Le tradizioni

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                           -  Bafia ieri: Costa -

    

   

Un  resoconto delle tradizioni popolari bafiesi  

         

 


"La serenata di fine anno"

Fonte: da una ricerca di Nunziato Buglisi.

      La  "serenata di fine anno" era anche conosciuta come  "il buon capodanno" o  "capudannu, a prì è ll'annu".   Sino a qualche decennio fa ancora resisteva la consuetudine da parte dei giovani  del paese di passare  in  allegria   la notte a cavallo tra il 31 dicembre e il primo di gennaio.    Solitamente erano  gruppi di amici che, "armati" di lucanettu, mandolino , flauto e di un sano spirito  di  allegria, passavano da  una casa all'altra del paese  intonando  canti popolari e  auguri  di  buon  anno.  Ogni casa era pronta ad accogliere i   "cantaturi musicanti",  ma solo   dopo   "averli costretti" a una lunga serenata.  All'apertura della porta  veniva accettato di buon grado  un "goccetto" di  vino   casalingo.  Poi si  passava alla successiva casa  e  così  fino a  notte fonda. 

- Mastro Nino Papale  " U piritu" -

         Solitamente la serenata era avviata da un solista che preliminarmente intonava  una di queste rime:

     I  musicisti    iniziavano    a   suonare,    e    il   coro indirizzava  gli auguri  di buon anno  prima   al 

 al capo famiglia e poi agli altri componenti.

     E tutti i iaddini mangiunu canigghia/bon capudannu o capu famigghia!  

                                                                                                                                                    

- Scultura di don Peppino Catalfamo  -

       Solo alla fine il padrone di  casa  apriva il "mandale",  si affacciava sull'uscio e accoglieva in casa i

 "cantaturi". 

       Qualche volta, volutamente,  si ritardava l'apertura della porta. E allora dalla strada  arrivava

 il sollecito:   

 Sugnu rittu comu un chiovu/e dundi sugnu non mi movu!

          E quando, finalmente, dalla strada si intravedeva la luce, nel frattempo accesa, ma si prolungava

 l'apertura della porta,  il "cantaturi" pronto intonava:

      E ora ch'i mè occhi vistunu ssa luci/a mia mi spannò subutu la vuci.

          Accolti  in  casa e dopo gli auguri, il padrone per compensare le "fatiche canore" del gruppo

 offriva   agli ospiti  "u scacciu" (il classico canestro pieno di nocciole, mandorle, fave, castagne, fichi

 secchi e  mostarda)  e dell'ottimo vino di casa. 

      Recuperate le "forze" si passava alla prossima casa. 


La "Sagra dei pastori"  o  il "Pastorato" (u Pasturatu)

                       - Nino Quattrocchi -  

    

     Il giorno del Battesimo, il 6 di gennaio (u Batticimu, u sei di innaru),   si organizza (almeno sino a qualche fa)  a Bafia la "Sagra dei pastori", conosciuta  anche come  "u Pasturatu". 

      E' la rappresentazione della nascita del Bambino Gesù che riceve la visita dei pastori  e degli altri popolani. Il suono della cornamusa (ciaramedda),  che accompagna il susseguirsi delle scene, diffonde le note di una musica antica.

    Il palcoscenico della "Sagra dei pastori"  è sempre stato  Piazza Portella. Lì viene  costruita la grotta del  Bambino e,  in sequenza,  si assiste all'arrivo dei pastori, dei contadini, degli artigiani, degli artisti, etc.,  i quali prima di  offrire i loro doni  al Salvatore intonano  antichi versi, tramandati  da padre in figlio.

       Apre la sempre la rappresentazione "u picuraru": "Sugnu 'u poviru picuraru/ chi non aiu chi purtari/ Portu latti nta 'na cisca/ caciucavaddu e tuma frisca/Pirdunatimi, matri mia/ pirchi semu a la campia". (Sono un povero pecoraio/che non ho cosa portare/ porto latta nella ciotola/caciocavallo e cagliata fresca/perdonatemi madre        mia, perché siamo al campeggio).

     Segue  "u cacciaturi": "Sugnu 'u poviru cacciaturi/ e nun'haiu nenti chi purtari/ Portu u lepuru e un cunigghiu/pi la mamma e pi lu figghiu".

      C'è  anche "u stampatu a rutta", il Giufà del villaggio, che pronunciando frasi prive di senso in un atteggiamento buffonesco suscita l'ilarità del pubblico.

       Il legnaiolo regala  "lastri e muddacchini/pi sciugari ssi panni fini" .        


 Mestieri di ieri

     Nell'estate   del   1994  è stata organizzata a Bafia una  "Mostra etno -  antropologica"    che  ha avuto  molto   successo. Essa è stata la conclusione  di  un     lungo   lavoro   di   indagine  che  ha permisso   di raccogliere molti    "pezzi"   e   di   organizzarli  in un temporaneo "Museo  dei mestieri di ieri". I risultati della  raccolta   sono   stati   veramente sorprendenti   grazie,   soprattutto,  alla   partecipazione,   alla  disponibilità     e    al conferimento della popolazione. La grande mole di  "beni"   (tessuti, suppellettili, mobili, macchine, utensili delle botteghe, etc.)  ancora presente nelle case del paese costituisce un patrimonio di  pregio che merita di essere opportunamente salvaguardato e  valorizzato attraverso la costituzione di un Museo delle tradizioni popolari.

 

      Nelle  foto  si mostrano   alcuni ambienti espositivi della      mostra.     "Stanza  da   letto   con  corredi"      e   "Macchine   tessili " .   

 


La passeggiata notturna a Bafia

Edizione  2000

   Nell'ambito delle manifestazioni estive  del  2000 organizzate dalla  Pro Loco  è stata inserita anche    "La passeggiata notturna per le vie di Bafia", che ha riscosso lo stesso successo della "Mostra Etno - antropologica" del 1994.  In questa occasione il pubblico  è entrato nelle vecchie botteghe  degli artigiani  ed ha assistito a scene di vita bucolica  lungo  un itinerario che si snodava per le vie e  "i vineddi" del paese.

      Tra le altre,  suggestiva è stata la scena  della serenata  con  canti dialettali   dell'innamorato sotto la finestra della sua bella "zita". L'intramontabile "Santaliciota" (canto d'amore tipico del luogo) ha fatto rivivere alcuni momenti canori del passato. 

(Foto Ferrise - Maschere ed altro di Giuseppe Catalfamo -)

     Molto  intenso  anche  il momento  della  lettura   dell'ode  "Aiamotomea" ,  la quale celebra il travaglio   interiore del poeta Carmelo Aliberti che soffre per la condizione storica della sua terra.  "... Motomea che oscilli nel mattino / alle correnti di Vico Molinella / dischiuso ai vagiti senescenti / di guerre quotidiane e di speranze / nelle oasi 

murate delle ore / dentro la cupola dei pini / in ascolto di stridule canzoni  / di passeri e cicale / padri e figli sui sentieri di Adamo / celebrarono sul ciglio dell'aurora / il rito alla Portella della croce / ed era giubilo il gesto quotidiano / nel profluvio dei profumi e delle stelle / era pane il vento per le case / generazioni di ciclopi - zaccaini / sciamarono verso le frastagliate geometrie / di Pizzo Sughero Colla e Salvatesta / dal Passo dei Lupi e Volta Ilice / con i fiori del bene nel bicchiere / e ritornarono nel sangue della sera / le api umane gravide di miele / agli alveari di Pizzo Garamante / dove una lucciola ancora illuminava / l'ultimo palpito l'ultima fatica / della mite Penelope al telaio / ..."

                                                                                                                                                        Nelle foto di  Lello Ferrise,   si  mostrano alcune  scene della  "Passeggiata  notturna per le vie di Bafia".

                                                                                   

           - Don Peppino  e i suoi fiaschetti -                                                                                              - Camera da letto e corredi - 

                                                                       

- La serenata a Stefania Torre - 

 

      

-   Fiaschetti di  G. Catalfamo -

Edizione  2001  (Aggiornamento:   dicembre 2001)                                                                                 

     Sulla   scia  dell'edizione   precedente   è  stata riproposta nel mese di agosto del 2001  "La passeggiata notturna per le vie di Bafia", organizzata  dalla  Pro Loco  e con la collaborazione dell'Unione Sportiva Aquila Bafia e di tanti bafiesi. 

       Le foto che seguono sono di Lello Ferrise e hanno il compito di illustrare le varie tappe della passeggiata.

- La casa -

 

- La casa - 

 

- L'agricoltura -

 

- L'agricoltura -

 

- La pastorizia: i De Pasquale - 

 

- La massaia e la lana - 

 

- La massaia e la lana (Angela Guerrera) -

 

- Maschere, fiaschette e botticelle -

 

- Maschere, fiaschette e botticelle di Peppino Catalfamo -  

 

- Il fornaio (Cateno Paratore) -

 

- La carbonaia di Santo Torre - 

 

- La carbonaia - 

 

- Serenata - 

 

- "Gli ziti"

 

- Il musicista (Nino Celi) e il cantante della "Santaliciota" (Santo Mirabile) -

 

- Vimini: cannizzi di Filippo Torre. Musicista con  la sua armonica (Renato Trifilò e Mario Presti) -


        Un  dolce natalizio: il riso nero  

1) Ricetta tradizionale.

400 g. di riso; nocciole, noci e mandorle; zucchero; cannella.

Dopo aver sgusciato le nocciole, le noci e le mandorle, si provvede a farle abbrustolire sulla fiamma. Quindi si pestano in un mortaio con il pestello di legno fino ad ottenere un impasto filante. Si lessa il riso e si condisce con  il "succo" di frutta secca aggiungendo lo zucchero. Si fa intiepidire,   si versa su un piatto da portata e  si cosparge la  cannella in polvere.

 

  -  Maschere di  Giuseppe Catalfamo -

2) Ricetta moderna.

400 g. di riso; zucchero, cioccolato amaro; zucchero a velo; cannella. Si lessa il riso e si condisce  con lo zucchero e il cioccolato fuso. Si fa intiepidire,  si versa  su un piatto da portata e  si cosparge di zucchero a velo e cannella in polvere. 

    I cannoli siciliani (cannola)

Con 800 grammi di farina formare una piccola conca dove si mette:  150 grammi di  strutto, 75 grammi di zucchero, un dl di vino bianco , 4 uova, la vaniglia e un pizzico di sale. Mescolare e lavorare a lungo  gli ingredienti  fino ad ottenere una pasta ben soda, che si lascia riposare per  un'ora avvolta in un panno. Dopo  con un matterello si stende la pasta su un piano fino ad ottenere una sottile sfoglia da cui ottenere dischi aventi un diametro di una decina di centimetri che vengono unti quanto basta di olio. Si provvede  poi a riscaldare l'olio  in un tegame  a pareti alte nel quale porre i cannelli che saranno fatti dorare. Si fa raffreddare. Si estrae dalla pasta i cannelli. Si farciscono le sfoglie con la  crema di ricotta in precedenza preparata e si dà  una spolveratina con zucchero a velo.

                                                                                                                                     

- Donna  Santina Torre -

  I  dolci di Carnevale: fravioli con la ricotta e pignolata 

   Fravioli

     Un   tempo    l'economia   di   Bafia   era   imperniata sulla agricoltura e sulla pastorizia. La ricotta,  preparata con latte di pecora e di   capra,  è  stata  da   sempre   un  alimento basilare. Essa trova impiego in molte ricette  e in modo particolare nella preparazione dei fravioli  di carnevale  .       

     Per  fare  uno  scherzo  alle  numerose maschere che passavano per le case si ricorreva ai fravioli ripieni di  "canighia" (leggi: crusca).

     Ricetta tradizionale: 1,5 kg di farina, 8 uova, 2 cucchiai di olio, 150 grammi di zucchero, 4 bustine di vaniglia e vino bianco.

     La pasta,   ottenuta  dall'impasto  della farina con le uova, l'olio e il vino, si  stende con un matterello  fino ad ottenere sottili sfoglie le quali vengono  tagliate  a forma ellittica. All'interno delle quali si pone  la ricotta,  preventivamente  addolcita con lo zucchero e, se piace, con un pizzico di cannella. I fravioli ancora crudi si  friggono  in  abbondante  olio fino a farle dorare. Si dispongono su un vassoio e infine si  cospargono con lo zucchero vanigliato.

Pignolata

     Ricetta tradizionale: 1 kg di farina,  200 grammi di zucchero, 8 uova,  5 - 6 cucchiai di olio, un  limone, 2 bustine di vaniglia e miele.

     La pasta, ottenuta dall'impasto della farina con le uova, lo zucchero, l'olio,  la vaniglia e la buccia del limone,   si   stende   con  un   matterello  fino ad  ottenere  delle "corde". Le cordicelle di pasta si tagliano in piccoli cilindri (lunghi 5 cm circa). Si immergono in olio abbondante e si fanno dorare. Si dispongono  su  un  vassoio  e si cospargono con il miele caldo.   Lasciare raffreddare   prima      di consumare.

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