RIABILITAZIONE EQUESTRE : CAVALLI E BARDATURE
Abbiamo visto nello scorso articolo che la
riabilitazione equestre – nelle sue diverse forme – ha ampi campi di
applicazione tra le tecniche riabilitative psico-fisiche.
Noi pensiamo che essa, rispetto alle metodologie più
“tradizionali” ha una marcia in più: il fatto cioè che lo strumento
terapeutico vero e proprio sia costituito da un essere vivente, il cavallo.
Animale da sempre considerato tra i più nobili e
generosi il cavallo racchiude in sé anche valenze mitiche e simboliche da
non sottovalutare, specie nel trattamento di handicap psichici.
Nell’immaginario collettivo il cavallo è
generalmente associato ad immagini di forza, di libertà, di velocità; alla
natura con i suoi schemi e ritmi rassicuranti; è un animale che è sempre
stato a fianco dell’uomo nella sua storia millenaria: compagno di lavoro,
di battaglia, di caccia, mezzo di trasporto, di divertimento e sport.
Il soggetto disabile – specie se bambino o
adolescente – riesce a stabilire con facilità una relazione affettiva con
il cavallo; il cavallo diventa un mezzo per comprendere e trasmettere al
mondo esterno le proprie emozioni altrimenti violentemente coartate ( si
pensi ad esempio all’autismo) e diventa anche un mezzo di espressione
corporea, capace di far vivere esperienze nello spazio e nel tempo a chi
queste esperienze non è in grado di gestirle e viverle autonomamente. La
relazione, simbolica e non, con l’animale permette un contatto più
profondo con i propri confini corporei e fa in modo che si riesca a
stabilire una distanza – che nelle patologie psichiatriche è essenziale .
tra il Sé e l’altro da Sé.
Ma quali sono i
cavalli adatti per la riabilitazione?
In verità uno standard preciso non esiste, fatto
salvo che si debba trattare di soggetti docili e mansueti, di corporatura
normale, andature tranquille – in riabilitazione si lavora soprattutto al
passo, talvolta al trotto e mai al galoppo!- ed indole tranquilla.
Qualsiasi bravo cavallo anziano può essere un
ottimo compagno per i disabili e prestarsi quale strumento
ludico-riabilitativo per ottenere soddisfacenti risultati di autonomia e –
ove possibile- di autogestione.
E’ indispensabile che i primi approcci tra i
“pazienti” ed il loro “rieducatore” avvenga a terra, in scuderia, in
modo da prendere dimestichezza con l’ambiente e con gli
animali.
Indubbiamente l’ambiente della scuderia con suoni,
odori, movimenti, risulterà particolarmente stimolante per i pazienti, che
si troveranno ad affrontare un’esperienza “completa” ben diversa dalle
abituali sedute in palestra.
E’ in questo che la riabilitazione equestre offre qualcosa in più: un
mondo cioè di per sé già carico di stimoli, che gestiti e finalizzati nel
modo terapeuticamente più corretto a seconda delle diverse disabilità a
cui ci si rivolge, finisce per creare un continuum tra il momento
riabilitativo vero e proprio (la ripresa di ippoterapia) ed il contesto
terapeutico più ampio in cui ci si trova ad operare.
Molto importante risulterà anche il programma
riabilitativo, studiato in funzione delle diverse disabilità motorie
e/o psichiche, ma anche, e soprattutto, tenendo conto della personalità del
soggetto che si sottopone al programma riabilitativo, delle sue aspettative
e di quelle dei suoi familiari, degli obiettivi reali che si riuscirà
perseguire. E’ inutile porsi obiettivi “pretenziosi”:
la riabilitazione equestre non è sport agonistico,
e qualsiasi forma di agonismo o competizione tra quanti la praticano va
ricondotta dal terapeuta nell’ottica di un sano e stimolante confronto tra
persone che cercano soprattutto un momento di distensione ed un aiuto a
migliorare le proprie condizioni generali.
Anche per questo le riprese di riabilitazione non
vanno “ghettizzate”, in ore e giorni in cui scuderie e maneggio sono
poco frequentati; si sa che qualsiasi diversità
tanto più è visibile
tanto meno è “diversa”; l’ideale sarebbe avere lo spazio necessario
alla riabilitazione ed ai suoi pazienti all’interno di una struttura che
funzioni normalmente come qualsiasi centro ippico.
Infine le bardature.
Per i primi approcci di ippoterapia è sufficiente
un fascione con maniglie; il
cavallo porterà la sua solita imboccatura, anche perché in queste fasi è
condotto a mano dal terapista ed il lavoro è esclusivamente al passo..
Per salire e scendere da cavallo il paziente si
servirà di un’apposita larga, comoda e stabile pedana posta al centro del
maneggio e dell’aiuto di uno o più terapisti a seconda delle sue
condizioni di disabilità.
Nel passaggio successivo alla riabilitazione vera e
propria, in cui si possono utilizzare anche le andature al trotto ed i
pazienti sono più autonomi e più stabili in sella, si utilizzano selle
fornite di una maniglia sull’arcione (punto di ancoraggio e
“sicurezza” per il disabile), con staffe (ovviamente di sicurezza!) e
con la paletta abbastanza rialzata in modo da facilitare la postura eretta
Si tenga presente che in alcuni casi per facilitare
il mantenimento della giusta posizione della schiena e delle anche il
terapista può anche montare assieme al paziente: in questo caso una sella
con paletta ampia e comoda è decisamente indicata.
A questo punto è quasi tutto pronto perché la
ripresa di riabilitazione abbia inizio.
Le diverse indicazioni terapeutiche e la descrizione
dello svolgimento di una ripresa vera e propria saranno l’oggetto del
prossimo articolo.
Dott. Stefania Cerino
Specialista in Psichiatria
Terapista della Riabilitazione Equestre
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