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L’autismo è un grave disturbo dello sviluppo dell’Io che può
manifestarsi sin dalla primissima infanzia e condizionare pesantemente
tutto lo sviluppo psicologico dell’individuo.
Nelle
fasi più precoci della strutturazione del Sé, il bambino è estremamente
sensibile a tutti gli stimoli che gli provengono dal mondo esterno: ad
essi egli no reagisce nei termini del suo corpo e delle sue disposizioni
innate; è in questa fase che viene posta l’immagine corporea alla base
dell’identità personale.Quando questa fase è alterata il bambino si
sente come se una parte del suo stesso Sé gli fosse strappata, e
reagisce con vissuti di rabbia, di dolore indicibile, di panico o di
estasi.Sul piano della realtà oggettuale tutto ciò si manifesta come
perdita di contatto con la realtà, chiusura dei rapporti di
comunicazione con il mondo esterno, e ritiro in sé stesso, in una vita
interiore dominata dal soggettivo.Il disturbo autistico è certamente
complesso e merita un approccio clinico polifunzionale: ma anche la
Riabilitazione Equestre può giocare il suo ruolo nel miglioramento della
qualità della vita di questi soggetti.Una delle caratteristiche del
mondo autistico è la sua immobilità, la sua rigidità: la maggior parte
dei soggetti non hanno in pratica quasi nessuna forma di comunicazione
con gli altri individui, neanche della stessa età.Inoltre, gli individui
con questo disturbo hanno molte difficoltà ad attribuire pensieri,
emozioni, desideri, ecc. agli altri esseri viventi: di conseguenza non
sono in grado di “prevederne” i comportamenti e quindi li sentono
altamente minacciosi. Si innescano così reazioni di rabbia ed
aggressività a catena che non fanno che aumentare ancora di più il loro
isolamento.
Il
favorire il contatto tra il soggetto autistico ed il cavallo permette
proprio di lavorare su questo aspetto : imparare a conoscere ed a
gestire anche un semplice scuotere di criniera o movimento delle
orecchie sarà un momento di de-tensione che favorirà l’apertura verso il
mondo esterno.In più la serialità delle “regole” di una ripresa
equestre: grooming del cavallo, uscita dal box, lavoro montato, rientro
in scuderia, avrà una funzione strategica rassicurante, ed anche se
inizialmente sarà difficile da comprendere ed accettare, alla lunga,
almeno per alcuni pazienti, si trasformerà in una fase di strutturazione
e relazione del proprio Sé con il mondo circostante.L’importante, nella
programma di R.E. è di porsi degli obiettivi chiari, concreti e
raggiungibili, anche se minimi.Non dimentichiamo che per questi pazienti
ogni cambiamento può essere traumatico e fonte di grande sofferenza:
riuscire a farne accettare tranquillamente anche una minima parte
sarebbe già un grandissimo successo.
Gli
scopi principali su cui sarebbe opportuno costruire il percorso
terapeutico sono:
¨
SVILUPPO DELLA COMUNICAZIONE
¨SVILUPOO
DELLA SOCIALITA’
¨FLESSIBILITA’
DEI COMPORTAMENTI
Lo
sviluppo della comunicazione avviene tramite il contatto visivo, l’uso
di oggetti, disegni, ecc., che permetteranno di insegnare al paziente ad
interpretare i segnali di comunicazione che gli provengono dal cavallo
e, soprattutto, di interagire con essi.
Lo
sviluppo sociale è alla base del training equestre. Il solo fatto di
essere in una scuderia, in mezzo a tante altre persone, è di per sé
“terapeutico”. Se poi si chiede al soggetto di collaborare in piccoli
compiti, come aprire la porta di un box, prendere una capezza, dare una
carota al cavallo, le basi per la co-operazione saranno state
gettate.Vogliamo sottolineare come per molti di questi soggetti sia più
facile accettare come “partner” in attività ludico-ricreative il cavallo
(od altri animali, come gatti, cani, asinelli) piuttosto che altri
esseri umani, dal momento che il cavallo è un soggetto “a parte” e
“diverso” dall’abituale ambiente sociale che è vissuto dall’autistico
come molto pressante, non ci sono “aspettative” difficili da percepire
ed interpretare, ed è più facile accettare ed essere accettati da un
cavallo che non da gruppi umani della stessa età.
La
flessibilità dei comportamenti è facilitata dal contatto con
l’imprevedibilità dell’animale, il mutare delle sensazioni dovuta al
movimento, ai rumori, all’aria aperta.Tutte le attività con il cavallo
richiedono un po’ di lavoro indipendente, la qual cosa è appropriata per
l’acquisizione delle abilità individuali nel corso del processo
terapeutico.
Certamente tutto questo non risolve i problemi dell’autismo; inoltre la
gestione di questi pazienti e la loro terapia riabilitativa non possono
essere improvvisate: la malattia è un disturbo molto complesso, che va
conosciuto profondamente ed adeguatamente trattato, anche in relazione
al paziente che ci si trova di fronte.Ma ciò non toglie che in tanti
casi il cavallo può darci una grosso aiuto a rompere quel fronte di
chiusura, silenzio e disperazione che molto spesso è il mondo artistico.
Dott.ssa Stefania Cerino
Specialista in Psichiatria
Terapista della R.E.
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