La nascita della tragedia
dallo spirito della musica

 

Friederich Nietzsche divenne noto al pubblico con il suo libro d'esordio La nascita della tragedia: analisi particolarmente originale della storia greca, del contesto in cui la tragedia nacque e si sviluppò e del suo progressivo declino. E' la vicenda dell'iniziazione della cultura europea nel XIX e nel XX secolo. 
l libro ebbe la sua origine all'epoca della guerra franco-tedesca del 1870-71.

La realtà, secondo Nietzsche, è generata dall'incontro-scontro di due principi opposti:  rifacendosi alla mitologia greca li individua rispettivamente nelle divinità di Dioniso ed Apollo. Ad Apollo il filosofo attribuisce una serie di caratteristiche che lo qualificano come il dio dell'equilibrio e della misura, principio ispiratore della statuaria greca, come il dio della melodia e del canto armonico. Soprattutto Apollo è il dio del sogno e dell'illusione che ci permette di ricreare la bellezza . Gli uomini si cullano nel mondo dell'apollineo per escludere il dolore dalla vita e per poter continuare a vivere senza guardare l'altra faccia dolorosa dell'esistenza.
L'esatto opposto rappresenta invece Dioniso: il dio dell'ebbrezza, della musica sfrenata, della danza, dell'estasi che tende ad annullare l'io dell'uomo in quanto singolo e a riconciliarlo con il tutto, con la natura primigenia. Dioniso è vita e morte, gioia e dolore.
L'alternarsi dei due  elementi, apollineo e dionisiaco, è all'origine non solo della vita, essi sono un binomio inscindibile che caratterizza anche l'interiorità dell'uomo. L'uno è necessario e allo stesso tempo bisognoso dell'altro.  


L'arte, in quanto diretta espressione della vita, ne riproduce il conflitto tragico. Le diverse forme artistiche si sono generate a seconda del prevalere dell'uno o dell'altro elemento, ma il culmine dell'espressività si è raggiunto nella tragedia greca. 
La tragedia greca infatti riproduce perfettamente il conflitto in atto nella vita, poiché in essa sono contemporaneamente presenti sia l'apollineo che il dionisiaco. La danza, il canto e la musica, aspetti dionisiaci,  si fondono con la recitazione e il mito, propriamente apollinei. Così, quando lo spettatore assiste alla rappresentazione della tragedia, il mondo del mito e del sogno permettono di attingere all'essenza dionisiaca della vita senza che egli ne venga distrutto.

Proprio in questo, nel cogliere l'essenza della vita, la tragedia e l'arte in generale divengono la giustificazione estetica della vita. In altre parole l'esperienza che lo spettatore vive durante la tragedia rende la vita possibile e degna di essere vissuta. L'uomo attraverso la tragedia si riappropria delle sue passioni contrastanti e realizza che gioia e dolore sono entrambi necessari, sono entrambi presenti nella vita. Impara a godere tanto dell'uno quanto dell'altra. Egli apprende la natura tragica della vita.

Da quale bisogno scaturì la splendida società degli dei olimpici Dei ai quali sono estranee morale, santità, spiritualità, misericordia... niente ascesi, niente doveri: 

"qui si parla soltanto un'esistenza rigogliosa, anzi trionfante, nella quale tutto l'esistente è reso divino, non importa se sia buono o cattivo"
F. NIETZSCHE, La nascita della tragedia, tr., Roma, Newton Compton 1993, p. 124.

Il Greco sentì le atrocità dell'esistenza e per poter vivere egli antepose a queste, la società degli dei olimpici.

Molto significativa l'analisi che il filosofo fa della figura  di eroe tragico, realizzata da Sofocle con l'Edipo.  L'Edipo secondo Nietzsche è stato concepito come l'eroe passivo, l'uomo nobile che non pecca

 "ma che alla fine, in virtù del suo immenso soffrire, esercita intorno a sé un'azione magica e benefica"
F. NIETZSCHE, La nascita della tragedia, tr., Roma, Newton Compton 1993, p. 140.

E' vero che con il suo agire (l'assassinio di suo padre, l'incesto con la madre) distrugge ogni legge naturale e morale ma :

"proprio da questo agire viene tracciato un superiore, magico cerchio di effetti, che fondano un nuovo mondo sulle rovine di quello vecchio crollato".
F. NIETZSCHE, Nietzsche Opere 1870-1881- La nascita della tragedia, tr., Roma, Newton Compton 1993, p140.

In questa analisi troviamo infatti in embrione l'idea dell'oltreuomo. L'accettazione del suo immenso dolore lo porta ad affermarsi come un uomo nuovo. Egli infatti non si uccide per cessare di soffrire, ma si acceca con il desiderio di sopportare la sofferenza.
Edipo è colui che, sciogliendo l'enigma della sfinge, ha violato i vincoli della natura, ha attinto ad una conoscenza sconvolgente che lo precipiterà nel baratro. Dopo aver varcato il limite che separa l'uomo dalla natura dionisiaca, il singolo dal tutto, egli non può fare altro che sperimentarne su se stesso l'esito terrificante. Non saprà più chi è, diverrà figlio marito e padre nello stesso tempo. 
E proprio per proteggerci da quest'orrore il mito apollineo fa si che con l'accettazione del dolore Edipo possa ristabilire l'ordine prima violato.

Nella visione romantica, il classico e' un punto di arrivo di una storia che viene da Oriente: in cio' il classico non e' natura, bensì cultura che si impone su altre civiltà, cancellandole e rimuovendole. Hegel concepisce il classico come un punto di arrivo ideale che si impone come la vittoria della liberta' dell'essere autocosciente sulla limitatezza orientale: come Edipo, che rispondendo all'enigma della Sfinge afferma l'uomo come autocoscienza. La tragedia nasce dunque dal logos Diversamente, nella visione di Nietzsche, la tragedia viene dallo spirito della musica. Il coro infatti, non narra del logos bensi' di un dio la cui ebbrezza si oppone alla chiarezza dell'autocoscienza e della ragione precedendole. La duplicita' che ne risulta pone la dialettica fra lo spirito dell'Oriente e lo spirito greco all'interno di quest'ultimo come l'antitesi tra Apollo e Dioniso. Mentre il primo e' il dio delle belle forme, dell'armonia, della semplicita' e dell'autocoscienza riuscita esso stesso può essere tale solo nel confronto con lo spirito orgiastico di Dioniso, di modo che la bellezza delle forme classiche e' la reazione alla virilita' preoccupante del dionisiaco pago di sè. Questo concentra in se stesso le energie che contrastano alla ragione e alla morale.

In quest'opera è già ravvisabile anche la rottura con Schopenhauer e parlando del Mondo come volontà e rappresentazione, Nietzche afferma:

"Oh come diversamente mi parlò Dioniso? Oh come mi era lontano allora proprop tutto questo rassegnazionismo"
F. NIETZSCHE, Nietzsche Opere 1870-1881- La nascita della tragedia, tr., Roma, Newton Compton 1993, p. 115

In queste pagine sono in embrione anche la rottura con Wagner , oltre che il concetto di oltreuomo; troviamo anche molti temi poi ripresi nel Crepuscolo degli idoli, e in  Al di là del bene e del male.