5 aprile 1926. Anno IV — Il Sindaco di Assisi,
Arnaldo Fortini, celebra a Gubbio la Festa della Mansuetudine,
rievocando al popolo eugubino, riunito sulla piazza dei Consoli, il miracolo
del lupo ammansito per opera del Santo.
Il
rappresentante della città Serafica vuole prima di tutto porgere un caldo
saluto all'antica e forte città umbra, dicendo fra l'altro :
« Altri potrà stupirsi che tra le tue mura, o popolo di
Gubbio, si celebri la festa della Mansuetudine.
« E veramente non è già una canzone di pace quella che
sale da questa tua montagna glabra e scoscesa, da questi tuoi edilizi cupi e
merlati, non è un grido d'amore quello che il vento ripete ingolfandosi
nelle stanze deserte del tuo palazzo ducale, non è solo richiamo a Dio
quello prorompente dai tuoi campanili che sonarono lo stormo angoscioso
negli oscuri tumulti delle fazioni.
« Gubbio, vecchia città violenta e guerriera, che gli
stormi dei tuoi arceri conservi e le compagnie artigiane col capitano della
spada e dell'accetta, qui, ai piedi di questo palazzo, è al contrario una
folata di passioni torbide ed aspre quella che rapisce l'anima e via la
trasporta nel vortice della tempesta.
Ma l'idea francescana non è solo figlia della grazia, ma
vita vissuta, dura e faticosa esperienza.
« Perciò come chi non passò attraverso alla lotta e al
dolore non può sentire a fondo tutta la grandezza dell'idea di Francesco,
che venne esso stesso travolto nella battaglia sanguinosa, così non dalle
linee di un ampio paesaggio sereno, ma da questi paurosi ricordi di una vita
avvelenata dall'odio, da questo pietrame fosco e ferrigno su cui si accagliò
il sangue dei vinti, può venire la rivelazione della grande immutabile
Verità ».
E l'oratore prosegue dimostrando come per la dura
esperienza di quest'ultimo periodo storico, l'umanità ha aperto il cuore
alla celebrazione del centenario francescano; ricorda la prima apparizione
del Santo sotto le mura di Gubbio, la pietà per i lebbrosi di questa città,
la prima divisa del frate minore che Francesco ivi indossò, i suoi rapporti
con Federico Spadalonga.
E infine conclude che l'episodio del lupo di Gubbio segna
la massima espressione dell'amore francescano, poiché indica la pietà per
gli esseri ripugnanti e feroci che da un grido di richiamo possono essere
riabilitati alla vita.
Un grande corteo di popolo si reca quindi alla Vittorina,
la Chiesa che si vuole sorta sul luogo del miracolo.