E a Roma se ne fregano. Dopo il tesseramento di uno dei killer del consigliere comunale Gino Tommasino, oggi si viene a sapere che pure la moglie del boss D’Alessandro era iscritta al partito. Una dirigente locale accusa: “A Napoli sapevano”. Nessuno, però ha preso provvedimenti. Nemmeno a livello nazionale.
Le vicende legate al tesseramento del Pd di Castellammare di Stabia assumono, ogni giorno che passa, aspetti sempre più inquietanti. Dopo la scoperta che negli elenchi degli iscritti figuravano i nominativi di due dei killer del consigliere comunale del Pd Gino Tommasino si è venuto a sapere che tra i tesserati figurava pure il nome di Carolina Mosca, moglie del boss Pasquale D’Alessandro. Clan camorrista che, peraltro, ha visto proprio lo scorso venerdì la condanna per complessivi 40 anni di carcere di tre suoi aderenti, per estorsione con “metodo mafioso”.
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Il fatto ha del clamoroso: in occasione del tesseramento avvenuto a settembre dello scorso anno anche la figlia del pregiudicato Sergio Mosca, aveva varcato la porta del locale circolo territoriale del partito democratico, versato la quota d’iscrizione (15 Euro), firmato la “carta dei valori” e preso la tessera del partito. Questo nonostante il partito avesse allestito una “commissione di garanzia” ad hoc sul tesseramento proprio – si disse – a fine di evitare possibili infiltrazioni criminali.
Oggi, sia pure a mezza bocca, più di un militante ammette che quella presenza fu notata e segnalata a diversi dirigenti. Secondo quanto ha dichiarato Annapaola Mormone, dirigente ed ex assessore comunale al bilancio, lei stessa fu avvisata di quella presenza preoccupante. Solo cinque mesi dopo la chiusura della campagna di tesseramento, a seguito dell’assassinio di Tommasino, la stessa Mormone scrisse una lettera al senatore Enrico Morando, commissario della Federazione napoletana del Pd, per avvisarlo dell’iscrizione “sospetta”.
Nella missiva segnalava inoltre, che appena pochi giorni prima, Il padre di Carolina, Sergio, era stato arrestato. Morando, quindi “sapeva”. A quella sollecitazione, sostiene l’ex assessore, non seguì da parte del commissario alcuna risposta.
Da Napoli, per la verità, per bocca dell’ex ministro Luigi Nicolais, si sostiene che “niente d’anomalo fu segnalato”. La Mormone, però, rincara la dose e conferma: “oggi è inaccettabile che la responsabilità ricada tutta sul gruppo dirigente di Castellammare”. Il circolo, infatti, sotto il peso degli eventi sempre più incalzanti è stato immediatamente commissariato. Secondo la Mormone quindi, anche a Napoli sapevano del tesseramento, diciamo così, anomalo e magari della presenza di qualche nome non propriamente raccomandabile [...]
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