Dopo essere entrato nell'esclusivo club dei "centenari", il Palermo, grazie anche all'avvento di un presidente del calibro di Maurizio Zamparini, ha cominciato a pensare in grande. Dopo l'agognata conquista, nel maggio 2004, della promozione in Serie A (attesa dal lontano 1972) e, nel maggio 2005, della qualificazione in Coppa Uefa (la prima nella storia centenaria del club), l'obiettivo della società rosanero è di collocarsi stabilmente nella massima serie, possibilmente a ridosso delle 'grandi'. La storia del Palermo si può senza alcun dubbio definire tormentata, condita da inattesi e inebrianti trionfi e sconvolta da sofferenze a volte clamorose. Comunque sia, quello del Palermo, è stato un cammino infarcito di passioni forti ed in talune circostanze falcidiata dalle radiazioni che hanno creato sconcerto tra i tifosi.
Nato grazie alla passione di un giovane di nome Majo Pagano, che si era innamorato del calcio durante una delle sue innumerevoli permanenze in Inghilterra, il Palermo cominciò a muovere i primi passi assieme alle grandi del calcio italiano, Genoa, Milan, Pro Vercelli, Casale, senza tuttavia conquistare gli allori delle rivali del Norditalia. Forse al club rosanero, al quale il presidente Zamparini sta restituendo forza e dignità, mancano proprio i successi d'inizio secolo che hanno invece fatto la fortuna di altre società da anni ormai cadute in disgrazia. Tuttavia, ed è questo l'auspicio di tutti i tifosi palermitani, non è mai troppo tardi per riacquistare il tempo perduto.
La Sicilia è la più grande isola del Mediterraneo ed è anche la più estesa regione italiana, con i suoi 25.710 kmq di superficie. È bagnata da tre mari: a nord dal Mar Tirreno, a est dal Mar Ionio e a sud dal Mare di Sicilia. Ha una caratteristica forma triangolare, per cui dagli antichi ebbe il nome di Trinacria (che significa tre angoli). Estremi di questo triangolo sono: a nordest il Capo Peloro, a ovest il Capo Lilibeo e a sud-est il Capo Isola delle Correnti. È divisa dalla Calabria, di cui costituisce la continuazione geologica, dal breve Stretto di Messina (3 km). Dal 26 febbraio 1948 la Sicilia è costituita in Regione autonoma; sede dell'Assemblea e della Giunta regionale è Palermo, capitale amministrativa e politica della regione. Gli altri capoluoghi di provincia sono: Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa e Trapani. Pur essendo la maggiore italiana per estensione, la Sicilia è la quarta per numero di abitanti (5.098.234 ab.), dopo Lombardia, Campania e Lazio; ha una densità di 193 abitanti per kmq.
La cucina siciliana è strettamente collegata sia alle vicende storiche e culturali della Sicilia, sia alla vita religiosa e spirituale dell'isola.Si tratta infatti di una cultura gastronomica regionale complessa ed articolata, che mostra tracce e contributi di tutte le culture che si sono stabilite in Sicilia negli ultimi due millenni. Dalle abitudini alimentari della Magna Grecia alle prelibatezze dei "Monsù" delle grandi cucine nobiliari, passando dai dolci arabi e dalle frattaglie alla maniera ebraica, tutto contribuisce a rendere varia la cucina siciliana.Nei piatti della cucina siciliana si usa esclusivamente l'olio extravergine d'oliva, sia per cucinare che per condire. Il burro è ben poco usato, la sugna viene utilizzata solo per ammorbidire l'impasto di alcuni dolci.
Un collage colto, divertente, dissacrante, irriverente per conoscere Palermo ed i suoi abitanti. Palermo, città multietnica da sempre; da sempre affollata da fenici, bizantini, ebrei, e poi da angioini, aragonesi, catalani, genovesi, pisani... tenuti assieme da nobiltà e miserie, magnificienze e degrado, sogni e fantasia. Per molti non solo una città, ma un destino. Per convinzione dell’Autore «è il Padreterno a decidere chi deve nascere a Palermo, scegliendo i suoi abitanti, oggi come ieri, in ogni angolo del mondo»: per questo, per Gaetano Basile, questo libro è una sorta di ex-voto: per grazia ricevuta.
Il tour della citta di Palermo, raccontato in video da alcuni turisti che si sono recati in città nel 2006 e che ne hanno decantato la sua bellezza,le sue contraddizioni,i suoi usi e costumi, ai propri connazionali al ritorno in Patria dal loro viaggio in Sicilia. Il filmato, suddiviso in tre parti, ha inizio in una stazione ferroviaria urbana delle FF.SS. di Palermo, servizio ferroviario tipo metropolitano, per poi proseguire in via Libertà, Piazza Politeama e le strade urbane del centro storico di Palermo.
Le recenti indagini effettuate all’interno del centro storico di Palermo hanno permesso una opportuna riconsiderazione di alcune problematiche inerenti l’insediamento antico e di altre più strettamente connesse al centro abitato di età medievale: non sempre infatti le ipotesi di riconfigurazione del tessuto urbano dell’antica Panormos, per i diversi periodi di vita della città, sono state elaborate sulla base di riscontri di tipo archeologico e, tra l’altro, alcune di esse hanno spesso risentito dell’enorme letteratura sul sito sviluppatasi a partire dal XV sec.
Nel nostro quotidiano abbiamo occasione di notare simboli collettivi ed individuali : durante una competizione sportiva (bandiere cappelli, sciarpe, striscioni, cori) ed una persona che usa un bastone bianco.In entrambi in casi il simbolo si trasforma in segno : nel primo caso il simbolo è collocato in un preciso spazio fisico e temporale invece nel secondo esso è permanente in quanto indica una disabilità.
Intorno al radicale rinnovamento urbano ed architettonico che interessò Palermo tra Cinquecento e Seicento la tradizione storiografica del XVII e del XVIII secolo ' ci ha tramandato una generica quanto tendenziosa lettura del fenomeno, in cui normalmente si attribuisce il merito di ogni iniziativa al viceré di turno. In realtà la trasformazione urbana di Palermo fu determinata da una molteplicità di interessi e di forze in campo non omogenei, talvolta in evidente competizione fra loro, che non consentono di effettuare alcuna semplificazione sull'argomento, nemmeno considerando esclusivamente l'operato dei viceré: riguardo ad una vicenda protrattasi per oltre un secolo, infatti, la politica urbana portata avanti dai governatori spagnoli subì, inevitabilmente, significativi mutamenti di indirizzo..... - DI M. SOFÌA DI FEDE*
Palermo è una delle città che vanta il maggior numero di chiese e che non ha eguali per storia, architettura, affreschi e mosaici. Palermo conta numerosi monumenti risalenti al periodo normanno: nei pressi del Palazzo dei Normanni, che è diventato oggi la sede del Parlamento Siciliano, è collocata la chiesa di San Giovanni degli Eremiti che con le sue caratteristiche cupole rosse è diventata uno dei simboli della città; va ricordata poi la chiesa della Martorana, dalla ricchissima decorazione a mosaico, del più puro stile bizantino, situata in piazza Bellini, la chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi edificata oltre il fiume Oreto e il ponte dell'Ammiraglio del 1113. Costruita tra il 1130 e il 1170, la Chiesa della Magione, conosciuta anche come chiesa della Santissima Trinità, presenta una pianta a forma basilicale a tre navate sorrette da colonne, mentre internamente la costruzione si presenta molto squadrata e movimentata da una serie di archi ogivali tipici dell'architettura normanna, che girano tutt'intorno la chiesa. Dello stesso periodo è la Chiesa dello Spirito Santo (oggi all'interno del cimitero di Sant'Orsola), dove motivi ornamentali in stile normanno s'inseriscono in una sobria architettura articolata da archetti ogivali e portali d'ingresso.
Novecento anni fa, quando Palermo era la capitale più raffinata del Mediterraneo, i re normanni costruirono su mandato papale le grandi cattedrali cristiane. Ma per i propri piaceri copiarono l’arte dei mussulmani sconfitti. Sorse così el Aziz, la Splendida, che oggi torna con le sue vie d'acqua e d’ombra, i profumi delle erbe, i fantasmi dei suoi harem. Gli emiri che venivano dall'altra parte del mare lo chiamavano gennat alard, il Paradiso della Terra. E lo trovarono anche a Palermo. Ma gli abitanti di quella città, magnifica come lo era solo Bagdad per i suoi giardini e Cordova per le sue moschee, dieci secoli dopo seppellirono quel paradiso sotto i loro rifiuti. Dove c'erano fontane e palme da datteri e melograni ci portarono sozzure, veleni, carcasse di animali e di automobili. Dove crescevano le piante degli odori ci costruirono case deformi e giganteschi palazzi, rovesciarono cemento sugli agri più fertili della Conca d'Oro, nascosero castelli, coprirono tesori. I parchi di Palermo diventarono i suoi orrori urbani. E anche la Zisa, in arabo la Splendida, fu sotterrata con la sua memoria. Dimenticata, lasciata nelle mani dei nuovi califfi mafiosi, abbandonata nel suo sfacelo. Ci sono voluti gli ultimi vent'anni e tanta fatica per seguire una traccia che forse, prima o poi, ci farà ritrovare la strada che conduce ancora al Paradiso della Terra. Vi hanno piantato aranci amari e cedri, bacche, arbusti, la lavanda, i carrubi, il gelsomino e la menta, le rose e i pistacchi.
Vi hanno scavato tra le sterpaglie e i cumuli di fango una vasca lunga centotrentacinque metri e larga quattro, una «via dell'acqua» con luci e spruzzi. Vi hanno disegnato aiuole, poggiato marmi e restaurato pozzi, mosaici, colonne. In una delle borgate più devastate e putrefatte stanno facendo rinascere un frammento di quell'eden che dopo gli arabi fu dimora dei normanni, grande riserva reale di caccia che si estendeva da Altofonte fino quasi al mare, territorio che elevò Palermo a capitale. Una delle più grandiose del Mediterraneo. Erano centomila e qualcuno dice anche duecentocinquantamila quelli che vivevano sotto il Montepellegrino quando gli arabi persero il dominio dell’isola e, dopo due secoli e mezzo, arrivò un manipolo di audaci. Erano condottieri «fedeli di Dio e cavalieri di Cristo» con a capo i fratelli Roberto e Ruggero d'Altavilla, dovevano sottomettere i greci, cacciare i saraceni e riportare la Sicilia «in grembo alla cristianità».
Italian version of “History of Sicily in one hundred seconds”. "Dopo quasi due mesi di lavoro, Salvatore Scandurra ha pubblicato il suo ultimo documentario breve: lo scarabocchio animato - Storia della Sicilia in cento secondi -. Come suggerisce già il titolo, c’è da correre attraverso una narrazione incalzante e ipercompatta. Chi sapeva poco o nulla degli eventi narrati sarà forse sorpreso dal gran numero di conflitti, guerre, monarchie, dominazioni, martiri e delinquenze che hanno sventrato l’isola nei millenni. Consiglio di non battere mai le palpebre mentre si guarda il video: c’è il rischio di perdersi un secolo intero." By Turi Scandurra