Villa Potenza, Ss.
Crocifisso.
| [Principale bassi, 8'] | ||
| Principale | ||
| [Principale soprani, 8'] | ||
| Forte [Tiratutti] | Ottava | [Ottava] |
| [XV] | ||
| file / di / ripieno | [XIX, ritornello su Fa#4] | |
| [XXII, ritornelli su Do#4-5]] | ||
| [Flauto in XII soprani] | ||
| Cornetto | ||
| [Flauto in XVII soprani] | ||
| [Bordone bassi, 8'] | ||
| Bordone | ||
| [Bordone soprani, 8'] | ||
| Flauto | [Flauto in VIII, reale da Fa2] | |
| Voce / Umana | [Voce umana soprani, accordata crescente] |
Divisione bassi/soprani tra Mi3 e Fa3. Accessori: Tiratutti del Ripieno
a pomello, a partire dalla XV (se chiusi, apre anche il
Principale e l'Ottava senza però richiuderli), Tamburo acustico.
Unico mantice a lanterna posto nel prolungamento destro della
cassa; in quello sinistro l'elettroventilatore. Nessuna traccia
di congegni per l'azionamento manuale. Trasmissioni meccaniche
solite, unione tasto-pedale diretta. Unico somiere a tiro, in
noce, chiuso davanti da 2 ante con 2 farfalle ciascuna, sui
tiranti da unica striscia di pelle. 47 ventilabri numerati
progressivamente da sinistra a destra, più 8 contro-ventilabri
posti, 4 per lato, alle estremità laterali, accoppiati ai
soprastanti (per le prime 8 canne del Principale, di cui i
primi 5 accoppiati ai ventilabri dell'ottava superiore).
Ulteriore ventilabro posto sul pavimento della secreta, al
centro, lievemente arretrato, per il Tamburo acustico. 12 stecche
così corrispondenti ai registri a partire dalla facciata:
Principale bassi - Bordone bassi - Principale soprani - Bordone
soprani - Voce umana - Ottava - Flauto in VIII - Flauto in XII -
Flauto in XVII - XV - XIX - XXII. Crivello di legno, non
foderato, bocche delle canne sottostanti, eccetto quelle
ricostruite. Canne tutte cilindriche. Tappate a calotta le canne
del Bordone bassi, ricostruite. In abete tinto di rosso le prime
10 canne del Principale (le prime 8 sul fondo e le restanti 2 sui
lati) e le canne del Tamburo acustico (sul fondo). In totale sono
presenti 15 canne lignee, di 3 delle quali non si è riusciti a
stabilire il registro di appartenenza (probabilmente del Tamburo).
Strumento perfettamente suonabile, in condizioni ottimali.
Storia: lo strumento proviene da Villa Schifanoia di Firenze, dove era posto nella cantoria della cappella gentilizia di S.Tommaso. La cappella era stata edificata nel 1849 da Tommaso Ciacchi, Cavaliere di Santo Stefano, alla cui famiglia la villa è appartenuta fino al 1946. In quell'anno vi entrarono le Suore della Piccola Compagnia di Maria, che vi rimasero fino al 1986, divenendo poi la villa del pubblico demanio ed essendovi attualmente ospitata l'Università Europea. Considerando la probabile epoca di costruzione e le sue caratteristiche, si pensa che l'organo sia stato realizzato intorno al 1850 o da Nicomede Agati e fratelli di Pistoia, oppure da Carlo Del Mela di Galliano del Mugello e che fosse dotato, in origine, di due mantici cuneiformi azionabili manualmente. Lo strumento nel 1976 aveva subito un restauro da parte della ditta Giustozzi di Foligno, che aveva sostituito un probabile registro di Trombe con un registro di Viole¹. Nell'ultimo restauro del 1991, in occasione del quale Angelo Carbonetti di Foligno lo ha trasportato in loco (grazie alla munificenza del compianto Vescovo Mons. Tarcisio Carboni e del Parroco pro tempore Don Franco Palmieri), al registro delle Viole è stato sostituito quello del Bordone ed e' stata applicata l'attuale tavola dei registri con i relativi cartellini. All'inizio del 2007, infine, Michel Formentelli di Camerino ha effettuato un intervento di manutenzione straordinaria.
Si ha peraltro notizia di un altro strumento esistito in
questa chiesa fino a pochi decenni fa, all'epoca collocato nella
cantoria sopra il portone d'ingresso. Se le tracce materiali di esso si
sono purtroppo perse, fortunate coincidenze hanno fatto rinvenire
alcune testimonianze documentarie che vengono di seguito
riportate: il cappellano curato pro tempore di Villa
Potenza, Don Giuseppe Bianchini, inviava al sindaco di Fano una
cartolina, datata "Macerata 26-3-09", dal seguente
testo "Son già parecchi giorni, cioè dal 7 c.m., che, per
incarico del Reñdo (Reverendo) D. Cesare Consorti Parroco a
Villa Potenza, le spedii la somma di £.400 pregandolo di passare
£.50 all'organaro Sig.r Carletti, e di ritenere le
rimanenti £. 350 pel Municipio di Fano qual prezzo
pattuito di un organo di cui si è trattato per mezzo del Sig.r
Carletti (...)". Lo stesso Carletti, in una lettera
allo stesso sindaco di Fano datata "Macerata 7 = 10mbre 1908
(sic)" scriveva "Ieri mi sono recato dal mio
cliente a Porto Santelpidio (sic), il quale acquistò per
£. 200= il secondo Organo piccolo esistente nella Chiesa di
S.Pietro costì (...)". Quindi da tale carteggio si apprende
che all'epoca erano presenti, nella chiesa di S. Pietro in Valle
in Fano, due piccoli strumenti: uno in chiesa, costruito nel 1686
da Pier Francesco Cappelletti di Città di Castello e pagato 180
scudi, un altro nell'Oratorio, a detta del Carletti un Callido.
Uno dei due fu comprato per 350 lire dal Parroco di Villa
Potenza, mentre l'altro fu venduto a Porto Sant'Elpidio ad un non
meglio specificato "cliente" dell'organaro maceratese;
entrambi gli strumenti, di rilevante valore storico, sono
purtroppo scomparsi².
______________
¹ Le informazioni sulla originale collocazione dell'organo, oltre
all'indicazione del suo
probabile autore, ci sono state cortesemente fornite da Renzo Giorgetti di Firenze.
² I documenti ci sono stati cortesemente trasmessi per esteso
da Paolo Peretti, che ne fa cenno nel suo
studio Testimonianze di arte organaria nelle chiese filippine delle Marche,
in REGIONE MARCHE - ASSESSORATO ALLA CULTURA
CENTRO BENI CULTURALI, La Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri
nelle Marche del '600, Nardini editore, Fiesole 1996 , pp. 135-157:140.
Dello stesso cfr. anche il contributo su Silvio Carletti,
ne Gli antichi organi del comune di Pieve Torina e la dinastia dei Fedeli
della Rocchetta di Camerino, Mi.E.R.Ma, Camerino-Pieve Torina 1987, pp. 11-12 (nota 7).
Silvio Carletti, organaro di tradizione, più che costruttore di strumenti nuovi
fu autore di molti restauri, accordature, manutenzioni, rifacimenti e ammodernamenti
secondo l'allora imperante gusto del "movimento ceciliano". Visse ed operò per molti
anni a Macerata, dove morì nel 1965: Libero Paci riferiva oralmente
di ricordare la sua bottega, situata nel palazzo attiguo all'inizio della Piaggia
della Torre, dove fino a qualche decennio fa c'era l'albergo "Grand'Italia".
Sullo stesso cfr. anche P. PERETTI-F. QUARCHIONI, Terra d'organi, Assessorato
ai beni culturali della Provincia di Macerata, Macerata, marzo 2004, p. 32.