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Il filoso della risata


Pubblicato da CENTONOVE il 28/01/2005

A tre anni, grazie al nonno, imparava le barzellette al posto delle poesie.Esordi,progetti e speranze del comico catanese Giuseppe Castiglia. Che si racconta...   

di Mara Di Maura

Fa proprio uno strano effetto essere avvicinati al bar da gente di ogni tipo, anziani, donne, uomini, gruppi di ragazzi, tutti con un minimo comune denominatore: uno sguardo che emana calore ed affetto. Un attimo d’imbarazzo. Ma dura poco. È del tutto normale quando ci si ritrova accanto ad un personaggio noto molto amato dal pubblico catanese. Giuseppe Castiglia sembra non badarci. Con disinvoltura risponde alle battute della gente, scherza, sta al gioco. E tra un intercalare e l’altro determinato dalle interruzioni dei passanti mi parla dei suoi insoliti esordi artistici. "Quando avevo tre anni mio nonno mi insegnava le barzellette al posto delle poesie e così la domenica io mi esibivo di fronte alla famiglia recitando quanto avevo appreso da lui. Solo a dodici anni ho debuttato a teatro presso l’oratorio di S. Maria Salette nel quartiere San Cristoforo interpretando una delle guardie giurate in una versione de I civitoti in pretura rappresentata da alcuni amici. Da allora ho lavorato sia con compagnie amatoriali che professionistiche." Castiglia è un popolare personaggio televisivo ma m’incuriosisce sapere qualcosa di più sul suo rapporto con il teatro. "Non escludo"- sottolinea il cabarettista- "di poter tornare a recitare in teatro magari interpretando qualche testo in italiano, anche se il dialetto resta sempre la mia forma d’espressione preferita. Comunque ritengo che debba essere l’attore con il suo fisique du role ad adattarsi al personaggio e non viceversa e quindi credo che interpreterò solo ruoli adatti alla mia figura, per esempio l’attor giovane di alcune commedie brillanti come quelle di Aldo De Benedetti. Penso che il teatro sia la forma suprema di spettacolo. A differenza del cinema ti consente di avere un contatto con il pubblico e se sbagli non ti offre una seconda possibilità. Persino la televisione, che pure nella gran parte dei casi implica un rapporto diretto tra l’attore e gli spettatori, è in grado, con i suoi accorgimenti tecnici, di nascondere e correggere qualche imperfezione. Al teatro ciò non è affatto possibile. Non si può barare: il pubblico vive e respira delle stesse emozioni che l’attore riesce a comunicargli. Una delle soddisfazioni più grandi l’ho ricevuta quest’estate quando ho visto le arene dei vari paesi gremite di spettatori: non di rado erano gli stessi che avevano già visto il mio spettacolo di cabaret gratuitamente in piazza." Eppure della televisione locale Castiglia è divenuto una vera e propria icona. Gli domando allora come abbia avuto inizio il suo sodalizio con il piccolo schermo. "Nel ’93"- racconta Castiglia- "ho partecipato a La sai l’ultima? ma non avevo alcuna idea che quello che ritenevo un hobby potesse trasformarsi nella mia professione. Da ragazzo infatti il mio sogno era quello di lavorare come pubblicitario. Ma, se proprio vogliamo dirla tutta, in fondo fare cabaret è una forma di comunicazione. Quindi non mi sono allontanato di molto da quelle che erano le mie prospettive. Nel 1994 sono stato invitato con la compagnia di teatro amatoriale della quale facevo parte alla prima edizione del programma televisivo Insieme. Ho raccontato una barzelletta riscotendo un grande successo. Poi è stata la volta del programma Noi oggi con Flaminia Belfiore per la regia di Guido Pistone in onda alle 13 su Antenna Sicilia." Da dieci anni Giuseppe Castiglia fa parte stabilmente della squadra di Insieme. Questo è il primo anno in cui non lo vedremo raccontare le sue barzellette sul palcoscenico del programma televisivo condotto da Salvo La Rosa. "Mi sto dedicando alla conduzione di un mio programma, Stasera si ride, in onda il venerdì in prima serata su Telecolor e Italia 7 e in replica il sabato in seconda serata su Video3. Si tratta di una sorta di corrida nostrana con dilettanti allo sbaraglio ed il pubblico in sala invitato ad esprimere il proprio giudizio sulle varie esibizioni con fischi o applausi. È prevista la presenza di ospiti locali e non. Ma io sono più propenso a proporre personaggi siciliani perché penso che dia più soddisfazione al pubblico avere l’opportunità d’incontrare per la strada gli artisti ed esprimere loro la propria ammirazione o il proprio disappunto." Eh, sì. Giuseppe Castiglia è proprio un siciliano doc. Una di quelle persone indissolubilmente legate alla propria terra. "Noi siciliani siamo davvero unici"- sostiene l’attore- "con i nostri pregi ed i nostri difetti. Da ragazzo ho vissuto un anno al Nord ed ho sofferto molto. Io amo definirmi un siciliano "nord-africano"!" Castiglia si lascia andare ad un po’ d’ironia. Sembrerebbe normale considerato che mi trovo dinanzi ad un cabarettista ed invece non lo è dal momento che, come sottolinea lo stesso attore, ho di fronte un ragazzo molto diverso dal personaggio televisivo col quale viene identificato dal pubblico. "Nella realtà io sono un tipo ombroso, riflessivo e meditativo"- ammette l’artista- "ma ho delle qualità positive. Per esempio, le mie origini sono umili perciò sono abituato ad attribuire il giusto valore alle cose e ad apprezzare il denaro senza sperperarlo." Castiglia introverso dunque. Sarà. Ma è difficile crederlo. Alla mia ultima domanda su cosa rappresenti per lui il mare con sagacia risponde: "Tutto. Come potrebbe essere altrimenti? Io sono del segno dei pesci!"


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