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Pubblicato
da CENTONOVE il 17/09/2004
Cinque
giovanotti siciliani novelli Robinson Crusoe.
La spedizione a bordo di una Kayak patrocinata da Fick,"Sottocosta"
e Fict. Il racconto di un viaggio
indimenticabile.
di
Mara Di Maura
Quando
si dice lo spirito d'avventura. Di certo non mancano di
fantasia e coraggio i cinque giovanotti che, con la forza
fisica e la passione nel cuore, sono stati protagonisti di
una gita estiva assai curiosa, spintasi fino alle coste
della lontana Corsica. Fantasia sì, perché somiglia
proprio ad uno dei viaggi di Robinson Crusoe quello
effettuato da Gaetano Contarino, Francesco Petralia,
Rosario Carpentiere, Mimmo Crisafulli e Rino Catalano
attorno ad una delle grandi isole più incontaminate che
possano esistere. Ma la realtà a volte è di gran lunga
più entusiasmante della fantasia e quando allo spirito
d'avventura s'accompagna l'amore sincero e profondo per la
natura anche le sfide più ardue trovano il modo di
scrivere il loro lieto fine. Già in passato io ed i miei
amici avevamo percorso in kayak le coste della Sicilia e
quelle di Creta. Per esempio lo scorso anno abbiamo
percorso in quattro giorni il tratto che va da Marzamemi a
Sampieri vicino Ragusa. Ma l'idea di effettuare il
giro della Corsica è nata solo a gennaio. A parlare è
Gaetano Contarino, da sempre appassionato di pesca
subacquea anche a livelli agonistici. Già, quando avevo
solo tre anni mio padre mi portava con sé a pescare..
Però solo due anni fa grazie a Rino Catalano, mio amico
ed istruttore, ho conosciuto il kayak e..è stato amore a
prima vista! Gaetano mi spiega che la navigazione è
durata diciassette giorni . Il tour ha avuto come punto
sia di partenza che d' arrivo la baia di Porto Vecchio per
un totale di 650 km con una media di circa 35 km al
giorno. Esattamente. - precisa Gaetano - Non abbiamo
incontrato grosse difficoltà durante il tragitto.
Nonostante la Corsica sia molto ventosa siamo stati
infatti assai fortunati: per tredici giorni ci ha
accompagnato una piacevole brezza e il mare è stato
agitato solo gli ultimi quattro giorni. Molti sono
convinti che pagaiare, come si dice in gergo, sia
difficile sia per l'energia fisica richiesta sia per la
difficoltà di stare in equilibrio sul mezzo che in mare
è l'equivalente della bicicletta, invece ci tengo a
sfatare questa erronea convinzione. Imparare è molto più
facile di quanto non sembri, specialmente se si seguono
buoni corsi di kayak da mare (bastano da sei mesi a un
anno) e se si usa un po' di buon senso e di precauzione.
Occorre non sottovalutare le condizioni meteo-marine ed
evitare assolutamente ogni slancio incauto mosso dalla
mera ricerca del brivido e dell'emozione. La spedizione,
patrocinata dalla FICK (Federazione Italiana Canoa Kayak),
dalla FICT (Federazione Italiana Canoa Turistica) e da
SOTTOCOSTA (Associazione per la diffusione e la cultura
del kayak da mare), si è posta come obiettivo la
divulgazione del kayak da mare come mezzo turistico
eco-compatibile.E' stata un'esperienza indimenticabile. -
prosegue Gaetano - Ogni cinque giorni effettuavamo una
sosta in un campeggio per ritrovare un punto di contatto
con la civiltà, ossia per lavarci e rinfrescarci a
dovere. Ogni giorno ci alzavamo alle 6 e dopo un’abbondante
colazione pagaiavamo con i nostri kayak monoposto dalle 6
alle otto ore al giorno effettuando dalle due alle tre
tappe in un paese o in un borgo per poter comprare generi
di prima necessità come acqua, frutta, pane. Per il
pranzo e la cena ci servivamo solo di un fornelletto, dal
momento che in Corsica è vietato accendere fuochi sulla
spiaggia, e del pesce pescato durante la navigazione,
nonché della pasta e del riso che, assai accortamente
avevamo portato da casa. Nonostante avessimo a nostra
disposizione pochissima acqua questo piccolo inconveniente
ha giocato a nostro favore stimolando la nostra fantasia
di cuochi più o meno improvvisati. Posso assicurare che i
piatti così ricavati erano davvero una squisitezza, a
maggior ragione perché venivano conditi dalle nostre
risate e dalla nostra piacevole compagnia!
Quest'esperienza è stata infatti anche un modo per
approfondire la nostra amicizia. Oltre a un puntuale
diario di viaggio, quotidianamente aggiornato dalla moglie
di Francesco Petralia, la signora Barbara Sgarlata, che
riceveva per telefono le notizie sulla navigazione, la
documentazione del percorso realizzato è costituita da
qualche filmato e dai circa duemila scatti effettuati
sull'isola, parecchi dei quali in diapositiva 35 mm.
Giunti a termine della nostra circumnavigazione abbiamo
salutato Francesco, rimasto in Corsica per documentare la
zona interna dell'isola costituita da un territorio
montuoso. Vedendolo così, preda dell'emozione del
ricordo, non posso fare a meno di chiedere a Gaetano che
cosa rappresenti per lui il mare e che significato
attribuisca al termine isola. Il mare è il luogo in cui
siamo nati e credo che in alcuni di noi sia più forte il
senso d'appartenenza a questo elemento che fa parte
integrante di noi. Io per esempio quando mi trovo in mare
mi sento a casa mia perché entro in simbiosi con la
natura. La paura del mare è comunque un sentimento che fa
parte dell'amore per lo stesso ed è comunque importante
perché ci aiuta a non essere imprudenti. L'isola è invece per me qualcosa da proteggere,
qualcosa che dovrebbe essere incontaminato In questo senso
la Corsica rappresenta un buon esempio. E' abitata solo da
270.000 persone, la gran parte delle quali vive di
pastorizia e raggruppata in piccoli centri. I prodotti
più tipici del luogo sono i formaggi di latte di capra e
i dolci prodotti con farina di castagna. Non è difficile
incontrare animali selvatici, per esempio cinghiali ed
inoltre c'è molto turismo nautico. Basti pensare che
durante la nostra avventura abbiamo incontrato altri
gruppi con i kayak. La nostra conversazione si conclude
qui. Non si può certo immaginare Gaetano tra le file dei
bagnanti malinconici pronti a salutare mestamente le
spiagge per rivederle solo la prossima estate. Sì,
qualcosa ci dice che per lui non sarà così.
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