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Dal sito del Ministero ll.pp. la relazione di sintesi.
SICUREZZA STRADALE
* INQUADRAMENTO GENERALE
Come prevede il Codice della Strada, il Ministero dei
Lavori Pubblici ha predisposto la "Relazione al Parlamento sullo Stato della
Sicurezza Stradale" (è la seconda), presentata dal Ministro Willer Bordon l'11
febbraio al Consiglio dei Ministri e già trasmessa al Parlamento. La Relazione,
analogamente a quanto avvenuto per quella precedente, era stata preventivamente inviata al
Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, che aveva dato parere favorevole.
La prima Relazione, nel capitolo conclusivo, evidenziava l'opportunità di intervenire
sulla sicurezza attraverso un piano organico di interventi multisettoriali, al fine di
ridurre radicalmente l'elevato numero di vittime degli incidenti stradali che caratterizza
il nostro Paese. Questa proposta è stata sostanzialmente recepita dal Parlamento con la
legge 144 del 1999, che istituisce il "Piano Nazionale della Sicurezza
Stradale".
La seconda Relazione, tenendo conto del nuovo quadro normativo, non si limita ad
aggiornare i dati contenuti nella prima ma approfondisce l'analisi delle cause e dei
fattori di rischio e individua le principali aree problematiche. Particolare attenzione è
stata posta nell'analisi degli aspetti relativi alle ricadute economiche e sociali
derivanti dal miglioramento della sicurezza stradale, all'individuazione delle componenti
di mobilità che incidono maggiormente sulle condizioni di sicurezza e ai possibili
settori di intervento più rilevanti ai fini della riduzione delle vittime. I risultati di
tali analisi forniscono anche un quadro descrittivo e interpretativo che servirà ad
elaborare gli "Indirizzi Generali e le Linee Guida di Attuazione del Piano
Nazionale della Sicurezza Stradale". Questi saranno portati nei prossimi giorni
alla concertazione degli altri Ministeri interessati (Trasporti, Interno, Sanità,
Pubblica Istruzione) e sulla loro base verrà redatto il Piano, per il quale la
Finanziaria, per la prima volta, ha stanziato oltre 900 miliardi per interventi
straordinari volti appunto a potenziare la sicurezza, che si aggiungeranno alle normali
attività di manutenzione stradale, svolte da Comuni, Province ed ANAS.
Rispetto alla prima relazione, predisposta unicamente dal Ministero dei Lavori Pubblici,
alla seconda hanno fornito un prezioso contributo anche i Ministeri dell'Interno e della
Sanità.
* I DATI DELL¹INCIDENTALITA¹ STRADALE IN ITALIA
Dal 1993 gli incidenti stradali hanno determinato 6.500 morti e 270.000
feriti ogni anno, e il costo economico sostenuto dalla collettività è stato pari a 42.000
miliardi l¹anno. Questa drammatica distruzione di vite e di risorse viene spesso
interpretata come un tributo, doloroso ma inevitabile, alla libertà di spostarsi sul
territorio e allo sviluppo economico e sociale. In realtà non v'è nulla di ineluttabile
in questa ingente perdita sociale ed economica.
In Italia il numero di morti per incidenti stradali all'inizio degli anni '50 era
inferiore a 5.500, vent'anni dopo, nel 1972, ha superato le 12.000 unità (massimo storico
per il nostro Paese). Nei trent¹anni successivi il numero di morti si è ridotto - con
andamenti alterni e sempre più lentamente - fino ad arrivare a poco più di 6.600 nel
1997. Negli ultimi trent¹anni una famiglia su due ha registrato una vittima (ferito o
morto) per incidenti stradali. Nel 1996 il tasso di mortalità per incidenti stradali in
Italia è stato di 10,8 morti per 100.000 abitanti, in Svezia e nel Regno Unito è stato
circa la metà di quello italiano (meno di 6,0), in Grecia e Portogallo ha raggiunto
valori doppi (oltre 20).
Il livello di sicurezza stradale e il numero delle vittime presenta dunque una
elevatissima variabilità nel tempo, tra i diversi Paesi e, all'interno dello stesso
Paese, tra diverse regioni e diverse città. Questa variazione è determinata dal tipo di
politiche di sicurezza stradale, dal quadro normativo-regolamentare, dal modello di
mobilità, dai volumi di traffico, dalle caratteristiche della rete infrastrutturale e dal
tipo di urbanistica, dalla sistematicità delle azioni di prevenzione, controllo e
repressione e, soprattutto, dal livello di maturità della "cultura della
sicurezza" espressa dal legislatore, dalle amministrazioni locali e dagli
organismi preposti al governo della mobilità, oltre che dal sistema delle imprese e dagli
utenti della strada. La combinazione di questi fattori è all'origine dei divari nazionali
e locali di sicurezza stradale e della crescita delle vittime degli incidenti.
Nel nostro Paese il divario di rischio tra le aree e le componenti infrastrutturali con i
più elevati livelli di sicurezza stradale e quelle con i livelli più bassi è di oltre
10 volte. Ciò da un lato significa che in alcuni sistemi stradali, in alcune province, in
alcune città, il rischio di morte per incidenti stradali è 10 volte più elevato che in
altre e dall'altro evidenzia come non sia affatto inevitabile l'attuale numero di morti e
feriti. é invece vero che le strutture urbane che si sono sviluppate senza attenzione per
la sicurezza, i sistemi stradali progettati esclusivamente in funzione della più rapida
percorrenza dei veicoli, i modelli di mobilità che favoriscono gli spostamenti su
automobile, le regolamentazioni del traffico approssimative, la repressione sporadica dei
comportamenti trasgressivi, si configurano inevitabilmente come gravi fattori di
rischio che, anno dopo anno, spingono verso l'alto il numero di morti e di feriti per
incidenti. A tale proposito occorre notare che rispetto alla maggior parte dei Paesi
europei (12 su 15) l'Italia, nel corso degli anni '90, ha accumulato un grave ritardo che
ha determinato un progressivo arretramento del livello di sicurezza stradale rispetto a
quello medio europeo. Se le attuali tendenze dovessero proseguire nel prossimo periodo, la
collettività nazionale sarebbe costretta a sopportare ingenti oneri aggiuntivi rispetto a
quelli mediamente sostenuti dai Paesi dell'UE. In termini di vittime degli incidenti
stradali il ritardo di sicurezza dell'Italia rispetto ai quattro Paesi che vantano gli
standard più elevati causa circa 2.900 morti "aggiuntivi" ogni anno (8
morti in più ogni giorno). Un livello di sicurezza stradale in linea con quello dei
Paesi europei più attenti a questo problema determinerebbe un numero di morti per
incidenti pari a circa la metà di oggi.
La Commissione europea indica come obiettivo quello della riduzione del 40% del numero di
morti e feriti entro il 2010. Per l'Italia ciò significa ridurre il numero delle vittime
per incidenti stradali di 2.700 morti e 110.000 feriti. Una politica capace di conseguire
tali risultati comporta necessariamente un rilevante impegno di risorse professionali e
finanziarie, ma il raggiungimento di questo obiettivo consentirebbe anche di ridurre
progressivamente l'onere sostenuto a causa degli incidenti stradali fino a 30.000 miliardi
l¹anno, anziché permettere che cresca, stando alle attuali tendenze, fino a 54.000
miliardi l¹anno. Nel complesso il raggiungimento degli obiettivi del Programma
comunitario determinerebbe, da qui al 2010, un "risparmio" di vite
dell'ordine di 24.000 unità e una riduzione del numero di feriti dell'ordine di 1.700.000
unità.
Nel tentativo di renderne più agevole la lettura, la Relazione è stata suddivisa in
due parti tra loro complementari.
a. Il "Documento di sintesi" fornisce le coordinate
generali, confronta lo stato della sicurezza stradale in Italia con quella degli altri
Paesi dell'UE e ne illustra i costi sociali ed economici. Propone alcuni criteri per
migliorare la sicurezza e ne analizza le ricadute sociali ed economiche. Descrive le
caratteristiche e le principali cause degli incidenti stradali, individua le condizioni e
i requisiti per avviare un processo di transizione verso una mobilità sostenibile e
sicura.
b. Il "Documento di Base" riporta una illustrazione
dettagliata dei vari aspetti del fenomeno e costituisce strumento per approfondimenti
settoriali o locali.
In allegato si riporta "I principali risultati della seconda Relazione al
Parlamento".
1. DALLA RELAZIONE AL PARLAMENTO ALLE LINEE GUIDA DEL PIANO NAZIONALE
DELLA SICUREZZA STRADALE
Per ridurre le vittime degli incidenti stradali e i connessi costi sociali, le "Linee
Guida del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale" definiranno un sistema
multisettoriale di azioni alla cui definizione stanno lavorando cinque Ministeri (Lavori
Pubblici, Interno, Pubblica Istruzione, Sanità, Trasporti e Navigazione) con il
contributo del Ministero dell¹Ambiente e del Coordinamento delle città metropolitane.
Le azioni previste dalle Linee Guida saranno realizzate solo in minima parte dalle
amministrazioni centrali. Circa l¹80% delle risorse finanziarie sarà destinato a
cofinanziare e incentivare progetti e interventi per la sicurezza stradale di Province e
Comuni. Questi enti hanno infatti la responsabilità e le competenze dirette sul 75% della
mobilità stradale e della rete stradale (urbana ed extraurbana) dove si registra circa
l¹80% delle vittime. In particolare il "Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale"
:
a. definirà nuove regole e nuovi strumenti per garantire un
progressivo miglioramento dei livelli di sicurezza stradale;
b. predisporrà un sistema di incentivi economici e di supporti
tecnici per progetti finalizzati a ridurre i fattori di rischio (diretti e indiretti)
e per migliorare la sicurezza, proposti dalle amministrazioni locali, dagli enti gestori
della rete stradale e dai servizi di trasporto;
c. realizzerà un monitoraggio costante dello stato di attuazione
dei progetti e degli interventi per la sicurezza, e soprattutto dei risultati
concretamente raggiunti e del grado di avvicinamento agli obiettivi di riduzione delle
vittime di incidenti indicati dalla Commissione europea e recepiti dal Parlamento nella
legge 144 del 1999, che ha istituito il "Piano Nazionale della Sicurezza Stradale".
Ciò consentirà da un lato di individuare tempestivamente le azioni più efficaci su cui
concentrare le risorse e dall¹altro di correggere (o eliminare del tutto) forme di
intervento che si siano rivelate scarsamente efficaci.
I principali campi di applicazione del "Piano Nazionale della Sicurezza
Stradale" saranno:
* il sistema viario urbano (manutenzione e riorganizzazione della rete
stradale, ampliamento e riqualificazione degli spazi pedonali, riqualificazione della
grandi piazze che spesso sono ridotte ad un semplice snodo del traffico, del tutto
inagibile per i pedoni);
* le reti stradali extraurbane con i più elevati livelli di rischio;
* le norme e le regole per la circolazione dei veicoli, con particolare
riferimento alla protezione del traffico leggero e, soprattutto, alla protezione degli
utenti deboli e a rischio come i pedoni, i ciclisti, i conducenti di motocicli, i
conducenti molto anziani e quelli molto giovani;
* il rafforzamento delle strutture tecniche delle amministrazioni locali
preposte al governo del traffico e della sicurezza.
Inoltre si prevede di sviluppare:
* accordi e incentivi per migliorare i livelli di sicurezza dei veicoli
e per diffondere una maggiore informazione sulla loro sicurezza;
* intese con il sistema delle imprese per ridurre la quota di incidenti
stradali sul lavoro e durante i tragitti casa-lavoro.
I principali strumenti del Piano saranno:
* analisi, valutazioni e proposte tecniche a supporto dell¹attività
normativa centrale e regionale;
* regolamenti e normative tecniche per la manutenzione e la
riqualificazione della rete stradale esistente e per la realizzazione delle nuove
infrastrutture;
* criteri e indirizzi per la pianificazione e la programmazione nel
campo della sicurezza stradale;
* incentivi economico-finanziari per progetti e interventi finalizzati a
migliorare la sicurezza stradale;
* messa a disposizione di conoscenze e strumenti tecnici;
* costituzione di sedi di confronto e verifica a supporto della
definizione di accordi e intese tra i diversi settori e livelli della pubblica
amministrazione, e tra pubblico e privato;
* campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alle imprese e ai
cittadini.
Il Piano avrà soprattutto l¹obiettivo di costruire una nuova cultura della
sicurezza stradale, per sollecitare la partecipazione diretta alla costruzione di una
mobilità sicura e sostenibile da parte delle amministrazioni locali, delle Regioni, degli
altri enti gestori della rete stradale nazionale e della rete autostradale, delle imprese,
delle rappresentanze dei lavoratori, delle Università, della scuola, delle associazioni
dei cittadini.
Il Governo, attraverso il "Piano Nazionale della Sicurezza Stradale",
intende mettere a disposizione gli strumenti, le risorse, gli ausili necessari per
costruire una mobilità più sicura, per arrivare entro il 2010 a ridurre i morti per
incidenti stradali di 2.700 unità l¹anno, i feriti di 110.000 unità l¹anno e i costi
sociali di oltre 24.000 miliardi l¹anno.
Il raggiungimento concreto di questi obiettivi non dipenderà unicamente dalle azioni del
Governo ma anche dalle capacità progettuali, dall¹impegno, dalle valutazioni di
priorità dei governi regionali, delle amministrazioni locali, delle imprese, delle
rappresentanze dei lavoratori, nonché dalla risposta di tutti i cittadini.
Migliorare la sicurezza, non solo quella stradale ma anche quella sul posto di lavoro,
quella relativa all¹assetto idrogeologico, allo stato di conservazione degli edifici,
etc. è questione di tale rilevanza da non poter essere circoscritta e risolta
all¹interno di una norma o di un Piano. Costruire una condizione di vita più sicura è
tema che riguarda tutti, è un obiettivo che potrà essere raggiunto solo attraverso una collaborazione
attiva di tutto il sistema della pubblica amministrazione, e di questo con le imprese e
con i cittadini. Non è un caso che i Paesi con i più elevati livelli di sicurezza
stradale sono anche quelli con i più elevati livelli di sicurezza nel lavoro, che
impegnano maggiori risorse per la tutela ambientale e per lo sviluppo sostenibile e,
soprattutto, sono anche i Paesi dove il tema del miglioramento della sicurezza (di quella
stradale e delle "altre sicurezze") è percepito come un impegno comune
di tutta la collettività..
Il Governo, con la seconda "Relazione al Parlamento sullo Stato della Sicurezza
Stradale", ha voluto indicare con chiarezza perché è indispensabile una
rigorosa politica di sicurezza e dove è necessario intervenire. Con le
"Linee Guida del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale" da un lato
intende indicare come sia possibile migliorare i livelli di sicurezza e dall¹altro
fornire gli strumenti necessari per tradurre gli obiettivi in piani, programmi,
azioni, risultati.
* LE PROSSIME CAMPAGNE DI SENSIBILIZZAZIONE DELLA SICUREZZA STRADALE
In relazione all¹obiettivo di creare una nuova cultura della sicurezza stradale, il
Ministero ha in programma diverse iniziative di sensibilizzazione rivolte agli utenti
della strada. In particolare:
* è stata avviata una campagna per l¹incentivazione dell¹uso del
casco, che diventerà obbligatorio anche per i maggiorenni alla guida di un ciclomotore
dal 30 marzo 2000, e che comprenderà la diffusione di uno spot televisivo sulle maggiori
emittenti a carattere nazionale e locale, di uno spot radiofonico, di annunci sulla stampa
e di affissione dinamica e fissa. La campagna, il cui slogan è "con il casco c'è
più vita" , si rivolge in particolare ai giovani tra i 15 e i 30 anni;
* sono previsti inserimenti in trasmissioni televisive della RAI in
collaborazione con associazioni dei consumatori al fine di "educare" lo
spettatore ad un atteggiamento più responsabile e più consapevole rispetto ai rischi
collegati alla guida di un¹automobile. Gli inserimenti saranno moduli di 5 minuti o più
in trasmissioni televisive ad alto indice di ascolto e di ogni genere: da talk-show con
ospiti in studio (piloti, esperti di strade, ingegneri, psicologi, politici, giornalisti,
esperti di controllo del traffico, assicuratori, stunt-men e normali utenti), al servizio
in esterni, alla divulgazione scientifica, alla drammatizzazione di situazioni reali, alla
simulazione in realtà virtuale. All¹interno di questi moduli saranno proposti modelli di
personaggi positivi in cui identificarsi e di cui imitare stile, prudenza e
responsabilità;
* è in programma, seguendo una prassi oramai consolidata, la diffusione
del messaggio di prevenzione in luoghi di aggregazione giovanile, e quest¹anno sarà il
gruppo degli 883 ad aiutarci a sensibilizzare i ragazzi all¹uso del casco durante i
concerti;
* dal 1 al 7 maggio ci sarà la settimana europea della sicurezza
stradale che coinvolgerà tutti i 55 Paesi dell¹Europa e sarà rivolta soprattutto alle
utenze deboli.
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