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Le pagine bianche lasciate da  FABIOLA….

 

Finiti i clamori, le pagine di giornale, i servizi televisivi, le commemorazioni, le lagrime e l’incredulità, è adesso, nei giorni e nel tempo avvenire, che  Fabiola ci manca di più.

Cala il silenzio ed il vuoto ci assale nella quotidianità mentre tutto continua a scorrere inesorabile .

 E’ successo tutto talmente in fretta ed in maniera incomprensibile, inattesa quel 22 dicembre che le parole mancano e la mente non riesce ad elaborare domande, risposte o una ragione.

 Io non lo so perché queste cose succedano, e a livello umano e terreno assale la disperazione, la rabbia, l’angoscia, il turbamento che ti annienta fino a devastare il cuore.

 Bisogna però elaborare il dolore e dare un senso ad un disegno divino che non compete a Noi umili mortali interpretare.

 Mentre dico ciò, forzando la mia anima confusa e la mia mente colpita, mi riappare Fabiola …. Come la vidi molti anni fa , in occasione del nostro primo incontro. Semplicissima, raggiante, dolcissima, in jeans e felpa, con i suoi occhiali dalle lenti spesse a nascondere i suoi occhi, pur generosi ed il viso  adornato da tanti riccioli biondi. Era sempre, durante i concorsi ippici,  o in campo prova o a bordo campo, con uno dei suoi fogli bianchi. Fogli di ordini di partenze, pagine di vita dei suoi piccoli agonisti che disegnavano riprese di dressage, si districavano sugli ostacoli di gara, disegnavano la vita. Se li guardava i suoi binomi con dedizione, con venerazione, con partecipazione. Seria, serena, severa ma al contempo comprensiva. Esigeva non tanto  la vittoria agonistica, ma l’impegno, il rispetto per l’amico pony, per il lavoro, per la competizione agonistica. Non pretendeva coccarde o coppe o vittorie eclatanti. Forgiava caratteri, favoriva  lo spirito di squadra, il gruppo, fiorivano  ragazzi competitivi ma non invidiosi, talenti ed esplodeva  la gioia, la passione, la serenità che deriva dalla perfezione delle cose semplici. I ragazzi, invece, sapevano che rispettare e valorizzare tutti questi concetti significava valorizzare Fabiola, la loro guida, la loro “mamma sportiva”, la “Mary Poppins” che con un po’ di zucchero sapeva far scivolare giù in gola ogni pillola, amara o buona che fosse e “Tutti insieme appassionatamente” superavano e portavano a casa coppe, coccarde, esperienze, belle e brutte che fossero, ma niente sembrava insormontabile accanto all’amica Fabiola.  L’ho vista e la ricordo sempre così, molte volte così. Generosa con tutti, pronta ad accogliere nella sua schiera di “ragazzi” tutti colori che all’occorrenza le chiedevano aiuto. E Lei li trattava tutti, allo stesso modo, in maniera protettiva, affabile, tutti, in campo prova, attorno a lei “in circolo”, un circolo fatto di energia, di sicurezza, di positività, di mordente emotivo e carico di dedizione. Era commovente osservarla lavorare. Lei in realtà lavorava spontaneamente, anzi credo che in realtà non facesse altro che abbracciare empaticamente i suoi allievi ed i suoi amati pony e desse calore umano, serenità, se stessa, oltre che tecnica equestre. Molte volte ho “invidiato” in maniera genuina gli allievi della Scuola Napoletana di Equitazione per questo clima familiare di insegnamento. In alcune occasioni l’ho incontrata al mattino alla Sne. Lei era già su qualche pony a lavorare, a preparare i cavalli per i binomi in vista di un concorso in Regione o fuori Regione, di dressage, completo o salto ad ostacoli che fosse. I suoi risultati nascevano da questo impegno quotidiano, da questa grande serietà e scrupolosità interiore. Un grande talento nel suo risvolto lavorativo, una grande cura della disciplina del dressage, attraverso la quale tratteggiava e creava il collante tra pony e ragazzo alla ricerca di quella magica parola che in equitazione delinea  il “binomio”: due cuori in un unico intento.

Non posso chiudere il mondo di Fabiola su una pagina bianca perché non ce la farei a raccontare ed esprimere i sentimenti e la sua essenza meravigliosa. I suoi binomi erano i suoi gioielli, le sue creazioni, i suoi fiori delicati di cui preservare il profumo.  I suoi ragazzi mi hanno parlato di viaggi, di stage, di trasferte di gara in giro per l’Italia accanto a Fabiola, oltre che della quotidianità.  Ricordi, emozioni, risate, momenti indelebili incisi nel cuore di tantissimi allievi. Fabiola era molto, molto di più…. Ognuno di noi conserva gelosamente il proprio granello prezioso donato da Fabiola. E’ nel cuore di tutti che la sua essenza vivrà per sempre, perché non muoiono quelli che si amano restano dentro di noi. E dobbiamo essere ancora più forti e saldi nel ricordo dell’amica Fabiola per la sua piccola bimba che ha lasciato e affidato a noi quaggiù. A noi il compito, ad ognuno di noi, di raccontare della splendida Mamma che avuto su questa terra, dal volto e dalle fattezze angeliche. 

 Fabiola, dolce, riservata, schiva, chiusa in se stessa. Si proteggeva dal mondo con degli occhiali spessi atti a non far filtrare emozioni, espressioni degli occhi. So che un mio articolo su una sua allieva molto promettente riuscì a farla sorridere e commuovere al contempo. E questo lo ricorderò sempre, con le sue lacrime di gioia. Inadeguato questo mio scritto su di una pagina bianca che mi riporterà sempre alla mente la Dolce istruttrice piena di fogli tra le mani. Fogli di vita da vivere, di silenzi da riempire, di pagine da scrivere, di gare da vincere o da perdere, di regali da comprare, di programmi, di progetti, di dedizione, di tutta la parte migliore che Fabiola ci ha mostrato di dover elaborare  su quei fogli. Dalla sua dimora celeste saprà aiutarci a compilare le nostre pagine, con un soffio, una luce, una mano amica che conforta e sorregge.

 

 

                        GIULIA IANNONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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