Il tesoro di Casacalenda

Alcuni mesi or sono due contadini del comune di Casacalenda, sorpresi a scavar terra di notte in un territorio comunale, confessarono di aver fatto uno stesso sogno in cui un santo o una madonna aveva loro rivelato la presenza di un tesoro in quel luogo. I due sognatori, all’insaputa uno dell’altro, si erano recati sul luogo all’ora stabilita e avevano finito, dopo analoghe e reciproche spiegazioni, col proseguire nel lavoro di comune accordo.
La combinazione volle che, nel luogo dove i due prediletti del cielo scavavano, vennero alla luce dei ruderi, non ben precisati se di un eremo o di una casa colonica. Naturalmente, le fantasie cominciarono a galoppare: si parlava di apparizioni, di ombre, di celestiali e infernali spauracchi. Intanto, gli scavi avevano scoperto dei sotterranei con scalini; dei cadaveri aventi sotto al capo, a guisa di guanciale, lapidi con iscrizioni indecifrabili perché corrose dal tempo. Altre lapidi trovate tutte intorno andarono a far parte di un incipiente museo archeologico.
Finalmente, fu trovata una grossa pietra con un buco nel mezzo. Fu subito battezzato per un altare; cominciarono i pellegrinaggi dai paesi vicini e la famosa pietra fece non si sa bene quanti miracoli. E tutti allora cominciarono a sognare per contagio. Chi vide una madonna sepolta sotto le rovine, chi una cassa piena di fiorini d’oro, destinati a un santuario. E cominciarono allora le offerte con cui fu iniziata l’erezione di un piccolo santuario, continuandosi però sempre a scavare per trovare il tesoro.
Ma siccome gli scavi son praticati sul pendio di un colle, ecco che la terra smossa minaccia una frana, un disastro. Le autorità prima colle buone poi colla forza costringono quei poveri infatuati a smettere; ma questi allora si abbandonano a tali manifestazioni di dolore, strappandosi i capelli e ravvoltolandosi nel fango, che il municipio di Casacalenda si vide costretto a ritirare il divieto. E chi scrive racconta che due settimane or sono circa duemila persone venute dai paesi circonvicini con zappe e picconi aiutarono i casacalendesi nell’inutile lavoro. Dopo tutto, si è pensato che la scienza ne guadagnerà se a Casacalenda spetterà l’onore di aver esplorato il centro della terra. Ma se avviene la frana e vi saranno vittime? Sarà stato un nuovo miracolo della pietra col buco. [Storia del medioevo, "La Tribuna", febbraio 1897]