1897

F. Vento  

 1911 

S.Caracciolo 

  1931

C.Cesarano 

1936

A.Teutonico 

1964

A.Cece 

1980

G.Gazza 

1993

L.Chiarinelli

1998

M.Milano

 
 

(1897-1910) Francesco Vento "L’Oratore"

Nasceva il 24 febbraio 1849, a Napoli, un infante che con la sua parola cristallina, suadente, ammaliatrice doveva essere la guida spirituale - eletto Pastore - della Diocesi di Aversa: Francesco Vento.
I primi studi, sino a quelli classici, li segui nelle scuole pubbliche ed all’età di 17 anni entrò nel seminario napoletano.
Appena consacrato Sacerdote fu, dal Cardinale di Napoli, scelto come insegnante di Lettere in Seminario, indi formatore di menti sacerdotali in qualità di professore di Teologia.
Una delle doti che Vento sfruttava in modo particolare nel compiere il suo ministero fu la forbita ed erudita parola, tanto da essere richiesto in diversi luoghi ed occasioni.
I pulpiti di chiese Cattedrali o rinomate altre chiese furono calcati dalla presenza di Francesco, che continuamente spostandosi tra il sud e centro Italia, ammanniva discorsi che soggiogavano le masse e, al dire di uno storico aversano, “inebriavano l’uditorio”.
L’eco della suadente parola di Vento era ormai giunta a Roma, essendo Papa Leone XIII° (buon intenditore) che designò di nominarlo Vescovo alla prima occasione.
Avendo il Vescovo Caputo rassegnato le dimissioni della Diocesi aversana, giunse il momento di affidare a lui l’incarico, ritenendolo idoneo a così alta carica, che avrebbe espletata - pur tra difficoltà per l’ambiente - prestigiosamente.
Il nuovo eletto si mise a disposizione della sua diletta Diocesi, usando il suo particolare ingegno, le sue eccelse qualità, ma soprattutto rubando gli animi con la sua vena oratoria, creando quasi una scuola di valenti predicatori, Il tutto lo espletò con animo mite e paterno, tanto che la sua attività apostolica
gli valse la riappacificazione degli animi e la devozione dei suoi figli spirituali.
Per la città di Aversa ebbe un occhio particolare e, quando il popolo per il 1900 espresse il desiderio di una seconda incoronazione della Vergine di Casaluce, il Vescovo, d’intesa con la Commissione, fece preparare un vasto programma, dando quasi alla manifestazione l’aspetto di un “giubileo popolare”, secondo l’espressione dello storico Vitale.
Le feste si svolsero veramente solenni, specie in Cattedrale, abbellita per l’occasione con magnifici arazzi, trasportando il trono della Vergine di Casaluce nel Duomo, ove sostò 10 giorni; davanti al trono sostarono folle di popolo aversano e della Diocesi.
Alterne vicende seguirono ed il fisico del Vescovo - per stress ed anche per dispiaceri - si ammalò indebolendosi.
In pochi giorni si aggravò e, consigliato dal medico a respirare aria pura verso S. Giorgio a Cremano, ivi morì dopo poco, a 61 anni, il 27 settembre del 1910.

(1911-1930) Settimio Caracciolo "Il Sinodale" 

Un altro napoletano fu designato alla sede vescovile di Aversa: Settimio Caracciolo, di nobile famiglia, nato il 17settembre 1862.
Fu educato nella stessa Napoli e presso il Seminario passò i suoi ultimi anni di preparazione al sacerdozio.
Continuò gli studi, laureandosi in Teologia a Roma ed inoltre in Diritto Canonico. Non ritornò a Napoli, poiché passò all’Accademia Ecclesiastica, entrando nel Corpo Diplomatico, occupando cariche presso la 5. Sede, al tempo di Leone XIII°, dal quale il Caracciolo ottenne titoli onorifici, nominato, poi, nel 1895, Canonico deIl’Arcibasilica di S. Giovanni Laterana. 
Ormai progrediva nella carriera ecclesiastica, ma d’improvviso si seppe della sua designazione a Vescovo residenziale di Alife (CE).
Soltanto due anni risiedette ad Alife, essendo già valutato per il ministero pastorale. Ma dal nuovo eletto Papa Pio X, veniva designato “Visitatore” per le Diocesi meridionali.
E sia per il delicato lavoro scolto e sia per la competenza manifestata, il Caracciolo, forse per premio, lo si volle di nuovo a capo di una Diocesi, e questa volta fu scelta Aversa.
Così, nell’aprile del 1911, Mons. Caracciolo raggiungeva la sede di Aversa, dando subito prova di senno e di oculata esperienza.
Quantunque nella veste di Vescovo, il suddetto non cambiò le sue abitudini e nè mostrò diverso umore: aveva nel sangue l’animo napoletano schietto che si manifestava attraverso un carattere gioviale, come ancora lo ricorda qualche superstite, che si attirava subito la simpatia del popolo con cui dialogava, usando nei rapporti umani lo stesso dialetto per facilitare i rapporti, specie in alcuni momenti particolari.
Nel visitare le chiese della Diocesi, spesso chiedeva ai parroci di che avessero bisogno, regalando arredi sacri e suppellettili.
lstitui tre nuove parrocchie: una a Casal di Principe e due a Fratta. Richiamò in Aversa i Padri Conventuali ed i Padri Agostiniani.
Oltre ad assicurare un dignitoso aspetto alla Cattedrale e al Seminario, rivolse la sua assistenza ad opere pie, come la Casa di Riposo Sagliano, di cui fu uno dei benefattori insigni.
Codificò la Diocesi, infine, affrontando un immane lavoro indicendo il “Sinodo”, che in Diocesi non si teneva da 220 anni: esso fu come il “canto del cigno”.
Comparivano intanto per il Vescovo i primi acciacchi, che man mano aumentarono fino a trascinarlo in un’inerzia fastidiosa, che lo portò alla tomba nel 23 novembre deI 1930.
Per testamento, il Caracciolo offrì tutti i suoi averi parte alla Cattedrale, parte al Seminario, parte ai poveri ed ultima parte alla S. Sede. Morto in Aversa, fu seppellito per 5 anni al cimitero e riesumati i suoi resti mortali, furono deposti in un monumentino marmoreo in Cattedrale, esposto ancora oggi al
devoto visitatore.

(1931-1935) Carmine Cesarano "Il Padre" 

Pagani, in provincia di Salerno, diede i natali a Mons. Cesarano il 24 ottobre 1869.
Entrò da giovinetto nel Seminario vescovile di Nocera-Pagani, compiendo gli studi sino al Sacerdozio e presso quello di Napoli, poi, conseguì la laurea in Teologia.
Iniziò ad esercitare il ministero sacerdotale, essendo prete secolare,ma dopo qualche anno fu attratto dai “Figli di 5. Alfonso” ed ammesso alla Congregazione dei Redentoristi nel 1897.
Si distinse subito tra i membri dell’istituto per lo zelo e la carità: era per tutti un “Padre”.
Per le sue ottime qualità, fu inviato Superiore in una Casa del Catanzarese e poi eletto Provinciale.
Nel 1915, in aprile, fu eletto Vescovo di Ozieri (Sardegna), profondendo senza riserve conforto e sostentamento ai suoi figli spirituaii, provati dalla miseria a causa del primo conflitto mondiale, a cui partecipò come belligerante la nostra Italia.
Nel 1918 fu trasferito all’Archidiocesi di Conza e resse da Amministratore la Diocesi di Campagna. Quivi lasciò le sue sante orme, con l’apertura di due seminari (urbano ed estivo), indicendo il primo Congresso Diocesano Eucaristico, nel luglio 1925 ed il Sinodo Diocesano nel settembre del 1927.
Poiché la sede aversana vacava già da parecchi mesi, il Cesarano fu trasferito da Conza ad Aversa nel dicembre del 1931.
Nella nuova Diocesi affidatagli inizia un nuovo capitolo della sua vita benefica e, se pur breve, densa di opere.

Il Vitale, degno ed ammirevole Canonico che l’ebbe Vescovo, lo definisce “Presule dall’anima di fuoco e dalla pietà ammirevole, sempre accessibile, sempre paterno”.
Un altro teste ripeteva spesso: “Mons. Cesarano aveva conquistato il cuore dei fedeli, sapendo bene che la gente è di chi la comprende”.
Se la diffusione del Vangelo ha bisogno di apostoli, il Vescovo si preoccupa di formarne, e perciò istituì “l’Associazione diocesana per le Vocazioni ecclesiastiche”.
Riordinò la Vicaria curata di S. Maria a Piazza, in Aversa, creandola parrocchia.

La Cattedrale da lui ricevé un altro tocco indispensabile ma maestoso; parte dal pavimento di marmo ed arriva al tetto, che era stato scollato a seguito del terremoto del 1930.
Il Presbiterio del Duomo è tutto un cantiere, facendo spostare il Trono episcopale dalla vicinanze dell’Altare maggiore all’imbocco del presbiterio medesimo, mentre venivano eseguiti altri lavori, e così l’ambulacro scrostato da inutile intonaco che “nascondeva e deterpava la sua bellezza e grandiosità”.
Il tutto in vista di un Congresso Eucaristico diocesano che fu celebrato dal 24 al 29 settembre del 1935. La conclusione si svolse in piazza G. Marconi, gremita all’inverosimile, riservando un posto di onore ai fanciulli biancovestiti, mentre partecipavano alla cerimonia sacra molti Vescovi ed Arcivescovi, presieduti da 2 Cardinali, l’Ascalesi di Napoli ed il Verde condiocesano. 
Appena 2 anni dopo il Cesarano si spense nella pace del Signore: era il 22 novembre del 1935.
La salma fu temporaneamente sepolta nel cimitero di Aversa, per passare nel 1939 in Cattedrale in un monumento semplice, a testimonianza della sua vita vissuta tra i semplici.
sieduti da 2 Cardinali, l’Ascalesi di Napoli ed il Verde condiocesano.
Appena 2 anni dopo il Cesarano si spense nella pace del Signore: era il 22 novembre del 1935.
La salma fu temporaneamente sepolta nel cimitero di Aversa, per passare nel 1939 in Cattedrale in un monumento semplice, a testimonianza della sua vita vissuta tra i semplici.

(1936-1964) Antonio Teutonico "Il Calcolatore" 

Il paese di origine del Teutonico fu S. Elia a Pianisi (CB), che registrò la sua nascita il 28 agosto 1874.
La sua famiglia vantava una nobile tradizione di sacerdoti. Entrò, appena giovanetto, nel seminario di Benevento e prosegui gli studi a Roma nel Collegio Capranica, per laurearsi, alla Gregoriana, in Filosofia e Scienze matematiche.
Divenne Sacerdote l’il luglio del 1897, consacrato nella cattedrale di Benevento. E già nell’ottobre dello stesso anno veniva nominato Vicedirettore e professore nel seminario di Nusco.
Richiamato in Diocesi, insegnò per alcuni anni filosofia e scienze matematiche nel Liceo Arcivescovile.
Nel 1904, morendo l’arciprete di 5. Elia, suo zio, fu nominato parroco.
Si adoperò, in questo nuovo ministero per ncrementare la vita cristiana e restaurare la vetusta chiesa parrocchiale, creando pure un asilo per l’infanzia abbandonata.
Nel 1931 l’Arcivescovo Piazza lo prescelse quale suo Vicario generale, ma il Teutonico accettò l’incarico con il titolo di “Delegato vescovile” unicamente per non lasciare la sua parrocchia.
Di carattere forte e disciplinato, con una mente calcolatrice in un fisico non slanciato ma solido, affrontava le difficoltà coraggiosamente, perciò in Benevento si diede ad espletare pratiche ingarbugliate, sistemando in poco tempo l’Ufficio Amministrativo.
Dimostrando particolari doti, la S. Sede volle affidargli un campo più vasto di lavoro ed, appena si rese vacante la Diocesi di Aversa, ne occupò la sede il Teutonico, promosso Vescovo.
Fece il solenne ingresso in Diocesi il 15novembre 1936, accolto festosamente dal clero, autorità e popolo, secondo la circostanza.
Il Teutonico si trovò ad agire in tempo che si può suddividere in prebelllico e post-bellico.
Nei primi 4 anni di lavoro apostolico (prebellico), dal 1936 aI 1940 egli riordinò la vita cristiana delle pop,plazioni e sistemò lo stato partimoniale della Diocesi. Visitò paesi, avvicinò clero ed autorità, ebbe contatti con i fedeli, passando nél 1939 alla prima Visita Pastorale, per formarsi, come lui stesso afferma, “una conoscenza più completa dei luoghi e delle persone”. Ne farà, durante gli anni del suo magistero, tre, neI 1947, nel 1947 e nel 1959.
E, se nella mattinata riceveva in episcopio ed ascoltava udienze, nel pomeriggio si portava nelle parrocchie per toccare personalmente lo stato delle cose.
Durante la guerra (secondo conflitto mondiale) dimostrò in modo specifico le sue qualità e la sua esperienza, lavorò intensamente ma metodicamente, non mancandogli la vigoria e la volontà. Venne in aiuto ai bisogni delle popolazioni affamate o vittime del disastro bellico.
Così, terminata la guerra, provvide agli sfollati, ai sinistrati ed ai profughi raccolti in campi baraccati; anzi mettendo a disposizione il piccolo seminario (che era divenuto collegio vescovile) per sistemare famiglie intere.
Favorì, secondo i dettami pontifici, aperture di case per accogliere fanciulli poveri ed abbandonati.
Diede un valido impulso all’Azione Cattolica, che favorì assieme al clero al risveglio religioso delle popolazioni.
E se tutta la Diocesi è un cantiere di lavoro - per provvedere ai danni provocati dalla guerra - i fedeli sono illuminati da missioni popolari, che si tengono in un periodo d’incognite per l’italia, per la svolta politica del 1948. 
Il tutto è affidato alla protezione della Vergine Maria, partecipando il 10 novembre del 1950 alla proclamazione dei Domma dell’Assunta e assistendo a peregrinazioni mariane, concludendo nell’Anno Mariano (1964) con la consacrazione della Diocesi al Cuore Immacolato di Maria.
Amministrava, Mons. Teutonico, saggiamente sia le qualità intellettuali e sia le sue forze fisiche, tanto da arrivare all’età di 90 anni, seguitando a lavorare, come per il passato, per la Diocesi.
Colpevole unicamente di aver superato l’età canonica, meritò di essere aiutato con un Coadiutore che due anni dopo assumeva i pieni poteri come Amministratore, avente il diritto di successione.
Il Teutonico, a questo punto, non volle essere di imbarazzo e, con una lettera d’addio, salutò i Sacerdoti della sua Diocesi, facendo ritorno al suo paesello natio, ove visse sino all’età veneranda di 105 anni. Preferì essere seppellito nella sua terra, vicino ai suoi primi fedeli, calcolando sino all’ultimo
giorno quelle energie rimaste, per poterle mettere a profitto della Chiesa.

(1964-1980) Antonio Cece "Il Filosofo" 

Nato in Cimitile di Noia il 10-6-1914, frequentò il Seminario diocesano per gli studi classici e la Facoltà Teologica dei Gesuiti a Napoli, per essere ordinato sacerdote il 19-12-1936.
Consegui, poi, la laurea all’Università Gregoriana in Roma e si escrisse all’Università Cattolica di Milano per laurearsi in Filosofia.
A soli 25 anni don Antonio Cece venne nominato professore di Teologia Dommatica nel seminario regionale della Quercia (VT), ove rimase sino al giugno del 1945.
Un gruppo di seminaristi scriveva: “Quelle belle lezioni di Dommatica sono ancora tanto vive in noi”.
Nel 1946 il Cece fu richiamato in Diocesi ed ivi insegnò Storia e Filosofia per un decennio, ammirandolo secondo un’affermazione “per le sue più alte doti della mente e per la generosità del cuore lI 7 maggio del 1956 fu scelto per essere Vescovo di lschia, ed in quell’isola operò in due direttive, pastoralmente ed intellettualmente, per 6 anni, sino aI 1962, quando fu assegnato ad Aversa, quale coadiutore del Vescovo Teutonico.
L’isola di lschia lo ricorda ancora dai suoi vibranti e vasti discorsi e, arrivando ad Aversa, un sacerdote isclano affermò: “se volete far contento Mons. Cece, invitatelo a parlare (si permetta la volgarità del paragone, è come invitare una persona “a carne e maccheroni”).
Se nei primi due anni la Diocesi aversana era ancora diretta dal predecessore, Mons. Cece ne approfittò per insegnare ai giovani liceisti del Seminario aversano, mentre non perdeva tempo der dedicarsi agli studi, che per lui erano aria e vita.
Nel 1964 fu nominato Amministratore di Aversa, con diritto di successione.
Iniziò la sua vera e sentita responsabilità e, se nessuna Visita ufficiale ha tramandato, i suoi giorni erano spesi in continui contatti con le popolazioni, specie con i giovani ed i seminaristi, con cui faceva quasi vita in comune.
Umanamente tralasciava e trascurava forse la sua persona, spendeva tutto, e verso i giovani era più che generoso.
Per la gioventù volle acquistare o pattuire l’antico convento di S. Pietro in Mugnano del Cardinale, per farne, oltre un seminario estivo, un centro di cultura e di pietà.
Voleva rilanciata tra i laici la cultura ecclesiastica, tramite l’Azione Cattolica: (nelle comunità parrocchiali era una continua festa di tesseramento), arrivando ai diocesani con un “Settimanale” che pubblicò per un decennio importanti scritti.
Bisogna ammetterlo, che era anche amico di alcuni politici; quasi tutti scriveranno di lui (alla morte) rievocando il tempo passato insieme o con semplicità, annotando la sua persona, come l’on. Andreotti che l’aveva conosciuto a Roma che afferma: “se l’aspetto era semplicissimo e non di rado un po’ sciatto, parlò sempre con chiarezza, coraggio e tempestività, era di una grande intelligenza”.
Fu apprezzato anche ai Concilio Vaticano Il°; il Cardinale Siri attesta: “in un'adunanza si alzò a parlare un Vescovo aitante nella persona, attirandomi per quel caldo e musicale accento napoletano. Parlò di cose serie, ma in modo preciso e conciso, con riferimenti culturali non comuni. Andai, poi, in cerca di questo oratore e lo trovai, sapendo che si chiamava A. Cece ed era Vescovo di Aversa; ci presentammo e fummo subito amici".

Orbene, Mons. Cece è stato un Apostolo a servizio della verità, per cui afferma Ruggiero, Preside dell’istituto di Noia, “altare e cattedra per un sacerdote studioso si identificano e si fanno espressione dello stesso sacerdozio Mons. Cece non faceva mai sentire il peso della sua cultura, poiché colloquiava, facendosi ascoltare volentieri con una battuta di spirito ed una frase intercalare dialettale.
Lo studio continuo e l’energia usata nell’oratoria lo sfibrò fisicamente e, soltanto qualche settimana prima del suo trapasso, si concesse una breve sosta, che per ordine dei medici dovette prolungare e che si tramutò in una rassegnata e cristiana attesa.
Nel maggio del 1980 Mons. Cece si accorse che la sua vibrante voce s’affievoliva man mano e, se pur poco convinto, seguì una certa terapia medica.
All’inizio di giugno si aggravò il male ed i medici diagnosticarono la sua irreversibile fine fisica.
Il 10 giugno Mons. Cece preferì far ritorno in Episcopio ed, alle ore 10,30, si spense attorniato dal suo clero.
I funerali svolti dimostrarono l’attaccamento della Diocesi al suo Pastore, il quale, non per offesa, preferiva essere seppellito accanto ai suoi cari genitori nella cappella di famiglia nel cimitero di Cimitile.

(1980-1992) Giovanni Gazza "Il Missionario" 

A seguito della inaspettata morte del predecessore, la sede di Aversa si rese vacante e la Diocesi era in attesa del nuovo Pastore, diffondendosi le più strane notizie a riguardo.
A spezzare l’incanto della snervante attesa provvide il sisma del 23 novembre 1980, che anticipava l’arrivo del neo eletto.
Mons. G. Gazza aveva ricevuto la comunicazione della sua nomina ad Aversa il 27 ottobre 1980, ma, tenuto al segreto d’Ufficio, non poteva comunicarla a nessuno e tantomeno agli interessati.
Il terremoto, avendo colpito anche la città di Aversa e Diocesi, fu lo svelatore per comunicare la notizia, e in tal modo l’eletto, in pochi giorni, si affrettò a prendere possesso della Diocesi; possesso che avvenne il 21 dicembre dello stesso anno.
Giovanni Gazza, figlio dei fu Luigi e Alessandrini Gemma, nato in Parma il 19 luglio 1924; battezzato a Parma il 27 luglio 1924, cresimato da Mons. Guido Conforti (fondatore dell’istituto missionario a cui appartiene) nel maggio 1931. in quell’occasione il cresimante, poggiando la mano sulla testa dei fanciullo, chiedeva se si fosse fatto missionario anche lui come un suo zio appartenente allo stesso Istituto. Dopo aver fatto la prima Comunione, ricevuta appunto dallo zio missionario, frequentò le scuole elementari pubbliche sino alla 4°, mentre la 5° elementare e le scuole medie presso i Salesiani.
lI 24 settembre 1939 entrava nell’istituto saveriano per la quarta ed il quinto ginnasio. Passava al noviziato, emettendo i voti religiosi l’8 settembre del 1942.
Dopo gli studi classici, frequentò i 4 anni di Teologia presso il seminario maggiore di Parma ed il 29 giugno 1949 veniva ordinato Sacerdote nella Cattedrale di Parma da Mons. E. Colli.
Si iscrisse all’Università deI S. Cuore di Milano alla facoltà di Scienze Economiche e all’Università di Parma a Legge, ma non poté conseguire la laurea perché destinato alle opere saveriane del Brasile. Partì, difatti, il 21 gennaio 1957 con il compito di operare nel Centro Missionario e nel 1957, in
ottobre, occupò la carica di Rettore della Casa di S. Paolo, mentre in varie parrocchie svolgeva il ministero sacerdotale. Divenuto Superiore del Seminario missionario di Jaguapità venne nominato nel 1962, da papa Giovanni XXIII°, Vescovo di Circesio e primo Prelato Nullius della Prelatura di Abaeté de Tocantins (Amazzonia).

Fu consacrato nella Basilica mariana dell’Aparecida il 12 dicembre 1962.
Si recò subito nel nuovo campo di lavoro apostolico, affrontando pericolosi e faticosi viaggi sui grandi fiumi amazzonici.
lI 3 agosto deI 1966 i confratelli lo elessero Superiore Generale dell’istituto Saveriano, perciò tornò in Italia, ma iniziò il suo peregrinare per le Case missionarie sparse un po’ per il mondo.
Allo scadere del mandato fu di nuovo eletto, carica che tenne sino all’anno 1977, esperimentando abitudini e costumi nelle varie parti del mondo.
Si ritirò a Parma per un po’ di tempo ed attese a rielaborare le norme Costituzionali del suo Istituto.
Il lavoro fu tanto prezioso allorché i Capitolari del suo Istituto, dovendo stendere il testo definitivo delle nuove Costituzioni, se ne servirono abbondantemente.
Sostando a Parma, nel suo Istituto, ricevette I’annuncio di nomina a Vescovo di Aversa il 27 ottobre 1980, come accennato, divenendo il 750 nella serie episcopale.
Nel giorno del suo arrivo in Aversa, 21 dicembre 1980, Mons. G. Gazza proclamava: “Vengo come amico e fratello di tutti e di ciascuno; con voi SONO CRISTIANO, PER VOI SONO VESCOVO” secondo l’espressione di S. Agostino.
Invitava la Diocesi a vivere l’impegno di vita ecclesiale, secondo il cammino tracciato dal Concilio Vaticano Il°, in una duplice fedeltà: a Cristo ed all’uomo.
“La Chiesa - continuava - serve l’uomo praticando le opere della misericordia cristiana, quelle corporali e quelle spirituali”.
Concludeva: “la crescita della Chiesa locale dipenderà dall’impegno di ciascun cristiano, secondo le responsabilità ed il modo che gli compete”.
Così, con spirito tipicamente missionario, Mons. G. Gazza abbracciava la Diocesi con la relativa responsabilità che ne derivava.
Sette anni ormai sono trascorsi dal suo arrivo in una terra ubertosa, ma sotto.alcuni aspetti non migliore dell’Amazzonia, luogo ove iniziò la sua opera pastorale. E così, dal terremoto, ha potuto vedere riaperta la sua Cattedrale.
Giorno dopo giorno, il Pastore missionario cerca di arrivare a tutti e ovunque, servendo la Diocesi a “tempo pieno”, dimostrando sempre la sua disponibilità.
Per quanto è già storia, il Presule sarà certamente ricordato, ma non in questo semplice “profilo”.
Il Pastore, a piene mani, con paziente tenacia sparge il seme nel variegafo campo di azione, ma la crescita è condizionata pure alla volontà dei collaboratori sparsi nella grande famiglia dell’agro aversano.

(1993-1997) Lorenzo Chiarinelli

Nato a Concerviano, diocesi di Rieti, il 16 marzo 1935.

Ordinato presbitero il 15 settembre 1957; eletto alla sede vescovile di Aquino, Sora e Pontecorvo il 21 gennaio 1983; ordinato vescovo il 27 febbraio 1983; trasferito ad Aversa il 27 marzo 1993; trasferito a Viterbo il 30 giugno 1997.
Attuali Incarichi:

Membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l'annuncio e la catechesi.

Presidente Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani.

Membro della Conferenza Episcopale Laziale.

Membro della Congregazione delle Cause dei Santi.

(dal 1998 ad oggi) Mario Milano  


Nato a Lamezia Terme, il 23 aprile 1936.

Ordinato presbitero il 3 luglio 1960;

eletto alla sede arcivescovile di Sant'Angelo dei Lombardi - Conza - Nusco - Bisaccia il 14 dicembre 1989; ordinato vescovo il 6 gennaio 1990;

trasferito ad Aversa il 28 febbraio 1998.

Attuali Incarichi:

Membro della Conferenza Episcopale Campana.