|
Raimondo
D’Inzeo: l’uomo, i cavalli, la sfida della vita
Consegnato il premio alla carriera al
campione olimpico di Roma 1960, in occasione dell’inaugurazione del
XXV Concorso internazionale di Salerno
“One God, one Raimondo!” dice Simonetta
Cipriano, presidente del Comitato Regionale FISE: di Raimondo D’Inzeo
non ci possono essere doppioni, cavaliere e campione in campo e fuori,
come ogni persona la quale si avvicina ad uno sport deve essere. Ci
siamo ritrovati nella sala Giunta della Provincia di Salerno, per
assistere alla consegna del Premio alla Carriera istituito dal CONI, al
grande sportivo che ha avuto a che fare con la nostra Salerno. Quest’
anno Nello Talento, presidente del comitato provinciale CONI, ha pensato
a Raimondo D’Inzeo, colui il quale con i cavalli salernitani Posillipo
e Merano, ha scritto le pagine più belle della nostra equitazione. E’
indelebile il ricordo di Posillipo a Roma 1960, quel pomeriggio che era
stato assieme breve e interminabile, quando quel cavallo si vestì
d’oro, quello stesso oro dei nostri campi dove aveva galoppato
quand’era puledro, l’oro dei momenti felici, l’oro della giusta
soddisfazione per il giusto lavoro. E prima di Posillipo, Merano, del
quale Giovanni Petrone, a nome della sua famiglia,
ha donato ieri due storiche fotografie al Colonnello D’Inzeo,
campione del mondo ad Aquisgrana, e ancora le medaglie a squadre, un
palmares infinito che ci è difficile stilare per intero. Estro,
improvvisazione, impeto irruenza, Raimondo e i suoi soggetti formano un
tutto unico animato da una stessa volontà, alla conquista
dell’ostacolo, vincendo prima contro se stessi, in un meraviglioso
scambio reciproco, assecondando il movimento del cavallo, sentendo la
sua traiettoria, vivendo il suo salto. Marco Pecoraro Scanio, assessore
allo sport della Provincia di Salerno, nel consegnare il premio ad uno
dei miti dello sport si è alzato in piedi per inchinarsi alla cultura
di Raimondo D’Inzeo che va oltre quella sportiva. L’equitazione
esprime il libero esercizio delle facoltà, quegli stessi principi su
cui Kant basa l’arte. Essendo l’equitazione espressione e creazione
della durata di un istante, di due intelligenze, e, assurgendo a pure
intuizioni, un’improvvisa “tagliata”, la scelta apparentemente
inspiegabile di una “battuta” anticipata nell’esecuzione di un
salto, divenendo ciò, che per il fatto di poterlo anche solo pensare,
attesterà facoltà di animi superiori ad ogni misura dei sensi e sarà
per questo un’opera d’arte. Un’opera d’arte sublime come lo è
stata anche la vita di Raimondo D’Inzeo, accanto alla Signora
Giuliana. Lo sport è emozione: Aldo Beatrice ha ricordato la doma di
Pagoro a
Persano da lui stessa operata, passato a quattro anni
sotto la sella dei fratelli D’Inzeo, la girandola degli autografi
richiesti dai giovanissimi cavalieri dei vari centri ippici salernitani,
le fotografie in mostra del concorso ippico di Salerno degli anni ’50,
gli scambi di doni tra le varie autorità intervenute, i consiglieri
della FISE Lella Albano e Pierpaolo Campus. Emozioni anche per noi, che
abbiamo eletto a nostro sport l’equitazione e a inarrivabile viatico
lo stile dei D’ Inzeo, porgli qualche domanda: “Quanto spirito e
quanta tecnica di Raimondo D’Inzeo sono rimasti nella nostra
equitazione?” “Praticamente nulla. Sono rammaricato, in primo luogo, nei confronti
della FISE, poiché ha affidato le proprie squadre a tecnici stranieri.
L’equitazione è stata inficiata dal Dio Denaro, si lavora molto poco,
si pensa esclusivamente alla vittoria, che deve essere fonte di lucro,
sia in premi, sia riguardo alla compravendita dei soggetti. Il nostro
piacere era di “fare” il puledro, dopo averlo scelto, domato, amato
e piano piano portato alle alte vette”. “Un rapporto affettivo,
aggiungiamo noi, che le permetteva di affidarsi completamente al suo
cavallo?” “Si è così,
l’addestramento del cavallo deve perseguire il ritorno alla libertà.
Infatti, dopo aver prodigato la propria energia, la propria fermezza,
durante l’avvicinamento gli si deve lasciare la totale iniziativa”.
“Quali ricordi ha di Salerno e del suo concorso?” “Ricordo
in primo luogo Peppino Morese, il papà dei miei soggetti, mentre al
Concorso Ippico di Salerno, venivo per provare i miei cavalli, prima
degli appuntamenti importanti, quali Piazza di Siena: la prima vittoria
Merano l’ha ottenuta proprio sul vostro campo, per poi diventare
Campione del Mondo”. “Si dice che un cavaliere lega il suo cuore
ad un solo cavallo nella sua vita, si sente di confidarcelo?” “No,
non mi sento di scegliere. Certo, Posillipo mi ha regalato l’alloro
olimpico, ma il mio cuore e il mio ricordo sono per quei cavalli che non
andavano tanto bene e per i quali ho dovuto lavorare maggiormente”. Possiamo
dire che per lei lo sport è un “gioco serio”? “
Certo, un gioco serio che “sveglia alla vita che stiamo vivendo”
Olga Chieffi
|