 |
di Ilaria Feninno
Nella prefazione de “I Malavoglia”
si capisce come l’obbiettivo di Verga sia raccontare sinceramente e in
modo spassionato le vicende dei “vinti”, l’ascesi dei personaggi
attraverso
le varie classi
sociali. Ed è questo il tema che unisce i romanzi del ciclo dei vinti.
La letteratura verista ha il compito di raccontare le vicende della
classe sociale più povera, di lasciare finalmente spazio ai loro
problemi, ai loro atteggiamenti nei confronti della dinamicità della
storia che stravolge la tranquillità della loro situazione. Senza
tralasciare che alcuni sono spinti ad elevarsi socialmente, a
progredire. Alla base del pensiero di Verga c’è un pessimismo radicato,
egli sa che alla base dei rapporti nella società c’è la “lotta per la
vita” e che ogni forma di generosità, di altruismo e benevolenza sono
valori che non trovano posto nella realtà effettiva. Non crede nel
progresso sociale né all’idea che la letteratura possa migliorare le
condizioni della società; concetto che sosteneva Zolà, autore
progressista in una società borghese sviluppata e moderna, autonoma.
Egli quindi crede nel progresso e si permette di giudicare la sua
materia, scostandosi da essa come un osservatore, osservandola
dall’alto, elevandosi. Questo il suo concetto di impersonalità a
parte obiecti. Egli presenta i fatti dal suo punto di vista,
rendendo evidenti i suoi pensieri e raccontando ogni aspetto della
società francese: dagli ambienti colti alle campagne, agli operai,
descrivendo i personaggi per la loro personalità e indole della carne.
Zolà manifesta sia la sua violenta polemica contro la corruzione della
borghesia, sia il suo interesse verso la sfera più povera della società
francese. Il concetto di impersonalità di Verga è a parte subiecti,
egli entra nel romanzo, si eclissa in esso senza però far conoscere i
fatti sotto la sua lente. L’autore si eclissa, non spiega il perché
delle azioni dei personaggi, né la loro psicologia (come Manzoni), ma si
mimetizza in un personaggio anonimo che racconta i fatti facendo entrare
il lettore nella vicenda. L’autore prende il linguaggio e il pensiero
dei personaggi, non interviene mai con giudizi, perché non crede nel
progresso. Inoltre Verga tratta dell’ambiente degradato dell’Italia
meridionale: parte dalle classi più basse e misere, abbandonate dal
progresso, per raccontare il meccanismo della società, poiché in quelle
basse sfere è meno complicato. Nei Malavoglia non abbandonerà
l’impersonalità utilizzando il discorso indiretto libero, usando il
linguaggio ed i modo di pensare della gente (con qualche detto
popolare). Farà entrare il lettore nel romanzo come se la materia si
facesse da sé, davanti ai suoi occhi e facendo conoscere i personaggi
attraverso le loro azioni, narrando le storie dal loro punto di vista.
L’unico compito dell’autore è raccontare la realtà nella sua
veridicità, presentandola com’è realmente, senza la passione che tende a
modificare le cose. Per il conservatore Verga non vi è altro che “lotta
per la vita”, attaccamento alla ricchezza, l’egoismo, la vittoria del
più forte sul più debole, che porta alla caduta dei valori.
Ilaria Feninno, La repubblica di tersite,
25.03.2006 |
|