Da "Il Gazzettino-cronache di Rovigo" del 5 Giugno 2002: <<ENERGIA.Il Comune di Adria ricorre al Tar contro il terminal>>

Nuovo capitolo nella battaglia relativa al progetto del terminal gasifero di Porto Levante. L'avvocato Matteo Ceruti ha notificato un ricorso al Tar del Veneto contro il Ministero delle attività produttive, il direttore generale dell'energia e delle risorse minerarie, le società per azioni Edison T&S ed Edison Lng. Il ricorrente è il Comune di Adria, nella persona del sindaco Gino Sandro Spinello, ma analoghe iniziative verranno prese da altri soggetti come il "Comitato bassopolesano contro il terminal".

Da "Il Gazzettino-cronache di Rovigo" del 5 Giugno 2002: <<RICORSO AL TAR. «Ecco perchè va fermato il nuovo metanodotto in Polesine»>>

Adria

NOSTRO INVIATO

È cominciata la grande guerra a colpi di leggi, codici e norme ambientali, che vede tanti piccoli Davide polesani contrapposti al Golia energetico, l'Eni che vuole costruire un terminal marino davanti alle foci del Po e un metanodotto di 107 chilometri per portar e il gas da Porto Viro fino a Minerbio, passando per Adria e Cavarzere, attraverso quattro province (Rovigo, Venezia, Ferrara, Bologna) e 15 Comuni. Annunciata da mesi di mobilitazioni popolari, la battaglia ha conosciuto il suo primo atto l'altro giorno, quando l'avvocato Matteo Ceruti ha notificato un ricorso al Tar del Veneto contro il Ministero delle atttività produttive, il direttore generale dell'energia e delle risorse minerarie, le società per azioni Edison T&S ed Edison Lng. Il ricorrente è il Comune di Adria, nella persona del sindaco, il diessino Sandro Spinello, ma analoghe iniziative verranno prese da altri soggetti, come il "Comitato bassopolesano contro il terminal".

La posta in gioco è tutt'altro che irrilevante, visto che in questo affare l'Eni sta investendo centinaia di miliardi di vecchie lire. La storia è significativa di quanto le esigenze industriali non sempre coincidano con la tutela ambientale e di come i grandi interessi economici spesso mal si concilino con il rispetto della natura. Il progetto dell'Edison si compone di tre parti. Al largo del Delta verrà realizzato un terminal marino di stoccaggio e rigassificazione di gas naturale liquido (capacità 4 metro cubi all'anno), capace di accogliere navi metaniere da 135 mila metri cubi. Una condotta lunga 12 chilometri collegherà la piattaformaoff shore alla cabina di riduzione collocata a Ca' Cappello di Porto Viro. Da lì un metanodotto di oltre 100 chilometrì porterà il gas a Minerbio, e quindi alla rete nazionale.

Il ricorso del Comune di Adria chiede l'annullamento del decreto del Ministero dell'Ambiente che il 25 marzo ha autorizzato il progetto di massima dichiarando l'opera di pubblica utilità, vista «l'urgenza e indifferibilità» della costruzione. La vicenda è sintetizzabile in alcune date. Il 30 dicembre '99 il Ministro dell'ambiente esprime giudizio di compatibilità ambientale sul progetto di terminal, con annessa condotta fino a Porto Viro. L'approvazione risale al 7 luglio 2000 (ma molti privati ed enti pubblici, fra cui il Comune di Adria, si erano opposti). Il 7 settembre 2001 Edison spa presenta la richiesta di approvazione di un nuovo progetto, il metanodotto fino a Minerbio. Due mesi e mezzo fa, il via libera per ragioni di pubblica utilità.

L'avvocato Ceruti spara una raffica di contestazioni, per supposte violazioni di legge, abusi di potere, omissioni o carenze procedurali. Si comincia denunciando la mancanza del giudizio di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) su tutta l'opera, non solo sul terminal (per il quale c'è), ma anche sul metanodotto che ne costituisce la prosecuzione. Si continua con la constatazione che il tratto di gasdotto previsto a Porto Viro ha subito sostanziali modificazioni in corso di progettazione e quindi è diverso da quello approvato nel '99. Per il gasdotto, poi, non sarebbero stati identificati i terreni interessati all'intervento, passaggio necessario per dar corso all'esproprio di beni privati. Come conseguenza, non sarebbero stati informati tutti i soggetti interessati, ovvero i proprietar i dei terreni, violando il diritto alla partecipazione.

Sul piano paesaggistico, secondo Ceruti, il metanodotto costituirebbe una violazione del piano d'area del Delta del Po che - per tutelare "bonelli", "sacche" e "lagune" - consente solo opere di difesa idraulica o produzione ittica. «Ogni altro intervento è negato» scrive il legale. Inoltre, mancherebbero le autorizzazioni paesaggistiche e il nullaosta dell'Ente Parco del Delta, nonchè le valutazioni di incidenza del progetto su habitat naturale, flora e fauna selvatica di un'area Sic (Sito di Importanza Comunitar ia) e su una Zona a Protezione Speciale (Zps), com'è il Delta del Po.

Secondo il ricorrente, vi sarebbe una decisiva contraddizione finale. Per le nuove opere di distribuzione del gas la pubblica utilità deve basarsi sul fatto «che non sia possibile effettuare l'attività di trasporto e distribuzione a mezzo delle reti esistenti a causa di mancanza di capacità delle stesse». In questo caso, invece, la stessa Edison - presentando il primo progetto nel '99 - aveva dichiarato che la scelta di collocare il terminal davanti a Porto Viro scaturiva dalla possibilità di utilizzare infrastrutture esistenti. Ma, scrive Ceruti, «una volta ottenuti gli atti di assenso necessari all'approvazione del terminal assistiamo da parte di Edison ad un repentino capovolgimento di valutazione: la rete esistente di distribuzione del gas non sarebbe più idonea a ricevere e trasportar e il quantitativo di gas naturale proveniente dal terminal e sarebbe necessario incrementare la rete esistente con un nuovo metanodotto di 107 chilometri». In più, Edison avrebbe «evidenziato come unica possibilità di accesso al trasporto nazionale il Nodo di "Rete Gas Italia sopa" di Minerbio». Un «macroscopico contrasto», su cui non si è misurato il Ministero dell'Ambiente, dando il via libera - pe rpubblica utilità - ad un'opera che farà discutere a lungo.