Caterina Pigorini nacque nel 1845 a Fontanellato, in
provincia di Parma, ove condusse i suoi studi da
autodidatta. Fu figlia del dott. Luciano, medico
condotto della cittadina, ed ivi le furono di guida il
prof. Luigi Caggiati, medico e letterato, ed il conte
Jacopo Sanvitale. Non fu l’unica celebrità della sua
famiglia il Prof. Pietro Pigorini, rettore della R.
Universià di Parma, le era congiunto, suo fratello fu
lo scienziato e senatore Luigi, sua sorella la contessa
Angela Ferraris.Dopo essere stata insegnante in Parma nelle scuole femminili di San Paolo, si affermò come folklorista con una serie di scritti, frutto di un suo viaggio in Calabria, che apparvero sulla Nuova Antologia e che formarono dieci anni dopo la loro uscita il volume In Calabria (Torino, Casanova, 1892), opera che rimane fra le sue più apprezzate e forti. La sua attività di insegnante ed educatrice le aveva frattanto assicurato notorietà e stima, tanto che l’allora ministro della P.I. Cesare Correnti la nominò direttrice della Regia Scuola normale e del Convitto Femminile di Camerino. Nella città marchigiana ella si sposò con il comm. Beri, sindaco della città, ed abbandonò la carriera di insegnante. La permanenza nelle Marche fu proficua, proprio perchè fece ad ella scrivere quei bozzetti che prima arricchirono le pagine della Nuova Antologia e poi diedero corpo al volume Costumi e superstizioni dell’Appennino Marchigiano (Città di Castello, S. Lapi Tipografo-Editore, 1889), da cui è tratto lo scritto che qui si pubblica. Opera anche questa forte, schietta, universalmente apprezzata. Ella fu scrittrice feconda, dai molteplici interessi, ed oltre agli scritti sul folklore e l’educazione femminile, lasciò novelle, commemorazioni, profili, critiche, monografie. Fra tutto questo va almeno ricordato il volume Santa Caterina da Siena (Firenze, Barbera, 1900). Ebbe amicizia, se non familiarità, con molti personaggi illustri fra cui Giuseppe Verdi, Alinda Bonacci Brunamonti, il generale Cialdini, Giosuè Carducci. Morì a Roma il 26 Marzo 1924, dopo una lunga malattia che la colpì nel 1915, quando ancora era in piena attività e militava ardentemente per l’interventismo. Parma la ricorda fra i suoi figli migliori. |
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