C'era una volta il Progetto "Memorie dal sottosuolo"

( S E C O N D A   P A R T E )



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- A g g i o r n a m e n t o:  n o v e m b r e   2 0 0 8 -

PER CONOSCERE IL FINALE DI QUESTA STORIA VAI ALLA PAGINA: 

A D D I O   B E L   M U S E O,   A D D I O   B E I  M A R M I   O R N A M E N T A L I,  A D D I O  C H I E S A  V E C C H I A



PER SAPERE, INVECE, QUELLO CHE ERA STATO FATTO E SCRITTO IN PRECEDENZA LEGGI QUI DI SEGUITO

E' importante ascoltare tutte la campane !!!

         Poiché,  sinora, la stampa locale è stata restia ad affrontare l'argomento "Piazza Chiesa Vecchia"  e considerato che,  per una completa informazione, è invece corretto "ascoltare tutte le campane", questo sito web è lieto di ospitare qualsiasi intervento sulla incresciosa vicenda. Anche quello di coloro (compresi taluni amministratori di oggi e di ieri del Comune di Castroreale) che in questi anni si sono opposti  (fermamente o con moto alternato) a ridare dignità alla memoria dei nostri antenati Bafioti  e decoro ad un luogo così carico di storia e di cristianità.  

(Si veda pure la pagina "Chiesa Vecchia: lettera aperta)          



                                                                                                                                                                                                                                                           Iniziative:  e tu la ami?  

       

  “Memorie dal sottosuolo: gli inumati di Bafia e la popolazione di Castroreale attraverso i secoli”                                                                                            

"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtude e conoscenza"

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XXVI)


BAFIA - Estate 2007: Chiesa Vecchia torna a morire 

Trombato il progetto di scavi e di studi antropologici

        Quando il nostro passato e la nostra identità culturale non interessano a chi attualmente amministra la cosa pubblica. Che utilizza come merce di scambio i nostri antenati ancora sepolti a Chiesa Vecchia. 

di Nino Quattrocchi

    

        Per distruggere basta poco. Per costruire, invece, ci vuole tempo. Spesso anni. E durante l'amministrazione del sindaco Portaro chi vi scrive, aiutato e sostenuto da tanti, ha lavorato sodo per dare soluzione alla questione di Chiesa Vecchia (che poi è anche una questione morale). 

    In prima battuta, grazie alla sensibilità del sindaco Portaro e di quasi tutti gli assessori, è stato smantellato l'inopportuno parcheggio e la Piazza è stata abbellita con fioriere e panchine. Si è fatto poi redigere un Progetto di riqualificazione inserito nel piano triennale delle opere pubbliche del Comune di Castroreale con la previsione del nuovo aspetto esteriore del luogo. Nell'occasione si era pure previsto (attraverso alcune varianti da fare al Piano Regolatore Generale) di realizzare i necessari parcheggi lungo un'opera pubblica di cui allora si aspettava la realizzazione.  

    Intanto bisognava risolvere la questione delle antiche spoglie situate nei sotterranei della ex Chiesa. Occorreva intervenire nelle tre cripte con il fine di recuperarne il contenuto che in seguito, se ritenuto opportuno, sarebbe stato custodito, ma solo dopo aver effettuato importanti studi archeologici ed antropologici, nell'ossario del cimitero di Papajanni.

    In tal modo sarebbe stato possibile realizzare a Chiesa Vecchia un Parco Archeologico sotterraneo che avrebbe dato contezza della grande storicità del luogo. 

        Per giungere a tanto sono stati avviati contatti con l'Università agli studi di Messina che ha redatto l'importante Progetto dal titolo "Memorie dal sottosuolo: gli inumati di Bafia e la popolazione di Castroreale attraverso i secoli", di cui di seguito si dà ampio spazio.

    Per raggiungere l'obiettivo è stato necessario tessere i rapporti col l'Università, analizzare le condizioni dei luoghi, redigere un  Progetto su misura, concordare le fasi dei lavori previsti anche nella Convenzione, discutere l'argomento in Consiglio Comunale, calare nel bilancio di previsione 2007 del Comune di Castroreale i 15.000 euro previsti dalla stessa Convenzione e necessari per la realizzazione degli interventi in Progetto. 

    Tutto lavoro inutile. Infatti quando ormai era tutto pronto per l'inizio degli scavi, delle ricerche e delle analisi (i cui risultati sarebbero stati oggetto di una pubblicazione) i nuovi inquilini di Palazzo Peculio, insediatisi a maggio del 2007, con una operazione di "alta ingegneria politica", hanno distrutto tutto quanto.

    Ma andiamo con ordine e raccontiamo, passo passo, lo svolgersi di questa nuova tragica puntata.  

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    L'antefatto (ovvero il resoconto del lavoro svolto per la redazione del Progetto Scientifico-Culturale e per l'approvazione della Convenzione da parte di tutto il Consiglio comunale nella seduta del 19 dicembre 2006)  e il fatto (ovvero il resoconto dell'azione distruttrice messa in atto dalla attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Salvatore Leto per polverizzare quanto costruito negli anni precedenti) 

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L ' a n t e f a t t o

- Quando si vuole costruire qualcosa di importante per il Paese - 

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 PREMESSA 

    Nella seduta del 19 dicembre 2006 il Consiglio Comunale del Comune di Castroreale aveva approvato all'unanimità  una Convenzione tra l’Amministrazione del Comune di Castroreale, allora guidata dal sindaco Alessandro Portaro, e il  Dipartimento di Scienze degli Alimenti e dell’Ambiente della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università agli Studi di Messina, per la realizzazione del Progetto di Ricerca Scientifico-Culturale: “Memorie dal sottosuolo: gli inumati di Bafia e la popolazione di Castroreale attraverso i secoli”. 

Il Progetto di Ricerca Scientifico-Culturale si proponeva di effettuare le seguenti attività scientifiche:

  Ricerche archeologiche nel sito della ex Chiesa di San Carlo Borromeo di via Chiesa Vecchia a Bafia 

  Studi sulla storia biodemografica di Castroreale

  Ricerche antropologiche sulla popolazione del passato di Bafia

 

- Quando si vuole costruire qualcosa di importante per il Paese -

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Ecco il PROGETTO che era stato approvato all'unanimità dal Consiglio Comunale nella seduta del 19 dicembre del 2006

Università agli Studi di Messina 

Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali - Dipartimento di Scienze degli Alimenti e dell’Ambiente

Progetto "Memorie dal sottosuolo: gli inumati di Bafia e la popolazione di Castroreale attraverso i secoli"

       Premessa. Lo studio delle popolazioni del Mediterraneo

 L’idea di questo progetto di ricerca trae spunto da una serie di programmi di studio che da alcuni anni a questa parte interessano le popolazioni costiere e limitrofe del bacino del Mediterraneo, in particolare dell’area dello Stretto di Messina, sia dal punto di vista antropologico che da quello demografico (storico ed attuale).

La rilevanza antropologica degli studi su tali popolazioni deriva dalla considerazione che, pur essendo possibile riconoscere l’esistenza di una “popolazione mediterranea” con caratteristiche somatiche fisiche abbastanza definite e di origine antica, esse presentano una variabilità ed una complessità che sono il risultato della sovrapposizione di fattori selettivi adattativi all’ambiente fisico-geografico, di fenomeni di deriva genetica e di isolamento matrimoniale e riproduttivo, di condizioni ambientali contingenti legate alla disponibilità di risorse idriche ed alimentari, dello stato generale di salute e delle condizioni igienico-sanitarie derivate dall’urbanizzazione. Su tutto, a rendere ancor più variegato e composito il patrimonio genetico dei popoli del Mediterraneo, ha agito il flusso genico scaturito dagli innumerevoli movimenti migratori – sia a livello individuale che familiare, sia di gruppi allargati che di intere popolazioni – che hanno portato spesso all’integrazione con il substrato locale, talvolta all’emarginazione rispetto alle popolazioni autoctone, emarginazione da imputare sia a fattori etnico-politico che religiosi.

Le popolazioni mediterranee possiedono “una base culturale comune, pure di origine molto antica, su cui si sono poi differenziate culture locali e nazionali, o imposte sopranazionali di origine diversa; essa permane tuttavia evidente in molteplici, caratteristiche espressioni” (Martuzzi Veronesi et al, 1990 [1]).

Le ricerche sui reperti scheletrici, negli ultimi anni, hanno assunto una importanza innovativa rispetto all’archeologia tradizionale, in relazione allo sviluppo di metodiche e di tecniche sino a poco tempo fa inopinabili. Queste ulteriori conoscenze entrano in sinergia con quelle di natura archeologica, arricchendone i risultati e finalizzandoli alla ricostruzione il più completa possibile dell’uomo e del suo comportamento in relazione all’ambiente di vita.

    Il Progetto di Ricerca

 Ad ispirare l’idea di un progetto antropologico sull’antica popolazione di Bafia è l’esistenza di tre sacrari posti in origine sotto la chiesa di S. Nicola (poi intitolata a S. Carlo Borromeo). Con il tempo la chiesa è andata incontro a rovina ed attualmente al suo posto è una terrazza lastricata che ricopre le cripte, rimaste intatte.

Il progetto di ricerca si propone la ricostruzione della storia biologica della popolazione di Bafia attraverso la riesumazione degli inumati nei sacrari della chiesa di San Carlo Borromeo ed attraverso lo studio degli archivi dello Stato Civile e Parrocchiale.

Il progetto è stato diviso in 4 moduli che da una parte consentono un approccio più dinamico all’esigenze della ricerca e dall’altra offrono la possibilità del finanziamento di un sottoprogetto la volta, così da offrire una maggiore possibilità agli Enti Pubblici o Privati che vogliano investire nella ricerca scientifica.  

Le memorie dal sottosuolo: per una nuova vita degli inumati di Bafia

 Lo scavo

Il toponimo di Bafia identifica una frazione del comune di Castroreale (ME) situato nelle montagne che sovrastano Barcellona Pozzo di Gotto; lo scavo prevede di aprire alcuni sacrari posti nell’area dove anticamente era collocata la Chiesa di San Carlo Borromeo, e da testimonianze locali sembra che i suddetti sacrari e la zona limitrofa siano ricche di resti ossei risalenti ad un epoca storica compresa tra il 1400 ed il 1700 circa.

       Comprendere i sacrari di Bafia

 Il problema principale connesso con i sacrari è la natura delle sepolture: si sa di certo che contengono le spoglie di 300-400 anni di inumazioni ma, finché non sarà stata asportata la pavimentazione del terrazzo di copertura, non si potrà sapere se esiste una stratificazione longitudinale o verticale degli scheletri. In altri termini, sarà possibile datare le sepolture? A tal riguardo, estremamente informativa è la posizione dei corpi rispetto all’altare, all’ingresso della chiesa, alle mura perimetrali; di solito gli appartenenti alla medesima classe sociale o alla stessa cerchia famigliare venivano tumulati tra loro in prossimità. I bambini nati morti e quelli deceduti subito dopo la nascita senza il conforto del battesimo di solito venivano seppelliti in terra non consacrata, in un particolare settore del cimitero; è quindi possibile che essi siano stati tumulati immediatamente al di fuori della chiesa antica, forse in contiguità con le mura perimetrali. Importante sarà vedere se le inumazioni sono avvenute in spazio vuoto e se tale spazio si è conservato oppure se attualmente risulta riempito. Ulteriori problematiche potrebbero derivare dall’ispezione effettuata prima dello spianamento del terreno sovrastante i sacrari: i resti scheletrici in sito sono stati manomessi o la loro disposizione originale è rimasta inalterata? Presentano tutti la medesima giacitura (ad esempio la posizione supina del corpo)? È possibile evidenziare dei cambiamenti di colore o di consistenza che indichino grandi differenziazioni diacroniche nelle inumazioni oppure ci sono stati dei rimescolamenti?

L’apertura dei sacrari ed il recupero dei reperti ossei (cfr. “Il progetto di scavo”) dovrà seguire una metodica molto simile a quella normalmente utilizzata negli scavi stratigrafici archeo-antropologici, in modo da registrare e documentare i rapporti esistenti tra ciascuno scheletro e quelli adiacenti, ciò che vi è sopra e ciò che vi è sotto. Occorrerà attribuire un significato al terreno di riempimento che ha avvolto le ossa, nel qual caso lo si potrà utilizzare per valutare l’entità dei fenomeni diagenetici ed il loro ruolo nelle analisi di tipo paleonutrizionale. In questo caso sarà necessario prelevare anche campioni di terreno non direttamente limitrofi le ossa, analizzarne la composizione in oligoelementi e comparare gli analoghi valori riscontrati nel terreno a contatto con i reperti.

     Il progetto di scavo

 La fase propedeutica a tutti gli altri moduli del progetto è il recupero dei resti e la loro collocazione in un sito più appropriato, identificato e messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale di Castroreale.

All’inizio si procederà allo smantellamento del manto stradale soprastante la cripta ed alla rimozione dei materiali di risulta che sono stati gettati all’interno della cavità per evitare il crollo. Questa operazione sarà a cura e a totale carico dell’Amministrazione Comunale.

Nella seconda fase si procederà ad un recupero sistematico dei reperti ossei e di eventuali oggetti presenti nella cripta. Soltanto dopo la rimozione dei materiali di risulta si potrà decidere la modalità di scavo da adottare. Se le ossa si troveranno contenute in una matrice terrosa, verrà impostata una griglia di riferimento e si procederà allo recupero sistematico, rimuovendo piccoli spessori di sedimento e recuperando le ossa ad ogni approfondimento successivo. Se, invece, le ossa si trovano accumulate senza una matrice di sedimento, si procederà ad un loro graduale recupero fino allo svuotamento della cripta.

In ogni caso, il lavoro di recupero sarà lento e graduale e comporterà la presenza costante di esperti che possano adeguatamente dirigere le fasi di recupero, anche facendo fronte ad eventuali differenze di deposizione e – conseguentemente – di possibilità di recupero in differenti parti della cripta. Inoltre, ogni fase del lavoro sarà documentata da fotografie, disegni e da un rapporto scritto. In tal modo, si conoscerà l’esatta posizione che ogni pezzo aveva prima del recupero.

I materiali recuperati dovranno essere depositati in un magazzino, dove ciascun elemento osseo sarà pulito e – se necessario – consolidato e restaurato. Su ciascun pezzo sarà riportato a china un numero di inventario al quale corrisponderà una scheda contente i dati del recupero con le esatte coordinate di rinvenimento, la posizione all’interno dello scavo, l’identificazione anatomica e la lateralità dell’elemento scheletrico.

Finita questa fase da svolgersi in loco, si potranno trasportare i reperti in laboratorio, dove si procederà alla fase di studio morfologico, biometrico e paleopatologico.

     Il restauro del materiale scheletrico

 I resti scheletrici dovranno essere trasferiti in laboratorio per la pulizia finale. Con spugnette apposite si potrà pulire sommariamente ciascun reperto mentre i pennelli, gli strumenti da dentista ed il bisturi serviranno per le rifiniture.

A questo punto si potranno fotografare i resti utilizzando luce molto diffusa che non crei troppi contrasti ombre-luci. Un telo bianco posizionato in modo opportuno sarà molto utile per ottenere una luce uniforme ottimale. Le foto dovranno essere scattate in modo zenitale e dovranno comparire i dati relativi a ciascun reperto: sigla del sito, l’unità stratigrafica, l’indicazione del sacrario, l’indicazione del Nord ed un regolo lungo 10 cm diviso in segmenti bianchi e neri, allineato lungo l’asse longitudinale dell’osso.

Se il reperto evidenzia patologie ossee converrà particolareggiarle mediante macrofotografie o foto a zoom molto spinto

Dato che molto probabilmente gli scheletri si saranno collassati e smembrati dando luogo ad un coacervo di ossa, successivamente si cercherà di accoppiare tra loro i distretti scheletrici del medesimo soggetto utilizzando preferenzialmente le ossa lunghe, le più idonee per avere una stima “unbiased” del numero minimo di soggetti inumati.

     Le caratteristiche fisiche scheletriche degli inumati

 Lo studio di un complesso funerario richiede l’integrazione di competenze archeologiche (relative alle procedure di scavo) e di competenze antropologiche (necessarie per interpretare con rigore scientifico le caratteristiche fisiche del soggetto ed i diversi ambiti biologici con cui esso ha avuto a che fare nel corso del suo arco vitale, in particolare nell’ultima fase della sua esistenza).

 Lo scheletro rappresenta un vero e proprio archivio biologico: oltre al normale fenotipo (la morfologia) indotto dall’interazione genotipo ereditario-fattori ambientali, si possono evidenziare le azioni di numerosi altri fattori che possono aver influenzato l’espressione dei caratteri: l’alimentazione, gli stress fisici e nutrizionali, le malattie. Senza contare che è sempre possibile – pur con le limitazioni del caso – determinare direttamente quelle sequenze del DNA che possono avere interesse antropologico.

Uno degli aspetti più interessanti concerne la determinazione del sesso e dell’età alla morte dei reperti. Queste non sono cose semplici ma presentano diverse problematiche di varia natura; uno dei più grossi problemi da risolvere è insito nella grande variabilità dei caratteri che vengono di solito utilizzati per la stima di sesso ed età, variabilità che è sufficientemente nota nelle popolazioni attuali e recenti, ma pressoché sconosciuta in quelle antiche. I tempi dello sviluppo dei singoli distretti fisici (ontogenesi), inoltre, ha anche ritmi diversi in funzione dell’etnia di appartenenza, della qualità dell’alimentazione e dello stato di salute.

 Paleonutrizione e paleopatologia

     Paleonutrizione

 La ricerca della concentrazione di alcuni elementi nelle ossa umane tramite la Spettroscopia ad Assorbimento Atomico e la Spettrometria di Massa, strettamente associata alla ricerca antropologica e paleopatologica "classica" (età alla morte degli individui, indicatori staturali, analisi delle patologie scheletriche ed orali e degli indicatori di stress nutrizionale) ci permette di risalire alle abitudini alimentari e al modo di vita dei gruppi umani del passato. I dati ottenuti da questa analisi chimica possono essere supportati dai dati archeologici, paleobotanici e archeozoologici che sono le indicazioni offerte dall'analisi dei manufatti, dai dati paleoecologici e paleoambientali. Gli elementi indagati devono provenire esclusivamente dall'alimentazione e la loro concentrazione ossea sarà pertanto proporzionale alla dieta assunta negli ultimi anni di vita: Stronzio, Magnesio, Zinco, Rame, Calcio sono quelli maggiormente indagati. Ferro, Alluminio, Manganese, Potassio e Sodio hanno un interscambio più facile tra la matrice dell'osso ed il terreno di sepoltura in un fenomeno detto diagenesi. Un alto contenuto di Stronzio e Magnesio nell'osso è indice di una dieta basata principalmente su prodotti di origine vegetale e cerealicola e, nel caso dello Stronzio, anche sul pesce di piccola taglia e sui molluschi. Il Magnesio è inoltre particolarmente concentrato nei cereali, soprattutto senza il processo di molitura (con esso tende a depauperarsi). Un'elevata quantità di Zinco e Rame provengono da prodotti ricchi di proteine (carne rossa, latte e derivati, ostriche e crostacei, in elevata concentrazione). Il Rame è particolarmente elevato anche nelle frattaglie, mentre lo Zinco (in misura minore) nella frutta secca e nei legumi. Un parametro irrinunciabile è conoscere i valori standard fisiologici di riferimento rilevati sulle popolazioni moderne delle quali si conoscano le abitudini alimentari. Per i valori standard relativi all'alimentazione di tipo proteico sono stati considerati quelli degli Americani attuali in quanto gran consumatori di carne, latte c/o lattederivati; così vale per i valori di quella vegetariana (su popolazioni moderne che si nutrono quasi esclusivamente di vegetali quali gli abitanti del sud-est asiatico e le popolazioni neolitiche, ad economia prevalentemente agricola). Questi elementi in traccia sono sempre rapportati al Calcio (elemento non in traccia ma maggioritario, poiché costituisce la matrice ossea) per standardizzare i dati, eliminando in tal modo l'influenza di eventuali contaminanti diagenetici.

     Paleopatologia

 Le patologie rilevabili su tessuti scheletrici e tessuti mummificati dei gruppi umani antichi sono l'argomento di questa disciplina. Essa non ha limiti cronologici per le proprie indagini che vanno dalle più remote epoche dell' esistenza umana fino all'Età moderna; in essa ricorrono diversi aspetti della Paleoantropologia, dell'Anatomia Patologica e dell'Archeologia, alle quali rende un fondamentale contributo per interpretare fenomeni ed evidenze altrimenti inspiegabili. La Paleopatologia, con la quale è possibile conoscere, all'interno di un determinato gruppo d'individui, l'incidenza delle malattie e lo stile di vita, necessita di due fonti di indagine: una diretta, rappresentata da scheletri e mummie e l'altra indiretta, basata su fonti storico-letterarie e rappresentazioni artistiche. Pur essendo una scienza relativamente giovane, la Paleopatologia, introdotta in Italia in maniera sistematica da Gino Fornaciari, dispone oggi di un considerevole numero di ricerche e di studi su casi patologici singoli e su eventi morbigeni in vaste aree. Il fine di tale disciplina è quello di individuare la relazione uomo­ambiente-malattia; quest'ultima è stata magnificamente compendiata da Mirko Grmek col termine patocenosi, neologismo coniato nel 1983. Dal momento che la frequenza e la distribuzione di una determinata malattia dipendono, oltre che da diversi fattori endogeni, dalla frequenza e dalla distribuzione di tutti gli altri stati patologici, la patocenosi tende ad uno stato di equilibrio tra i vari fattori. Le malattie riscontrate sui reperti ossei e organici degli individui del passato sono per lo più traumi, malattie da carenza, artropatie, neoplasie, parodontopatie e malformazioni. La Paleopatologia riveste così un duplice interesse: il primo di natura antropologica, il secondo di natura medica. Osservando, infatti, le alterazioni patologiche, è possibile risalire alle abitudini dei gruppi umani antichi, come anche alle più comuni cause di malattia. Dalla natura delle lesioni traumatiche, per esempio, è possibile ottenere informazioni sullo stile di vita di una popolazione, sulla tipologia, sul modo di utilizzo e sulla potenza lesiva di certe armi ed infine sui pericoli legati alla caccia. L'indagine paleopatologica può fornire notizie preziose sull'insorgenza e lo sviluppo di alcune affezioni in epoche passate ed inoltre serve per ricostruire, almeno in via ipotetica, i primi canali di diffusione delle malattie infettive ed epidemiche.

 

 La storia biodemografica di Castroreale nel XIX e XX secolo

   Premessa: la biodemografia delle popolazioni storiche

 La Storia delle popolazioni non è fatta dei soli eventi eccezionali, ma viene costruita giorno per giorno con i comportamenti individuali quotidiani, con quelli del vivere comune, espresso dalla sequenza degli eventi che caratterizzano la vita dei suoi componenti e di ciascuna famiglia. Ogni popolazione è caratterizzata da una propria identità culturale, che si traduce e concretizza in comportamenti e ritmi diversificati nello spazio e mutevoli nel tempo.

La ricostruzione a ritroso di questi comportamenti permette di risalire all’identità culturale dell’una e dell’altra popolazione. Ricostruire i comportamenti biodemografici – natalità, nuzialità, fecondità, mortalità, mobilità – le loro caratteristiche e il ritmo del loro verificarsi, il loro mutare nel corso dei secoli, significa ricostruire le modalità concrete con le quali i componenti danno continuità alla comunità nel tempo; significa rigenerare il quadro culturale di riferimento, le tradizioni e i costumi che accompagnano, spesso definendo o condizionando, il susseguirsi e l’integrarsi degli eventi fondamentali nella vita degli individui e delle famiglie.

 Studi biodemografici specifici sulla popolazione di Castroreale al momento non ne esistono. I primi risultati di una ricerca a carattere storico-demografico sviluppata con tecniche aggregative, rientrante in un più ampio progetto a carattere nazionale sui modelli di sviluppo demografico in Italia tra il XVIII e XIX secolo, sono stati pubblicati da De Meo  ed è prezioso per la quantità di informazioni riportate sulla disponibilità delle fonti parrocchiali nella Diocesi di Messina nonché per una descrizione dei flussi naturali degli eventi e per la stima della fecondità nell’800, calcolata con l’indice di Gini. Un altro lavoro dello stesso Autore è incentrato sull’analisi della mortalità e della fecondità in 33 parrocchie dell’area dello Stretto per il XVII secolo  ed evidenzia, malgrado talune rilevanti carenze nelle fonti, gli alti valori di mortalità generale ed infantile in tutte le parrocchie e, seppur non in modo generalizzato in tutte, aggravate dalla supermortalità dovuta alle numerose crisi epidemiche, delle quali vengono ben descritte quelle di febbri maligne e tifo del 1648 e 1672.

     Obiettivi

 La finalità del presente progetto è quella di inquadrare le caratteristiche e le modificazioni della struttura biodemografica della popolazione di Castroreale nei vari contesti storici che si sono succeduti nel corso degli ultimi due secoli, alla luce delle vicissitudini sociali, economiche e demografiche che hanno interessato la Sicilia e in particolare l’area della costa tirrenica peloritana.

In particolare, lo studio della consanguineità nel passato e l’analisi delle distanze tra il luogo di nascita degli sposi potranno evidenzare il cosiddetto fenomeno della rottura degli isolati (breakdown of isolates): alla maggiore mobilità, correlata con lo sviluppo dei trasporti, con l’urbanizzazione, con il declino dell’importanza dell’economia agricola, dovrebbe corrispondere anche l’abbandono di tradizioni locali relative al comportamento matrimoniale, alle modalità di scelta del coniuge e alle dimensioni del “mercato matrimoniale”, alla distribuzione lungo l’anno dei matrimoni, progressivamente sempre meno vincolata al ritmo dei lavori agricoli, alle tradizioni religiose, alle costumanze locali, oltre che al comportamento riproduttivo.

La caduta delle barriere e l’incrementata mobilità per molte popolazioni dimoranti nelle zone – generalmente montuose – più isolate,  è stato un fenomeno a senso unico, di esclusiva emigrazione, causa di un marcato spopolamento; essendo preferenzialmente i giovani adulti i soggetti migranti alla ricerca di nuovi lavori, essi dovrebbero aver provocato alterazioni nella struttura per età, con effetti marcati sulla capacità riproduttiva e di continuità del gruppo.

 Fonti principali delle informazioni saranno i registri degli atti civili e religiosi della nuzialità, dai quali si potrà dedurre la dinamica dei rapporti matrimoniali tra la popolazione di Castroreale, quelle limitrofe e quelle meno prossime; l’esistenza di cerchie famigliari all’interno delle quali i matrimoni potevano avvenire in modo preferenziale e le connesse caratteristiche sociali, economiche e biologiche. In tal senso l’uso dei cognomi degli sposi, già ampiamente affermato in numerose ricerche biodemografiche, potrà risultare estremamente significativo nel rivelare alcuni tra i meccanismi più intimi del processo di formazione della coppia.

Ai registri dei matrimoni andranno affiancate le fonti per lo studio della consanguineità, in particolare le dispense matrimoniali, reperibili presso gli archivi diocesani.

 Per quanto riguarda l’evoluzione fisica della popolazione di Castroreale, sarà fondamentale poter disporre delle rilevazioni somatometriche effettuate in passato durante la visita di idoneità al servizio militare. Le variazioni del tempo dell'altezza, del peso, degli indici associati (Body Mass Index, ad esempio), del perimetro addominale e toracico dei coscritti potranno fornire importanti indicazione sull'evolversi dello stato generale di salute (anche se limitato ai soli maschi in vita a 18 anni). Questi dati andranno rilevati presso i registri di leva conservati presso gli archivi distrettuali o quelli storici, comunali o statali.

Tutte le informazioni potranno anche essere collegate, integrando i dati sulla strutture per cognomi delle liste dei matrimoni e di quelli di leva, ove possibile, con i corrispondenti dati antropometrici, tramite tecniche microdemografiche ormai consolidate.  

Il progetto biodemografico prevede altresì di fornire un quadro sintetico ed esaustivo allo stesso tempo su alcune caratteristiche biologiche della popolazione moderna. In particolare si cercherà di descrivere la variabilità genetica degli abitanti di Castroreale attraverso uno studio approfondito sui cognomi: la loro varietà, l’origine etnica o derivata da considerazioni legate alla tipologia di lavoro, da specifiche caratteristiche fisiche o geografiche del luogo di provenienza. Sarà possibile valutare anche alcune caratteristiche sociodemografiche comparando le distribuzione dei cognomi tratti dagli elenchi telefonici di momenti diversi (si dispone per questo di dette frequenze relativamente agli anni 1979 e 1993).

Il confronto tra la struttura dei cognomi del passato e quella odierna potrà rendere conto del livello di modificazione genetica a cui la popolazione di Castroreale è andata incontro nel secolo appena concluso.

 Infine, verranno forniti diversi servizi informatizzati al fine di conservare l’integrità delle fonti e una loro più efficiente e rapida consultabilità. Aspetti museali importanti con possibilità di interazione con i dati rilevati ed i risultati ottenuti sono illustrati nei vari punti del capitolo successivo.

 

Il progetto di musealizzazione

 Tutte le fasi di recupero e di studio potranno essere musealizzate. Sarà possibile rendere fruibile ad un pubblico di scolaresche, di cittadini e di turisti le fasi di scavo. Saranno predisposti dei pannelli illustrativi del progetto e dei metodi utilizzati intorno all’area di scavo stessa. I pannelli potranno essere aggiornati in caso di ritrovamenti importanti. Gli esperti presenti sullo scavo daranno la loro disponibilità a fornire spiegazioni. Una particolare importanza sarà data alle scolaresche in visita: verrà predisposto un opuscolo informativo del progetto per gli insegnanti, che potranno così preparare gli allievi alla visita. Inoltre, se sarà data la disponibilità di un locale attrezzato nei pressi dello scavo, questo potrà ospitare una proiezione multimediale sullo scavo continuamente aggiornata dagli esperti. Sia i pannelli sullo scavo che la proiezione saranno scritti con un linguaggio semplice, fruibile da un pubblico generico ed eterogeneo. Se l’ampiezza del magazzino di storaggio lo consentirà, potranno essere svolte anche visite illustrative delle fasi che seguono la raccolta dei materiali.

A scavo ultimato, verrà allestita una piccola mostra in un locale predisposto dall’amministrazione comunale, in cui saranno esposti alcuni dei pannelli già utilizzati e una videoproiezione contenente le differenti fasi dello scavo e il lavoro che si starà svolgendo in laboratorio, presso l’università. Via via che lo studio procederà, sarà possibile esporre alcuni reperti alla mostra.

L’intero apparato didattico sarà volto a suggerire al pubblico la ricostruzione dell’antica popolazione di Bafia attraverso lo studio antropologico dei reperti. Altre informazioni, come ad esempio le modalità di inumazione, potranno essere desunte dai dati raccolti durante lo scavo. 

 

- Quando si vuole costruire qualcosa di importante per il Paese -

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Ed ecco pure la CONVENZIONE che era stata approvata all'unanimità dal Consiglio Comunale nella seduta del 19 dicembre del 2006

COMUNE DI CASTROREALE

Settore Socio-Culturale -  Proposta deliberazione del Consiglio Comunale n. ______  del 19.12.2006

 Oggetto: Approvazione schema convenzione per la realizzazione del Progetto di Ricerca Scientifico - Culturale: “Memorie dal sottosuolo: gli inumati di Bafia e la popolazione di Castroreale attraverso i secoli” tra il Dipartimento di Scienze degli Alimenti e dell’Ambiente della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università agli Studi di Messina e  l’Amministrazione del Comune  di Castroreale (Messina).

RELAZIONE  

1.      la somma di € 3.500 (Tremila e cinquecento euro), quali oneri di attuazione per la supervisione ai lavori di riesumazione dei resti umani conservati presso le cripte della ex Chiesa di San Carlo Borromeo, situata a Bafia in via Chiesa Vecchia;

2.      la somma di € 3.500 (Tremila e cinquecento euro), quale contributo per la stampa di una monografia sui risultati del progetto o per il prosieguo delle ricerche;

3.      per lo smantellamento della struttura sovrastante i sacrari della ex Chiesa di San Carlo Borromeo fino al livello dei primi reperti che verranno ritrovati;

4.      per la messa in sicurezza del cantiere e la nomina di un responsabile;

5.      per il rilascio di eventuali autorizzazioni da altri Enti competenti

6.      per lo scavo e il recupero dei reperti, invece, sarà effettuato congiuntamente dall’Amministrazione del Comune di Castroreale e dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti e dell’Ambiente;

7.      per il ripristino della pavimentazione, dopo l’esecuzione dei lavori;

8.      per la disponibilità di un locale per la conservazione temporanea dei resti che verranno riesumati;

9.      per la fornitura di appositi contenitori atti ad una idonea la conservazione temporanea dei reperti;

10.  per il trasporto dei resti dalle cripte all’idoneo locale.

PROPONE

  1.   Di approvare lo schema di convenzione  (ALLEGATO A) relativa alla  realizzazione del Progetto di Ricerca Scientifico - Culturale: “Memorie dal sottosuolo: gli inumati di Bafia e la popolazione di Castroreale attraverso i secoli” tra il Dipartimento di Scienze degli Alimenti e dell’Ambiente della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università agli Studi di Messina e  l’Amministrazione del Comune  di Castroreale (Messina).  

  2. Di prevedere la somma  annua di € 15.000 (quindicimila euro) da rendere disponibile per tutti gli interventi previsti nella convenzione;  

  3. Di dare atto che la somma di € 15.000 (quindicimila euro) troverà imputazione all’intervento ___________________________  cap. ________ in voce “ ______________________”  del bilancio _______________;  

  4. Di trasmettere copia dell’atto deliberato ai Settori Socio-Culturale e Tecnico _______________________ per quanto di loro competenza.

 Il Responsabile del procedimento                                                                    Il Sindaco  

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- Quando invece si distrugge  il Paese -

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Il fatto: le "magie" della attuale amministrazione comunale 

     A maggio del 2007 cambia l'Amministrazione  del Comunale di Castroreale. I nuovi amministratori, con un colpo di spugna, vogliono cancellare dalla faccia della terra il progetto "Memorie dal sottosuolo: gli inumati di Bafia e la popolazione di Castroreale attraverso i secoli".   

    Ma come si fa a cestinare un Progetto e una Convenzione, entrambi approvati nel mese di dicembre del 2006 all'unanimità dal Consiglio Comunale e di cui allora facevano pure parte, ma come minoranza consiliare,  la maggior parte dei  componenti della nuova Amministrazione?  

    Nessun problema, si dicono. E con due sole mosse, pur mantenendo in vita il Progetto e la Convenzione, aggirano l'ostacolo e fanno sprofondare Bafia nel più tetro passato.

    Risultato centrato !!!  

"Piazza Chiesa Vecchia" (almeno così recita oggi una stonata insegna posta lì in bellavista)  viene, di fatto, trasformata di nuovo da luogo sacro in parcheggio, nel quale giorno e notte albergano branchi di autoveicoli.

    E dire che ancora freschi di nomina i nuovi amministratori in pompa magna avevano assicurato :- "La cultura sarà una dei nostri obiettivi prioritari"

 Secondo voi, questa è cultura ?  

Che figura abbiamo fatto con scienziati di fama internazionale che avrebbero dovuto effettuare gli scavi e le ricerche !!!

 

- - -  Per saperne di più su Chiesa Vecchia consulta la pagina "La storia" - - - 

- Scultura di contrada Caruso - Consulta la pagina "Arte" -

 

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