progetto OS_2008
 
STORIA DI Mac OS / GNU-Linux / Windows OS
 
 
MAC OSX

Il Mac OS nacque assieme alle macchine proposte dalla Apple, in quanto era il sistema operativo dedicato per i computer Macintosh a partire dal 1984. Il nome è l'acronimo di Macintosh Operating System e fu il primo sistema operativo ad utilizzare con successo un'interfaccia grafica. Il gruppo di sviluppo che realizzò l'hardware e il software del progetto Macintosh comprendeva Bill Atkinson, Chris Espinosa, Joanna Hoffman, George Crow, Burrell Smith, Jerry Manock, Jef Raskin e Andy Hertzfeld.
Il nome Mac OS è, in realtà, riferito a due insiemi di sistemi operativi, ovvero il Mac OS Classic, cioè il sistema montato sul primo modello di Macintosh nel 1984 ed evolutosi, attraverso numerose versioni, fino al 2001 e che attualmente non è più supportato dalle ultime generazioni di Mac e l'attuale Mac OSX, completamente riscritto e basato su piattaforma Unix, commercializzato a partire dal 2001. A dire il vero, originariamente, il sistema non aveva un nome vero e proprio poiché era parte integrante del prodotto ed era definito, semplicemente, come "System" e con questo nome era conosciuto dagli utenti.
Apple successivamente intraprese per un breve periodo la strategia di concedere il sistema operativo ad altri produttori di computer perché potessero realizzare cloni del Mac, e venne introdotto il nome "Mac OS" per distinguere il sistema operativo dai computer Macintosh prodotti da Apple.
La fama del Macintosh trovò terreno fertile, grazie alla sua interfaccia utente grafica, in gergo “GUI” (graphical user interface). Quando fu introdotta, nel 1984, esistevano altri sistemi con GUI (come i computer Alto e Star realizzati nei laboratori della Xerox). Apple stessa aveva già realizzato un computer con interfaccia grafica, il Lisa, proposto per gli utenti “pro” ma con scarsissimi risultati di mercato. Il Macintosh, invece, realizzato a più bassi costi e destinato al mercato definito “pro-sumer”, che sta per “professional consumer”, cioè professionisti e privati che – ad esempio – lavoravano nell’ambito dell’editoria o della computer grafica, fu il primo di questi computer ad avere un grande successo commerciale, e diede inizio alla diffusione di massa delle interfacce grafiche, anche degli altri produttori presenti sul mercato dell’epoca.
Come si è detto, dunque, il Mac OS veniva utilizzato particolarmente nell'editoria, nella grafica pubblicitaria, negli studi di registrazione musicali o in piccoli uffici e per uso personale. Esistevano, comunque, anche casi in cui sistemi Windows e Macintosh convivevano normalmente nella rete aziendale, si trattava però di iniziative isolate ed il sistema, pur essendo gradevole dal punto di vista dell’interfaccia grafica, risultava limitato, a volte instabile e pur essendo molto “user friendly” non era altrettanto considerato dalle software house soffrendo sul mercato, di conseguenza, di “problemi di compatibilità”.
Lo studio e lo sviluppo di un’interfaccia grafica che fosse semplice e intuitiva da usare aveva assorbito molte risorse ma l’operazione produsse buoni risultati e contribuì a regalare al brand un “valore aggiunto”, poiché divenne il modello a cui aspirarono numerosi altri progetti di GUI e, ancora oggi, gli sviluppatori delle interfacce grafiche per Linux dichiarano di avere Mac OS X come obiettivo da superare.
Altra ragione del sucesso dei primi Macintosh fu l'utilizzo standard di un mouse e di un lettore per dischetti da tre pollici e mezzo. Le campagne pubblicitarie dell’epoca puntavano su queste caratteristiche e chi della generazione cresciuta negli anni ‘80 non ricorda il piccolo scatolotto sorridente che diceva “Hello!” con tutti i suoi elementi “user friendly in bella vista?
Il primo Mac era dotato di 128 KB di RAM, e la maggior parte del sistema operativo era contenuta in ROM ed era sviluppata in Assembler e in Pascal. Le interfacce di programmazione, pubblicate nella collana Inside Macintosh, furono inizialmente specificate in questi due linguaggi.
Il sistema funzionava sui processori CISC Motorola della serie 68000, successivamente utilizzati nei Macintosh per molti anni. Nel 1994 vennero lanciati, invece, i Power Macintosh basati sui processori RISC PowerPC, sviluppati da un consorzio comprendente Apple, IBM e Motorola, e ciò impegnò molte risorse per permettere la graduale conversione del sistema operativo in codice PowerPC. Per via della grande quantità di assembler 68k usato nel codice originale del Mac OS, l’operazione richiese anche molto tempo e, per accelerare il passaggio, venne sviluppato un nanokernel PowerPC su cui girava il Mac OS tradizionale, lo stesso meccanismo che permetteva l'esecuzione trasparente di tutti i vecchi programmi per Mac sui Power Macintosh. La quantità di codice nativo PowerPC nel Mac OS aumentò gradualmente nelle versioni successive, e con essa le prestazioni del sistema.
Mentre il Mac OS classico veniva gradualmente ottimizzato per la nuova architettura PowerPC, Apple aveva in mente di sostituirlo con un sistema operativo completamente nuovo; il vecchio Mac OS, infatti, soffriva ancora di molte limitazioni imposte dalle scarse risorse del Macintosh originale.
Apple puntò sullo sviluppo di un sistema di nome Copland, basato sul nuKernel e che avrebbe dovuto offrire notevoli vantaggi e mantenere la piena compatibilità con il software preesistente. Copland sarebbe dovuto diventare Mac OS 8, ma la cattiva gestione del progetto portò grandi ritardi e, infine, si decise di abbandonare il nuovo sistema e il Mac OS 8 e il Mac OS 9 che vennero successivamente rilasciati, continuarono ad essere basati sulla tecnologia del System 7.
Dopo il fallimento di Copland, Apple si rese conto che l'unico modo di avere un sistema operativo aggiornato in tempi brevi era il modificarne un altro già esistente, diverso da quelli basati sul proprio System 7. Furono vagliate diverse possibilità e, alla fine, la scelta cadde su OpenStep di NeXT. NeXT era stata fondata dallo stesso Steve Jobs, che nel frattempo aveva lasciato la Apple, fondata assieme a Steve Wozniak. La Apple acquisì la NeXT, Jobs tornò alla guida del gruppo e venne così intrapreso lo sviluppo di un sistema che unisse la base UNIX di OpenStep con l'interfaccia grafica e le molte tecnologie ad alto livello del Mac OS. Il risultato di questa unione fu il Mac OSX, che nel giro di pochi anni rimpiazzò quasi completamente il Mac OS 9, ribattezzato nel frattempo Classic. Per garantire la compatibilità con le vecchie applicazioni, rimase la possibilità di caricare, all'occorrenza, Classic all'interno di un apposito task di Mac OSX.
Il nuovo sistema non era, dunque, una semplice evoluzione del vecchio Mac OS visto che era stato completamente riscritto e costituiva, di fatto, un programma diverso cui la retrocompatibilità con le vecchie applicazioni era garantita dalla possibilità di caricare, all'occorrenza, il citato task chiamato “Ambiente Classic”.
Il sistema era basato su piattaforma Unix (in particolare su FreeBSD e con microkernel XNU) e Apple, forse cogliendo la tendenza del mercato (aperta dal movimento dell’open source) alla costruzione di comunità collaborative per il miglioramento e la distribuzione di software, decise di rendere liberamente disponibile parte del codice sorgente del sistema con una licenza Opensource.
A fine giugno 2005 giunse la notizia dell'adozione di CPU Intel per le macchine Apple, appositamente modificati per far funzionare il Mac OS X, uno storico cambiamento. Con questa strategia Apple mirava a colmare il gap prestazionale presente nel campo dei portatili (visto che IBM non aveva ancora presentato una versione soddisfacente del G5 per i laptop) ma anche a conquistare nuovi settori di mercato alla concorrenza.
Apple ad oggi, dunque, forte della nuova architettura, ha quindi dato la possibilità di eseguire in dual boot anche i sistemi Windows XP o Vista sui nuovi Mac basati su Intel, grazie allo sviluppo di Boot Camp, una piccola applicazione la cui versione definitiva è stata inclusa nel Mac OS X 10.5. chiamato anche “Leopard”.
Attualmente anche Ubuntu ed alcune altre distribuzioni Gnu-Linux, sono supportate per il multi-boot attraverso software di terze parti per i computer Apple Intel-based.
 
 

 
LINUX

All’inizio degli anni ‘90 un giovane studente dell'Università di Helsinki, Linus Benedict Torvalds, iniziò a progettare un nuovo sistema operativo a cui sarà dato, in seguito, il nome “LINUX”, proprio in suo onore, ad opera di Ari Lemke, l'amministratore che rese per primo disponibile Linux su Internet via FTP. In particolare Linux era il nome della directory in cui risiedevano i files del nuovo sistema operativo. Il nome che Torvalds avrebbe voluto per il suo prodotto era Freax, una combinazione tra "free", "freak" e "x", per lasciare intuire la caratteristica di un sistema Unix-like, creato per somigliare a questo ma per esserne in sostanza differente.
Torvalds si stava occupando dello studio del processore Intel 80386, che aveva caratteristiche innovative rispetto ai suoi predecessori, come ad esempio la natura multitasking, ovvero la capacità di eseguire più programmi contemporaneamente.
Sulla macchina da lui utilizzata girava il Sistema Operativo Minix, un piccolo UNIX commerciale a microkernel, che veniva offerto con notevoli agevolazioni per scopi didattici. Torvalds si propose di migliorare Minix ma, non riuscendo nell'intento, iniziò lo sviluppo di un kernel che permettesse di scrivere una versione gratuita di UNIX.
Questo, era ciò che mancava per rendere operativo per il grande pubblico, il sistema del progetto GNU. GNU è un acronimo ricorsivo che significa GNU is Not Unix (ovvero "GNU non è Unix"). Il progetto, era stato lanciato nel 1983 da Richard Stallman, e si basava su una gestione particolare dei diritti d'autore sul software, secondo la definizione di software libero, contrapposta al software proprietario venduto dalle case produttrici e non modificabile dagli utenti.
Lo scopo principale del Progetto riguardava, dunque, la creazione di un sistema operativo completamente libero, modificabile e con la possibilità di poter condividere con tutti gli altri utenti, le modifiche ed i miglioramenti apportati a ciò che avrebbe dovuto prendere il nome, appunto, di “Sistema GNU”. Per arrivare a questo risultato, erano stati creati e perfezionati programmi per coprire ogni necessità informatica: compilatori, lettori multimediali, ed altro software necessario al funzionamento dell’intero sistema. Il pezzo mancante era il kernel cioè quel software che ha il compito di fornire ai processi in esecuzione sull'elaboratore un accesso sicuro e controllato all'hardware ed ha anche la responsabilità di assegnare una porzione di tempo-macchina e di accesso all'hardware a ciascun programma.
Torvalds, affermava che il suo impegno nasceva dal fatto che non poteva permettersi un sistema operativo commerciale e che non voleva utilizzare né il DOS, né Windows, né l’OS di Apple ma in realtà non voleva neppure mantenere sul suo pc il sistema Minix, sviluppato nella stessa università. Sviluppò perciò il pezzo mancante e permise di completare il puzzle integrandolo con i componenti già realizzati dal progetto GNU ed altre utilità software, appartenenti ad altri progetti.
Torwalds trovò su Usenet le definizioni standard di posix e, ai primi di ottobre del 1992, rilasciò la versione 0.02, annunciandone la presenza sul medesimo sito con un seguente post (ancora conservato su Google).
Si apriva così la possibilità, per chiunque lo desiderasse, di utilizzare e modificare free/open/libre, un componente software che fungeva da base per la realizzazione dei sistemi operativi e delle distribuzioni che in seguito verranno identificate con lo stesso nome. In realtà, le prime distribuzioni sono successive e inizialmente la cosa rimase nelle mani di un gruppo ristretto di programmatori. Questa era, comunque, una vera rivoluzione, in quanto il copyright impediva, di fatto, operazioni di questo tipo.
Secondo Richard Stallman, fondatore del progetto GNU, e secondo la Free Software Foundation, la dicitura “Linux” (senza prefisso “GNU”) per l'intero sistema operativo sarebbe erronea in quanto il nome Linux è attribuibile al solo kernel e il sistema, strutturato a partire dai componeti dell'originale progetto GNU, dovrebbe più propriamente chiamarsi GNU/Linux. Secondo altri e secondo l'uso della maggior parte degli utenti e degli sviluppatori e delle società coinvolti nello sviluppo del sistema operativo e del software ad esso collegato, il nome Linux è ormai divenuto sinonimo di sistema "Linux based", cioè di sistema basato sul kernel Linux.
Questa “controversia sul nome” è ben nota e continua ad avere seguito in rete, basta cercare sul portale Wikipedia per trovarne tutti i riferimenti e rendersi conto del peso “filosofico” della discussione.
Tornando al nostro discorso storico c’è da aggiungere che la decisione di Torwalds di sviluppare un sistema operativo ancora ispirato al vecchio Unix non convinceva affatto il professor Andy Tanenbaum, della sua stessa università, che curava lo sviluppo di Minix. Il docente affermava che Linux nasceva obsoleto, in quanto era una riscrittura di qualcosa che esisteva già da vent'anni ed era dell'idea che, un sistema operativo veramente nuovo, doveva far riferimento a soluzioni basate su microkernel, nei quali la maggior parte del sistema operativo fosse eseguita in termini di processi separati, e la comunicazione venisse gestita da un kernel di dimensioni ridotte.
Tra Torvalds e Tanenbaum tutto l'approccio per lo sviluppo di un sistema operativo era diverso, in quanto Tanenbaum sosteneva e pretendeva che chiunque avesse realizzato del codice per il suo sistema lo avrebbe dovuto preventivamente sottoporre alla sua approvazione, mentre invece Torvalds diede libertà assoluta agli sviluppatori, mantenendo per sè solamente il trade mark.
Nel 1992 al rilascio della versione 0.12 il sistema si presentava già relativamente stabile e in grado di supportare un pò di hardware. Il rilascio avvenne con l'immediata disponibilità del codice in rete e il coinvolgimento di altri appassionati che collaborarono allo sviluppo di alcune parti. A distanza di così poco tempo erano già presenti anche alcuni utilizzatori, non programmatori, che ne denunciavano i vari errori ed esigenze.
Quando, dopo un altro paio di mesi, in aprile venne rilasciata la versione 0.96 nacquero le prime distribuzioni “commerciali”, disponibili per un pubblico più vasto e variegato di utenti mentre, per la distribuzione della prima versione “definitiva”, si dovette attendere il 1994 e, quasi contestualmente, fecero il loro ingresso sul mercato RedHat, Debian e SUSE, che sono ancora oggi tra le distribuzioni più note e diffuse.
Linux diventò ufficialmente, per decisione dello stesso Torvalds, un software "open source", nel rispetto della General Public License del movimento GNU Open Source. L'interesse dei possessori di personal computer per la novità fu esplosivo e fortissimo e nacquero i primi Linux User Group.
Per tornare, ora, un po’ sulla storia del free software (software libero e non gratuito) cui si prima si accennava, si deve però fare un passo indietro, al 1985, quando negli Stati Uniti Richard M. Stallman pubblicò il manifesto Gnu, al termine di un lungo percorso di riflessione iniziato negli anni '70. In quell'epoca Stallman, l'ultimo custode dell'etica hacker sviluppata al Massachusetts Institute of Technology, storico centro universitario americano nel quale ebbero inizio molti importanti progetti legati a Internet, utilizzò i principi assimilati nei suoi anni di permanenza nel laboratorio di intelligenza artificiale, come linee guida per la sua opera più conosciuta, un programma di editing chiamato Emacs che permetteva agli utenti di personalizzarlo senza limite: la sua architettura aperta incoraggiava le persone ad aggiungervi nuove funzioni e a migliorarlo senza sosta.

Stallman distribuì gratis il programma a chiunque accettava la sua unica condizione: rendere disponibili allo stesso modo tutte le estensioni apportate, in modo da collaborare al miglioramento di Emacs, che divenne quasi subito l'editor di testi standard nei dipartimenti universitari di informatica.
Lo scopo del progetto era la creazione di un kit completo di strumenti informatici composto da un sistema operativo e da una serie di programmi, tutti liberamente distribuibili secondo le regole specificate nella Gpl (General public license), la licenza di utilizzo e distribuzione che fungeva da marchio per il “free software”.
Il sistema Gnu-Linux, come appare oggi, è dunque un prodotto della filosofia del movimento free/open/libre, in quanto nel 1994 qundo fu rilasciata la versione 2.0 e comparveno le prime versioni tradotte in altre lingue la community GNU/Linux crebbe fino a raggiungere in pochissimo tempo cifre a 6 zeri.
TUX, il pinguino più famoso del mondo, nacque proprio a partire da quella stessa data, divenendo la mascotte di Linux, che oggi spesso affianca (superandolo di gran lunga in popolarità) il piccolo Gnu del progetto GNU.
Oggi il “pinguino”, è molto diffuso e apprezzato nell'uso server e gode del supporto di società come IBM, Sun Microsystems, Hewlett-Packard, Red Hat e Novell ed è usato come sistema operativo su una gran varietà di hardware, in special modo quello di pubblica utilità; dai computer desktop ai supercomputer, fino a sistemi embedded come cellulari e palmari, si ritaglia spazi crescenti anche all’interno delle istituzioni scolastiche mondiali, per il basso costo e l’alta “sostenibilità” anche da parte di hardware “datato”.
Con l'evoluzione di ambienti desktop degli ultimi anni, inoltre, il sistema offre una interfaccia grafica simile a quella di Microsoft Windows o di Mac OS X, più vicina alle esigenze degli utenti meno esperti, rendendo il passaggio da un sistema all'altro meno traumatico e garantendo un'elevata personalizzabilità dell'interfaccia.
 
 
WINDOWS

Che Bill Gates – durante e dopo l’università – sia stato amico e collega di Wozniak e Jobs (Apple), non è certo un mistero. Qui ricorderemo solo il fatto che egli elaborò un’idea – rivelatasi poi ottima – di creare la sua Software House personale con l’obiettivo di dominare il mercato e come sia poi stato in grado di realizzare questo suo sogno. È un percorso che segue la vita delle sue versioni del sistema operativo – che ha detenuto fette di mercato spesso ben superiori all’ottanta per cento – che ne ricalca fortune e debacle e ce lo ha fatto conoscere come colui che ha sospinto e favorito la diffusione su ampia scala degli strumenti informatici.
Microsoft, dopo la sua fondazione come altre software house del tempo, inizia lo sviluppo del suo “Windows” (letteralmente “finestre”). Nel settembre del 1981 il sistema sembra pronto ma l’interfaccia grafica continua a subire rapide modifiche e, nel 1982, viene proposto l’uso di menu a tendina, già impiegati da Xerox e Apple. Microsoft lancia ufficialmente Windows nel novembre 1983 con una interfaccia grafica piuttosto semplice da utilizzare e supporti multifunzionali che, comunque, non convincono a pieno il pubblico dell’epoca.
Lo sviluppo di migliorie al sistema ne fa ritardare il rilascio di molti mesi e, la versione 1.0, giunge al pubblico solo nel novembre 1985. Gli applicativi scelti, però, non sembrano sufficienti agli utenti per operare il passaggio alla nuova piattaforma che, quindi, ha poco successo di mercato e necessità già di un ripensamento.
La versione 2.0, lanciata nell’autunno del 1987, fornisce miglioramenti significativi come l’aggiunta di icone e la possibile sovrapposizione di finestre e, così, l’ambiente diviene favorevole allo sviluppo delle famose ed essenziali applicazioni classiche da “ufficio”, come Excel, Word, etc., spingendo anche altre ditte ad elaborare applicativi per il sistema.
Nel 1987 Microsoft realizza Windows/386 che, a differenza del fratello 286, si propone di utilizzare molteplici applicazioni DOS simultaneamente nella memoria estesa e con stabilità accettabile per il tempo. La versione 3.0, realizzata nel Maggio del 1990, è una completa revisione dell’ambiente standard. Con un'interfaccia più potente a disposizione, le software house iniziano a sviluppare le applicazioni compatibili con maggiore dispendio di energie produttive e il mercato si amplia rapidamente.
La potenza delle nuove applicazioni favorisce a Microsoft la vendita di oltre 10 milioni di copie e Windows assurge al ruolo di miglior best-seller della storia dei computer. La versione 3.1, prodotta nell’aprile del 1992, porta importanti miglioramenti tanto che, nei suoi primi due mesi di presenza sul mercato, ne vengono vendute oltre 3 milioni di copie.
Il successivo Windows 3.11, non aggiunge nuovi aspetti ma corregge piccoli problemi esistenti, soprattutto inerenti la rete, facendo scaricare gratuitamente gli aggiornamenti dal sito ufficiale Microsoft. C’è, da parte del pubblico, una grande attenzione nei confronti delle innovazioni e – mentre altri produttori a causa della ristrettezza di risorse subiscono contrazioni o addirittura spariscono dal mercato – Microsoft si trova ad avere immensi patrimoni da investire in ricerca e sviluppo.
Windows for Workgroups 3.1, prodotto nell’ottobre del 1992, è il primo pacchetto integrato e collegato in rete offerto da Microsoft. Il semplice utilizzo e l’installazione permettono all’utente di specificare i files condivisibili con gli altri in rete e, cioè, da rendere accessibili ad altri pc con Windows o Dos. Nel Novembre dell’anno successivo, viene lanciato anche il primo aggiornamento del prodotto, ovvero il Windows for Workgroups 3.11.
NT 3.1, uscito il 1° marzo del 1994, è una piattaforma scelta per sistemi di alta qualità. E’ utilizzato per servers in rete, stazioni di lavoro e pc con software evoluti. Mentre l’interfaccia NT è molto simile a quella 3.1, è invece basata completamente su un nuovo sistema operativo. Questo, infatti, come le altre successive release del programma (come ad es. NT 3.5, realizzato nel Settembre 1994), offre migliori prestazioni e ridotta richiesta di memoria. Seguono rapidi e successivi miglioramenti delle versioni di questi software, scarsamente degne di nota in quanto si tratta di semplici “correzioni” di errori e bug di sistema.
Dal giugno del 1995, invece, inizia una martellante campagna pubblicitaria denominat “Start”, che prepara il lancio del nuovo sistema a 32-bit che prevede l'esecuzione di più programmi contemporaneamente: Windows 95. Il sistema è distribuito nell’agosto dello stesso anno e consiste in un insieme piuttosto avanzato per l’epoca, di files systems, collegamenti in rete e altro. Include MS-DOS 7.0, ma subentra da DOS completamente dopo l’avvio eliminando la necessità di conoscerne i comandi di base e include, inoltre, un’interfaccia completamente rivista (ancora una volta in tutto simile a quella di concorrenti meno forti sul mercato).
Viene lanciata nel 1996 anche la versione per i microcomputers palmari, il Windows CE, che condivide l’aspetto del 95 e dell’NT. Gli utilizzatori che hanno familiarità con quei sistemi operativi sono in grado di utilizzare da subito i palmari e – a distanza di un solo anno – sono stati venduti circa 500.000 palmari in tutto il mondo. Le successive versioni di sistemi operativi per questi piccoli uffici portatili, aggiungono configurazioni che li rendono funzionali per l’utilizzo in azienda e gli sviluppatori di software sfruttano la flessibilità e l’affidabilità di una piattaforma con la potenza di Windows ed il collegamento ad Internet per creare versioni “portatili” di applicativi per la produttività aziendale.
Ciò contribuisce a rafforzare nel mercato la percezione di un’azienda che produce prodotti business–oriented, guadagnandosi con le garanzie offerte ai professionisti, anche il favore dell’emergente pubblico fatto di utenti privati, interessati soprattutto alla rete internet in rapida espansione.
Windows 98, realizzato nel Giugno del 1998, viene ad integrare l’Active Desktop, che permette di modificare lo schermo con una pagina personalizzata, con collegamenti e qualsiasi contenuto web intuendo ed assecondando la tendenza della fetta di mercato rappresentata dai privati, appena citata. Sia questo sistema, sia quello per i pamari, includeranno Internet Explorer 4.0 nel sistema operativo e costeranno – negli anni successivi – alla Microsoft, una causa multimilionaria per violazione delle norme sul monopolio.
Nel Novembre, NT 5.0 sarà presentato al pubblico come Windows 2000 che, nonostante fornisse una piattaforma imponente di Internet, intranet, extranet e applicazioni gestionali che si integrano strettamente con Active Directory, non è certo ricordato per la sua stabilità o funzionalità, sparendo molto presto dal mercato (come la sua versione per l’home user denominata ME). Con queste versioni era possibile criptare dati in rete o su disco e dare agli utilizzatori costante accesso agli stessi files da qualsiasi PC connesso in rete; erano preesenti alcune configurazioni multimediali, come video editor automatizzato e un migliore assetto Internet ma, per assistere a vere novità sul piano dell’affidabilità del sistema, dovevano passare ancora un paio d’anni di lavoro degli sviluppatori. Queste versioni – a causa della nota instabilità – erano state soprannominate dal pubblico in rete “ctrl-alt-canc-2000”, dalla nota combinazione di tasti per il riavvio forzato del sistema!
Microsoft Ufficialmente lancia XP il 25 Ottobre 2001, in 2 versioni, “Home” e “Professional”. XP è un tipo di sistema operativo totalmente nuovo per il consumatore. È 32–bit–based e i driver provengono da NT e 2000. Naturalmente ha molte nuove configurazioni che non aveva la precedente versione ma comunque non ignora il passato vecchio DOS – disponibile tramite emulazione – ed i programmi fino ad allora utilizzati sono ancora funzionanti. Il sistema è stabile e recupera quote di mercato alla concorrenza, precedentemente perse a causa del parziale fallimento dei progetti 2000 ed Me. È la prima volta nella lunga storia dell’informatica moderna che un sistema registra una “vita” commerciale tanto lunga e un successo simile.
Inizia lo sviluppo dopo due soli anni di Vista (noto in un primo momento con il nome in codice Longhorn) che, con i suoi 37.800 file, raggiunge una dimensione totale di oltre 10 GB. Le aspettative per Microsoft sono molto alte, tanto che lo descrive come la più grande rivoluzione di Windows dai tempi del 95. I problemi però ne ritardano il lancio… almeno per quello ufficiale, dato che gli hackers ne distribuiscono una versione beta piratata, un anno prima che Microsoft lo completi!
L’impatto con il mercato è in grande stile e il 93 per cento delle nuove macchine in vendita lo ha preinstalllato. Il mercato però va, in parte, in direzione diversa e cresce la domanda di computers che permettano, sia di acquistare a parte i sistemi operativi, sia di installarne più d’uno, in modalità multiboot.
Vista e mal sopportato dal pubblico a causa di blocchi vari, controlli automatici in rete ed altre funzionalità che assorbono molte delle risorse di memoria di lavoro delle macchine. I vecchi applicativi necessitano di ricompilazioni ed il passaggio risulta più “lento e doloroso” rispetto alle aspettative della casa madre. Il successo, comunque, dopo un anno ed alcune migliorie arriva ma, contemporaneamente, la concorrenza guadagna porzioni di mercato e propone una nuova “visione del mondo” della distribuzione di prodotti informatici: non più il monopolistico “tutti con lo stesso sistema”, ma “tutti con stesso livello di compatibilità per sistemi diversi”. Microsoft sembra aver aderito solo in parte e, il nuovo sistema, risulta spesso imposto ad un pubblico che guarda con attenzione al progetto open source GNU-Linux ed alle soluzioni all’avanguardia della Apple di Cupertino, più aperta al social networking.