State per essere reindirizzati al nuovo sito "http://www.fontamara.org"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


                                                                      VISITA LA LUCANIA

 lettere da Fontamara

                                                                  di Nicola Bonelli

 

     L'acqua disfa li monti e riempie le valli, e vorrebbe ridurre

     la terra in perfetta sfericità, s'ella potesse....     (Leonardo da Vinci)


Un Oscuro Disegno

 Nazionale

Opere e metodi di Tangentopoli (anni '80)

Malcapitati fiumi d'Italia

(giugno 1991)

 

Legalità perduta

in Basilicata

 

Decisioni demenziali della Pubblica Amministrazione

"Indagine conoscitiva"

VIII Commissione

Camera dei Deputati

Sventurati fiumi d'Italia

(maggio 2005)

Rassegna Stampa:

cronaca di alluvioni, detriti e tangenti

Aggiornato il: 15.05.2005

                                     

 

Rassegna stampa:

cronaca di Alluvioni, Detriti e Tangenti

 

Articolo 1 (stralcio)

 

 - da “il Giornale” di fine ’94 – articolo di Beppe Gualazzini: “L’Alto Vercellese a rischio d’alluvione denuncia l’abbandono in cui è stato lasciato il fiume dal Magistrato del Po”. Il sindaco di Borgosesia: “Quegli uffici sono da sopprimere”.

Questa vicenda spero possa servire a indicare a tanti amministratori, funzionari e cittadini come sia risolutiva e davvero democratica la via della fermezza. Premetto che oltre a una sua precisa morale, la storia di come stia avvenendo un recupero rapido della sicurezza di un fiume irruente come Il Sesia porta a due considerazioni: sarebbero bastate poche decine di milioni all'anno, spesi in manutenzione ordinaria preventiva, per risparmiare i due miliardi e mezzo che ora costa alla collettività solo il cominciare a rifare praticamente ex novo le difese del fiume. E basterebbe affrontare una volta per tutte il problema delle cave e quindi dell'estrazione di ghiaia entro e fuori alveo, per consentire a ogni comune di tenersi pulito e difeso il fiume, e ponendo l'escavazione di inerti sotto monopolio pubblico…

...Quando si scatenò l'alluvione non tremarono e patirono solo le popolazioni di riviera attorno al Tanaro, Belbo, Bormida, Po. Si gonfiò ad esempio da scoppiare anche il Sesia nell'Alto Vercellese. A Borgosesia la gente del popoloso quartiere Isola, basso di faccia al Sesia e pullulante di abitazioni e aziende, fu invitata a sgomberare in fretta e furia sotto un cielo plumbeo e con le acque del fiume che ribollivano e da un minuto all'altro potevano uscire e spaccare tutto.

Ma erano richieste platoniche che ricevevano risposte platoniche o addirittura non ne ricevevano affatto. E la situazione restava invariata. Anzi, peggiorava. Come Dio volle nel novembre scorso la grande paura per Borgosesia e dintorni passò. Il Sesia per una volta ancora perdonò. Ma l'idea d'essere ormai costantemente in pericolo, esposta alle prime bizze meteorologiche con case e aziende e vita in gioco, per la gente continuò. E continua ancora a inseguirla. Alle elezioni d'aprile cambiò l’amministrazione comunale, e il nuovo sindaco, Corrado Rotti, scoprì tra le carte numerose richieste d'intervento d'assestamento del fiume Sesia fatte dal predecessore al Magistrato del Po senza alcun successo.

Tutto era caduto nel vuoto. All'inizio di giugno, con lettera indirizzata al Magistrato del Po di Parma, a quello d'Alessandria e al prefetto di Vercelli, Mendolla, il sindaco chiese quindi per l'ennesima volta interventi.

Due settimane dopo: il sindaco spedisce una seconda lettera. “Le condizioni del Sesia sono al limite del delittuoso, una piena anche di modeste condizioni può generare una tragedia”. Ciò però che aggiunge il sindaco ripetendo che gli interventi oltre che doverosi sono urgentissimi non risulta l'abbiano fatto altri: "E' evidente che ‑ dice ‑ in difetto dell'intervento, personalmente codesto Magistrato sarà responsabile di ogni accadimento" … “Con ciò riteniamo che il Magistrato del Po debba essere chiuso. E senza troppe storie: chiuso. La sua inutilità è stata largamente dimostrata: da noi e ovunque …”

 

 

Articolo 2 (stralcio)

 

 Da “il Giornale” del 18.05.95 – articolo di Vittorio Mathieu: “Alluvioni: è ora di rimuovere anche i detriti politici.”

Sul “Giornale” dell'8 maggio è comparsa una notizia che a molti sarà sembrata tragicomica rispetto a quelle, ben più tragiche, seguite alla serie di beffe ai danni degli alluvionati: “Diciotto milioni dì contravvenzioni a chi ha rimosso i detriti”.

Quel provvedimento osceno diviene comprensibile se si richiama alla memoria un altro articolo, ormai lontano, comparso su “La Repubblica” del 9 novembre 1994, cioè subito dopo l'alluvione. Dall'alto della sua cattedra alla “Sapienza” di Roma l'autore, Giuliano Cannata, dichiarava: “Non esistono accumuli in alcun punto”. Affermazione, a dir poco, sorprendente, in primo luogo perché è del tutto inverosimile che le acque alluvionali, là dove la pendenza diminuisce, non lascino accumuli o detriti; in secondo luogo perché, in ogni caso, l'autore non avrebbe avuto il tempo di esaminare tutti i punti. Si trattava, evidentemente di una "verità politica", che non ha bisogno di controllo; e gli agricoltori di San Zenone Po sono stati multati per aver rimosso detriti che in base a questa verità politica, non avevano diritto di esistere…

…Con questo divieto di intervento, ogni volta che l'acqua precipita trova sponde sempre più malconce: alberi pericolanti sono travolti e, con gli sterpi, trasformano i ponti in dighe, che inadatte al nuovo compito, minacciano di cedere (il ponte sull'autostrada tra Chivasso e Torino non è ancora stato riattato). Il fondo dei fiumi si innalza, impedendo il deflusso, e i corsi d'acqua “divagano” e dilagano dappertutto.

Ora la domanda è: perché non solo non si fa, ma si vieta di fare? A parte i Verdi (che a Casale Monferrato hanno rischiato le legnate di contadini inferociti), occorre tener conto di un interesse in contrasto, da parte di chi sta a valle: se l'acqua scorre veloce, si teme di non poterla contenere. Il ricordo dell'inondazione dei Polesine è ancora vivo e i rimedi presi, probabilmente, non bastano. Il magistrato del Po, che ha sede a Parma, fa il pesce in barile. Nelle quattro regioni che il Po interessa, gli unici capaci di farsi sentire, prima delle ultime elezioni erano i progressisti, al governo in Emilia Romagna. Di qui l'inerzia.

Un comitato per la difesa dei Basso Canavese mi ha mostrato una copia di richieste di intervento posteriori a novembre: tutte inevase. Però, se il caso è scoppiato ora, la questione era stata posta anche prima: e la risposta era stata che i fiumi devono poter divagare…

…Le alluvioni non possono esser viste da destra o viste da sinistra: vanno affrontate di petto, in primo luogo estendendo e curando i boschi. Ora (1995), in tre regioni padane su quattro è al governo il Polo delle libertà, e si dovrà cominciare al più presto a rimuovere i detriti. Soprattutto i detriti politici delle legislature precedenti.

Nota. Speranza vana, quella del signor Mathieu. Ora (2004), a distanza di 10 anni, anziché rimuovere quelli preesistenti, si sono aggiunti altri detriti, alluvionali e non. Con la nascita delle Autorità di bacino, o di altre sovrastrutture, si sono moltiplicate le competenze e si è facilitato lo Scaricabarile. Si respinge la logica della manutenzione e si persevera nell’ottica dell’emergenza.

 

 

Articolo 2 bis

 

da “La Stampa” del  05.11.1995: “Quelle catastrofi non si ripeteranno”

Intervista: Professor Baroncini la gente è preoccupata

“Lo capisco. Eppoi in questi  momenti in cui si comincia a vedere qualche nuvolone o qualche piovasco, che in verità è abbastanza ordinario”.

Emilio Baroncini è il presidente del «magistrato del Po», l'ufficio che si occupa dello stato dei fiumi. In maniera non impeccabile, secondo il procuratore Sebastiano Sorbello, di Asti, che ha chiesto il rinvio a giudizio dell'ingegner Carlo Condorelli, rappresentante in zona del «magistrato» per disastro e omicidio colposi: mercoledì 22 l'udienza preliminare. Un'altra bufera, dunque.

Ma, professore, qual è la sìtuazione, oggi?

“Mah!, ci eravamo un po' illusi, tenuto conto di un settembre abbastanza inclemente: per una legge dei contrasti abbiamo sperato in un novembre meno inclemente”.

Va bene, ma che cosa significa? Che tutto andrà per il meglio solo se non piove?

“Ma no. Il programma che ci eravamo proposti di realizzare sta per completarsi”.

E qual era?

“Il raggiungimento di una prima sicurezza. Questo si sta facendo, secondo i piani”.

Un lavoro vasto?

“Le faccio soltanto un numero: nell'arco di quasi un'annata, perché abbiamo cominciato un po' dopo, anche se qualche intervento è stato fatto anche durante l'alluvione, abbiamo raggiunto il record di 780 interventi sul territorio e s'intende nell'area interessata dall'alluvione, non solo Piemonte, anche se…”.

Che cosa?

“Beh!, è inutile dire che è stato proprio il Piemonte a fare la parte del leone”.

Ma voi che cosa state facendo?

“Siarno impegnati a tutto tempo come si dice ultimamente in gergo, "h.24". Tutti i nostri uffici sono sistematicamente impegnati fino al limite delle possibilità”.

Che sono sufficienti?

“Non sto neppure a fare il discorso delle strutture non all'altezza, perché è vero che occorrerebbe più personale e mezzi. Ma non è mio costume lamentarmi”.

E allora?

“Cerco di dare il massimo con quello che ho a disposizione. Come fanno tutti i miei collaboratori”.

I risultati di questo sforzo?

“Riteniamo che con questi interventi puntuali, compiuti un po' dappertutto si sia raggiunta una prima sicurezza. Certo, alcuni corsi come il Tanaro, il Bormida e il Belbo sono stati investiti dalla famosa meteora del 4 novembre 1994, che ha fatto registrare valori che, 1o dico senza mezzi termini, Possono considerarsi supereccezionali”.

E che cosa ha provocato, la meteora?

“Ha cambiato completamente in certi punti la loro fisionornia”.

Quali interventi sono necessari?

“Si tratta di rimodellare, ricostruire tutto”.

Insomma, a che punto siamo? Che responsabilità ha il dissesto idrogeologico?

“Lo abbiamo sempre detto; la grandissima impermeabilizzazione dei terreni circostanti porta a far sì che tutto quello che piove cade inesorabilmente, e subito, dentro il corso d'acqua. E non c'è più quel fenomeno, come avveniva molti anni fa, di assorbimento temporaneo da parte dei terreni circostanti che svolgevano una funzione di ipotetica cassa di accumulo temporaneo. E questo naturalmente aggrava”.

Ma se tornasse a piovere come un anno fa, che cosa succederebbe?

“Beh, certamente avremmo molti meno danni. Però non posso dire che non si avrebbero, perché, ripeto, ci siamo trovati di fronte a fenome nologie di carattere molto eccezionale, se posso usare questo termine”.

Il vostro lavoro, in che cosa è consistito?

“Tutti i detriti che si erano formati, o che esistevano in alveo, sono stati più o meno tolti. In qualche punto, forse, qualcosa è rimasto, ma la maggior parte di operazioni di pulitura e di ricalibratura Sono state fatte, come si sono chiuse le rotte arginali. Questa è la cosa essenziale, cioè dare maggior capacità al deflusso laddove c'è necessità”.

Non era meglio ripulire?

“Occorre fare attenzione: molti credono che sia ben fatto togliere da tutte le parti, in tutte le condizioni. Al contrario, in qualche caso potrebbe essere negativo. Una cifra per chiarire il lavoro: per lasciare spazio all'alveo vivo si sono spostati circa quindici milioni di metri cubi. Non è mica roba da poco”

Ma i vostri sono interventi, diciamo estemporanei o seguono una strategia?

“Stiamo per ultimare uno studio generale, indispensabile perché a fronte della richiesta di un sindaco che vuole un intervento particolare, non si deve pensare che questo possa avere solo un riflesso locale: ahimé!, ce l'ha sull'intero bacino”.

D'accordo, ma la gente continua a diffidare, soprattutto quando vede cementificare gli argini..

“Ma, un momento: non è che noi abbiamo cementificato molto”.

---------------

            Nota: Bastava averli tolti qualche anno prima, quei 15 milioni di metri cubi, e forse quella catastrofe non ci sarebbe stata.

---------------

 

 

Articolo 3 (una serie di articoli):

 

Alluvione “Piemonte 2000”: palleggio di responsabilità

tra maggioranza e opposizione.

 

- da “La Stampa” del 17.10.2000 – articolo di Enrico De Maria (stralcio).

Roberto Rosso, coordinatore di FI: l’area è di nuovo allagata.

La colpa della nuova alluvione in Piemonte? E' del centrosinistra. Parola di Roberto Rosso, deputato piemontese e coordinatore regionale di Forza Italia.

Perché la colpa del disastro ricadrebbe sul centrosinistra?

«Perché non è stato portato a termine ciò che il governo Berlusconi aveva messo immediatamente in cantiere, nel '94, dopo l'altra alluvione e perché il centrosinistra continua a cavalcare la tesi dei Verdi e degli ambientalisti della “libera divagazione dei corsi d'acqua” impedendo in tal modo il disalveo dei fiumi. Basta una pioggia torrenziale, ed è una tragedia perché nei fiumi, ostruiti, l'acqua fatica sempre più a scorrere».

Disalveo che, negli Anni 60 e 70 era comunque incontrollato, selvaggio.

«D'accordo, ma dal tutto al niente ne passa. Impedire oggi ostinatamente l'estrazione della ghiaia e degli altri inerti dai fiumi è condannare a morte interi paesi. Io, trinese, sono inorridito per quanto è avvenuto di nuovo nel mio paese: nell'arco di sei anni si è ripetuto un fenomeno che per oltre 500 anni aveva risparmiato la zona. Eppure il rischio, dopo il '94, era più che annunciato, capisco la rabbia della popolazione, che è la mia rabbia». . .

 

- da “La Stampa” del 18.10.2000 – articolo di Maurizio Tropeano (stralcio).

I Verdi: “Disalveo dei fiumi affare miliardario”

«Il disalveo dei fiumi rappresenta un interesse economico enorme per i cavatori perché, una volta ottenuta la concessione, le imprese riescono a realizzare affari miliardari. L'onorevole Rosso riprova oggi ad ottenere questo risultato rilanciando, le stesse accuse. mosse, nel 1994». Gianni Mattioli, ministro delle Politiche Comunitarie ma, soprattutto dal 1996 all'aprile del 2000 sottosegretario ai Lavori Pubblici con delega alla difesa del suolo, replica così alle accuse che il coordinatore regionale di Forza Italia, Roberto Rosso, ha, lanciato contro i Verdi colpevoli di «impedire il disalveo dei fiumi con la loro tesi sulla libera divagazione dei corsi d'acqua». . .

 

- da “La Stampa” del 19.10.2000 – articolo di Maurizio Tropeano (stralcio)

Silvio Berlusconi: “Non è il momento della polemica. Siamo in emergenza e tutti devono lavorare in positivo.”

“Ho visto parte delle forze di opposizione, e anche alcuni giornali che le sono vicini, lanciarsi alla ricerca dei responsabili di questa tragedia. Per me questo non è il momento delle polemiche. Siamo in una situazione di emergenza e tutti devono lavorare in positivo. Il paese deve rispondere all'unisono». Silvio Berlusconi, seduto in mezzo al presidente della Giunta regionale, Enzo Ghigo, e al sindaco di Torino, Valentino Castellani, detta la linea politica che la Casa delle Libertà seguirà nelle prossime settimane, e le decisive per impostare la ricostruzione delle zone colpite dall'alluvione “Sono qui per garantire che l'opposizione darà il suo contributo affinché gli interventi che il Governo assumerà passino in fretta anche in Parlamento.”. . .

 

Nota: Con questa uscita, Silvio Berlusconi, allora capo dell’opposizione in Parlamento, fa sapere al “suo” Rosso che non è il caso di “arrabbiarsi”, perché arrivano i soldi; facendogli peraltro notare che, in Piemonte, quei soldi saranno gestiti dagli amici del centro destra.

Conclusione: dal governo nazionale di centro-sinistra vengono stanziati 2.000 miliardi di vecchie lire per il Piemonte; il governo regionale di centro-destra li gestisce, con buona pace dell’on.le Rosso, che così sbollenta la “sua rabbia”; il ministro Mattioli è tutto contento di poter spendere 2.000 miliardi di denaro pubblico, pur di non permettere “gli affari miliardari” dei cavatori.

Si potrebbe dire che tutti vissero felici e contenti, se non fosse per la “rabbia della popolazione”, che nonostante i 2.000 miliardi spesi, vive tuttora con l’incubo di una “condanna a morte”.

 

 

Articolo 4

 

Dal Gazzettino on-line dell’1 aprile 2003 -

Il Corpo Forestale dello Stato ha eseguito ieri pomeriggio 22 ordinanze di misure cautelare in carcere e domiciliari nei confronti di altrettante persone coinvolte nelle escavazioni abusive sui fiumi Po, Adige e Brenta. Al termine dell'attività di investigazione, il gip del Tribunale ordinario di Rovigo ha emesso undici misure di custodia cautelare in carcere e altrettante misure cautelari di arresti domiciliari nelle province di Rovigo, Padova, Venezia, Verona e Reggio Calabria (? – forse Reggio Emilia). Le persone sono state iscritte al Registro degli indagati per essersi associate tra loro allo scopo di commettere più delitti, tra cui sono stati contestati il riciclaggio, il furto aggravato, il falso ideologico e materiale, la truffa ai danni della Regione Veneto, la corruzione e la rivelazione di segreti d'ufficio. Tra gli arrestati, ci sono anche nove pubblici ufficiali: sei dipendenti della Regione Veneto, cinque del Genio civile di Padova e un militare della Guardia di finanza in servizio alla squadriglia navale di Lepanto.

L'attività di indagine, coordinata da Manuela Fasolato, sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Rovigo, è stata svolta dai comandi stazione forestale di Adria, Rovigo, Porto Tolle e dal Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale di Padova. L'operazione, denominata "Acheronte", ha preso il via nel settembre 2002 con la denuncia a piede libero all'autorità giudiziaria di tre persone e l'arresto in flagranza dell'imprenditore di Sottomarina Fernando Boscolo per l'attività di prelievo di materiale litoide dall'alveo del Po.

Ai 22 indagati è stato vietato di comunicare con i difensori per cinque giorni, e questo ha scatenato immediate polemiche. L'avvocato Luigi Migliorini di Adria, che ha ricevuto la telefonata da un ispettore della Forestale che gli comunicava di essere difensore di uno degli indagati, ha annunciato un esposto.

Nota beneCiò che dà origine (in tutta Italia) a fattacci del genere è il sistema delle concessioni “virtuali” (che io descrivo altrove), sistema imposto per attivare, come in questo caso, il mercato nero degli inerti fluviali.

  

 

Articolo 5 (stralcio)

 

Da “La Stampa” del 12.06.2003 - articolo di Lodovico Poletto

Tangenti sui lavori del dopo alluvione di Piemonte-2000.

La Procura della Repubblica firma sei ordinanze di custodia. Arrestati cinque impresari, latitante un sesto: secondo l’accusa hanno pagato per ottenere commesse dall’ex Magistrato del Po.

Autunno 2000. L'alluvione in Piemonte era appena passata e l'ufficio dell'allora Magispo di Moncalieri (oggi AIPO) tentava di far fronte alle emergenze. Interventi sui fiumi e sulle sponde, lavori di disalveo di corsi d'acqua piccoli e grandi.

L'allora direttore, Girolamo Calvi, affidava a trattativa privata gli interventi di somma urgenza. E gran parte delle imprese che, in quel periodo, portarono ruspe e autocarri sul greto dei fiumi, allungarono al funzionario e ai suoi colleghi, bustarelle gonfie di banconote. Un altro gruppo di imprenditori che, senza battere ciglio, avrebbe pagato pur di ottenere lavori, è stato arrestato ieri mattina dai finanzieri del Nucleo provinciale di polizia tributaria …

 …era stato proprio Calvi …a spiegare il sistema dell'assegnazione degli interventi: «Gli imprenditori venivano in ufficio e mi dicevano quale lavoro gli interessava. La gara d'assegnazione, però, avrebbe dovuto farsi tra cinque imprese. Io invitavo l'interessato e lui gli altri, che, ovviamente, non avevano alcun interesse... ». E il gioco era fatto…

Nota. Cambia il maestro ma non la musica: Alluvioni, Detriti e Tangenti.

 

 

Articolo 6 (stralcio)

 

Da “La Stampa” del 23.07.2003: articolo di Fabio Poletti:

Bertolaso: se non piove sarà una vera catastrofe.

Sembra un paradosso in questa Italia che boccheggia con i rubinetti quasi a secco, le centrali elettriche a singhiozzo, i campi cotti dal sole, le coltivazioni che vanno a farsi benedire e il livello. dei fiumi mai così basso. Sembra un paradosso, ma il capo del Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso teme che il peggio arriverà questo autunno, quando pioverà e pioverà tanto.

«Il rischio è che arrivi una stagione di alluvioni. Abbiamo un grande accumulo di energia nel mediterraneo, come se ci fosse un boiler che scalda l’acqua e non si scarica con la pioggia. Basta guardare al passato: le grandi alluvioni del ’94 e del 2000 sono state precedute da estati bollenti, caratterizzate da una grande siccità».

Dottor Bertolaso, siccità d'estate e poi inondazioni in autunno. sembra un controsenso, non si può fare niente?

«I grandi cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Ai giochi di Barcellona hanno dovuto mettere il ghiaccio per raffreddare le piscine. Le inondazioni in Germania e a Praga della scorsa stagione danno la dimensione europea per non dire mondiale del fenomeno. Adesso che i fiumi sono in secca, abbiamo chiesto alle Regioni di approfittare della situazione per pulire gli alvei. Non si tratta di fare allarmismi, ma il rischio è reale»…

 

 

Articolo 7

 

Circolare della Protezione Civile del 7 agosto 2003

(inviata a ministeri, prefetture, regioni e province)

 

E' ben noto che una parte non trascurabile della vulnerabilità che il nostro Paese frequentemente presenta. al manifestarsi di eventi meteorologici intensi, anche se non estremi, è imputabile ad un reticolo idrografico superficiale, sia naturale che artificiale, che, incidendo il territorio nazionale con una altissima densità ed interessando con continuità centri abitati ed aree industriali. necessita ormai di una cura continua ed adeguata ai fini di mantenerne l'efficienza e l'efficacia.

Tale cura dovrebbe comprendere, oltre alla sorveglianza e manutenzione ordinaria dello stato funzionale di ripe, argini ed aree golenali nonché di quelle opere ed infrastrutture che potrebbero influire, soprattutto in regime dì piena, sul deflusso anche regolato delle acque, la sollecita e ben più semplice rimozione sia di relitti e rifiuti presenti che del fasciame accumulato presso le pile dei ponti e di altri manufatti presenti negli alvei e lungo le sponde dei corsi d'acqua anche minori, che certamente possono contribuire all'ostruzione di luci ed allo sbarramento temporaneo del corso d'acqua con la formazione di pericolosi invasi effimeri.

Il periodo particolarmente siccitoso, che ha interessato in modo anomalo e per un lungo periodo anche le Regioni settentrionali ha determinato non solo per il Po, ma per molti corsi d'acqua anche regionali uno stato di magra e di esposizione degli alvei che non trova riscontro da molti anni, creando anche condizioni favorevoli per l'espletamento di tale cura. . . .

Altresì, le condizioni climatiche attuali e complessive relative al bacino del Mediterraneo ed in particolare al nostro Paese fanno presagire la possibilità che il susseguirsi di eventi meteorologici avviatosi durante il presente periodo estivo, accompagnato da precipitazioni e manifestazioni temporalesche localmente anche particolarmente intense, possa, tra l'altro, dare origine a piene anche repentine e quindi ad esondazioni delle acque difficilmente governabili.

Alla luce dì tale situazione, le Regioni, qualora non abbiano già operato in tal senso, vorranno predisporre urgentemente indirizzi e/o programmi anche speditivi sia di generale pulitura degli alvei dei corsi d'acqua che interessano il proprio territorio sia di immediata attuazione di quegli interventi ritenuti possibile ed essenziali prima del periodo autunnale.

A tal fine, le Regioni, anche in quanto titolari in forma singola o associata dei poteri di Autorità di bacino e nell'ambito delle Autorità di bacino di rilievo nazionale, vorranno adoperarsi nell'ambito delle proprie competenze e possibilità affinché le province ed i comuni, nonché i consorzi di bonifica e gli altri enti strumentali interessati, siano posti in grado di procedere e procedano anche amministrativamente in modo rapido ed efficace.

In tale contesto, potranno essere utilmente valutati il ricorso alle associazioni dì volontariato e, se del caso, specifiche azioni da parte dei Sindaci dei comuni frontisti interessati, volte, oltre che ad informare la popolazione sulle attività in corso, a garantire la possibilità di realizzare adeguati campi base, il buon svolgimento delle attività nei cantieri e, anche facendo ricorso alla Polizia municipale, la sicurezza di campi e cantieri.

Nel rammentare come la sicurezza in acqua e gli interventi particolarmente a rischio non possano prescindere dal ruolo fondamentale dei Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e dei propri reparti specialistici, si segnala l'opportunità che le Regioni, oltre a garantire una  assistenza sanitaria adeguata, diano vita anche d'intesa ed in piena collaborazione con gli Uffici Territoriali di Governo, le province ed i comuni interessati, a squadre miste di volontari utili per la rimozione, lo stoccaggio temporaneo, la cernita del materiale recuperato, nonché per il definitivo smaltimento. E' infine utile raccomandare che tutte le azioni siano progettate, programmate e svolte in condizioni di piena sicurezza e nel pieno rispetto dell'ambiente. F.to: Guido Bertolaso