In tedesco auf deutsch

L'installazione che sarà in piazza Loggia dal 21 al 26 novembre 1999 è stato da me ideata e realizzata con l'aiuto dell'associazione Stradamica, che mi ha seguito e sostenuto durante i tre anni di lavoro che hanno preceduto la realizzazione dell'opera.
Si tratta di una composizione di riproduzioni di fotografie ricordo di persone morte in incidenti stradali nella provincia di Brescia. Questo lavoro è stato realizzato con lo scopo di rendere evidente il pericolo delle nostre strade e le tragedie delle famiglie e degli amici delle centinaia di persone che ogni anno muoiono a causa degli incidenti.
Le 266 immagini corrispondono al numero dei morti dell'anno 1998 in provincia di Brescia, come risulta dai comunicati della Polizia Stradale.
La presenza di queste immagini nel luogo di incontro e socialità rappresentato dalla piazza, vuole idealmente restituire la vita alle vittime, in modo che il visitatore casuale sia costretto ad affrontare questa realtà e non possa ignorarla o dimenticarla. Inconsciamente l'osservatore cercherà legami tra le persone rappresentate e ognuno comprenderà che le vittime siamo tutti noi.
In questi volti ritroverà la gioventù con la sua freschezza, innocenza, ingenuità e gioia di vivere, ma anche la timidezza, lo scetticismo e a volte il timore. Spesso i volti degli anziani ci trasmettono una saggezza che sembra possa proteggerci. Ci domandiamo per quale ragione persone così diverse abbiano dovuto affrontare lo stesso destino. Forse qualche passante troverà facili risposte per negare la responsabilità collettiva.
Ho realizzato questo lavoro con grande fatica come omaggio alla vita, con il desiderio di proteggerla , unica come è, e di prevenire l'oblio anticipato.
Il monumento vuol essere uno spunto per confrontarsi con la morte in una società che per paura cerca l'immortalità dell'essere umano, ma non sa trovare un modo per tutelare la vita nei comportamenti quotidiani.

Franziska Ermert

Franziska Ermert è nata il 13 gennaio 1973 a Neuss in Germania dove ha vissuto la sua infanzia ed adolescenza nell'ambito di una famiglia numerosa, finendo la sua formazione scolastica nel 1992 con la maturità ; in seguito il suo primo soggiorno in Italia , a Gardone Riviera in provincia di Brescia, per approfondire lo studio della lingua e della cultura italiana.
Tornata in Germania nel 1993 ha cominciato un apprendistato come fotografa con Horst Wackerbarth, durato più di due anni.
Dal 1995 vive a Milano e Gardone Riviera per seguire un corso superiore di fotografia, lavorando in seguito nel settore come assistente.

Zum Gedenken…

Die Installation, die sich im Zeitraum vom 21. bis zum 26. November in Brescia, in der Piazza Loggia, befinden wird wurde von mir erdacht und verwirklicht. Hierbei danke ich der Fondazion Stradamica,die meine Arbeit förderte, mich durch Ihr Vertrauen unterstützte und ermutigte.

Bei der Arbeit handelt es sich um eine Komposition von reproduzierten Erinnerungsbildern. Diese Serie aus 266 Portraits von Personen, die dem Straßenverkehr zum Opfer fielen, entstand aus dem Bedürfnis heraus an den Unfalltod und die damit verbundene Tragik zu erinnern, die jedes Jahr hunderte von Familien und Freunden erfahren müssen. Die Anzahl der Bilder, 266, gibt die Anzahl der Unfalltoten in der Provinz Brescia (Italien) im Jahre 1998 wieder. Dadurch, daß die Unfalltoten heute, an einem neutralem Ort noch einmal zum Leben erweckt werden, wird der zufällige Betrach-ter, der sonst von diesen Schicksalen unbetroffen bleibt, auf eine unvermeidliche Art und Weise damit konfrontiert.

Unbewußt versucht der Betrachter Verbindungen zwischen den Abgebildeten festzulegen. Gemein-samkeiten sind jedoch nicht auszumachen und er muß feststellen, daß wir alle die Opfer sind. Er wird die Jugend mit ihrer Frische, Unschuld und Freude, aber auch Skepsis, Scheu ja sogar Angst aus den Gesichtern ablesen können und häufig übermitteln die Bilder der Älteren eine Reife, von der wir meinen, daß sie uns schützen kann. Vielmehr zwingt sich die Frage auf, was für ein Leben jeder einzelne führte und wie sie alle, trotz der bereits offensichtlichen Gegensätze, vom gleichen Schicksal heimgesucht werden konnten. Dabei wird der Betrachter aus Überheblichkeit vielleicht sogar dazu verleitet voreilige Schlüsse zur Täter-Opfer-Frage zu ziehen und versucht so die Verantwortung unserer Gesellschaft zu verneinen.

Diese Arbeit, die unter großem inneren Konflikt zusammengestellt wurde, ist für mich eine Hommage an das Leben. Es ist der Wunsch, dieses in seiner Einmaligkeit und vor dem vorzeitigem Vergessen zu schützen. Sie soll ein Anstoß zur Auseinandersetzung mit dem Tod in einer Gesellschaft sein, die aus Furcht vor diesem, die Unsterblichkeit des menschlichen Wesens anstrebt, dabei aber dessen Unvorhersehbarkeit und Rücksichtslosigkeit ignoriert.

Franziska Ermert