EQUITAZIONE E DISABILITA’ :
UN INCONTRO PROFICUO
Sono
ormai circa trent’anni che in Italia si parla di riabilitazione equestre,
di ippoterapia,
e
ci si allinea ai paesi del Nord Europa, precursori in questo campo
relativamente all’utilizzo
di
tali tecniche riabilitative, cercando di offrire ai disabili un mezzo di
riabilitazione psico-fisico,
ed
una possibilità di relazionarsi con il sociale e con lo sport in modo
ludico e produttivo.
Ho
partecipato al I Corso per Terapisti della Riabilitazione Equestre, tenuto a
Milano da Danielle Citterio alla fine degli anni 70, quando pochi tenaci
appassionati di equitazione ed impegnati lavorativamente con i disabili
hanno deciso di sfatare il tabù con cui i colleghi guardavano queste
tecniche
“alternative” e provare a vedere cosa succedeva davvero.
A
distanza di tanti anni –e di tanto lavoro – i risultati sono ormai
conclamati e sotto gli occhi di tutti .L’ippoterapia, nelle sue diverse
applicazioni ha dato in tanti campi risultati molto positivi, affiancandosi
a pieno titolo alle tecniche riabilitative “classiche”.
Ma
di cosa parliamo esattamente, quando diciamo “Riabilitazione equestre”?
Impiegato
e consigliato fin dall’antichità (a partire da Ippopcrate!) come mezzo
“terapeutico”
il
cavallo è impiegato nella riabilitazione equestre per far sì che il
particolare rapporto che si instaura fra esso ed il paziente permetta a
quest’ultimo – tramite un programma clinico specifico- di migliorare la
sua autonomia psico-motoria.
La
riabilitazione equestre ha una vasta gamma di indicazioni, che spaziano dal
settore neurologico, a quello psichiatrico, a quello ortopedico e si applica
alle diverse patologie con
finalità terapeutiche, riabilitative ed educative.
Già
nel 1982, in occasione del 4th International Therapeutic Riding Congress si
definirono le tre diverse fasi di intervento metodologico che nel loro
insieme costituiscono le possibilità di intervento all’interno di un
programma di riabilitazione equestre.
Riassumendo
brevemente abbiamo:
FASE 1 –
“IPPOTERAPIA” –
Consiste
nel porre in contatto il paziente con il “mondo” del cavallo, il suo
habitat (scuderia, paddock e maneggio),le persone che normalmente se ne
occupano (groom ed istruttore) e prevede
una
prima parte del lavoro a terra e poi a cavallo. In questa prima fase il
cavaliere non è autonomo,inizia a prendere contatto con gli elementi di
base dell’equitazione accompagnato da un terapista ed eventualmente da un
istruttore che mantengono il controllo del cavallo e dell’andatura (quasi
esclusivamente passo) attraverso una longhina.
FASE 2 –
“RIEDUCAZIONE EQUESTRE E VOLTEGGIO” –
Qui
il soggetto ha un intervento attivo sul cavallo e, sempre sotto il controllo
del terapista,
inizia
a progredire verso gli obiettivi tecnico-riabilitativi specificamente
previsti per il suo
programma,
che possono essere quelli di eseguire semplici figure di maneggio, seguire
una
ripresa
con altri cavalli, acquisire un certo grado di autonomia e controllo
sull’animale.
FASE 3
- “EQUITAZIONE SPORTIVA PER DISABILI” –
Il
soggetto che raggiunge questa fase ha già conquistato un notevole grado di
autonomia a
cavallo
(e con sé stesso) tanto da riuscire a svolgere una normale attività sia di
scuderia
che
preagonistica insieme agli
altri allievi cavalieri, normodotati o meno.
Un
percorso, come si vede, quello riabilitativo equestre che , integrato con
tutte le altre
tecniche
utili nello specifico caso del paziente da seguire, ed adeguatamente
personalizzato
in
considerazione del soggetto che lo deve seguire, può portare molto lontano
e dare molte
soddisfazioni.
Soprattutto,
credo sia importante sottolineare, la necessità della multidisciplinarità
dell’approccio
terapeutico,
dove dall’integrazione del lavoro di medici, terapisti della
riabilitazione, istruttori
di
equitazione, operatori socio-sanitari, groom e famiglie che mettono a
disposizione e a confronto
le
loro diverse esperienze e competenze si può arrivare a costituire per il
paziente un ambiente
in
cui il momento riabilitativo non sia più un fattore di esclusione e
diversità sociale, ma piuttosto
diventi
un cammino piacevole e pieno di soddisfazioni verso il raggiungimento di
un’autonomia
psichica
e fisica stabile e duratura.
Il
cavallo, animale nobile e generoso per eccellenza, è in grado di dare tutto
questo, di supportare
i
pazienti nel loro cammino e di aiutarli a ritrovare stimoli ed impegno nuovi
e forti.
Esso
diventa per il paziente un mezzo di metacomunicazione, un
“intermediario” vivo tra sé
e
la propria patologia e con il terapista; è in grado di dare rassicurazioni
e rafforzare le
capacità
dll’Io, riesce, con il suo movimento, a far correggere schemi posturali
patologici
e
a determinare sul paziente una molteplicità di stimoli afferenti sensoriali
e sensitivi, migliorando
L’approccio
con il mondo esterno, con i cinque sensi, con il sistema dell’equilibrio e
della
coordinazione
motoria, arriva in certi casi a far sì che migliori la conoscenza
spazio-temporale,
il
controllo dell’emotività, l’autostima, l’inserimento sociale.
La
riabilitazione equestre è un programma terapeutico in cui non è centrale
la “malattia” come
entità
astratta e dominante, ma il soggetto, il paziente che mette in gioco le
proprie forze e le
proprie
capacità alla ricerca di un suo spazio esistenziale, tranquillo e
rasserenante, in cui
possa
vivere ed agire secondo i suoi desideri ed i suoi effettivi bisogni di
persona.
Quante
volte cavalli anziani, un po’ malandati, non in grado di darci più
soddisfazioni
agonistiche
vengono lasciati al loro destino senza pensare che ad esempio, potrebbero
fare
la felicità di un disabile,divenire per lui un insostituibile supporto
terapeutico
ed
ancora dare tanto agli esseri umani, che troppo spesso, a loro, ai
cavalli, danno davvero
tanto
poco.
Dott.
Stefania Cerino
Medico-Chirurgo
Specialista
in Psichiatria
Terapista
della Riabilitazione Equestre
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