partire al trotto di lavoro - in C pista a mano destra (o sinistra).
Diciamo subito, come consiglio, che non è indifferente per tutti i cavalli entrare a mano sinistra o a mano destra, soprattutto perché nella maggioranza dei campi gara lo spazio davanti al lato corto in "A" è spesso limitato. Il vostro istruttore vi indicherà la mano migliore, tenendo conto delle caratteristiche del cavallo e del vostro impiego degli aiuti.
Prima di continuare facciamo però un artifizio, scomponiamo il movimento in tre parti;
- prima parte: ingresso in A e trotto verso X;
- seconda parte: l'Alt ed il saluto;
- terza parte: partire al trotto di lavoro, pista a mano destra (o sinistra).
Daremo quindi un giudizio su ciascuna parte, ciò che non avviene nella realtà, in modo da rendersi conto di come si forma il giudizio finale su tutto il movimento.
Ho scritto: non avviene nella realtà: Non è esatto. Non avviene praticamente ma in realtà è proprio ciò che accade velocemente nella testa del giudice.
(Evitiamo la scontata battuta: perché i giudici hanno una testa?)
 
Bene. Siete entrati e muovete verso "X". (Prima parte che giudicheremo come fosse un movimento completo.) 
Al termine della gara potreste leggere sulla scheda una o più di queste parole o proposizioni: "poca direzione", "sbanda", "ondeggia", "avanza poco", "più impulso".
Ciascuna di esse rimanda ad un unico difetto: la mancanza d'impulso.
Eppure, nonostante sia unico il difetto, il voto (di uno stesso giudice) sulla scheda dell'allievo "A" è diverso da quello dell'allievo "B".
In una scheda si legge: "poco impulso", voto 6; in un'altra: "sbanda", voto 5.
Una precisazione preliminare. I motivi per cui anche ad un identico commento corrispondono voti diversi sono molteplici: ad esempio la qualiotà dell'andatura "trotto" di ciascun cavallo.
Ma ora non vogliamo parlare di quest'argomento, più complesso, che tratteremo eventualmente un'altra volta. Vogliamo solo esaminare il caso di due cavalli con qualità molto simili che, apparentemente, muovono verso "X" con lo stesso difetto, mancanza d'impulso, e sono giudicati in modo diverso.
Perché? Ebbene perché nelle proposizioni "avanza poco" o "più impulso" è indicato solo il difetto, la mancanza d'impulso, senza che null'altro vi si aggiunga.
Nelle proposizioni "poca direzione", "sbanda", "ondeggia", quel difetto è aggravato da qualcosa d'altro.
Per esempio, da un diagonale più attivo dell'altro il quale fa avanzare il cavallo tendenzialmente verso destra o verso siniostra rendendo l'andatura, oltre che con poco impulso, poco regolare.

Oppure da un "contatto" della mano del cavaliere non pari sulle due redini, non continuo, intermittente ecc. ecc.
Conseguentemente la leggera "irregolarità" (se fosse più consistente il voto potrebbe essere ancora più basso) o il "contatto" non giusto peggiorano il voto rispetto a quello influenzato solo dalla mancanza d'impulso.
Dovremo ora cominciare a parlare della seconda parte: l'alt ed il saluto.
Però per non annoiarvi troppo, posso aver dubbi sulla quantità ma di annoiarvi sono certo, mi sono ripromesso di non scrivere molto più di una cartella e l'ho già superata. Per cui vi saluto augurandovi buon lavoro e vi do appuntamento alla prossima volta.

 

 

 

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